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alessandro guatti
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mercoledì 23 maggio 2012
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un film disturbante che gioca con lo spettatore
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Marion Crane, impiegata in un’agenzia immobiliare, fugge con il denaro di un cliente per sposare il suo amante. Il pernottamento nel motel di Norman Bates le sarà fatale, proprio quando avrà deciso di redimersi: la madre del proprietario non accetta le intrusioni di altre donne nella vita del figlio. Peccato che la madre di Norman sia morta da dieci anni. Alla sorella e all’amante di Marion spetterà il compito di svelare una disturbante verità.
Tratto da un romanzo di Robert Bloch, il più grande successo di pubblico di Hitchcock si era guadagnato quattro nomination agli Oscar (regia, fotografia, attrice non protagonista, scenografie) ed è ormai un film cult, in cui Hitchcock gioca deliberatamente con lo spettatore, a cominciare dalla struttura narrativa: dopo quaranta minuti dall’inizio Janet Leigh viene uccisa.
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Marion Crane, impiegata in un’agenzia immobiliare, fugge con il denaro di un cliente per sposare il suo amante. Il pernottamento nel motel di Norman Bates le sarà fatale, proprio quando avrà deciso di redimersi: la madre del proprietario non accetta le intrusioni di altre donne nella vita del figlio. Peccato che la madre di Norman sia morta da dieci anni. Alla sorella e all’amante di Marion spetterà il compito di svelare una disturbante verità.
Tratto da un romanzo di Robert Bloch, il più grande successo di pubblico di Hitchcock si era guadagnato quattro nomination agli Oscar (regia, fotografia, attrice non protagonista, scenografie) ed è ormai un film cult, in cui Hitchcock gioca deliberatamente con lo spettatore, a cominciare dalla struttura narrativa: dopo quaranta minuti dall’inizio Janet Leigh viene uccisa. Forse oggi la cosa non farebbe più scalpore (ricordate Drew Barrymore in Scream?), ma per lo spettatore del 1960 era uno shock notevole. Considerando poi che Hitchcock vietò l’ingresso in sala agli spettatori ritardatari, si può capire come in quegli anni fosse impensabile che la “star” del film morisse a un terzo dello stesso. La prima parte del film è come un depistaggio: Hitchcock lo chiamava “red herring” (aringa rossa), ovvero qualcosa che servisse a distrarre lo spettatore per poi sorprenderlo. E quale sorpresa maggiore di quel memorabile omicidio sotto la doccia? La scena – girata in una settimana e con una settantina di posizioni di macchina da presa – dura quarantacinque secondi ed è di una violenza inaudita, nonostante non si veda mai il coltello colpire il corpo di Marion: l’effetto violenza è ottenuto unicamente attraverso un montaggio rapidissimo e il suono stridente e martellante dei violini. Ma ciò che rende così angosciante il tutto è il fatto che tale violenza esploda senza preavviso, in un momento in cui la protagonista è indifesa e vulnerabile. Questo fa sì che per tutto il resto del film lo spettatore provi un senso di angoscia fortissimo. A questo punto però lo spettatore si ritrova nell’assurda posizione di parteggiare per Norman Bates: sappiamo che Norman è coinvolto nell’assassinio, ma quando la macchina di Marion si arresta un momento nella sua discesa verso il fondo dello stagno noi speriamo che non si fermi. E quando alla fine scopriamo la disturbante verità, Hitchcock gioca di nuovo con noi sovrapponendo al volto di Norman l’immagine del teschio della madre e facendoci sentire la sua voce, ormai “reale”. Pochi forse sanno che il film, come pure Il silenzio degli innocenti, rielabora anche la storia vera dell’assassino psicotico Eddie Gein. Questo rende ancora più disturbante la storia che Hitchcock ci narra, sebbene ormai siamo quasi abituati a esplosioni di violenza tra le mura domestiche e a pensare che “la realtà superi la fantasia”.
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leonardo96
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venerdì 4 maggio 2012
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"il miglior amico di un ragazzo è sua madre"
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Come non rimanere stregati da un film così coinvolgente, sinistro e perfetto?
Una segretaria dell'Arizona (Janet Leigh, azzecatissima in questa parte) ruba un'ingente somma di denaro dal proprio ufficio e alloggia in un inquietante motel. Pessima scelta: la donna è uccisa nella doccia da un misteriosa figura, in apparenza dalla madre del proprietario del motel (Norman Bates, interpretato magistralmente da Anthony Perkins.)
