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molinari marco
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mercoledì 3 agosto 2011
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il mito di snake plissken
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“Nel mondo non ci sono più eroi, ma solo gente che prende degli ordini”. In questa sentenza di John Carpenter è già racchiusa tutta l’essenza cinica di Snake Plissken (che nella versione italiana diventerà inspiegabilmente Jena), personaggio partorito dalla penna del regista e da quella di Debra Hill. E a cui Kurt Russell in seguito darà un volto, e una prestanza, tale da confinarlo nell’universo dei personaggi più affascinanti della storia del cinema, facendone immediatamente un’icona intramontabile degli anni Ottanta. E basta intravederlo in scena per la prima volta, con quella benda che segna così causticamente il suo volto, per rimanerne quasi ipnotizzati, al punto da non vedere l’ora che entri in azione per capire meglio con chi abbiamo a che fare, ansiosi di scoprire quale evento abbia lasciato una traccia così dura sul suo viso.
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“Nel mondo non ci sono più eroi, ma solo gente che prende degli ordini”. In questa sentenza di John Carpenter è già racchiusa tutta l’essenza cinica di Snake Plissken (che nella versione italiana diventerà inspiegabilmente Jena), personaggio partorito dalla penna del regista e da quella di Debra Hill. E a cui Kurt Russell in seguito darà un volto, e una prestanza, tale da confinarlo nell’universo dei personaggi più affascinanti della storia del cinema, facendone immediatamente un’icona intramontabile degli anni Ottanta. E basta intravederlo in scena per la prima volta, con quella benda che segna così causticamente il suo volto, per rimanerne quasi ipnotizzati, al punto da non vedere l’ora che entri in azione per capire meglio con chi abbiamo a che fare, ansiosi di scoprire quale evento abbia lasciato una traccia così dura sul suo viso. Quella benda, tuttavia, rimarrà un enigma: scopriremo solo che siamo in presenza di un eroe di guerra con la fedina penale sporca, convocato per una missione che potrebbe fornirgli la tanto agognata libertà. Il compito che gli viene affidato, inoltre, è uno tra i più eroici che possono essere assegnati ad un cittadino americano: salvare il presidente degli Stati Uniti dalle grinfie dei terroristi. Peccato che gli States ormai sono un organismo decadente, le cui istituzioni hanno fallito già da tempo, arrivando al punto di fare di Manhattan (la zona più glamour di New York) una prigione di massima sicurezza in cui vengono messi in quarantena i criminali più pericolosi. Ma si intuisce che, all’occorrenza, vi è posto anche per i rifiuti sociali del mondo. Una prigione senza sbarre, ma in cui è possibile solo entrare e, una volta lì, assoggettarsi alla dura legge della giungla secondo cui ad aggiudicarsi il diritto di continuare a vivere è esclusivamente il più forte. Ed è proprio lì che Snake viene mandato in missione, costretto a mettere a repentaglio la sua pelle per una causa che non gli appartiene e solo perché gli sono state iniettate (a tradimento) alcune capsule letali nelle arterie. Ne consegue una lotta contro il tempo (meno di ventiquattr’ore, con una unità di tempo di aristotelica memoria) in un’operazione in cui anche il più piccolo errore non può far parte del copione. C’è da rimare con i nervi ben saldi se si tiene alla propria sopravvivenza e non è facile quando ci si sente dire in continuazione, ad ogni nuovo incontro, “avevo sentito dire che eri morto”. Per farla breve Snake è l’ombra di sé stesso, una sorta di fantasma che è stato scaraventato all’inferno. Un destino questo comune a tutti gli eroi più valorosi, ma dal quale Plissken non tornerà rinvigorito o con un messaggio di speranza per l’umanità, bensì più antieroe di prima. Se non lo si è capito, abbiamo a che fare con una pellicola con un potenziale evocativo tipico delle grandi narrazioni mitologiche e cinematografiche. Impossibile, in effetti, non cogliere in questo film numerose analogie con i western di Leone, a partire dalla presenza di Lee Van Cleef che interpreta Hauck, il nemico numero uno di Snake. Una pellicola talmente spietata da non concedere allo spettatore neanche un raggio di sole e che risulta utile per capire come, se lo si vuole, anche le cosiddette “americanate” possono elevarsi alle vette dell’arte se solo a dirigerle vi sia un Autore che non dimentica che, per fare grande cinema, prima di tutto bisogna saper intrattenere lo spettatore. Un film da vedere almeno dieci volte nella vita.
