Allonsanfan

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Un film di Paolo Taviani, Vittorio Taviani. Con Marcello Mastroianni, Lea Massari, Mimsy Farmer, Laura Betti, Claudio Cassinelli.
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Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 115 min. - Italia 1974. MYMONETRO Allonsanfan * * * - - valutazione media: 3,17 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,17/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Ex ufficiale napoleonico di nobile famiglia, dopo aver abbandonato la Carboneria, viene costretto da una donna a riprendere i rapporti con essa.
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primo piano
I fratelli Taviani ripercorrono il passato per sondare i corsi e ricorsi della storia
Andreina Sirena     * * * 1/2 -

1816. Nell'Europa della Restaurazione, il prigioniero politico Fulvio Imbriani - aristocratico, ex giacobino ed ex ufficiale napoleonico - viene scarcerato e fa ritorno alla proprietà di famiglia. I suoi vecchi compagni di lotta fanno di tutto per coinvolgerlo di nuovo in attività rivoluzionarie. Lui li segue benché riluttante, fino a farsi travolgere in una rovinosa spedizione al sud.
Autentico antieroe, totalmente disilluso, Fulvio Imbriani vede ormai negli ideali rivoluzionari soltanto delle velleità anacronistiche e fallimentari. La Restaurazione seguita al Congresso di Vienna (1814-1815) aveva cercato in tutti i modi di fingere che la Rivoluzione francese e Napoleone non fossero mai esistiti. A questa Restaurazione su scala europea corrisponde quella privata del protagonista: tutto il suo antico fervore rivoluzionario evapora nelle rassicuranti comodità della sua dimora patrizia, ha un forte desiderio di tranquillità, benessere e pace, ed è proprio su questi desideri che la Restaurazione farà leva per imporre e perpetuare il proprio potere. Ne viene fuori un personaggio fortemente contraddittorio che esprime la propria schizofrenia nei confronti degli ideali che avevano acceso la fine del Settecento, tradendoli e riabbracciandoli in modo delirante. Fulvio Imbriani non fa che ribadire il desiderio di un altrove, accomiatandosi più di una volta dai suoi compagni; ma gli addii non sono mai definitivi e riaprono ancora nuove possibilità. Egli è un uomo stanco, apatico e disincantato, ma è anche un seduttore col suo stuolo di amanti statuarie e voluttuose, pronte ad immolarsi per continuare la lotta al fianco dei rivoluzionari. Tra i fedeli agli ideali e i suicidi, Fulvio sceglie di essere un sognatore che non smette di inseguire l'America. Spesso colto in uno stato febbricitante e narcolettico di chi vuole essere altrove, rimuovere passato e presente senza prendere decisioni, egli si ostina a inseguire il miraggio di un qualcosa che non avviene, di un'utopia che non si realizza ma sconfina con la follia. Alla realtà troppo dura da accettare si sostituisce la sua chimera. Allonsanfan non è un film storico coi suoi squarci allucinatori; nell'ostinata esplosione bacchica del dirindindin dell'uva fogarina, del racconto del rospo all'indifeso Massimiliano, del carnevale visionario di seni e natiche giganti di cartapesta, nel fantasma di Lionello che rinviene dalle acque. I fratelli Taviani ripercorrono il passato per rintracciare le forme larvali germinate nel presente, per sondare i corsi e ricorsi della storia che restaura dopo aver scardinato un sistema: nell'Italia dei primi anni Settanta si era ormai consumato il fallimento di qualsiasi idea rivoluzionaria, e l'anelito di rivolta degli anni Sessanta si era stemperato in un ripiegamento "restauratorio" nel privato e nell'edonismo, oppure al contrario si era radicalizzato e fanatizzato nella lotta armata e nei crimini delle Brigate rosse (fanatismo adombrato, forse, nel personaggio di Allonsanfan, nel suo "idealismo" sinistro e delirante). "Nel momento di Allonsanfan sentivamo in noi e fuori di noi questa forza orrenda della restaurazione, di una restaurazione violenta che avveniva dopo gli anni Sessanta - non dico il '68, dico gli anni Sessanta perché è più complesso e più giusto - e sentivamo che l'opera di restaurazione fatta dal potere non era solo del potere ma agiva anche su qualcosa che era nel profondo di noi". Allonsanfan è proprio questo: un viaggio alla ricerca di "quanto c'è dentro di noi di restauratorio su cui può agire il potere" (Paolo Taviani).

