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marx2
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domenica 18 marzo 2012
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un grande film
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Questo capolavoro del cinema italiano riguardandolo ci fa capire due cose che questo film e ancora molto attuale e che nella STORIA del CINEMA non c 'e attore migliore di volonte
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drintro
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lunedì 20 febbraio 2012
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grandioso volonté, film simbolo di un'epoca
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Splendida interpretazione di Volonté. Grandioso film tra i miei preferiti del genere.
Un bel cinque stelle per me!
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gianni lucini
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mercoledì 12 ottobre 2011
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civiltà della repressione
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Nell’Italia del 1970, in un periodo in cui non soltanto gli intellettuali, ma gran parte dell’opinione pubblica e i grandi movimenti studenteschi e operai stanno denunciando i rischi di deriva autoritaria e repressiva del paese, Elio Petri porta sullo schermo un film il cui protagonista afferma sicuro «Il popolo è minorenne, la città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere. Repressione è civiltà». Il suo film è una critica violenta a un potere che si autoalimenta attraverso l’arroganza e l’impunità. Come nei gialli più classici il racconto prende le mosse da un episodio di cronaca nera.
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Nell’Italia del 1970, in un periodo in cui non soltanto gli intellettuali, ma gran parte dell’opinione pubblica e i grandi movimenti studenteschi e operai stanno denunciando i rischi di deriva autoritaria e repressiva del paese, Elio Petri porta sullo schermo un film il cui protagonista afferma sicuro «Il popolo è minorenne, la città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere. Repressione è civiltà». Il suo film è una critica violenta a un potere che si autoalimenta attraverso l’arroganza e l’impunità. Come nei gialli più classici il racconto prende le mosse da un episodio di cronaca nera. È un assassinio che non ha motivazioni politiche né giustificazioni particolari se non nella psiche deviata del colpevole. Per questa ragione i meccanismi di difesa messi in atto dal sistema appaiono ancora più paradossali perchè non hanno alcuna giustificazione se non nel fatto che chi detiene il potere è al di sopra di qualsiasi legge morale o etica. Le allusioni alla realtà dell’epoca servono a far capire che, in fondo in fondo, non è poi soltanto un paradosso…
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gianni lucini
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mercoledì 12 ottobre 2011
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un debito verso kafka
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Elio Petri e Ugo Pirro, autori del soggetto e della sceneggiatura di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto sono ampiamente debitori nei confronti di Franz Kafka e non fanno niente per nasconderlo visto che affidano la chiusura della narrazione filmica proprio a una lapidaria e caustica considerazione dello scrittore praghese: «Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano». Fin dalle prime inquadrature il protagonista del film non viene presentato come la deviazione di un sistema, una sorta di appendice malata di un corpo sostanzialmente sano, ma come l’espressione più significativa del potere stesso.
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Elio Petri e Ugo Pirro, autori del soggetto e della sceneggiatura di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto sono ampiamente debitori nei confronti di Franz Kafka e non fanno niente per nasconderlo visto che affidano la chiusura della narrazione filmica proprio a una lapidaria e caustica considerazione dello scrittore praghese: «Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano». Fin dalle prime inquadrature il protagonista del film non viene presentato come la deviazione di un sistema, una sorta di appendice malata di un corpo sostanzialmente sano, ma come l’espressione più significativa del potere stesso. Il personaggio interpretato da Volontè non ha un nome, per tutti è semplicemente “il Dottore” perchè il potere è anonimo. Ha la possibilità di entrare nella vita degli altri, controllarli, torturarli quando serve (come accade al marito di Augusta), depistare, ingannare, muoversi a proprio agio tra le mistificazioni e la finzione in una specie di mondo parallelo a quello in cui vive la gente normale. Elio Petri racconta il potere come una sorta di cancro che tutto corrompe e tutto infanga ma che è perfettamente funzionale al mantenimento degli equilibri della società e dello stato. Lo stesso protagonista in uno dei rarissimi momenti di crisi, quando dalle nebbie del suo delirio d’onnipotenza sembra emergere un sussulto di coscienza, si autoassolve rapidamente perchè in fondo «La mia è una malattia professionale contratta durante l’uso del potere». E come accade nei racconti di Kafka, nei momenti in cui per superficialità o per stanchezza finirà per esporsi al rischio di venire individuato, sarà proprio il sistema, la stessa macchina della giustizia così spietata nei confronti dei studenti contestatori o degli innocenti finiti per caso nei suoi meccanismi, a sanare le falle da lui create e a offrirgli l’opportunità di farla franca.