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danilodac
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giovedì 25 marzo 2010
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1997- apocalisse a new york
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L’isola di Manhattan è diventata un carcere di massima sicurezza. Non vi sono guardie al suo interno, ma l’intero territorio è controllato dagli elicotteri della polizia. Nonostante i controlli, un aereo, con a bordo il presidente degli Stati Uniti e alcuni membri del governo, viene dirottato verso un grattacielo. Il presidente riesce a salvarsi ma viene rapito dai carcerati. Non hanno alcuna intenzione di dialogare, di conseguenza l’unico sistema per salvare il presidente è infiltrare, all’interno dell’isola, un reduce di guerra (condannato a una pena da scontare nel carcere). Ha esattamente 24 ore di tempo per farlo, se no morirà. In caso contrario sarà libero.
Carpenter attinge dall’estetica dei fumetti; riesce così, attraverso la costruzione di un ingegnoso apparato scenografico, a dirigere un thriller fantascientifico d’azione al di sopra della media per ricchezza di idee, invenzioni visive, tematiche trattate.
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L’isola di Manhattan è diventata un carcere di massima sicurezza. Non vi sono guardie al suo interno, ma l’intero territorio è controllato dagli elicotteri della polizia. Nonostante i controlli, un aereo, con a bordo il presidente degli Stati Uniti e alcuni membri del governo, viene dirottato verso un grattacielo. Il presidente riesce a salvarsi ma viene rapito dai carcerati. Non hanno alcuna intenzione di dialogare, di conseguenza l’unico sistema per salvare il presidente è infiltrare, all’interno dell’isola, un reduce di guerra (condannato a una pena da scontare nel carcere). Ha esattamente 24 ore di tempo per farlo, se no morirà. In caso contrario sarà libero.
Carpenter attinge dall’estetica dei fumetti; riesce così, attraverso la costruzione di un ingegnoso apparato scenografico, a dirigere un thriller fantascientifico d’azione al di sopra della media per ricchezza di idee, invenzioni visive, tematiche trattate.
L’invenzione di una New York in via di “estinzione” è geniale; solo Carpenter poteva modellare così la “grande mela”, iniettandovi, con stravagante spavalderia, quel suo radicale pessimismo che lo rende unico.
Il film camuffa abilmente il suo contenuto attraverso l’originale fantasia visiva e sonora che, sotto la direzione del regista, raggiunge un’energia insolitamente inquietante e rara nei film del genere a cui appartiene.
A tratti ingolfato dagli stereotipi dell’action movie, ha il suo punto di forza nell’apocalittica sottotraccia; smontando ironicamente l’intero sistema socio-politico americano, riesce ad essere attendibile e incredibilmente moderno, a tratti addirittura profetico (l’attacco terroristico per mezzo di un aereo che si schianta su un grattacielo). Si avvale di una secca energia narrativa, surrogata egregiamente dai notevoli contributi tecnici (fotografia di Dean Cundey; scenografia di Joe Alves).
Il fascino notturno delle scene coniuga sguardo visionario e lucida percezione della realtà. Permeato da quell’anomalo fascino degli ’80.
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ultimoboyscout
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domenica 14 febbraio 2010
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chiamami jena!!!
