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Professione: reporter |
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Un film di Michelangelo Antonioni.
Con Jack Nicholson, Maria Schneider, Ian Hendry, Jenny Runacre, Angel Del Pozo.
continua»
Drammatico,
Ratings: Kids+13,
durata 126' min.
- Italia 1975.
MYMONETRO
Professione: reporter
valutazione media:
3,82
su
24
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Un famoso reporter lanciatissimo nella professione, ma ormai sazio e annoiata dalla vita, scopre un giorno l'opportunità di ricominciare tutto daccapo.
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Inviato nell'Africa settentrionale per un servizio sulla guerriglia, David Locke, giornalista televisivo angloamericano, assume i documenti e l'identità di un certo David Robertson, morto d'infarto in un hotel del Sahara. È come se, fra tutte le vite, sorteggiasse una vita qualunque, lasciandosi sedurre dall'avventura di esistere in un altro modo, pur intuendo e poi sapendo che questa seduzione porta soltanto a uno scacco o alla morte. Così accadrà. Da un soggetto di Mark Peploe che ha collaborato alla sceneggiatura con David Wollen e il regista, è uscito un "film intimista d'avventure", un giallo che si porta addosso un mistero. Questa ossatura narrativa _ non nuova in Antonioni e, come il solito, incongruente e persino inattendibile _ si confronta col mestiere di riferire la verità (?) e si esprime con la tecnica dell'intervista. "Si ha la sensazione che una mano documentaria segua e registri la mano che sta inventando la storia e che si crei una tensione fortissima fra queste due mani, che è la vera tensione del film" (Furio Colombo), quasi si tentasse di dare una verità più grande di quanto ne possa contenere la trama. Ma il film può essere letto anche come un'autobiografia e un'autocritica. Allora acquistano un senso più profondo la contrapposizione tra gli sfondi desertici del Sahara e le eccentriche architetture di Antoni Gaudí a Barcellona, l'ossessivo indugio sul bianco come colore di morte, le 2 figure femminili (la moglie che, infaticabile e ottusa, cerca le "prove"; la piccola santa senza speranza di M. Schneider), la celebre, virtuosistica sequenza finale di 7 minuti. Fotografia di Luciano Tovoli. In Spagna: El reporter; nei Paesi di lingua inglese: The Passenger. Nastri d'argento a M. Antonioni per il miglior film e a Tovoli per la fotografia.
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premi nomination |
Nastri d'Argento 2 0 |
Si chiude il cerchio
mercoledì 29 agosto 2007
di alessandro
Il significato del film va a mio parere ricercato nell'urlo straziante di Nicholson dinanzi all'insabbiamento del suo landrover. E' un urlo nel quale manifesta tutta la sua disperazione di uomo impantanato in una vita che non vuole più. Non vuole più il suo lavoro, non vuole più sua moglie, non vuole più nulla di ciò che è. La decisione di sostituirsi al trafficante d'armi è facile. Ci si sente leggeri nei panni di un altro, è come avere a disposizione un'altra vita. Ma è proprio così? La lunga continua » |
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| David Locke (Jack Nicholson) | |
| Sono scappato da tutto. Da mia moglie. Dalla mia casa. Da un figlio adottato. Da un lavoro di successo. Da tutto eccetto le cattive abitudini di cui non riesco a liberarmi | |
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| La ragazza (Maria Schnider) e David Locke (Jack Nicholson) | |
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La ragazza: Tutti i giorni sparisce qualcuno. David Locke: Ogni volta che uno esce da una stanza. |
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| La ragazza e David Locke | |
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Tutti i giorni sparisce qualcuno. Ogni volta che uno esce da una stanza. |
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Altre frasi celebri del film Professione: reporter
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DVD | Professione: reporterUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 6 giugno 2006
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Michelangelo Antonioni anni Settanta. Ai poeti si addicono i decenni perché la loro arte cammina, il loro pensiero si evolve. E così il loro cuore. Soprattutto, questa volta, il loro cuore. Michelangelo Antonioni anni Sessanta è stato Blow-up, la crisi del pensiero. Il suo personaggio, un fotografo, constatava che una realtà oggettivamente registrata addirittura con un mezzo tecnico, una macchina fotografica, non corrispondeva alla verità; e per vivere, per credere, accettava un’altra “verità”: scaturita da una realtà in movimento cui si poteva aderire solo accettandone le regole interne; e dinamiche. » |
di Betty Jeffries Demby
Ha scritto lei la sceneggiatura di «Professione: reporter»? Ho sempre scritto io le mie sceneggiature, anche se quello che scrivevo era il risultato delle discussioni con i miei collaboratori. Professione. reporter, però, è stato scritto da qualcun altro. Naturalmente ho fatto dei cambiamenti per adattarlo al mio modo di pensare e di girare. Mi piace improvvisare - per la verità non so fare altrimenti. È solo in questa fase, quando cioè effettivamente lo vedo, che il film mi diventa chiaro. Tra le mie qualità - sempre che ne abbia - non ci sono la lucidità e la chiarezza. » |
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Il film della Modernità
di Carlo di Carlo
Come L’avventura, che apriva il cinema degli anni sessanta e un ciclo narrativo dell’autore, fu un film “rivoluzionario” per innovazione di linguaggio e di racconto, così Professione: reporter, dopo Blow-upe Zabriskie Point, ne chiude un altro e rappresenta il punto più elevato della forza espressiva di Michelangelo Antonioni. Nella direzione indicata da Barthes, e cioè quella di lasciare «la strada del senso sempre aperta, e come indecisa, per scrupolo». E di portare « la crisi del senso nel cuore dell’identità degli avvenimenti o delle persone». » |
Inutile fuga dalla propria prigione
di Lino Miccichè
«Antonioni - ha scritto Alberto Moravia ai tempi de La notte e L'eclisse - è simile a certi uccelli solitari che hanno un verso solo da cantare e lo provano notte e giorno. Attraverso tutti i suoi film egli ci ha dato questo suo verso e soltanto questo»; cioè, uscendo fuor di metafora, «una sola ma profonda nota: l'aridità dei rapporti, la brutalità della vita moderna, lo squallore del destino umano». La definizione moraviana appare sommariamente esatta, anche alla luce del più recente film di Antonioni, Professione: reporter, e anzi certamente appare, come «un verso solo», ma non già ripetuto di film in film, bensì composto dei vari film e dunque in ognuno di essi soggetto a successivi sviluppi, difficilmente scindibile nelle varie componenti e apprezzabile, quindi, soltanto diacronicamente. » |
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