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andurghello
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mercoledì 17 agosto 2011
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"repressione e' civilta'!"
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“La repressione è il nostro vaccino. Repressione è civiltà.” Con queste parole il capo dell’ufficio politico (Gian Maria Volontè) conclude il suo discorso di insediamento. Proprio la stessa mattina, durante un amplesso aveva tagliato la gola alla sua amante Augusta Terzi (Florinda Bolkan), disseminando la scena del crimine di prove a suo carico con la volontà di dimostrare che, come rappresentante della legge, del potere e dell’ordine costituito, fosse al di sopra di ogni sospetto.
Attraverso una prova d’istrionismo di un Volontè dominante, Elio Petri, autore anche della sceneggiatura insieme ad Ugo Pirro, vuole evidenziare le contraddizioni e l’ “autotutela” del potere, che non riesce a mettersi in discussione neanche davanti all’enorme evidenza dei fatti, ma che dimostra fragilità e debolezze pruriginose nel proprio privato.
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“La repressione è il nostro vaccino. Repressione è civiltà.” Con queste parole il capo dell’ufficio politico (Gian Maria Volontè) conclude il suo discorso di insediamento. Proprio la stessa mattina, durante un amplesso aveva tagliato la gola alla sua amante Augusta Terzi (Florinda Bolkan), disseminando la scena del crimine di prove a suo carico con la volontà di dimostrare che, come rappresentante della legge, del potere e dell’ordine costituito, fosse al di sopra di ogni sospetto.
Attraverso una prova d’istrionismo di un Volontè dominante, Elio Petri, autore anche della sceneggiatura insieme ad Ugo Pirro, vuole evidenziare le contraddizioni e l’ “autotutela” del potere, che non riesce a mettersi in discussione neanche davanti all’enorme evidenza dei fatti, ma che dimostra fragilità e debolezze pruriginose nel proprio privato. Proprio in questa dicotomia tra l’aspetto pubblico e privato del protagonista, Petri riesce a raggiungere il giusto equilibrio tra contestazione e analisi psicologica, denunciando le aberrazioni del potere senza trascurare la psiche di un uomo sbeffeggiato dalla propria donna, e persino da uno studente contestatore, arrestato e interrogato con metodi da gestapo in uno dei frequenti deliri di potere di cui il protagonista è vittima.
Insieme a “la classe operaia va in paradiso” è una delle vette della cinematografia di Petri e senza dubbio una delle espressioni più alte del cinema sociale degli anni 70, il regista stesso preferisce usare il registro ironico del grottesco piuttosto che l’attacco sociale diretto, mostrandosi anche indulgente nel momento in cui il poliziotto arriva al termine della sua recita.
Dopo varie peripezie, alcune delle quali esilaranti, come la scena in cui per farsi riconoscere l’ispettore manda un terrorizzato Salvo Randone a comprare numerose cravatte per lui, la narrazione si chiude con il poliziotto, che dopo aver redatto delle lettere auto accusatorie riceve degli alti graduati, ma non si comprende se effettivamente per arrestarlo, le imposte si chiudono con questa frase di Kafka mentre noi veniamo assaliti dal dubbio: “«Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano.»
Da divulgare nelle scuole di sceneggiatura e di recitazione il dialogo tra il protagonista e il primo e più debole dei due studenti torchiati durante le indagini per un attentato all’american express, tra le altre frasi di impatto citerei la seguente: “Perché capisci, ma parliamo da uomini moderni, avanzati, che cos’è questa democrazia, e diciamocelo, è l’anticamera del socialismo, io per esempio, voto socialista!”
Tecnicamente le macchine da presa vengono messe al servizio del lirismo espressivo di Volontè, con primi piani strettissimi e spesso presi leggermente dal basso, per conferire maggiore “prepotenza fisica” al personaggio.
Ottima la fotografia di Luigi Kuveiller e il montaggio di Ruggero Mastroianni, indimenticabile la colonna sonora di Ennio Morricone, diventata a lungo sigla di una nota trasmissione televisiva.
Vinse l’oscar come miglior film straniero nel 1971 e il Grand Prix Speciale della giuria al 23° festival di Cannes.
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molenga
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lunedì 15 agosto 2011
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dottòòòòrèèèè!
