C'era una volta in America

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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (ITALIA)
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New York degli anni Venti: la criminalità organizzata dividerà la vita di due gangster
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primo piano
Un film proustiano sulla nostalgia di un determinato tipo di cinema, il capolavoro di Sergio Leone
Giancarlo Zappoli     * * * * -

Momenti nelle vite dei componenti di un piccolo gruppo di gangster di New York distribuiti su circa 40 anni. La storia, narrata con frequente uso di flashback e flash forward, è incentrata su David "Noodles" Aronson e i suoi compagni di sempre (sono cresciuti insieme nel Lower East Side): Cockeye, Patsy e Max. Si va dagli Anni Venti al tramonto del Proibizionismo per finire agli Anni Sessanta quando Noodles, ormai anziano, torna a New York. Tutto ciò non necessariamente in quest'ordine.
"C'era una volta in America non è un film sui gangster. È un film sulla nostalgia di un determinato periodo, di un determinato tipo di cinema, di una determinata letteratura. Sono certo di aver fatto "C'era una volta il mio cinema" più che C'era una volta in America". Così Sergio Leone su uno dei capolavori più maltrattati della storia del cinema. Il regista non aveva il diritto di final cut e la distribuzione americana rimaneggiò il film in più modi fino allo scempio di risistemare la narrazione in ordine cronologico. Se c'è un film in cui il flusso temporale legato ai ricordi, ma al contempo annebbiato da un presente che si disperde nelle volute di fumo dell'oppio, è fondamentale, quel film è C'era una volta in America . Il capolavoro di Leone ha trovato una versione definitiva in cui vengono reinseriti ben 26 minuti reintegrandoli nella giusta collocazione e portando così il film alla sua vera durata. La violenza che il film non ci risparmia si conferma come elemento costitutivo di Noodles, un uomo 'inadatto' al presente dal quale vorrebbe sottrarsi per restare ancorato a dei 'valori' che ha visto scomparire un po' alla volta. Ispirato all'autobiografia "Mano armata" di David Aaronson pubblicata da Longanesi nel 1966, il film (e di, va ricordato, sceneggiatori come Leo Benevenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Franco "Kim" Arcalli, Franco Ferrini e lo stesso Leone) scardina ogni linearità narrativa per entrare nello sguardo e nella memoria di un uomo a cui il ricordo porta al contempo sollievo e sofferenza. È un film proustiano nel senso più pieno del termine C'era una volta in America. Proustiano nel suo 'farsi' ma anche nel suo riproporsi. Offrendoci un'opportunità per ripensare, a 28 anni di distanza, non solo al cinema che, secondo Leone, non c'era più ma anche al 'suo' cinema. Che non c'è più. Senza facili nostalgie ma con un po' di rimpianto.

Premi e nomination C'era una volta in America MYmovies
Incassi C'era una volta in America
Primo Weekend Italia: € 109.000
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Premi e nomination C'era una volta in America

premi
nomination
Nastri d'Argento
5
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Golden Globes
0
2
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Immortale

martedì 16 ottobre 2001 di Nino Mavi

"C'era una volta in America' è un'opera di importanza capitale nel panorama cinematografico internazionale e quindi nella cultura del novecento. Non è esagerato paragonare questa immensa opera d'arte a poemi del passato e noi, contemporanei, non siamo ancora in grado di valutarne appieno la grandezza. Partendo da un romanzo semiautobiografico scritto da un gangster newyorkese Leone disegna magistralmente una sua ideale proiezione dell'esistenza umana inventando una particolare "interzona" fluttuante continua »

* * * * *

Dvd, warner home video, 2003

giovedì 4 marzo 2004 di E.

Il dvd uscito nel 2003, edito Warner Home Video, è la versione integrale distribuita per il mercato estero che non aveva ancora conosciuto il film da come originariamente concepito e visto da noi in Europa. Un vero disastro. Completamente ridoppiato in italiano per sottolineare dialetti del bel paese orecchiabili (eliminando fra le altre la voce di Ferruccio Amendola) e con una luminosità e nitidezza che cancellano ogni tono cupo, saturo, quasi sommerso in sè stesso, della fotografia che perfettamente continua »

* * * * *

“i vincenti si riconoscono alla partenza”...

venerdì 27 aprile 2007 di ziogiafo

ziogiafo - C'era una volta in America - USA 1984 - Con non pochi sacrifici e dopo molti anni di lavorazione, il grande Sergio Leone diede un'immensa lezione con la sua genialità, al mondo del cinema americano e della grande Hollywood dell’epoca, con questo capolavoro che è stato definito come il più grande affresco cinematografico della drammatica epoca del “proibizionismo” e della nascita delle prime spietate bande di gangster nella New York degli anni ’20. Con questa inestimabile opera, Sergio continua »

