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brando fioravanti
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sabato 31 marzo 2012
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grandioso western
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Una favola per adulti tipica di Leone, ma con qualche novità a livello visivo e nella sceneggiatura. Tre uomini danno la caccia ad un bottino sepolto in un cimitero, e alla fine si sfideranno in un epico triello. Il protagonista farà una lunga pedalata nel desderto e si imbatterà nella guerra di seccessione, scenari tipici dei western americani. Il punto di forza del film rimane sempre nello stile e nella costruzione dei personaggi come in altre opere del regista. Uno dei western più coinvolgente e appassionante mai girato.
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mrwolfsmith
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domenica 4 marzo 2012
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l'apoteosi degli spaghetti western
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Uno dei migliori,o forse il migliore film di Sergio Leone,l'inventore di questo genere.
Non posso dire altro,film che non può mancare nella collezione di ciascun cinefilo,anche se non piace il genere questo è uno di quei film che piace per forza,non c'è possibilità di scampo.
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chaoki21
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giovedì 9 febbraio 2012
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nel suo genere,un capolavoro
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Epico epilogo della " trilogia del dollaro",è anche la più bella delle tre parti. Il buono (il biondo/Clint Eastwood),il brutto (Tuco/Eli Wallach) e il cattivo (Sentenza/Lee Van Cleef) si uniscono per mettere le mani su un tesoro nascosto in un cimitero da Bill Carson (che prima di morire l'ha detto a Tuco e al biondo). Prima di arrivare al cimitero Tuco e il biondo ne passano di tutti i colori fino ad arrivare allo spettacolare epilogo del film,ac-
compagnato dalla straordinaria colonna sonora di Ennio Morricone.Scritto da Leone con Vicenzoni e Age&Scarpelli mantiene la tecnica dei suoi predecessori: tempi dilatati,uso insistito di primi piani soprattutto nella
sequenza finale,suspense e gli immancabili duelli a colpi di pistola.
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Epico epilogo della " trilogia del dollaro",è anche la più bella delle tre parti. Il buono (il biondo/Clint Eastwood),il brutto (Tuco/Eli Wallach) e il cattivo (Sentenza/Lee Van Cleef) si uniscono per mettere le mani su un tesoro nascosto in un cimitero da Bill Carson (che prima di morire l'ha detto a Tuco e al biondo). Prima di arrivare al cimitero Tuco e il biondo ne passano di tutti i colori fino ad arrivare allo spettacolare epilogo del film,ac-
compagnato dalla straordinaria colonna sonora di Ennio Morricone.Scritto da Leone con Vicenzoni e Age&Scarpelli mantiene la tecnica dei suoi predecessori: tempi dilatati,uso insistito di primi piani soprattutto nella
sequenza finale,suspense e gli immancabili duelli a colpi di pistola. Leone si conferma un regista capace (non per niente è un punto di riferimento per quasi tutti i cineasti moderni).Non è giusto chiamarlo western,questo film non ha niente a che fare con i western made in USA che giravano in quegli anni,è un piccolo,grande capolavoro del western all'italiana ovvero gli "spaghetti-western".Detto questo si potrebbe anche non dire altro:tappa immancabile per i fan del genere ma anche per chi vuole passare tre orette di sano intrattenimento e divertimento intelligente.
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gianni lucini
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giovedì 15 settembre 2011
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il campo di prigionia
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Il campo di prigionia dove vengono portati il Biondo e Tuco non è esclusivamente frutto di fantasia. La sua impostazione scenografica, infattisi basa sulla documentazione fotografica delle condizioni del campo di prigionia sudista di Andersonville realizzata da Mathew B. Brady nell'agosto del 1864, in un momento in cui erano presenti circa 35.000 prigionieri. Non è l’unico aggancio alla realtà. Anche per la progettazione delle altre scene in esterni dedicate alle vicende belliche, infatti, si è attinto all'archivio fotografico dello stesso Mathew B. Brady.