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"faville che sono soltanto cenere"

martedì 16 maggio 2006 di Teresa Trivellin

Antieroica e favolistica rappresentazione, a tratti teatrale, surreale e picaresca, “straniata”, con contaminazioni di generi e citazioni letterarie veristiche e risorgimentali, dell’ultima avventura “patriottica” del nobile Fulvio Imbriani, prestato alla causa giacobina dei “Fratelli Sublimi”, ma in realtà avviato verso un cammino di personale “restaurazione” nell’elegante disimpegno della vita aristocratica. Uscito in accesa e allegorica redingote rossa da un ufficio di polizia, nel 28° della continua »

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SOUNDTRACK | Allonsanfan

La colonna sonora del film

Disponibile on line da domenica 31 dicembre 2006

Cover CD Allonsanfan A partire da domenica 31 dicembre 2006 è disponibile on line e in tutti i negozi la colonna sonora del film Allonsanfan del regista. Paolo Taviani, Vittorio Taviani Distribuita da GDM. Sono inoltre disponibili altre colonne sonore del film. altre versioni »

NEWS | Un grande Marcello Mastroianni al servizio dei fratelli Taviani.

Su mymovieslive!

giovedì 27 dicembre 2012 - a cura della redazione

Allonsanfan su MYMOVIESLIVE! I fratelli Taviani fin dal titolo del film (incipit della marsigliese) omaggiano la rivoluzione francese, con i suoi sogni e ideali di uguaglianza e libertà. Presentato al Festival di Cannes nel 1975 Allonsanfan racconta la vita di Fulvio Imbriani, ex giacobino ed ex ufficiale di Bonaparte, che, negli anni della restaurazione, riesce a prendere parte a una spedizione rivoluzionaria nel Meridione. Preso a simbolo della spinta utopistica, Fulvio, con la sua camicia rossa, diventa emblema della poetica dei Taviani: la costante tensione, etica ed estetica, verso una vita fatta di passione civile.

   

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

Il titolo è tolto al refrain della Marsigliese (‘Allons enfants de la Patrie’), scritto come si pronuncia; è però anche il soprannome di un giovane carbonaro che, nel 1816, in piena Restaurazione, con Napoleone a Sant’Elena e gli Austriaci a Milano, continua a credere al "four de gloire” galvanizzando i compagni con questa sua fede in apparenza senza più fondamento. Non è però “Allonsanfan” il protagonista della storia che, dopo i civili impegni di Sotto il segno dello Scorpione e di San Michele aveva un gallo, ci propongono oggi Paolo e Vittorio Taviani; è invece proprio il suo contrario, e cioè Fulvio, patrizio milanese, ex giacobino, ex ufficiale napoleonico, che, restituito, dopo tanti sommovimenti, agli agi della famiglia, convinto, come molti, che la Rivoluzione sia ormai un’utopia accantonata dal Congresso di Vienna, non se la sente più di condividere gli ideali e le lotte di una volta e tenta di sottrarvisi con ogni mezzo: non ultimo il tradimento. »

di Adelio Ferrero Cinema Nuovo

La crisi e il riflusso dell'istanza rivoluzionaria sono anche il tema di Allonsanfan: ne improntano la dialettica ideologica, ne modellano le strutture narrative. Il nuovo approccio metaforico alla storia non potrebbe riuscire più emblematico: gli anni della Restaurazione, gli ultimi sussulti di un gruppo cospirativo e settario legato al mito giacobino e alla propaganda buonarrotiana, un personaggio "negativo" e antieroico, il recupero di strutture narrative/teatrali/melodrammatiche - nell'accezione storico-istituzionale - che ripropongono un modo di fare cinema il cui accento appare nettamente spostarsi (mediatore il Visconti di Senso e del "melodramma") verso una nozione di narratività più tradizionale e riconoscibile. »

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