* * * * *

Indimenticabile

venerdì 28 settembre 2001 di Davide

Credo sia già stato detto tanto, forse tutto, su Leone e su questo film. Mi rendo conto che sia riduttivo definirlo solo così, ma dal mio punto di vista anche "capolavoro" non risulterebbe sufficiente a descriverlo. Non so se questa pellicola venga utilizzata a scopo propedeutico, ma dovrebbe. Penso che per descrivere il cinema, il GRANDE cinema, possa essere sufficiente la visione di questa opera. E' un film da salvare, da conservare per il futuro, ma soprattutto da vedere e far vedere il più possibile, continua »

Jennifer Connely (Deborah) a Robert De Niro all'appuntamento
È da tanto che mi aspetti?
Tutta la vita
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Tutta la vita
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James Woods
Un amico tradito non ha altra scelta: deve sparare
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SOUNDTRACK | C'era una volta in America

La colonna sonora del film

Disponibile on line da martedì 1 aprile 2003

Cover CD C'era una volta in America A partire da martedì 1 aprile 2003 è disponibile on line e in tutti i negozi la colonna sonora del film C'era una volta in America del regista. Sergio Leone Distribuita da Ryko.

APPROFONDIMENTI | Cineasta controverso, amato dal pubblico e trattato con sufficienza dalla critica.

Sergio leone

mercoledì 25 giugno 2014 - Mauro Gervasini

La politica degli autori: Sergio Leone «Per la particolare sua configurazione spettacolare che in un clima di esasperata e talora terrificante violenza raffigura una ricorrente serie di crimini e massacri descritti e raffigurati con crudo e sanguinario verismo, questo film, pur non essendo vietato, è sconsigliato ai minori». La lunga didascalia campeggia sul flano originale di Per un pugno di dollari, anno di grazia 1964, opera seconda di un regista romano, Sergio Leone, che si firma Bob Robertson anche in omaggio allo pseudonimo del padre (Roberto Roberti, cineasta pure lui ai tempi del muto).

   

di Franco Montini La Repubblica

La bellezza, la poesia, la violenza. In una parola: C’era una volta in America. Il capolavoro di Sergio Leone che ebbe una gestazione, quasi ventennale e che fu per Sergio Leone, una sorta di testamento spirituale. Da geniale affresco sull’apprendistato di un gruppo di delinquenti del Lower East Side di New York negli anni 20, il film è cresciuto come metafora della vita, del rapporto fra i sessi, del peso della memoria, dell’imprescindibilità della violenza. In questa ricerca del tempo perduto Leone celebra la grande storia dell’America metropolitana. »

di Stefano Reggiani

Il film-evento, il film-vita di Sergio Leone, conclude il suo concepimento tormentoso e la gestazione lunghissima. Nasce per restare, controverso o no, nella memoria e nelle storie, singolare caso di follia amorosa verso l'America e verso il cinema. Come si fa a parlare di un film che è costato al suo regista oltre dieci anni di vitae di passioni e di incomprensioni non finite? Come si fa a stringere C'era una volta in America in un giudizio conciso come una segnalazione stradale? E che cosa si deve aggiungere se il regista è quel Sergio Leone inventore a suo tempo di un western senza passato, puro argine stilistico alla violenza europea e alla sua personale? Si sta giustamente sospesi in uno stato di solidarietà conflittuale, di consenso patteggiato: ammirati, turbati, provati e provocati. »

di Walter Veltroni

«Epico? Il film si intitola C’era una volta in America, non L’America. È molto importante, perché la vicenda narrata non è un’indagine, un saggio, sia pure romanzato, un’esplorazione politica o sociale. Non sono americano, non sono ebreo, non sono più blandamente gangster di altri miei colleghi registi. E allora la chiave del film sta appunto nel titolo così com’è formulato: una favola. Certamente per adulti, ma pur sempre favola». Nulla meglio di questa citazione di una intervista di Sergio Leone al critico de l’Unità Michele Anselmi può raccontare il senso che il regista attribuiva a questo film. »

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

Sergio Leone ama le favole. Forse perché ritiene che sia il modo più giusto, al cinema, di raccontare la verità. Ha cominciato con C’era una volta il West, ha proseguito con C’era una volta la rivoluzione, conclude adesso il trittico con C’era una volta in America. Ancora l’America, dunque, e ancora, dopo la rilettura del film western, una rivisitazione di un altro genere tipico del cinema america no, il film gangster. Sulla scorta di un libro autobiografico di un vero gangster, A mano armata, firmato con lo pseudonimo di Harry Grey ma scritto in realtà da un certo David Aaronson detto “Noodles”, attivo nel crimine soprattutto intorno agli anni Trenta e subito dopo la fine del “proibizionismo”. »

C'era una volta in America | Indice

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