|
massimo de rigo
|
giovedì 21 aprile 2005
|
ne"la conquista del west" l'ottimismo di j.kennedy
|
|
|
|
Un grandioso affresco della nuova frontiera con meravigliose sfumature. Non esiste un "cattivo" granitico: il vecchio pirata sul Missipi ed anche il fuorilegge dell'ultima parte del film hanno la giusta ironia.
I pellerossa non sono selvaggi assatanati ma vengono dipinti come difensori della loro terra. Anche il responsabile dei lavori della ferrovia viene inquadrato dal suo punto di vista.
Un mosaico di personaggi eterogenei, un film epico ma non retorico, mai violento, anche delicato senza essere sdulcinato che descrive ma lascia anche intuire, in cui la famiglia acquista la giusta centralità. Vorrei che qualche cosiddetto "filmone" attuale comunicasse i sentimenti de "La conquista del West".
[+]
Un grandioso affresco della nuova frontiera con meravigliose sfumature. Non esiste un "cattivo" granitico: il vecchio pirata sul Missipi ed anche il fuorilegge dell'ultima parte del film hanno la giusta ironia.
I pellerossa non sono selvaggi assatanati ma vengono dipinti come difensori della loro terra. Anche il responsabile dei lavori della ferrovia viene inquadrato dal suo punto di vista.
Un mosaico di personaggi eterogenei, un film epico ma non retorico, mai violento, anche delicato senza essere sdulcinato che descrive ma lascia anche intuire, in cui la famiglia acquista la giusta centralità. Vorrei che qualche cosiddetto "filmone" attuale comunicasse i sentimenti de "La conquista del West". In questo film vedo lo specchio dell'ottimismo di J.Kennedy, l'America migliore.
Massimo de Rigo
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a massimo de rigo »
[ - ] lascia un commento a massimo de rigo »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
jos d
|
martedì 16 novembre 2010
|
un'epopea a tratti melensa, a tratti entusiasmante
|
|
|
|
Girato in cinerama, questo film rappresenta uno dei maggiori colossi cinematografici dell’epoca, alla cui realizzazione hanno preso parte tre registi di grande fama, un cast irripetibile -vi figurano almeno otto/nove nomi di primissimo livello-, nonché uno staff tecnico altamente qualificato, tanto da valere alla pellicola due -su tre totali- premi Oscar: quello per il miglior montaggio e quello per il miglior sonoro. La terza statuetta è stata invece assegnata alla sceneggiatura di James R. Webb, principalmente in virtù dell’originale struttura in cui è articolata la storia; questa infatti si compone di cinque episodi, significativamente diversi fra loro ma strettamente collegati sia dal fatto di avere per protagonisti membri e discendenti di una stessa famiglia -i Prescott-, ma soprattutto dal fatto di essere animati dallo scopo comune di ripercorrere alcune tappe fondamentali attraverso cui si è storicamente realizzata la colonizzazione del west da parte degli anglo/americani.
[+]
Girato in cinerama, questo film rappresenta uno dei maggiori colossi cinematografici dell’epoca, alla cui realizzazione hanno preso parte tre registi di grande fama, un cast irripetibile -vi figurano almeno otto/nove nomi di primissimo livello-, nonché uno staff tecnico altamente qualificato, tanto da valere alla pellicola due -su tre totali- premi Oscar: quello per il miglior montaggio e quello per il miglior sonoro. La terza statuetta è stata invece assegnata alla sceneggiatura di James R. Webb, principalmente in virtù dell’originale struttura in cui è articolata la storia; questa infatti si compone di cinque episodi, significativamente diversi fra loro ma strettamente collegati sia dal fatto di avere per protagonisti membri e discendenti di una stessa famiglia -i Prescott-, ma soprattutto dal fatto di essere animati dallo scopo comune di ripercorrere alcune tappe fondamentali attraverso cui si è storicamente realizzata la colonizzazione del west da parte degli anglo/americani. Di tali episodi ben tre sono diretti da Henry Hataway, e bisogna dire che si tratta dei meno riusciti: per carità, tutti passabili; però i primi due -soprattutto il primo, quello che ha per protagonisti James Stewart e Carrol Baker- sanno un po’ di “polpettone”, mentre l’altro -quello conclusivo, in cui figura Eli Wallach nella parte del cattivo- rappresenta un motivo già trito e ritrito nrlla tradizione western. Più interessante è sicuramente il terzo episodio, diretto da John Ford ed interpretato da George Peppard e, naturalmente, John Wayne. La parte migliore del film è però quella diretta da Gorge Marshall -in cui figurano Richard Widmark ed Henry Fonda-, sia perché vi si possono apprezzare alcune scene sicuramente degne di nota (come quella in cui Zeb Rawlings/Gorge Peppard ed un capo indiano mostrano reciprocamente la propria volontà di pace neutralizzando l’uno di fronte all’altro le rispettive armi), sia perché mette in luce come poi nei fatti la colonizzazione si sia realizzata non senza soprusi nei confronti dei pellirosse. Fra gli attori non citati: Gregory Peck, L. J. Cobb, Karl Malden e Walter Brennan.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a jos d »
[ - ] lascia un commento a jos d »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
mondolariano
|
sabato 23 luglio 2011
|
velleità documentaristica
|
|
|
|
Paragonato a “C’era una volta il west”, “La conquista del west” mette in evidenza la sua origine statunitense. Il primo tutto chiuso nel suo pessimismo, il secondo aperto verso il futuro di una grande nazione: troppo ottimista per sfuggire gli artigli della retorica. Si difende comunque bene, specie all’inizio, dove l’incontro tra James Stewart e Karl Malden costituisce l’episodio di gran lunga migliore. Un film costruito a episodi, infatti, per ognuno dei quali è presente un attore famoso che racconta la storia della sua patria. La matassa si ingarbuglia un po’ nel secondo tempo, dove l’interesse storico sfuma nell’intrattenimento spettacolare (la carica dei bisonti, il deragliamento del treno) e un tantino sprecati appaiono gli attori: Henry Fonda nei panni di Buffalo Bill ed Eli Wallach nelle vesti del fuorilegge (già simile al “brutto” di quattro anni dopo).
[+]
Paragonato a “C’era una volta il west”, “La conquista del west” mette in evidenza la sua origine statunitense. Il primo tutto chiuso nel suo pessimismo, il secondo aperto verso il futuro di una grande nazione: troppo ottimista per sfuggire gli artigli della retorica. Si difende comunque bene, specie all’inizio, dove l’incontro tra James Stewart e Karl Malden costituisce l’episodio di gran lunga migliore. Un film costruito a episodi, infatti, per ognuno dei quali è presente un attore famoso che racconta la storia della sua patria. La matassa si ingarbuglia un po’ nel secondo tempo, dove l’interesse storico sfuma nell’intrattenimento spettacolare (la carica dei bisonti, il deragliamento del treno) e un tantino sprecati appaiono gli attori: Henry Fonda nei panni di Buffalo Bill ed Eli Wallach nelle vesti del fuorilegge (già simile al “brutto” di quattro anni dopo). Ma anche Gregory Peck non dà il meglio di sé mentre John Wayne appare solo per pochi minuti. Troppo confusa, inoltre, la sensazione dello scorrere del tempo, così che a fatica si capisce che si tratta della parabola evolutiva della stessa famiglia.
Interessante il paragone conclusivo con le autostrade di Los Angeles ma, ripeto, la retorica yankee è sempre in agguato. E’ più che altro un film per gli americani con velleità documentaristiche.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a mondolariano »
[ - ] lascia un commento a mondolariano »
|
|
d'accordo? |
|
|
|