|
paiman
|
lunedì 2 agosto 2010
|
film tra il geniale e il fracassone
|
|
|
|
Nel 10191, l'intero universo conosciuto è retto da tre forze: l'Impero, le Grandi Case del Landsraad e la onnipotente Gilda Spaziale. L'unico mezzo per qualsiasi spostamento interstellare è rappresentato da una sostanza, la spezia melange, che conferisce particolari poteri a chi l'assume, tra i quali la capacità di vedere il futuro e annullare lo spazio. Unico problema: la spezia si trova soltanto sull'arido Arrakis meglio noto come Dune, un pianeta deserto dove una goccia d'acqua vale una fortuna e dove mostruosi vermi dominano le sabbie e fanno da guardiani alla spezia. Paul Atreides, figlio del duca Leto il "Giusto" e della strega Bene Gesserit Jessica, scopre che dovrà partire per il pianeta sotto ordine dell'Imperatore in persona, che vuole che la casata Atreides governi il pianeta al posto degli orrendi Harkonnen, i quali tramano segretamente (e con la complicità dell'Imperatore) la distruzione dei loro millenari rivali Atreides e del troppo popolare Duca Leto.
[+]
Nel 10191, l'intero universo conosciuto è retto da tre forze: l'Impero, le Grandi Case del Landsraad e la onnipotente Gilda Spaziale. L'unico mezzo per qualsiasi spostamento interstellare è rappresentato da una sostanza, la spezia melange, che conferisce particolari poteri a chi l'assume, tra i quali la capacità di vedere il futuro e annullare lo spazio. Unico problema: la spezia si trova soltanto sull'arido Arrakis meglio noto come Dune, un pianeta deserto dove una goccia d'acqua vale una fortuna e dove mostruosi vermi dominano le sabbie e fanno da guardiani alla spezia. Paul Atreides, figlio del duca Leto il "Giusto" e della strega Bene Gesserit Jessica, scopre che dovrà partire per il pianeta sotto ordine dell'Imperatore in persona, che vuole che la casata Atreides governi il pianeta al posto degli orrendi Harkonnen, i quali tramano segretamente (e con la complicità dell'Imperatore) la distruzione dei loro millenari rivali Atreides e del troppo popolare Duca Leto. Arrivato su Dune, a Paul si apriranno le porte di un mondo affascinante e ancestrale abitato dai Fremen, il popolo del deserto dagli occhi completamente blu per assuefazione di spezia. Ma un traditore per conto degli Harkonnen si nasconde tra gli Atreides, e quando questi agisce, Paul si ritrova catapultato in un'avventura per salvare se stesso e la sua casata e per rivendicare ciò che gli appartiene attraverso l'aiuto del popolo del deserto.
Adattamento del famoso romanzo di Frank Herbert, il film è un colosso da 44 milioni di dollari (quattro volte il budget del primo Star Wars) che tenta di spiegare i punti oscuri del libro con una sceneggiatura che narra fatti antecedenti o totalmente soppressi, ma con scarso successo. David Lynch mette il suo tocco ovunque, creando un universo decadente tra il barocco e il gotico, con trovate geniali e atmosfere cupe, forse troppo cupe per questa storia. Delle tre ore e mezza girate da Lynch, le quali formano un film completo sotto molti aspetti e che offrono allo spettatore una storia più che apprezzabile, i produttori ne hanno lasciate solo due, distruggendo tutta la complessità della trama rendendo il film un riassunto del riassunto del romanzo. Questa scelta (per un facile guadagno, forse?) rende comprensibili a chi non ha letto il libro solo i primi tre quarti d'ora. Il resto sono immagini fracassone e scene di battaglia messe alla rinfusa, con odiose cesure con voce fuori campo che pretendono di spiegare interi archi narrativi. I personaggi sono appena accennati e diventano macchiette. A chi ha letto il libro non resta che sprofondare nella rabbia, a l'ignaro spettatore che si avvicina per la prima volta al mondo fantastico di Frank Herbert non resta che sprofondare nella confusione o, peggio, nel tedio. Un adattamento promettente e rovinato da coloro che volevano più spettacoli al giorno per guadagnare di più. Questo comunque non tolse al film di diventare un altro cult del regista. Ma alcuni errori vengono anche da Lynch stesso che, distaccandosi dal romanzo, trasforma il raffinato, teatrale, perfido e omosessuale barone, in un mostro assettato (letteralmente e non scherzo) di sangue, violentissimo, folle e deturpato da infezioni sul volto. Altro punto di demerito va al cosidetto modulo estraniante, totalmente assente nel romanzo e qui usato per spiegare la paura dell'Imperatore nei confronti del Duca Leto. Inoltre sembra che l'intero film sia avvolto in un'aria di perenne malinconia. In certi punti (va detto) manca di spessore epico. Attori buoni, un'interpretazione gioiellino di Brad Dourif nella parte del mentat Piter deVries, il protagonista interpetato da Kyle MacLachlan è convincente e rispecchia abbastanza bene la profondità psicologica di Paul. Bei costumi, effetti speciali un po' antidiluviani ma comunque di grande effetto (da citare i vermoni di Rambaldi). Finale interessante e trionfale, abbastanza distante da quello del romanzo e molto autoconclusivo (come il romanzo, si intende).
Voto (da 1 a 10): Sceneggiatura 7; Attori 9; Scenografie 7; Montaggio 4; Musiche 7; Fotografia 5; Effetti speciali 7; Sonoro 7; Costumi 8; Regia 7; Trucco 8; Dialoghi 8; Doppiaggio 9. Voto complessivo del film (in centesimi): 71. (tre stelle e mezzo).
