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cristina maccarrone
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martedì 29 settembre 2009
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florilegio poetico
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Il fascino e la realtà della vita campestre, delicato, a tratti meditabondo e ad altri spensierato pervade quasi tutto il film, animato dall'allegria gioconda delle bimbe e della loro lussureggiante fantasia... non meno della natura stessa con i suoi ritmi, i suoi colori accesi trascoloranti nel tramonto, palpitante con i loro cuori che ancora sanno avvertire in quelo che le circonda un senso del sacro, che l'anelito eternamente rinnovato nello sbocciare delle stagioni.
Avvolte in un tenero affetto familiare, Satsuki e Mei esplorano il territorio e affrontano l'inquietudine per la malattia della madre e il disorientamento della solitudine, senza mai smettere di partecipare alla sinfonia evocativa della "foresta di simboli", quali l'Albero di Canfora e i Totoro, in rappresentanza di quegli inquilini pelosi e frondosi che sono gli ideali vicini di casa di grandi e piccini.
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Il fascino e la realtà della vita campestre, delicato, a tratti meditabondo e ad altri spensierato pervade quasi tutto il film, animato dall'allegria gioconda delle bimbe e della loro lussureggiante fantasia... non meno della natura stessa con i suoi ritmi, i suoi colori accesi trascoloranti nel tramonto, palpitante con i loro cuori che ancora sanno avvertire in quelo che le circonda un senso del sacro, che l'anelito eternamente rinnovato nello sbocciare delle stagioni.
Avvolte in un tenero affetto familiare, Satsuki e Mei esplorano il territorio e affrontano l'inquietudine per la malattia della madre e il disorientamento della solitudine, senza mai smettere di partecipare alla sinfonia evocativa della "foresta di simboli", quali l'Albero di Canfora e i Totoro, in rappresentanza di quegli inquilini pelosi e frondosi che sono gli ideali vicini di casa di grandi e piccini...
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ipno74
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lunedì 18 aprile 2011
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la semplicità nipponica
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Altro grande film di Miyazaki che da vita al troll totoro, e solo i bambini possono vedere.
La poesia impera in ogni film e immagine di questo maestro dell'animazione nipponica.
Stupendo il padre delle due bambine, che crede ciecamente al fatto che le due figlie abbiano visto nella nuova casa dei piccoli fantasmini, dandoci subito un ritratto della cultura giapponese che crede molto nella spiritualità e nelle leggende.
Eccezionale il legame tra familiari e amici.
Un film che può essere visto sia da bambini che da adulti, ma soprattutto è uno di quei film che dovrebbe essere visto ogni tanto perchè ricco di immagini e di buoni sentimenti ed arricchisce ogni volta il proprio animo
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andrea levorato
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venerdì 9 settembre 2011
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un classico dell'animazione per tutte le età!
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Il mio vicino Totoro ****
Produzione: Giappone 1988
Genere: Animazione, Fantastico
Regia: Hayao Miyazaki
Trama:
Satsuki e Mei si trasferiscono col papà in campagna. Le due, per caso, incontrano Totoro, un simpatico bestione peloso, che diventerà il loro nuovo compagno di giochi.
Mini recensione:
Intramontabile favola per bambini e tutte le età, che non rinuncia a trattare i temi più alti tenendo sempre conto del pubblico per cui è preposta. I disegni, come ormai ci ha abituati (viziati) Miyazaki, sono molto curati, con una particolare attenzione per i paesaggi e le creature magiche.
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Il mio vicino Totoro ****
Produzione: Giappone 1988
Genere: Animazione, Fantastico
Regia: Hayao Miyazaki
Trama:
Satsuki e Mei si trasferiscono col papà in campagna. Le due, per caso, incontrano Totoro, un simpatico bestione peloso, che diventerà il loro nuovo compagno di giochi.
Mini recensione:
Intramontabile favola per bambini e tutte le età, che non rinuncia a trattare i temi più alti tenendo sempre conto del pubblico per cui è preposta. I disegni, come ormai ci ha abituati (viziati) Miyazaki, sono molto curati, con una particolare attenzione per i paesaggi e le creature magiche.
Il più grande pregio del film, però, è la capacità di fondere ricostruzione storica (campagna di Tokyo degli anni ’50), con messaggio ambientale, poi d’amore per un secondo livello di lettura.
Bellissima anche la colonna sonora il cui ritornello vi ossessionerà letteralmente, ma in senso positivo.
Solo per curiosità: nella versione inglese le due protagoniste sono doppiate dalle sorelline Fanning (Dakota ed Elle).
