|
|
brando fioravanti
|
martedì 3 aprile 2012
|
la fine del west
|
|
|
|
Grande western girato in grande stile dando molto spazio ai paesaggi. Grande colonna sonora fatta da strumenti classici, ma anche da semplici rumori per rendere le scene più realistiche. Attori bravissimi si adattano perfettamente a lunghe scene silenziose. Con lo scontro finale non si conclude solo la vicenda del film, ma tutta la cultura riguardante i western. Potenti uomini d'affari stanno ormai prendendo il sopravvento su dei gangster ormai inutili. I duelli sono irrilevanti validi solo a fini personali.
|
|
|
[+] lascia un commento a brando fioravanti »
[ - ] lascia un commento a brando fioravanti »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
jayan
|
martedì 18 ottobre 2011
|
capolavoro western che va al di là del west
|
|
|
|
Uno dei capolavori di Sergio Leone... che va al di là del West. In questo film c'è psicologia, amore, violenza, vendetta e solidarietà. Ma ciò che lo fa salire alla vetta del capolavoro è il connubio film-musica... e la straordinaria interpretazione di Claudia Cardinale.
|
|
|
[+] lascia un commento a jayan »
[ - ] lascia un commento a jayan »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gianni lucini
|
martedì 13 settembre 2011
|
il più grande balletto epico del cinema
|
|
|
|
Grazie a un budget illimitato garantito dalla Paramount Pictures C’era una volta il West viene girato nella stessa Monument Valley dei film di John Ford con un cast stellare nel quale primeggiano Henry Fonda, per la prima volta nella parte del “cattivo”, Charles Bronson, Claudia Cardinale e un Jason Robards che smette per la prima volta i panni dell’attore impegnato per indossare quelli polverosi di un fuorilegge. Preceduto da un’adeguata promozione il film arriva nelle sale cinematografiche nella primavera del 1968. L’accoglienza del pubblico è buona ma non all’altezza di quella ottenuta dei tre film della cosiddetta “trilogia del dollaro”.
[+]
Grazie a un budget illimitato garantito dalla Paramount Pictures C’era una volta il West viene girato nella stessa Monument Valley dei film di John Ford con un cast stellare nel quale primeggiano Henry Fonda, per la prima volta nella parte del “cattivo”, Charles Bronson, Claudia Cardinale e un Jason Robards che smette per la prima volta i panni dell’attore impegnato per indossare quelli polverosi di un fuorilegge. Preceduto da un’adeguata promozione il film arriva nelle sale cinematografiche nella primavera del 1968. L’accoglienza del pubblico è buona ma non all’altezza di quella ottenuta dei tre film della cosiddetta “trilogia del dollaro”. Ovunque gli incassi sono inferiori alle attese e negli Stati Uniti, fatta l’analisi costi-ricavi, alcuni giornali cominciano a parlare di un mezzo insuccesso. Dal punto di vista squisitamente commerciale i detrattori un po’ di ragione ce l’hanno visto che ci vorranno quattro anni prima che la produzione riesca a recuperare i soldi spesi. In Italia qualche critico accusa anche Sergio Leone di «…avere speso milioni di dollari per realizzare un film troppo epico e "lento"…». Il tempo, però, è galantuomo e con il passare degli anni C'era una volta il West verrà riconosciuto come uno dei capolavori assoluti del regista. Stanley Kubrick l’ha definito «…il più grande balletto epico portato sul grande schermo».
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a gianni lucini »
[ - ] lascia un commento a gianni lucini »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gianni lucini
|
martedì 13 settembre 2011
|
il crepuscolo degli antieroi
|
|
|
|
Quando sulla frontiera del western all’italiana cominciano ad arrivare gli uomini d’affari per gli antieroi è arrivato il tempo di cedere il posto. Prima del duello finale Frank guarda negli occhi Armonica e confessa di non essere capace di cambiare natura. È un momento in cui anche lui perfido, spietato e sanguinario assassino capisce che sta arrivando un’epoca nella quale per quelli come lui non ci sarà più posto. Gli affari saranno il motore che fa girare il nuovo mondo e a guidarli ci sarà una nuova razza di furfanti, non meno spietata ma profondamente diversa. Quando Armonica gli rinfaccia di non essere è riuscito a diventare un affarista come Morton, Frank risponde «Sono solo un uomo».