Il fidanzato della donna e la sorella inizia a cercarla, con l'aiuto di un investigatore... fino ad arrivare al motel di Bates.
Finale sconvolgente di un capolavoro tipicamente hitchcockiano: robusta interpretazione da parte del trio Leigh- Gavin- Miles, e totale ammirazione per Anthony Perkins che fa di Norman Bates un personaggio misterioso, confuso e irascibile, una lama tagliente e delicata.
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Come non rimanere stregati da un film così coinvolgente, sinistro e perfetto?
Una segretaria dell'Arizona (Janet Leigh, azzecatissima in questa parte) ruba un'ingente somma di denaro dal proprio ufficio e alloggia in un inquietante motel. Pessima scelta: la donna è uccisa nella doccia da un misteriosa figura, in apparenza dalla madre del proprietario del motel (Norman Bates, interpretato magistralmente da Anthony Perkins.)
Il fidanzato della donna e la sorella inizia a cercarla, con l'aiuto di un investigatore... fino ad arrivare al motel di Bates.
Finale sconvolgente di un capolavoro tipicamente hitchcockiano: robusta interpretazione da parte del trio Leigh- Gavin- Miles, e totale ammirazione per Anthony Perkins che fa di Norman Bates un personaggio misterioso, confuso e irascibile, una lama tagliente e delicata.
La sequenza della doccia, il genio musicale di Bernard Herrmann, la regia placida e ineccepibile del nostro Hitchcock... che altro aggiungere? Sì, capolavoro.
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andys80
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lunedì 30 gennaio 2012
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un film che ha rivoluzionato il cinema
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Poche parole per esprimere un consenso assoluto su ogni componente di un film che come pochi ha portato una grande innovazione al cinema. Una storia originale e l'inizio di un genere cinematografico nuovo. Capolavoro assoluto del cinema che solo un maestro come Hitchcock poteva realizzare.
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lorenzomnt
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venerdì 1 luglio 2011
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il più alto risultato di hitchcock
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Avere (volontariamente) a disposizione 800.000 dollari,gli stessi sceneggiatori del suo show televisivo e l'effetto del bianco e nero:una sfida che Hitchcock pose a sè stesso e che risolse brillantemente,ottenendo anche con un'ardita campagna pubblicitaria ben 40 milioni di dollari di incasso mondiale,rendendolo anche il suo film di maggior successo.
Un film angosciante,spaventoso e tagliente come la lama del coltello che Norman Bates(un eccellente Antony Perkins) usa per uccidere la protagonista Marion Crane(Jane Leigh) a un terzo dall'inizio del film,dopo essersi vestito e aver assunto la personalità della dispotica madre che lo allevò dopo la morte del padre e che Norman uccise dopo che lei conobbe un altro uomo.
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Avere (volontariamente) a disposizione 800.000 dollari,gli stessi sceneggiatori del suo show televisivo e l'effetto del bianco e nero:una sfida che Hitchcock pose a sè stesso e che risolse brillantemente,ottenendo anche con un'ardita campagna pubblicitaria ben 40 milioni di dollari di incasso mondiale,rendendolo anche il suo film di maggior successo.
Un film angosciante,spaventoso e tagliente come la lama del coltello che Norman Bates(un eccellente Antony Perkins) usa per uccidere la protagonista Marion Crane(Jane Leigh) a un terzo dall'inizio del film,dopo essersi vestito e aver assunto la personalità della dispotica madre che lo allevò dopo la morte del padre e che Norman uccise dopo che lei conobbe un altro uomo.Questa doppia personalità aumenta il senso di orrore,tale da paralizzarci davanti allo schermo del televisore.
A mio parere questo è il film che esprime meglio il genio del regista,non tanto per la storia,ma perchè dimostra come un uomo possa con pochi mezzi creare un capolavoro.
Io lo considero quindi non solo uno tra i film migliori del maestro,ma anche uno tra i miei preferiti in senso generale.
Pochissimi altri registi come lui sono esistiti,e questo ne fa un caso più unico che raro.
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renato c.
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domenica 19 giugno 2011
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un grande hitchcock!
