A cavallo della tigre

Film 1961 | Commedia 107 min.

Regia di Luigi Comencini. Un film con Nino Manfredi, Mario Adorf, Valeria Moriconi, Gian Maria Volonté, Raymond Bussières, Franco Giacobini. Genere Commedia - Italia, 1961, durata 107 minuti. - MYmonetro 3,38 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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A cavallo della tigre
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Un poveraccio, in galera per una maldestra truffa, viene coinvolto in un tentativo d'evasione.

Consigliato sì!
3,38/5
MYMOVIES 2,88
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,50
CONSIGLIATO NÌ
Un film che lascia lo spettatore libero di entrare in empatia con i vari personaggi.
Recensione di Marco Chiani
Recensione di Marco Chiani

In prigione per simulazione di reato, Giacinto Rossi è costretto all'evasione da tre carcerati che temono possa rivelare il loro piano di fuga alle guardie. Insieme a Tagliabue, un assassino, il Sorcio, un ladro, e Papaleo, omicida per onore, riesce rocambolescamente a scappare. Una volta tornato a casa al fine di racimolare i soldi necessari per imbarcarsi su una nave che lo porti lontano dall'Italia, sceglie di mettere in pratica la soluzione che più gioverà alla moglie, al suo nuovo compagno e ai due figlioletti.
Tra le perle perdute della commedia all'italiana, A cavallo della tigre è frutto di una cooperazione tra il regista, Luigi Comencini, gli sceneggiatori, Age, Scarpelli e Monicelli, e il produttore, Alfredo Bini. Pellicola d'ambiente carcerario in cui si mescolano amarezza e ironia, ha una forte valenza metaforica nella descrizione di un manipolo di disgraziati incapaci di comprendere com'è cambiato il Paese in seguito allo scoppio del boom economico. Una volta fuori dalle sbarre, questi sfortunati antieroi non pensano neanche di camuffarsi o di mescolarsi alla folla, ma camminano nel traffico, intanto aumentato a dismisura, con gli abiti lerci, riconoscibili ad occhio nella loro mancanza di integrazione. Siamo dalle parti di una commedia dello sradicamento e dell'inganno in cui persiste uno sbilanciamento irrecuperabile tra soggetto e traguardo, per cui tutto va nel verso sbagliato: gli sviluppi quantomai spietati della sceneggiatura beffano dall'inizio il personaggio di Nino Manfredi, le cui mosse portano al peggiore dei rovesci di fortuna fino alla paradossale accusa di aver architettato un piano di cui, in realtà, è la prima vittima. A differenza di assimilabili titoli in cui la vocazione al raggiro e alla truffa si ritorce, nel finale, contro il protagonista, A cavallo della tigre si sviluppa intorno al ritratto di un uomo naturalmente candido e senza nessuna possibilità di influire sugli eventi. Lo scriverà lui stesso all'avvocato nell'irresistibile memoria che funge da raccordo per tutta la storia: «Come dicono i cinesi? Ormai stavo a cavallo della tigre: cioè è pericoloso starci, ma molto più pericoloso scendere perché la tigre ti si mangia!».
Raccontato con accanita sicurezza, ignizioni grottesche e umorismo acre, è un film che preferisce il distacco critico alla partecipazione emotiva, lasciando lo spettatore libero di entrare in empatia con i vari personaggi. Oltre a Manfredi, in una delle sue interpretazioni più notevoli, ci sono anche un animalesco Mario Adorf, d'ora in poi habitué del cinema italiano, e un tagliente Gian Maria Volonté. Sfortunata commercialmente, è un'opera da riscoprire e da studiare a fondo.
Ne esiste un remake del 2002, a firma di Carlo Mazzacurati, con Fabrizio Bentivoglio nella parte del protagonista.

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Nino Manfredi e Gian Maria Volonté in un film di Comencini.
Recensione di a cura della redazione

Un poveraccio, in galera per una maldestra truffa, viene coinvolto in un tentativo d'evasione. Alla fine, venuto a conoscenza che è stata messa una grossa taglia sulla sua testa, si autodenuncia in modo che la moglie possa intascarla.

PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 12 novembre 2013
gianleo67

Finito in carcere per una maldestra simulazione di reato, un modesto e sprovveduto padre di famiglia si ritrova in cella con tre ergastolani sodali decisi ad evadere. Coinvolto suo malgrado nella fuga e fatta amicizia con il più truce ma leale dei tre, una volta fuori scopre che la moglie lo ha lasciato per vivere con un uomo povero ma onesto che la aiuta a crescere i figli ancora piccoli.

domenica 24 novembre 2013
angelo libranti

Indubbiamente nel 1961, la storia, anticipava, la percezione della società contemporanea, almeno quella sottoproletaria e delinquenziale. Molti tabù restavano tali e non si ammettevano deroghe. L'insuccesso di pubblico si giustifica perché lo spettatore amava il film a colori d'oltreoceano e rideva per certa commedia popolare. A mio parere fu sbagliata, anche, la scelta del titolo, che non aiutò il [...] Vai alla recensione »

sabato 20 giugno 2009
Santucci

Un capolavoro nascosto che ha assolutamente bisogno di essere rivalutato, non si possono dimenticare simili lavori fatti da grandissimi artisti e senza sbavature di alcun tipo

Frasi
"Come dicono i cinesi: ormai stavo 'a cavallo della tigre', cioè è pericoloso starci ma è molto più pericoloso scenderci perchè la tigre ti si mangia"
Giacinto Rossi (Nino Manfredi)
dal film A cavallo della tigre - a cura di Maurizio Deguardi
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

A cavallo della tigre è un polpettonaccio coreano il cui regista Im Kwontack, che ha al suo attivo prima di questo già 98 film. E’ La peggio gioventù sudcoreana in formato super pop, una galoppata storica attraverso gli eventi postbellici arricchita dalla spettacolarità dei film di botte e acrobazie. La fine della seconda guerra mondiale, la divisione della penisola asiatica in un nord di orbita sovietica [...] Vai alla recensione »

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