[+]
Quando sulla frontiera del western all’italiana cominciano ad arrivare gli uomini d’affari per gli antieroi è arrivato il tempo di cedere il posto. Prima del duello finale Frank guarda negli occhi Armonica e confessa di non essere capace di cambiare natura. È un momento in cui anche lui perfido, spietato e sanguinario assassino capisce che sta arrivando un’epoca nella quale per quelli come lui non ci sarà più posto. Gli affari saranno il motore che fa girare il nuovo mondo e a guidarli ci sarà una nuova razza di furfanti, non meno spietata ma profondamente diversa. Quando Armonica gli rinfaccia di non essere è riuscito a diventare un affarista come Morton, Frank risponde «Sono solo un uomo». E quando il meticcio ribatte «Una razza vecchia. Verranno altri Morton e la faranno sparire» Frank sottolinea che «Il futuro non riguarda più noi due». Gli antieroi del western all’italiana sono figli del loro tempo e non possono resistere ai cambiamenti. Mentre l’arrivo della ferrovia cambia la natura del tempo, riduce gli spazi e uccide il West delle diligenze loro finiscono per restare prigionieri dei propri obiettivi personali. Armonica insegue un’antica vendetta e Frank un sogno di dominio destinato a non avere successo. Sono simili e interdipendenti. Lo stesso Leone racconta che dopo il duello e l’uccisione dell’avversario Armonica «… è un po’ come se morisse anche lui nel momento in cui perde l’oggetto della sua vendetta, l’unico scopo della sua vita». L’unico che annusare per tempo ciò che accade intorno a lui è Cheyenne. Capisce di far parte di una razza in via d’estinzione, sa che il West degli uomini solitari è arrivato al capolinea e che il simbolo della nuova epoca è Jill, una donna, anzi «una gran donna» come la definiscono sia lui che Armonica.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a gianni lucini »
[ - ] lascia un commento a gianni lucini »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
mondolariano
|
sabato 18 giugno 2011
|
gli occhi di henry fonda
|
|
|
|
E’ curioso notare come alcune “Bibbie” del genere western siano di matrice italiana. “C’era una volta il west” è infatti fratello minore de “Il buono, il brutto, il cattivo”, con la partecipazione dei grandi attori americani diretti da Sergio Leone. Le analogie sono evidenti nel carattere dei personaggi, ognuno dei quali funge da protagonista autonomo rivaleggiando con gli altri. Abbiamo così Armonica (Charles Bronson) che corrisponde al “buono” di Clint Eastwood; abbiamo il bandito Cheyenne (Jason Robards) che fa coppia col brutto di Eli Wallach; abbiamo il sicario Frank (Henry Fonda) che corrisponde al cattivo di Lee van Cleef.
[+]
E’ curioso notare come alcune “Bibbie” del genere western siano di matrice italiana. “C’era una volta il west” è infatti fratello minore de “Il buono, il brutto, il cattivo”, con la partecipazione dei grandi attori americani diretti da Sergio Leone. Le analogie sono evidenti nel carattere dei personaggi, ognuno dei quali funge da protagonista autonomo rivaleggiando con gli altri. Abbiamo così Armonica (Charles Bronson) che corrisponde al “buono” di Clint Eastwood; abbiamo il bandito Cheyenne (Jason Robards) che fa coppia col brutto di Eli Wallach; abbiamo il sicario Frank (Henry Fonda) che corrisponde al cattivo di Lee van Cleef. L’estrema dilatazione temporale tipica di Sergio Leone raggiunge il culmine in questo film, specie nel primo tempo, con lunghissime inquadrature che sprigionano una suspense irresistibile, anche se occorre armarsi di una pazienza calibro 10.000.