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Uno dei miei film preferiti. Adoro il personaggio cult di Jena, adoro l'interpretazione rude di Russell e quel suo occhio bendato. Adoro le atmosfere tipicamente anni '80 e armi, strumenti e strumentazioni molto "retrò". E oltre al protagonista assolutamente da segnalare Borgnine e Van Cleef con le loro consistenti interpretazioni. Regia di altissimo livello.
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paride86
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lunedì 28 dicembre 2009
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un cult
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Carpenter gira un buon film di fantascienza che si contraddistingue - come al solito - per l'ottima regia.
L'unica cosa che mi ha colpito in negativo è che i nemici sono tutti stereotipi politicamente scorretti: bisogna combattere neri, omosessuali, indiani...
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spalla
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venerdì 5 giugno 2009
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mai vista una new york così tetra!
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Forse tuttora il miglior film di John Carpenter e la migliore performance di Kurt Russel. L'idea di base di Manhattan trasformata in un carcere è semplicemente strepitosa. E questa immaginaria città-carcere è stata realizzata davvero benissimo, con ottime ambientazioni cupe e sinistre. Da questo spunto iniziale viene poi imbastito un film visionario, violento, con tanta azione e un buon ritmo. Ottimi tutti gli interpreti. Tutto ciò rende questo film un vero cult anni '80 che gli appassionati di fantascienza non possono assolutamente non vedere. E non lasciatevi ingannare dal fatto che si tratta ormai di un film di quasi trent'anni fa e che il 1997 ormai è passato da un pezzo.
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daniele
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lunedì 16 marzo 2009
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new york 1997, missione disperata: sopravvivere!!!
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Uno dei più grandi registi horror, John Carpenter, si è avventurato nel 1981 in un "esperimento" decisamente originale, quello di fare un film non definibile in nessun genere ma che allo stesso tempo si potesse considerare un insieme di generi, come la fantascienza, l'azione e l'horror. Il risultato è ben chiaro a tutti, il film è stato ed è tuttora un cult, che ha saputo conquistare molti spettatori che hanno eletto l'affascinante e spaccone Snake Plissken come un eroe osannandolo quasi come Rambo. E proprio la figura dell'eroe per caso, tormentato ed anche un po'antieroe, il soldato perfetto, plurimedagliato e decorato dal presidente degli Stati Uniti, si lascia trasportare dalla sua indole ribelle e compie una rapina alla banza centrale tanto da essere condannato all'ergastolo da scontare in una New York diventata una gabbia per qualsiasi tipo di galeotto dall'assassino seriale al barbone che magari aveva solo compiuto qualche furtarello occasionale.
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Uno dei più grandi registi horror, John Carpenter, si è avventurato nel 1981 in un "esperimento" decisamente originale, quello di fare un film non definibile in nessun genere ma che allo stesso tempo si potesse considerare un insieme di generi, come la fantascienza, l'azione e l'horror. Il risultato è ben chiaro a tutti, il film è stato ed è tuttora un cult, che ha saputo conquistare molti spettatori che hanno eletto l'affascinante e spaccone Snake Plissken come un eroe osannandolo quasi come Rambo. E proprio la figura dell'eroe per caso, tormentato ed anche un po'antieroe, il soldato perfetto, plurimedagliato e decorato dal presidente degli Stati Uniti, si lascia trasportare dalla sua indole ribelle e compie una rapina alla banza centrale tanto da essere condannato all'ergastolo da scontare in una New York diventata una gabbia per qualsiasi tipo di galeotto dall'assassino seriale al barbone che magari aveva solo compiuto qualche furtarello occasionale.. In questo scenario apocalittico, in questo microcosmo scandito da atmosfere cupe e oscure, Carpenter ha costruito una storia veramente perfetta, in cui l'ottimo cast scelto, da Kurt Russell a Donald Pleasence a Lee Van Cleef fino al grande Ernest Borgnine, si muove benissimo, mettendo in campo le diverse e proprie personalità in un mondo quasi parellelo isolato dalla realtà. Alla buia atmosfera del film si aggiunge una piacevolissima vena ironica e beffarda che si mescola bene con l'azione del film, e con la suspence che accompagna l'intera missione del ribelle e concedetemi questa espressione un po' paraculo, Jena.