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francesco2
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venerdì 7 gennaio 2011
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meglio la maturità di miyazaki
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Per me, il vero Miyazaki è quello del "Castello errante di Howl" e della "Città incantata". Questo film, se capisco bene, vorrebbe essere un elogio del rapporto tra gli uomini e la natura e, ha osservato qualcuno, dell'infanzia come percezione di alcune cose che con l'età adulta non si capiscono più. la prima lettur è accreditata da un'"Ambientazione"
fiabesca anche nel senso letterale del termine (Non c'è traccia di abitazioni, del padre, e tantomeno della madre, non sappiamo neanche che lavoro facciano, e facciamoci caso, credo non esistano riferimenti alla scuola anche per la bambina più grande). Non è detto che sia un vantaggio, perché la poesia non va confusa con l'alienazione: credo che, a parte la connessione tra i personaggi reali e gli "Animali" (Siano essi veri o solo frutto dell'immaginazione, come sembrano accreditare diverse persone), l'unico "Esterno" è costituito dal campo in cui la nonna restituisce a Satsuki il presunto zoccoletto di Mei; che differenza con la bellissima "Città incantata", dove la ragazzina in un'atmosfera provocatoria, a tratti quasi sino al barocchismo, faceva i conti con il male e con le paure, una volta lasciata sola dai genitori, e non era una figurina come la sorella più piccola, la nonna ed il gatto "Macchina", che a me non ha strappato nessuna simpatia.
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Per me, il vero Miyazaki è quello del "Castello errante di Howl" e della "Città incantata". Questo film, se capisco bene, vorrebbe essere un elogio del rapporto tra gli uomini e la natura e, ha osservato qualcuno, dell'infanzia come percezione di alcune cose che con l'età adulta non si capiscono più. la prima lettur è accreditata da un'"Ambientazione"
fiabesca anche nel senso letterale del termine (Non c'è traccia di abitazioni, del padre, e tantomeno della madre, non sappiamo neanche che lavoro facciano, e facciamoci caso, credo non esistano riferimenti alla scuola anche per la bambina più grande). Non è detto che sia un vantaggio, perché la poesia non va confusa con l'alienazione: credo che, a parte la connessione tra i personaggi reali e gli "Animali" (Siano essi veri o solo frutto dell'immaginazione, come sembrano accreditare diverse persone), l'unico "Esterno" è costituito dal campo in cui la nonna restituisce a Satsuki il presunto zoccoletto di Mei; che differenza con la bellissima "Città incantata", dove la ragazzina in un'atmosfera provocatoria, a tratti quasi sino al barocchismo, faceva i conti con il male e con le paure, una volta lasciata sola dai genitori, e non era una figurina come la sorella più piccola, la nonna ed il gatto "Macchina", che a me non ha strappato nessuna simpatia. La poeticità , se ho capito bene, dovrebbe consistere in un panteismo di tradizione forse shintoista, dove si stabiliscono una sincronia o una simbiosi tra gli esseri umani e la natura, forse essa stessa manifestazione degli dei ((Non vi ricorda, per chi l'abbia visto, "Lo zio Boomee", con la sua continua miscellanea buddhista tra uomini, fantasmi, animali?) Se però questa lettura è esatta, bisogna dare atto alla colonna sonora di averci regalato suggestive e significative immagini, come le creaturine che spiccano il volo, ma poco altro. Totoro stesso è niente più che un simpatico "diverso", che materializza i valori di quella comunità (La semplicità, la natura, il sogno.), in contrapposizione al Giappone tecnologico visibile persino in un cero Kitano (Il karaoke, lo smog, le macchine).....Ma dopo una seconda parte che gira meno a vuoto, il film prende definitivamente una piega discutibile. La fuga della bambina di quattro anni(Davvero verosimile ?), è solo un banale escamotage che potremmo trovare in qualsiasi cartone animato di Italia 1, come dimostra oltretutto la già citata scena dello zoccolo). Ecco dunque rientrare in scena il vero o presunto Totoro, perdipiù causa un equivoco generato dall'ospedale (Un banale raffreddore era stato interpretato dalle bambine come un aggravamento delle condizioni della madre, che oltre a ritardarne il ritorno a casa ne metteva a repentaglio adirittura la vita).