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a paiman »
[ - ] lascia un commento a paiman »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
fluturnenia
|
mercoledì 3 giugno 2009
|
davanti allo scherno nn bisogna avere fretta
|
|
|
|
Ho appena finito di rivederlo dopo ben 25 anni. Epico e mistico, squilibrato ma "serio" più di quanto nn sia la trilogia originale di Star Wars tanto da nn concedersi nemmeno un secondo di humor (insomma Star Wars riesce ancora a strappare qualche risatina), e come dice la recensione, farraginoso e arduo da afferare e recepire a fondo. Unica strada prenderlo così com'è nel suo insieme senza porsi troppe domande eppure obbliga a nn perdere nemmeno un attimo per nn rischiare di smarrire il filo, ma con tutta la buona volontà e l'attenzione possibile ci sn dettagli e particolari che sfuggono o che nn si fanno scremare del tutto. Proprio grazie ai ripetuti lirici momenti di poesia narrativa risulta troppo troppo troppo lento, dispersivo e ridondante con il risultato che così cm succede ai personaggi del film anche allo spettatore sembra che tempo e spazio si siano annullati.
[+]
Ho appena finito di rivederlo dopo ben 25 anni. Epico e mistico, squilibrato ma "serio" più di quanto nn sia la trilogia originale di Star Wars tanto da nn concedersi nemmeno un secondo di humor (insomma Star Wars riesce ancora a strappare qualche risatina), e come dice la recensione, farraginoso e arduo da afferare e recepire a fondo. Unica strada prenderlo così com'è nel suo insieme senza porsi troppe domande eppure obbliga a nn perdere nemmeno un attimo per nn rischiare di smarrire il filo, ma con tutta la buona volontà e l'attenzione possibile ci sn dettagli e particolari che sfuggono o che nn si fanno scremare del tutto. Proprio grazie ai ripetuti lirici momenti di poesia narrativa risulta troppo troppo troppo lento, dispersivo e ridondante con il risultato che così cm succede ai personaggi del film anche allo spettatore sembra che tempo e spazio si siano annullati. Tutto appare così dilatato in questa opulenza di simboli e retoriche, piensieri e parole che ritornano continuamente a rubare la scena al ritmo e all'azione. Vero è che gli anni'80 nn erano ancora ne' pronti ne' padroni del dinamismo di oggi ma la sf e il fantastico di allora avevano già abbracciato con molte altre pellicole trame + vivaci anche se meno complesse. La necessità dello spettatore di arrivare al dunque senza scervellarsi nn collimava ieri, ne' oggi ne' domani lo farà con la capacità per alcuni, volontà per altri o il semplice gusto personale di approcciarsi a pellicole + contemplative, quasi "ascetiche" piuttosto che concrete e/o ludiche.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a fluturnenia »
[ - ] lascia un commento a fluturnenia »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
fericjaggar
|
lunedì 14 febbraio 2011
|
purtroppo critica e pubblico hanno ragione
|
|
|
|
Il film è visibilmente la riduzione in un'unico episodio di una saga. Risulta difficile seguire la trama. Si ha l'impressione di perdersi il meglio.
|
|
|
[+] lascia un commento a fericjaggar »
[ - ] lascia un commento a fericjaggar »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
mondolariano
|
sabato 23 aprile 2011
|
"fantascienza nel passato"
|
|
|
|
La geniale astrusità di questo fantasy ha sortito un effetto boomerang assai spiacevole: l’incomprensione del pubblico. Eppure, per il fascino che sa sprigionare, è veramente un mezzo capolavoro. Quella trama complessa in cui immaginare ogni cosa; quelle scenografie grandiose ma disperse in un oceano di spazio, di buio e di incubi indistinti; quei monologhi interiori pieni di mistero; quel gioco tra antico e moderno come una sorta di fantascienza nel passato, con un piede nel romanticismo imperiale stile "vecchia Germania", laddove Kyle MacLachlan (il giovane Atreides) assomiglia davvero a Ludwig II di Baviera, e suo padre Leto (l’attore Jurgen Prochnow, già comandante del sottomarino “U-Boot 96”) sembra il sosia dell’imperatore Federico Guglielmo III di Germania.
[+]
La geniale astrusità di questo fantasy ha sortito un effetto boomerang assai spiacevole: l’incomprensione del pubblico. Eppure, per il fascino che sa sprigionare, è veramente un mezzo capolavoro. Quella trama complessa in cui immaginare ogni cosa; quelle scenografie grandiose ma disperse in un oceano di spazio, di buio e di incubi indistinti; quei monologhi interiori pieni di mistero; quel gioco tra antico e moderno come una sorta di fantascienza nel passato, con un piede nel romanticismo imperiale stile "vecchia Germania", laddove Kyle MacLachlan (il giovane Atreides) assomiglia davvero a Ludwig II di Baviera, e suo padre Leto (l’attore Jurgen Prochnow, già comandante del sottomarino “U-Boot 96”) sembra il sosia dell’imperatore Federico Guglielmo III di Germania. Ma lo straordinario minestrone non finisce qui: c’è anche Patrick Stewart in anticipo su “Star Trek”, c’è il cantante Sting - nientemeno - che recita orgogliosamente a petto nudo, ci sono le preziose spezie che rievocano il Rinascimento delle esplorazioni geografiche, ci sono i vermi delle sabbie forniti dalla ditta Rambaldi & C. (copiati di sana pianta da “Beetlejuice” quattro anni più tardi). C’è anche una particina per Max von Sydow, laddove però il film latita alquanto nel descrivere l’avventura nel deserto col supporto delle giacche di sopravvivenza. La musica spazia dalle chitarre elettriche agli spunti più classici tratti da Mahler e Beethoven (ma non Wagner, stranamente). Inutile cercare di capire la trama: va preso così com’è.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a mondolariano »
[ - ] lascia un commento a mondolariano »
|
|
d'accordo? |
|
|
|