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Come dice il Farinotti, non è il miglior film del grande Hitchcock ma è veramente un eccezionale giallo/thriller! A parte l'interpretazione di Anthony Perkins nella parte del folle, è tutto l'untreccio del film e le locations che ne fanno veramente un film da brivido, specialmente se si pensa che è del 1960! La famosa scena della doccia già fa presagire dell'inizio che succederà quelche cosa: L'inqudratura della doccia dal basso, spruzzante acqua, il viso tuttaltro che sereno di Janet Leigh sotto la doccia, la musica tetra che fa capire che qualche cosa di brutto sta arrivando, ecc. ne fanno una sequenza formidabile! Sembra comunque che il messaggio del film sia "Chi la fa l'aspetti!"
Il personaggio interpretato da Janet Leigh è ambiguo.
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Come dice il Farinotti, non è il miglior film del grande Hitchcock ma è veramente un eccezionale giallo/thriller! A parte l'interpretazione di Anthony Perkins nella parte del folle, è tutto l'untreccio del film e le locations che ne fanno veramente un film da brivido, specialmente se si pensa che è del 1960! La famosa scena della doccia già fa presagire dell'inizio che succederà quelche cosa: L'inqudratura della doccia dal basso, spruzzante acqua, il viso tuttaltro che sereno di Janet Leigh sotto la doccia, la musica tetra che fa capire che qualche cosa di brutto sta arrivando, ecc. ne fanno una sequenza formidabile! Sembra comunque che il messaggio del film sia "Chi la fa l'aspetti!"
Il personaggio interpretato da Janet Leigh è ambiguo. All'inizio sembra un'impiegata brava e onesta; poi, siccome l'occasione fa l'uomo ladro, quando si trova 40.000,00 dollari in mano pensa bene di tenerseli! Non si capisce se sia stata disonesta a causa dell'amante, che aveva problemi finanziari, o per poterli usare fvuggendo da sola verso la "terra promessa"! Poi il destino gli fa pagare con la vita la sua disonestà! Il personaggio interpretato da Anthony
Perkins è veramente ambiguo: prima spia la procacissima Janeth Leigh da un buco nascosto sotto un quadro, e penso che una simile visione potrebbe far pensare a tutto tranne che ll'omicidio! Ma poi interviene la personalità della madre ne tutto cambia, subentrando la gelosia omicida! Notevole anche la scena finale in cui il sorriso di Anthony Perkins prendere il sorriso della madre imbalsamata!
Un film da riscoprire e riapprezzare!
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nick castle
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mercoledì 11 maggio 2011
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un opera notevole dall'indubbio fascino...
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Psyco non ha bisogno di presentazioni. Risulta uno dei film più influenti della storia del cinema, il film quanto le sole musiche di Bernard Hermann. Hitchcook realizzò un film che pur rimanendo nella storia, forse non è uno dei risultati più alti del vecchio Alfred, non di certo ai livelli di Vertigo o Intrigo internazionale, ma sicuramente più che discreto, più che discreto. Ovviamente il film contiene sequenze indimenticabili come l'omicidio nella doccia, l'inquadratura finale di Norman o la lotta nella cantina. Non ho mai capito se nella scena della doccia, le ferite del coltello non ci sono per problemi di bidget e di mezzi ridotti e per una scelta artistica, la prima mi sembra comunque la più ovvia.
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Psyco non ha bisogno di presentazioni. Risulta uno dei film più influenti della storia del cinema, il film quanto le sole musiche di Bernard Hermann. Hitchcook realizzò un film che pur rimanendo nella storia, forse non è uno dei risultati più alti del vecchio Alfred, non di certo ai livelli di Vertigo o Intrigo internazionale, ma sicuramente più che discreto, più che discreto. Ovviamente il film contiene sequenze indimenticabili come l'omicidio nella doccia, l'inquadratura finale di Norman o la lotta nella cantina. Non ho mai capito se nella scena della doccia, le ferite del coltello non ci sono per problemi di bidget e di mezzi ridotti e per una scelta artistica, la prima mi sembra comunque la più ovvia.
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ralphscott
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venerdì 1 aprile 2011
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un horror?
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Più che un horror,cui di fatto andrebbe annoverato per almeno tre scene,a me ricorda l'atmosfera di quei sapidi noir americani,dove le nebbie la facevan da padrone,negli anni '40. Perkins,a leggere l'ultimo libro di Marisa Berenson,era un gran brav'uomo:forse,propio per quest'aria da boy scout (un po' troppo sculettante,a dirla tutta),la scelta di Hitch è caduta su di lui. La famosissima scena della doccia è stata riproposta in varie versioni. Personalmente ricordo con piacere quella di un bel giallo italiano dei primi anni '70,insolito e fantasioso:Sette scialli di seta gialla. Qui la vittima viene aggredita in maniera ancora più efferasta rispetto alla Leigh,anche grazie agli effetti speciali.