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UNO DEI FILM PIù IMPORTANTI DEL NOSTRO CINEMA.
Volontè-Petri, la pellicola è d'autore: denuncia che annuncia gli anni di piombo attraverso la figura kafkiana-non è casuale la citazione finale- del capo della sezione politica della polizia di Roma che, uccisa la sua amante-ricca e bella, pure nobile, colpevole di giocare con lui come si fa con un bambino e di averlo tradito- fa di tutto per farsi catturare....arriva anche a confessare il proprio delitto facendosi umile davanti ai colleghi che ha fin lì umiliato e che semplicemente, per proteggere il Corpo, annulleranno ogni prova contro di lui.
Superba prova-come sempre-di Gian Maria Volonté, messaggio antiautoritario e antifascista- si noti la posizione che il questore assume quando condanna l'attentato bombarolo davanti alle telecamere-, e fortemente antiborghese a partire dalla piccola borghesia che proprio nell'eserciti o nella polizia trova l'unico strumento per emergere dalla miseria.
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UNO DEI FILM PIù IMPORTANTI DEL NOSTRO CINEMA.
Volontè-Petri, la pellicola è d'autore: denuncia che annuncia gli anni di piombo attraverso la figura kafkiana-non è casuale la citazione finale- del capo della sezione politica della polizia di Roma che, uccisa la sua amante-ricca e bella, pure nobile, colpevole di giocare con lui come si fa con un bambino e di averlo tradito- fa di tutto per farsi catturare....arriva anche a confessare il proprio delitto facendosi umile davanti ai colleghi che ha fin lì umiliato e che semplicemente, per proteggere il Corpo, annulleranno ogni prova contro di lui.
Superba prova-come sempre-di Gian Maria Volonté, messaggio antiautoritario e antifascista- si noti la posizione che il questore assume quando condanna l'attentato bombarolo davanti alle telecamere-, e fortemente antiborghese a partire dalla piccola borghesia che proprio nell'eserciti o nella polizia trova l'unico strumento per emergere dalla miseria. colonna sonora indimenticabile
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catullo
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lunedì 17 gennaio 2011
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il potere salva sempre se stesso
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Elio Petri,regista politico,inizia bene la sua triologia contro il potere col suo film capolavoro "indagine..."che vincerà l'oscar e coinciderà con una delle più splendide interpretazioni di Volontè corroborato da una delle migliori colonne sonore di Morricone (di cui si innamorò Kubrick) Film girato nel 70 subito dopo la strage di piazza Fontana a cui seguirono i drammarici anni della così detta strategia della tensione la figura del comissario fu disegnata pari pari sulle sembianze del comissario Calabresi vittima di una campagna d'odio senza precedenti (Petri fu uno dei tanti firmatari del documento di condanna che accusava Calabresi di aver assassinato l'anarchico Pinelli. Dopo l'omicidio del comissario le indagini del magistrato D'Ambrosio conclusero che Calabresi fu estraneo alla morte dell'anarchico)Dopo queste dovute precisazioni e inevitabili riferimenti legati alla situazione italiana degli anni 70 non si può negare che il film fu girato con una tecnica superba e una sceneggiatura dove Gian Maria Volontè la fà da padrone muovendosi con autorità assoluta e imprimendo alla figura del personaggio aspetti caricaturali indimenticabili!Originale l'idea di giallo con finale politico ma non troppo.
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Elio Petri,regista politico,inizia bene la sua triologia contro il potere col suo film capolavoro "indagine..."che vincerà l'oscar e coinciderà con una delle più splendide interpretazioni di Volontè corroborato da una delle migliori colonne sonore di Morricone (di cui si innamorò Kubrick) Film girato nel 70 subito dopo la strage di piazza Fontana a cui seguirono i drammarici anni della così detta strategia della tensione la figura del comissario fu disegnata pari pari sulle sembianze del comissario Calabresi vittima di una campagna d'odio senza precedenti (Petri fu uno dei tanti firmatari del documento di condanna che accusava Calabresi di aver assassinato l'anarchico Pinelli. Dopo l'omicidio del comissario le indagini del magistrato D'Ambrosio conclusero che Calabresi fu estraneo alla morte dell'anarchico)Dopo queste dovute precisazioni e inevitabili riferimenti legati alla situazione italiana degli anni 70 non si può negare che il film fu girato con una tecnica superba e una sceneggiatura dove Gian Maria Volontè la fà da padrone muovendosi con autorità assoluta e imprimendo alla figura del personaggio aspetti caricaturali indimenticabili!Originale l'idea di giallo con finale politico ma non troppo...il potere salva sempre se stesso!