Il film vuole in un certo senso raffigurare la società senza regole per eccellenza dove la legge non esiste ma si veste solo da carceriere e dove Carpenter mostra il carattere della società americana, in cui non c'è pietà per il detenuto e dove lo stato non si inchina ai ricatti, in questo caso lanciati dai detenuti del maxi carcere, ma si fa carico di un piano perfetto per risolvere la situazione critica venutasi a creare. L'ultima scena è sicuramente la migliore, il nastro che il Presidente stava trasportando ad un delicatissimo congresso internazionale per riappacificare gli animi delle super potenze Russia e U.S.A, recuperato da Plissken viene scambiato con un altra audiocassetta e...
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bower 217
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domenica 15 marzo 2009
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grande carpenter
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John Carpenter, grande regista dei film horror,prosegue la sua carriera con un film in chiave futuristica intitolato "1997 fuga da New York"; il film inizia con la presentazione di New York che è diventata il carcere di massima sicurezza negli Stati Uniti, l'unica regola esistente è che quando si entra non si esce più.
Intanto nei pressi del carcere arriva un uomo conosciuto come Jena Plissken che deve scontare l'ergastolo a new york per rapina a mano armata ma non entrerà nel carcere perchè gli viene assegnata una missione importante, recuperare il presidente degli Stati Uniti che è precipitato con l'Air Force One in piena New York; se accetta la missione gli verrà annullata la pena da scontare.
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John Carpenter, grande regista dei film horror,prosegue la sua carriera con un film in chiave futuristica intitolato "1997 fuga da New York"; il film inizia con la presentazione di New York che è diventata il carcere di massima sicurezza negli Stati Uniti, l'unica regola esistente è che quando si entra non si esce più.
Intanto nei pressi del carcere arriva un uomo conosciuto come Jena Plissken che deve scontare l'ergastolo a new york per rapina a mano armata ma non entrerà nel carcere perchè gli viene assegnata una missione importante, recuperare il presidente degli Stati Uniti che è precipitato con l'Air Force One in piena New York; se accetta la missione gli verrà annullata la pena da scontare. Accetta la missione sapendo che ha solo 24 ore di tempo e una capsula esplosiva nelle sue arterie che sono state inserite per evitare che tenti di fare il furbo.
Jena entrerà in una New York diversa da quella che aveva visto in passato e si scontrerà con tutte le bande che combattono tra di loro e soprattutto con il duca che comanda New York.
Il regista con pochi mezzi e un basso budget crea un film originale con una trama intrigante e un ottimo cast composto da un esordiente Kurt Russell(Jena), un ottimo isaac Hayes(duca) e un grande Lee Van Cleef(hauk) in uno dei suoi ultimi ruoli da protagonista.
Carpenter un anno prima del 1997 fara un seguito Fuga da Los Angeles che non è un granchè per trama e per scenografie.
Per concludere è un ottimo film per chi ama vedere Russell nei panni di un personaggio che ha ispirato molte altre pellicole o per chi è fan di Carpenter. Aspettate di vedere il remake che sta preparando per il futuro con protagonista Gerald Butler nei panni di Plissken.
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marvelman
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giovedì 20 novembre 2008
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meglio il seguito !!!
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O ancora meglio Fuga dal Bronx di Castellari , quello sì che è un capolavoro !!!
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califfo84
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lunedì 3 novembre 2008
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vero cult movie!!!
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ambienti cupi e malsani,personaggi loschi e colonna sonora d'autore(dello stesso carpenter)fanno di questa pellicola un vero cult movie!!!per non parlare di uno straordinario Kurt Russel che incarna magistralmente i panni di Jena(o Snake)plissken ormai un icona dei personaggi del cinema.ottima pellicola.
[+] fuga dal bronx !!!
(di marvelman)
[ - ] fuga dal bronx !!!
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