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gianluca78
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giovedì 31 marzo 2011
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sensazionale sequela di emozioni
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In questa svolta nel cinema del Maestro Alfred, c'è la vera rivoluzione del cinema thriller.Oltre alla solita maniacale puntigliosità, nel ritrarre dettagli e minuziose particolarità, eccovi delle unicità e luccicanti perle.
Innanzitutto, la colonna sonora è per eccellenza quella che accompagna, terrorizza e rincuora le nostre paure più nascoste, come anche la storia, e gli interpreti non fanno altro che disegnare un quadro, mai estroverso ma sempre pieno zeppo di nuove idee, di innovarsie rinnovarsi col passare degli anni.
E quando che, dopo la morte di Marion; dopo la perfetta scena della doccia, tutto sembra che debba dissolversi nel banale e prevedibile, è proprio lì che il Maestro ci tiene incollati allo schermo, secondo per secondo, con dei dialoghi perspicaci, arguti e profondi.
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In questa svolta nel cinema del Maestro Alfred, c'è la vera rivoluzione del cinema thriller.Oltre alla solita maniacale puntigliosità, nel ritrarre dettagli e minuziose particolarità, eccovi delle unicità e luccicanti perle.
Innanzitutto, la colonna sonora è per eccellenza quella che accompagna, terrorizza e rincuora le nostre paure più nascoste, come anche la storia, e gli interpreti non fanno altro che disegnare un quadro, mai estroverso ma sempre pieno zeppo di nuove idee, di innovarsie rinnovarsi col passare degli anni.
E quando che, dopo la morte di Marion; dopo la perfetta scena della doccia, tutto sembra che debba dissolversi nel banale e prevedibile, è proprio lì che il Maestro ci tiene incollati allo schermo, secondo per secondo, con dei dialoghi perspicaci, arguti e profondi.La nuova frontiera del cinema si chiama Alfred, il nuovo genere....Hitchcock.Non si dimentica.
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tony montana
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domenica 14 novembre 2010
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sorprendente e indimenticabile
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Innamorata di un uomo sposato, Marion cede alla tentazione di cambiare vita fuggendo con 40.000 dollari che doveva portare in banca per conto dell’uomo per cui lavora. Durante un lungo viaggio in automobile viene sorpresa da un temporale e decide di fermarsi nell’isolato Motel Bates, un luogo che però, non è certo il posto ideale per passare una serata tranquilla…
Finanziato di tasca propria dallo stesso Alfred Hitchcock per la produzione della Paramount, “Psyco” è il capolavoro hitchcockiano per eccellenza, il film che più lo ha reso noto nel mondo e nel tempo. E come stupirsene? Con un budget di soli 800.
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Innamorata di un uomo sposato, Marion cede alla tentazione di cambiare vita fuggendo con 40.000 dollari che doveva portare in banca per conto dell’uomo per cui lavora. Durante un lungo viaggio in automobile viene sorpresa da un temporale e decide di fermarsi nell’isolato Motel Bates, un luogo che però, non è certo il posto ideale per passare una serata tranquilla…
Finanziato di tasca propria dallo stesso Alfred Hitchcock per la produzione della Paramount, “Psyco” è il capolavoro hitchcockiano per eccellenza, il film che più lo ha reso noto nel mondo e nel tempo. E come stupirsene? Con un budget di soli 800.000 dollari e quaranta giorni di riprese, il risultato è sorprendente. Con una troupe televisiva, la stessa che collaborava col regista per le riprese di Alfred Hitchcock presents, e con un cast artistico particolarmente ricercato, si è dato vita ad uno dei film più contorti ed intricati che si siano mai visti. Marion Crane (Janet Leight), un’attraente segretaria di Phoenix, è innamorata di Sam Loomis (John Gavin). Lui ricambia i suoi sentimenti, ma i due non possono far altro che vivere la loro storia nella clandestinità: non hanno abbastanza soldi per permettere a lui di divorziare da sua moglie e ai due di vivere insieme. Marion è oppressa da questa situazione e, alla prima occasione, cede alla tentazione di poter cambiare la sua vita e quella dell’uomo che ama. L’uomo per cui lavora le affida un incarico di fiducia: depositare 40.000 dollari in contanti in banca. Come resistere, a quel punto? Perché non commettere la follia di rubare i soldi e fuggire lontano? Più lontano che si può… senza curarsi delle conseguenza del proprio gesto, solo per la voglia di cambiare. E lo fa. Lo fa davvero: Marion fugge via con i soldi. Durante il viaggio in auto lo spettatore non può fare altro che immedesimarsi in quella che crede essere la protagonista del film. Le voci off che si sentono mentre la donna è alla guida permettono allo spettatore di entrare nella sua mente, di conoscerne i più intimi pensieri. Le sue paure, le sue angosce, la sua necessità di vivere in un mondo altro. Stanca di tanti chilometri, decide di fermarsi per la notte. Motel Bates, dodici camere e tutte e dodici libere. Perfetto, proprio quello che ci voleva in questa notte buia e tempestosa (quella non manca proprio mai…).
