Amarcord

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Un film di Federico Fellini. Con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Giuseppe Ianigro, Gianfilippo Carcano.
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Commedia, Ratings: Kids+16, durata 127' min. - Italia 1973. MYMONETRO Amarcord * * * * - valutazione media: 4,48 su 35 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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walterino
frutto dell'immaginazione Valutazione 5 stelle su cinque
80%
No
20%

Ho uno splendido ricordo di questo film, in particolare per l'atmosfera onirica, visionaria, che trasmette allo spettatore ricordi ancestrali, le immagini di un'Italia di altri tempi alla quale non si può non guardare con un po' di nostalgia. Tutto in Amarcord è evanescente, accennato, gli episodi sono rarefatti e, sovrapponendosi, danno l'idea del fluire del tempo, della vita che scorre e cambia, e con lei i posti in cui viviamo e le abitudini che abbiamo. L'ho trovato divertente e commovente, bravi e popolari gli interpreti, da pelle d'oca la scenografia.

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paolo schipani sabato 7 novembre 2009
sogno, disperazione, follia e comicità Valutazione 5 stelle su cinque
100%
No
0%

«Voglio una doooooooooonnaaaaaaaaaaaaaa», grida lo zio Teo (Ciccio Ingrassia) dalla cima di un albero. Sogno e disperazione, follia e comicità. Amarcord (Italia, 1973, 127'), in dialetto romagnolo «mi ricordo»: un viaggio surreale che ripropone la carrellata di ricordi di Fellini e della sua adolescenza nel Borgo (Rimini) negli anni ‘30, attraverso gli occhi del giovane Titta (Bruno Zanin). Un’adolescenza di desideri di evasione, ricerca della novità, sogni sessuali e voglia di “provare”. La vita della provincia soffoca e fa sognare contemporaneamente: si vorrebbe scappare, ma l’attaccamento è tanto. Proprio in questa comunità provinciale ognuno può ritrovare se stesso, può spolverare qualche ricordo del suo piccolo mondo: la Gradisca (Magali Noël, la bella del paese), la prosperosa tabaccaia (Maria Antonietta Beluzzi), la “volpina”(Josiane Tanzilli) senza freni inibitori, il cieco di Cantarel (Domenico Pertica), i litigiosi genitori di Titta, il nonno (Giuseppe Lanigro) che non smette di mostrare la sua virilità, le burle scolastiche con i compagni, le ricorrenze paesane… E’ impossibile, chiudendo gli occhi, non condividere nemmeno un’immagine di queste mostrate da Fellini. [+]

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las181 martedì 14 agosto 2007
ho uno splendido ricordo di questo film Valutazione 5 stelle su cinque
71%
No
29%

Ho uno splendido ricordo di questo film, in particolare per l'atmosfera onirica, visionaria, che trasmette allo spettatore ricordi ancestrali, le immagini di un'Italia di altri tempi alla quale non si può non guardare con un po' di nostalgia. Tutto in Amarcord è evanescente, accennato, gli episodi sono rarefatti e, sovrapponendosi, danno l'idea del fluire del tempo, della vita che scorre e cambia, e con lei i posti in cui viviamo e le abitudini che abbiamo. L'ho trovato divertente e commovente, bravi e popolari gli interpreti, da pelle d'oca la scenografia.

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mondolariano venerdì 10 giugno 2011
geniale Valutazione 4 stelle su cinque
75%
No
25%

Esattamente vent'anni dopo “I vitelloni”, Fellini dipinge un altro affresco dell’Italia provinciale del ‘900. Più geniale ma anche più imperfetto, meno compatto all’interno di una trama volutamente oziosa, formata da un mosaico di situazioni che illustrano i ricordi personali di Fellini. Il collante è assicurato dalla forte connotazione poetica e dalle cadenze ridanciane della farsa, una curiosa miscela di “allegra mestizia” dove anche il Fascismo è visto con ironia attraverso gli occhi dei ragazzi. Il pezzo forte è l’apparizione onirica del “Rex”, voluta - a detta di Fellini - per ricordare una gloria italiana altrimenti dimenticata. Va da sé la celebre scena dell’albero e la splendida atmosfera della campagna romagnola lungo il mare. [+]

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catullo martedì 2 novembre 2010
fellini fra i grandi del rinascimento Valutazione 5 stelle su cinque
63%
No
38%

Amarcord è un capolavoro assoluto nel senso che come “La strada” e “la dolce vita” è entrato nel sentire comune della gente travalicando gli steccati culturali che dividono i popoli diventando universale (ottoemezzo è più per specialisti)  Non ha importanza se la cultura da dove nasce questa storia è radicata in un particolare contesto geografico…in questo caso riguarda la romagna e la caratteristica ironia fatalista e gioiosa della gente di questa regione …ma il linguaggio con cui Fellini racconta la storia è quello onirico e popolare…cioè un linguaggio appunto universale e quindi condiviso. [+]

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paolo 67 venerdì 25 novembre 2011
ritorno al borgo Valutazione 5 stelle su cinque
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No
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Il film che riportò Fellini al centro del dibattito internazionale e gli conquistò il quarto Oscar, girato nel più assoluto segreto in una Rimini tutta ricostruita a Cinecittà, è un viaggio nel paese dell'infanzia e dell'adolescenza di Federico, ambientato in un'Italia provinciale durante il fascismo, che il maestro riminese vedeva come il simbolo di una adolescenza protratta. Nato dall'esigenza di ricordare per uscire dai condizionamenti ancora presenti nell'anima italiana delle illusioni del passato, di una certa educazione, esprime sentimenti contrastanti, tra l'evidenza, sottolineata dalle situazioni cialtronesche e buffe, di una condizione ignorante e un po' folle e la nostalgia complice per un piccolo mondo antico perduto, in cui può essere dolce ritrovarsi e ritemprarsi. [+]

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jos_d mercoledì 9 settembre 2009
un' apprezzabile prova di creatività Valutazione 3 stelle su cinque
15%
No
85%

A circa vent' anni da "I vitelloni", suo primo grande successo, Federico Fellini dedica un' altra pellicola alla Romagna, sua terra natale. Più ancora che di una terra però, questo film rievoca le atmosfere di un' epoca, quella in cui il regista ha vissuto la propria adolescenza, ovvero gli anni trenta, gli anni in cui l' Italia sognava di poter tornare agli antichi splendori sotto la guida del duce. In particolare la vicenda è ambientata in un paesino di cui non viene mai fatto il nome -ma che va indubbiamente identificato con Rimini, città natale del regista-, uno di quei paesini dove la vita scorre ripetitiva ed animato soltanto dalle marachelle di un' irrequieta gioventù, dai pettegolezzi sulle signorine più focose e da qualche parata fascista. [+]

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