“C’era una volta il west” si colloca nella cosiddetta trilogia del tempo accanto a “C’era una volta in America”, la cui violenza congenita getta una luce cupa sulla storia della società americana. Pensare infatti che la ferrovia transcontinentale sia stata costruita da affaristi senza scrupoli appoggiati da commercianti truffaldini e spietati serial killer non è certo edificante. Proprio gli occhi d’acciaio di Henry Fonda (in un ruolo negativo inedito per lui) costituiscono forse il particolare più memorabile del film, di concerto alla bellissima Claudia Cardinale e alle musiche di Ennio Morricone, qui impegnato in una della sue prove più riuscite (il brano dell’armonica è da inserire nel panorama della musica immortale, specie con l’inquadratura dei sicari che si avvicinano al bambino avvolti nei loro spolverini). Il film è inoltre privo del sapore cavalleresco che caratterizza molti western made in USA e a poco serve la metafora dei pistoleri che soccombono all’arrivo dei moderni imprenditori. Nessuna scena giocosa, nessun amore, nessun sentimento: duro come i deserti dello Utah e dell’Arizona (i luoghi delle riprese), addolcito soltanto dalle straordinarie musiche di Morricone.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a mondolariano »
[ - ] lascia un commento a mondolariano »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
l_leonardo
|
giovedì 3 marzo 2011
|
epico
|
|
|
|
|
|
|
|
[+] lascia un commento a l_leonardo »
[ - ] lascia un commento a l_leonardo »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
robywankenoby
|
venerdì 7 gennaio 2011
|
meglio italiani che fanno americani che viceversa
|
|
|
|
Caro Farinotti, mi sembra che l'italiano Leone sia molto più bravo a fare il "cinema americano" di quanto non siano gli americani a fare quello "italiano": il pur ottimo "Scent of a woman" non ha un quarto del pathos di "Profumo di donna", Madonna "travolta dal destino" con Giannini figlio… lasciamola perdere, e se poi gli americani fanno anche il soggetto "all'italiana", ecco che subito spunta il mandolino, come quello del capitano Corelli.
Leone, invece ha ispirato i più spettacolari registi anglosassoni, suoi contemporanei e successivi: Sam Peckinpah, John Woo, Martin Scorsese, Brian De Palma, Quentin Tarantino, Steven Spielberg, Robert Zemekis e – ovviamente, e ci mancherebbe altro – Clint Eastwood, ed è stato interpellato da Stanley Kubrik sul set di Barry Lyndon per un "consulto" sull'abbinamento di musica con immagini.
[+]
Caro Farinotti, mi sembra che l'italiano Leone sia molto più bravo a fare il "cinema americano" di quanto non siano gli americani a fare quello "italiano": il pur ottimo "Scent of a woman" non ha un quarto del pathos di "Profumo di donna", Madonna "travolta dal destino" con Giannini figlio… lasciamola perdere, e se poi gli americani fanno anche il soggetto "all'italiana", ecco che subito spunta il mandolino, come quello del capitano Corelli.
Leone, invece ha ispirato i più spettacolari registi anglosassoni, suoi contemporanei e successivi: Sam Peckinpah, John Woo, Martin Scorsese, Brian De Palma, Quentin Tarantino, Steven Spielberg, Robert Zemekis e – ovviamente, e ci mancherebbe altro – Clint Eastwood, ed è stato interpellato da Stanley Kubrik sul set di Barry Lyndon per un "consulto" sull'abbinamento di musica con immagini. Sì, Stanley Kubrik. Senza Sergio Leone non il cinema italiano, ma quello Holliwoodiano forse sarebbe stato diverso.
Farinotti, se a lei non piacciono Leone e Morricone – e forse tutto il cinema spettacolare – è un problema suo. Per come la vedo, Morricone è uno dei due grandi musicisti italiani del '900. Fra qualche anno, quando non ci sarà più, lo diranno tutti – forse anche lei – come sempre accade. Ah… l'altro è Puccini.
[-]
[+] concordo
(di darkovic)
[ - ] concordo
|
|
|
[+] lascia un commento a robywankenoby »
[ - ] lascia un commento a robywankenoby »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
robywankenoby
|
venerdì 7 gennaio 2011
|
confronti…
|
|
|
|
che sciocchezza: sono più buoni gli gnocchi al gorgonzola, le mozzarelline di bufala di Battipaglia o i Profiteroles? In comune hanno solo le forme rotonde.
Fellini prima che regista è un artista internazionale, non si può paragonare a nessuno, tutt'al più a se stesso; come Picasso.
Rossellini è il precursore di quello che molto dopo di lui si sarebbe chiamato docu-fiction, anche se il suo era molto più "docu" e quello di adesso è molto più "fiction", e si vede.
Leone è il più grande autore italiano di spettacolo cinematografico di tutti i tempi, ed uno dei più grandi a livello internazionale.
[+]
che sciocchezza: sono più buoni gli gnocchi al gorgonzola, le mozzarelline di bufala di Battipaglia o i Profiteroles? In comune hanno solo le forme rotonde.