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gianni lucini
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giovedì 15 settembre 2011
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due mascalzoni, no meglio tre
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Si racconta che l’idea de Il buono, il brutto, il cattivo sia nata nel 1965, nei giorni concitati ed esaltanti della presentazione di Per qualche dollaro in più quando Luciano Vincenzoni accompagna il suo amico Ilya Ropert, vicepresidente della United Artists ad assistere alla proiezione del film al Supercinema di Roma preso d’assalto da oltre tremila spettatori entusiasti. Al momento della firma dell’accordo con la quale la sua società acquista il diritto a distribuire il film negli Stati Uniti e in Canada, l’uomo d’affari chiede di poter opzionare anche i diritti del successivo film di Leone. Vuole però conoscerne sommariamente il soggetto.
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Si racconta che l’idea de Il buono, il brutto, il cattivo sia nata nel 1965, nei giorni concitati ed esaltanti della presentazione di Per qualche dollaro in più quando Luciano Vincenzoni accompagna il suo amico Ilya Ropert, vicepresidente della United Artists ad assistere alla proiezione del film al Supercinema di Roma preso d’assalto da oltre tremila spettatori entusiasti. Al momento della firma dell’accordo con la quale la sua società acquista il diritto a distribuire il film negli Stati Uniti e in Canada, l’uomo d’affari chiede di poter opzionare anche i diritti del successivo film di Leone. Vuole però conoscerne sommariamente il soggetto. Luciano Vincenzoni, preso un po’ alla sprovvista, improvvisa e gli racconta che il nuovo film narrerà le avventure di due simpatici mascalzoni sulle tracce un tesoro negli Stati Uniti della Guerra di Secessione sulla falsariga de La grande guerra che la stessa United Artists ha distribuito negli Stati Uniti. Ropert accetta e sigla un contratto da un milione di dollari. All’inizio dell’impresa la sceneggiatura del film vede impegnati anche Age e Scarpelli, gli stessi del film di Monicelli. Quando Leone la legge non ne è convinto. La riprende in mano e ai due simpatici mascalzoni aggiunge un terzo personaggio, più cattivo, completando così ’impianto narrativo di un film destinato a restare nella storia del cinema.
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gianni lucini
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giovedì 15 settembre 2011
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gaglioffi contro la guerra
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Con Il buono, il brutto, il cattivo sulla frontiera immaginaria del western all’italiana irrompe la Guerra di Secessione, quella vera, con le sue contraddizioni e le sue crudeltà. Man mano che la storia procede ci si accorge che, paradossalmente, il cinismo e la violenza dei protagonisti appaiono più sensati del massacro assurdo provocato dal conflitto. Lo stesso Sentenza, il tipico “cattivo” senza sfumature derivato dagli “attori di parola” del cinema mitologico italiano, nonostante la sua violenza feroce sembra quasi un elemento razionalmente più accettabile delle incomprensibili carneficine della guerra. Nel furore del campo di battaglia sfuma anche il cinismo che caratterizza le personalità di Tuco e del Biondo.