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[+] il commissario non era calabresi
(di pretore di lodi)
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g. romagna
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martedì 28 settembre 2010
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indagine su un cittadino...
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Un reazionario poliziotto di elevato rango (Gian Maria Volontè), a capo della squadra omicidi ed in procinto di passare al timone di quella politica, si rende protagonista del delitto della propria amante (rea di prendersi gioco di lui e di tradirlo con Alessandro Pace, giovane rivoluzionario) e dissemina volontariamente la scena del delitto e delle indagini di indizi a suo carico in modo da provare la sua immunità nei confronti della legge. Peccato che lo stesso Pace lo abbia incrociato mentre usciva dall'appartamento dopo l'assassinio. Tuttavia, in virtù del trionfo dell'ordine costituito, quando appare evidente che non potrà mai finire nel registro degli indagati, pare proprio che sia l'agente stesso ad aspirare di essere scoperto.
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Un reazionario poliziotto di elevato rango (Gian Maria Volontè), a capo della squadra omicidi ed in procinto di passare al timone di quella politica, si rende protagonista del delitto della propria amante (rea di prendersi gioco di lui e di tradirlo con Alessandro Pace, giovane rivoluzionario) e dissemina volontariamente la scena del delitto e delle indagini di indizi a suo carico in modo da provare la sua immunità nei confronti della legge. Peccato che lo stesso Pace lo abbia incrociato mentre usciva dall'appartamento dopo l'assassinio. Tuttavia, in virtù del trionfo dell'ordine costituito, quando appare evidente che non potrà mai finire nel registro degli indagati, pare proprio che sia l'agente stesso ad aspirare di essere scoperto. Dopo aver tenuto saldamente nelle mani i fili delle investigazioni, quando un pacco bomba esplode di fronte al commissariato, l'assassino ordina l'arresto di un vasto numero di sovversivi comunisti tra i quali figura anche Pace. Costui, a colloquio con il poliziotto, si rifiuta di denunciarlo per utilizzare il segreto quale arma di ricatto nei suoi confronti. A questo punto l'omicida confessa esplicitamente di essere stato l'autore del delitto, poi si reca a casa in attesa d'essere arrestato. Qui sogna che i colleghi, riunitisi nella sua dimora, lo interroghino serratamente non per provare la sua colpevolezza, bensì per distruggere l'evidenza degli indizi a suo carico e per adoperarsi a chiudere la pratica Pace, unico a conoscere la verità. Al suo risveglio i colleghi sono realmente giunti per la resa dei conti finale. Ma quale sarà l'esito? Con questo autentico capolavoro del cinema Elio Petri riesce a racchiudere, in una trama avvincente e ricca di continui colpi di scena, non solo un freddo e lucido racconto dei sistemi di funzionamento dello Stato borghese e della natura repressiva del suo impianto pseudo-democratico, ma anche un'analisi di natura dostoevskijan-freudiana della personalità autoritaria che vede in uno Stato gerarchizzato e repressore quella totemica figura paterna capace di sopperire alle proprie fragilità. Non manca, in questa cinica e geniale ricostruzione della realtà borghese, la donna edipicamente uccisa, l'oggetto del proprio possesso che sfugge dalle mani per finire, per giunta, in quelle del nemico numero uno, un aspirante rivoluzionario. Gian Maria Volontè è semplicemente straordinario, e lascia senza fiato per la sua mirabile capacità di rendere al meglio la difficile interpretazione di un personaggio ondeggiante, com'è naturale che sia, tra la pubblica natura autoritaria e la fragilità a tratti infantile del privato. A fare da degna ciliegina sulla torta sta poi la celeberrima colonna sonora di Morricone. Indiscutibilmente una delle pietre miliari del cinema italiano. Memorabile.
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ambrogio99
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lunedì 6 settembre 2010
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4,50
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questo film non e una schifezza e un capolavoro
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ambrogio99
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lunedì 6 settembre 2010
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un capolavoro del cinema italiano
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un film che non cambia mai bellissimo non e brutto a me piace per le scene poi mi piace anche il finale ma per me e un film duro ma rimane sempre bello
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