Fellini prima che regista è un artista internazionale, non si può paragonare a nessuno, tutt'al più a se stesso; come Picasso.
Rossellini è il precursore di quello che molto dopo di lui si sarebbe chiamato docu-fiction, anche se il suo era molto più "docu" e quello di adesso è molto più "fiction", e si vede.
Leone è il più grande autore italiano di spettacolo cinematografico di tutti i tempi, ed uno dei più grandi a livello internazionale. Ha ispirato i più spettacolari registi anglosassoni, suoi contemporanei e successivi: Sam Peckinpah, John Woo, Martin Scorsese, Brian De Palma, Quentin Tarantino, Steven Spielberg, Robert Zemekis e – ovviamente, e ci mancherebbe altro – Clint Eastwood, ed è stato interpellato da Stanley Kubrik sul set di Barry Lyndon per un "consulto" sull'abbinamento di musica con immagini. Avete capito bene, Stanley Kubrik. Senza Sergio Leone non il cinema italiano, ma quello Holliwoodiano forse sarebbe stato diverso.
Se a Farinotti non piacciono Leone e Morricone – e forse tutto il cinema spettacolare – è un problema suo. Ci sono quelli che odiano divertirsi, sapete? Per quanto mi riguarda Morricone è uno dei due grandi musicisti italiani del '900. Fra qualche anno, quando non ci sarà più, lo diranno tutti. Ah… l'altro è Puccini.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a robywankenoby »
[ - ] lascia un commento a robywankenoby »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
fsromait
|
venerdì 7 gennaio 2011
|
il tramonto degli uomini nell'alba del progresso
|
|
|
|
La superba e storica conclusione di Sergio Leone dell'epopea western, rivisitazione e corollario/appendice alla precedente trilogia del dollaro, vista con occhi commossi al suo tramonto e che cede il passo alla modernità, della tecnologia e degli affaristi. Sostanzialmente, fin dall'inizio del film, nei suoi tempi magnificamente dilatati, si ha come il sentore che tutto sia già avvenuto: nello spazio della vendetta e del riscatto umano e sociale, cinque tipologie umane (l'affarista corrotto, il pistolero senza scrupoli che ne prende il posto, il bandito redento, il vendicatore senza nome e la bella) si disputano la scena in una sontuosa serie di sequenze che omaggiano il western del passato e che assurge ad archetipo della perenne vicenda umana.
[+]
La superba e storica conclusione di Sergio Leone dell'epopea western, rivisitazione e corollario/appendice alla precedente trilogia del dollaro, vista con occhi commossi al suo tramonto e che cede il passo alla modernità, della tecnologia e degli affaristi. Sostanzialmente, fin dall'inizio del film, nei suoi tempi magnificamente dilatati, si ha come il sentore che tutto sia già avvenuto: nello spazio della vendetta e del riscatto umano e sociale, cinque tipologie umane (l'affarista corrotto, il pistolero senza scrupoli che ne prende il posto, il bandito redento, il vendicatore senza nome e la bella) si disputano la scena in una sontuosa serie di sequenze che omaggiano il western del passato e che assurge ad archetipo della perenne vicenda umana. La chiave del film é, ovviamente, nelle sequenze finali "parallele" in cui i temi, da una parte dell'amicizia e stima virile, dall'altra del potenziale triangolo amoroso, riemergono con equilibrio sapiente quando il "tradizionale duello esterno", tra Armonica e Frank, viene cantato con splendido contrappunto "all'interno", nel dialogo e nei silenzi, densi di sottintesi, tra Jill e Cheyenne, riecheggiando nostalgicamente motti e modi di un'umanità "casalinga". Tutti questi quattro personaggi sono consapevoli di essere in bilico tra passato e futuro. Analogamente a quanto avviene in "Excalibur" (1981) di John Boorman, in cui Merlino dice, ad un Artù ormai re adulto e confuso, che l'età degli dei e dei maghi é terminata (perché quella ora é l'età degli uomini, con le loro responsabilità); così, al tramonto dell'epopea western, anche loro (gli uomini come Armonica e Cheyenne e perfino Frank) devono adesso cedere il passo al progresso (la ferrovia) e agli affaristi (Morton) che, seppure muoiono, saranno sostituiti. E l'epilogo consegna alla leggenda le figure di quegli uomini, che si allontanano per morire o con una vaga quanto improbabile promessa di passaggio, "un giorno o l'altro" a SweetWater. Resta Lei, la bella Jill, che con armoniosi quanto carezzevoli e pur energici movimenti, porta l'acqua agli operai della ferrovia, indicando come costruire e dove far sorgere la nuova città. Come se gli autori, nel lontano 1968, avessero voluto fare un auspicio: che piuttosto che degli affaristi, il futuro potesse essere al femminile! Il futuro avrebbe, purtroppo, disilluso le attese ma é senz'altro anche per questo motivo che la carica simbolica di "C'era una volta il West" risulta ancora attuale.