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Con Il buono, il brutto, il cattivo sulla frontiera immaginaria del western all’italiana irrompe la Guerra di Secessione, quella vera, con le sue contraddizioni e le sue crudeltà. Man mano che la storia procede ci si accorge che, paradossalmente, il cinismo e la violenza dei protagonisti appaiono più sensati del massacro assurdo provocato dal conflitto. Lo stesso Sentenza, il tipico “cattivo” senza sfumature derivato dagli “attori di parola” del cinema mitologico italiano, nonostante la sua violenza feroce sembra quasi un elemento razionalmente più accettabile delle incomprensibili carneficine della guerra. Nel furore del campo di battaglia sfuma anche il cinismo che caratterizza le personalità di Tuco e del Biondo. Sergio Leone porta i suoi antieroi sul terreno di un immane conflitto e li schiera contro la guerra. Tocca al Biondo sintetizzare in una battuta il concetto chiave quando commenta gli inutili e sanguinosi assalti al ponte di nordisti e sudisti: «Mai visto morire tanta gente... tanto male». Dal punto di vista dell’impianto narrativo e della scelta dei personaggi Leone sposta ancora un po’ più in là i codici di genere del western all’italiana introducendo ulteriori varianti alla struttura iniziale di Per un pugno di dollari, con l’antieroe solitario che portava sulle spalle la storia, cui successivamente aveva affiancato in Per qualche dollaro in più un alleato pur mosso da differenti motivazioni. Qui fa di più e aumenta ancora il numero dei protagonisti che diventano tre, tutti con lo stesso obiettivo, alleati nello scopo ma divisi dall’ingordigia. È lo stesso Clint Eastwood a sottolineare in un’intervista dell’epoca questo elemento dichiarando con un po’ di ironia: «Nel primo film ero solo, nel secondo eravamo in due, qui siamo in tre. Nel prossimo mi ritroverò in mezzo a un intero distaccamento di cavalleria».
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darkovic
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giovedì 8 settembre 2011
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grazie sergio
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Grande regista ,grandi attori,grande sceneggiatura,colonna sonora memorabile,che c'e da dire di piu' .....uno di quei film che vedi e rivedi e non ti stanchi mai .
Con il grande Sergio Leone e' come studiare storia.
Ci ha regalato un Eli Wallach fantastico,un Eastwod allora sconosciuto che sappiamo cosa e' stato ed e' per il cinema tuttora; ed un Lee Van Cleef ,il cattivo, che interpreta il suo ruolo in modo fantastico
Leone riesce a far diventare super qualsiasi attore nel film ,anche per le piu' piccole parti riesce a farle diventare memorabili.
Ogni volta che si guarda questo film sembra di trovare nuove sfumature,nuovi particolari.
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Grande regista ,grandi attori,grande sceneggiatura,colonna sonora memorabile,che c'e da dire di piu' .....uno di quei film che vedi e rivedi e non ti stanchi mai .
Con il grande Sergio Leone e' come studiare storia.
Ci ha regalato un Eli Wallach fantastico,un Eastwod allora sconosciuto che sappiamo cosa e' stato ed e' per il cinema tuttora; ed un Lee Van Cleef ,il cattivo, che interpreta il suo ruolo in modo fantastico
Leone riesce a far diventare super qualsiasi attore nel film ,anche per le piu' piccole parti riesce a farle diventare memorabili.
Ogni volta che si guarda questo film sembra di trovare nuove sfumature,nuovi particolari.....prerogativa solo dei capolavori
Grazie Sergio...orgoglioso di essere italiano .
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bella earl!
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venerdì 29 luglio 2011
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l'apice del western ma anche la sua fine.
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- Mai visto morire tanta gente... tanto male -
In un villaggio del profondo sud degli Stati Uniti Joe e Tuco collaborano per fregare la giustiziia sotto gli occhi di Sentenza. Quando "il biondo" Joe gira le spalle a Tuco e lo porta nel deserto si cucina nella pentola da sé perché Tuco riesce poco dopo a ribaltare a suo favore la situazione e fa fare una lunga, lunghissima, camminata sotto il sole cocente. Ma quella camminata porta fortuna a entrambi. Una carovana che sembra abbandonata sta attraversando il deserto e quando Tuco la ferma e un uomo gli dice che un tesoro che ha nascosto si trova nella tomba di un cimitero abbandonato ma prima di dire il nome sulla tomba l'uomo vuole acqua e sviene.