In quest'atmosfera, dove tutto finisce per risolversi (La bambina viene ritrovata, la nmadre guarirà presto) manca quello che, forse, i Latini avrebbero chiamato "Pugna" nel
senso più vero del termine: nwella "Città incantata", rinunciando (Quasi) totalmente ai manicheismi, veniva sconfitto il male, forse le paure della piccola protagonista, in realt). Nel "Castello errante di Howl" la vita vinceva sulla guerra, con un pochino di retorica in più, e poi si giocava con molta intelligenza sula doppia identità che la protagonista aveva nel film Fortunatamente mi sbaglio a usare l'Imperfetto, perché dovrei usare il Futuro; dopo questa mezza delusione il maestro ci regalerà ben altro, per poi tornare un pò ad arenarsi con "Ponyo sulla scogliera".
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(di winterwake)
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g. romagna
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sabato 20 febbraio 2010
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totoro
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Un padre si trasferisce in campagna con le due figliolette Satski e Mei, rispettivamente di dieci e quattro anni. Subito nella nuova casa cominciano ad accadere degli episodi strani: ogni tanto dal soffitto piovono delle ghiande, e le due piccole si accorgono della presenza di strani batuffoletti di fuliggine animati che appaiono e scompaiono, e che altro non sono che degli spiritelli che occupano mansuetamente le case disabitate. La madre delle due bambine è ricoverata in ospedale. Un giorno Mei, seguendo una pista di ghiande, incontra in mezzo al bosco Totoro, enorme e grazioso spirito. Ben presto anche Satski ne fa la conoscenza, e gli incontri fra i tre sono frequenti, in una dimensione sempre a cavallo tra il reale e l'onirico.
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Un padre si trasferisce in campagna con le due figliolette Satski e Mei, rispettivamente di dieci e quattro anni. Subito nella nuova casa cominciano ad accadere degli episodi strani: ogni tanto dal soffitto piovono delle ghiande, e le due piccole si accorgono della presenza di strani batuffoletti di fuliggine animati che appaiono e scompaiono, e che altro non sono che degli spiritelli che occupano mansuetamente le case disabitate. La madre delle due bambine è ricoverata in ospedale. Un giorno Mei, seguendo una pista di ghiande, incontra in mezzo al bosco Totoro, enorme e grazioso spirito. Ben presto anche Satski ne fa la conoscenza, e gli incontri fra i tre sono frequenti, in una dimensione sempre a cavallo tra il reale e l'onirico. Quando Satski riceve un telegramma dal nosocomio in cui viene informata la famiglia dell'aggravarsi delle condizioni di salute della madre, Mei sparisce e non c'è modo di ritrovarla. Per fortuna giunge Totoro, con l'ausilio del bellissimo GattoBus, in aiuto di Satski, e anche l'altra situazione spinosa si evolverà per il meglio... Un quadretto familiare di innata tenerezza e bellissime immagini al servizio di questa fiaba miyazakiana giunta in Italia dopo venti anni dalla sua uscita ufficiale. Le musiche, di impronta ambient-new age, si adattano al meglio alle scene. Alcuni dei singoli elementi del racconto sono stati poi utilizzati dallo stesso regista anche nel suo capolavoro La Città Incantata: anche in esso compaiono infatti dei batuffoli di fuliggine, ed anche lì il trasferimento da un luogo all'altro è il motivo scatenante l'azione. Purtroppo, pur considerandomi un grande estimatore di Miyazaki, devo dire che l'impressione in questo caso è quella di aver assistito ad un mezzo passo falso: la vicenda si sviluppa in maniera molto frammentaria, e la gran parte dei personaggi tirati in ballo resta piuttosto sospesa ed insipiente (i batuffoli di fuliggine ed il bambino Kanta, ad esempio), così come il rapporto di amicizia che viene tratteggiato tra Totoro e le due bambine, che non riesce mai ad essere incisivo come dovrebbe, perlomeno ai miei occhi. Anche il problema più imponente che le protagoniste si trovano ad affrontare si apre a poca distanza dalla fine e viene risolto da Totoro che, come un deus ex machina, mette a posto tutto in quattro e quattr'otto. Il tema della malattia, che avrebbe potuto essere analizzato e sviluppato su corde più drammatiche, viene liquidato rapidamente come, de facto, poco più che un falso allarme per una patologia di poco conto. Miyazaki ha realizzato capolavori di fattura pregevole, perle memorabili del cinema d'animazione - e non solo - e sicuramente ne realizzerà ancora, ma questo non ne è il caso. Un film gradevole e dominato da un clima di tenerezza e quieta e sincera umanità, certo, ma piuttosto sbrigativo ed insipido. Capita. Due stelle e mezzo. Peccato.
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[+] la grande spiritualità nipponica.5 stelle!!!
(di ottilia)
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