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a fsromait »
[ - ] lascia un commento a fsromait »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
fsromait
|
venerdì 7 gennaio 2011
|
il tramonto degli uomini nell'alba del progresso
|
|
|
|
La superba e storica conclusione di Sergio Leone dell'epopea western, rivisitazione e corollario/appendice alla precedente trilogia del dollaro, vista con occhi commossi al suo tramonto e che cede il passo alla modernità, della tecnologia e degli affaristi. Sostanzialmente, fin dall'inizio del film, nei suoi tempi magnificamente dilatati, si ha come il sentore che tutto sia già avvenuto: nello spazio della vendetta e del riscatto umano e sociale, cinque tipologie umane (l'affarista corrotto, il pistolero senza scrupoli che ne prende il posto, il bandito redento, il vendicatore senza nome e la bella) si disputano la scena in una sontuosa serie di sequenze che omaggiano il western del passato e che assurge ad archetipo della perenne vicenda umana.
[+]
La superba e storica conclusione di Sergio Leone dell'epopea western, rivisitazione e corollario/appendice alla precedente trilogia del dollaro, vista con occhi commossi al suo tramonto e che cede il passo alla modernità, della tecnologia e degli affaristi. Sostanzialmente, fin dall'inizio del film, nei suoi tempi magnificamente dilatati, si ha come il sentore che tutto sia già avvenuto: nello spazio della vendetta e del riscatto umano e sociale, cinque tipologie umane (l'affarista corrotto, il pistolero senza scrupoli che ne prende il posto, il bandito redento, il vendicatore senza nome e la bella) si disputano la scena in una sontuosa serie di sequenze che omaggiano il western del passato e che assurge ad archetipo della perenne vicenda umana. La chiave del film é, ovviamente, nelle sequenze finali "parallele" in cui i temi, da una parte dell'amicizia e stima virile, dall'altra del potenziale triangolo amoroso, riemergono con equilibrio sapiente quando il "tradizionale duello esterno", tra Armonica e Frank, viene cantato con splendido contrappunto "all'interno", nel dialogo e nei silenzi, densi di sottintesi, tra Jill e Cheyenne, riecheggiando nostalgicamente motti e modi di un'umanità "casalinga". Tutti questi quattro personaggi sono consapevoli di essere in bilico tra passato e futuro. Analogamente a quanto avviene in "Excalibur" (1981) di John Boorman, in cui Merlino dice, ad un Artù ormai re adulto e confuso, che l'età degli dei e dei maghi é terminata (perché quella ora é l'età degli uomini, con le loro responsabilità); così, al tramonto dell'epopea western, anche loro (gli uomini come Armonica e Cheyenne e perfino Frank) devono adesso cedere il passo al progresso (la ferrovia) e agli affaristi (Morton) che, seppure muoiono, saranno sostituiti. E l'epilogo consegna alla leggenda le figure di quegli uomini, che si allontanano per morire o con una vaga quanto improbabile promessa di passaggio, "un giorno o l'altro" a SweetWater. Resta Lei, la bella Jill, che con armoniosi quanto carezzevoli e pur energici movimenti, porta l'acqua agli operai della ferrovia, indicando come costruire e dove far sorgere la nuova città. Come se gli autori, nel lontano 1968, avessero voluto fare un auspicio: che piuttosto che degli affaristi, il futuro potesse essere al femminile! Il futuro avrebbe, purtroppo, disilluso le attese ma é senz'altro anche per questo motivo che la carica simbolica di "C'era una volta il West" risulta ancora attuale.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a fsromait »
[ - ] lascia un commento a fsromait »
|
|
d'accordo? |
|
|
|