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- Mai visto morire tanta gente... tanto male -
In un villaggio del profondo sud degli Stati Uniti Joe e Tuco collaborano per fregare la giustiziia sotto gli occhi di Sentenza. Quando "il biondo" Joe gira le spalle a Tuco e lo porta nel deserto si cucina nella pentola da sé perché Tuco riesce poco dopo a ribaltare a suo favore la situazione e fa fare una lunga, lunghissima, camminata sotto il sole cocente. Ma quella camminata porta fortuna a entrambi. Una carovana che sembra abbandonata sta attraversando il deserto e quando Tuco la ferma e un uomo gli dice che un tesoro che ha nascosto si trova nella tomba di un cimitero abbandonato ma prima di dire il nome sulla tomba l'uomo vuole acqua e sviene. Quando Tuco torna con l'acqua l'uomo è morto e la sua ultima confidenza va a Joe "Il Biondo" riverso sulla sabbia disidratato. Da qui una moltitudine di eventi porterà al grande triello finale. Eastwood, Van Cleef e Wallach finiscono la trilogia del dollaro dandoci una grande interpretazione. La sceneggiatura è intelligente e soprattutto è una "massima" western. La regia Leonesca è intelligente e impeccabile. Un "must" del western e un grande film che chiunque si dica appassionato della settima arte deve aver visto o vedere in un prossimo futuro.
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mondolariano
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giovedì 30 giugno 2011
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il protagonista è wallach
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Uno dei film più famosi della storia del cinema nacque senza un’idea precisa. Sergio Leone non aveva alcuna intenzione di girare un altro western ma la United Artists lo pretese offrendogli un contratto favoloso. Fu lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni a suggerire l’idea di tre balordi alla ricerca di un tesoro, completando così la “trilogia del dollaro” iniziata due anni prima. L’insolita ambientazione durante la guerra civile fu vista da Leone come un’occasione per denunciare il lato peggiore dell’America:
“La storia degli Stati Uniti è stata costruita su una violenza che né la letteratura né il cinema avevano mai mostrato.
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Uno dei film più famosi della storia del cinema nacque senza un’idea precisa. Sergio Leone non aveva alcuna intenzione di girare un altro western ma la United Artists lo pretese offrendogli un contratto favoloso. Fu lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni a suggerire l’idea di tre balordi alla ricerca di un tesoro, completando così la “trilogia del dollaro” iniziata due anni prima. L’insolita ambientazione durante la guerra civile fu vista da Leone come un’occasione per denunciare il lato peggiore dell’America:
“La storia degli Stati Uniti è stata costruita su una violenza che né la letteratura né il cinema avevano mai mostrato. Personalmente tendo a contrastare la versione ufficiale degli eventi.”
A dire il vero, i moralismi sono stemperati all’interno di un’atmosfera farsesca meno ieratica a paragone di “C’era una volta il west”, con una tempistica decisamente più stretta. Ammirevole è l’ambiguità con cui Leone tratteggia le psicologie dei tre protagonisti, confondendo buoni e cattivi come se si trattasse della stessa cosa. Abbiamo così un “buono” che è buono solo a modo suo, privo di scrupoli nell’usare la pistola e nell’abbandonare il “brutto” nel deserto. Un “brutto” non privo di risvolti umani e pieno di ruvida simpatia, Eli Wallach essendo amico personale del regista e riscuotendo maggiormente il favore del pubblico (l’attore rischiò la vita durante alcune riprese, come quando si sdraiò sulle rotaie aspettando l’arrivo del treno). Lee van Cleef era un uomo molto mite nella vita privata e fece fatica schiaffeggiare la prostituta; l’attrice lo incitava a picchiarla ma lui non ci riusciva. Il suo personaggio è comunque un “cattivo” di tutto rispetto, sebbene un gradino più in basso rispetto al grande Henry Fonda. La scena della battaglia sul fiume è inutile ai fini della trama ma è molto toccante dal punto di vista emozionale, con un ottimo Aldo Giuffré nelle vesti dell’alcolizzato. Magnifica, infine, la corsa di Wallach nel cimitero, il cui straordinario effetto è dovuto alla qualità del montaggio e alla memorabile musica di Morricone.
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