Il titolare dell’albergo, Norman Bates (Anthony Perkins), sembra essere simpatico, accoglie Marion nel migliore dei modi, invitandola persino a mangiare con lui nella villa vittoriana in cui vive con sua madre. Marion, affamata dopo un lungo viaggio non può che accettare. Ma c’è qualcuno che non è d’accordo. La madre di Norman urla contro il figlio di non volerla in casa. Il signor Bates, gentile e cordiale, seppure un po’ troppo introverso, torna sui suoi passi ed offre dei panini a Marion da consumare nel suo ufficio. E qui i due iniziano un dialogo che farà da colonna portante all’intero film, una conversazione importante perché avvia lo spettatore alla comprensione di ciò che sarà il complesso intreccio narrativo. Norman è un uomo sensibile, molto protettivo nei confronti di una madre che sembra detestare. Lei lo tiene prigioniero, ma è lui stesso a non voler andar via. In Psyco non si insiste particolarmente sulla scenografia. Tutto è molto naturale, ma ci sono degli elementi decisamente degni di nota. Gli uccelli impagliati che l’uomo colleziona e il quadro rappresentante uno stupro, appeso alla parete, sono particolarmente significativi e vanno ad introdurre il complesso ed inaspettato carattere psicologico di Bates. Marion, in seguito alla lunga conversazione con Norman decide che la cosa più giusta da fare è tornare indietro, consegnare i soldi e pagare le conseguenza del suo gesto. Ed è qui che il film inizia realmente. Dopo venticinque minuti circa la protagonista viene uccisa. Non sappiamo da chi, ma lo immaginiamo. Una donna col viso completamente in ombra scosta la tenda della vasca in cui la ragazza sta facendo la doccia. Ha un grosso coltello in una mano. Cosa succede lo sapete già. Marion viene brutalmente uccisa. La scena della doccia è tra le più famose e citate del cinema di tutti i tempi. La sua costruzione formale è incredibilmente attenta e carica di suspense. Il montaggio frenetico, che ci impone un punto di vista complice della macchina da presa, si sposta da dettagli della bocchetta e dello scarico della doccia, del coltello che colpisce, ai particolari del corpo che sappiamo lacerato, del viso della vittima, occhi, labbra, una bocca spalancata per un urlo disperato di terrore. Ed è storia. La protagonista del film è morta dopo la prima mezz’ora. Cosa fare, a questo punto? Con chi identificarsi? Norman urla. Urla alla madre «cos’hai fatto?!». E corre. Corre a pulire ogni minima traccia di un delitto insensato e atroce. La sequenza della pulizia è lunga, attenta in ogni dettaglio, anche il più piccolo. E mentre vediamo il corpo di Marion avvolto nella tenda di plastica ci torna in mente il suo occhio da morta che la macchina da presa inquadra nel particolare per allontanarsene con un carrello all’indietro lentissimo. E Marion è lì, la sua presenza è impalpabile, ma lei c’è. Per lo spettatore è lei la protagonista, ancora. Psyco è il film dello sguardo. Tutto nel film ci riporta all’importanza tematica dello sguardo. Ogni cosa. È possibile coglierne un primo indizio durante la fuga di Marion da Phoenix. Un poliziotto la segue e la osserva attentamente dall’altro lato della strada (quando lei si ferma per cambiare auto) con occhiali scuri che riportano allo sguardo truce della madre di Norman. Ma lo sguardo del poliziotto non è uno sguardo come gli altri: lui non guarda, ma osserva. E l’osservazione, quella invadente e inconsapevole, sta alla base di ogni significato di Psyco. Il voyeurismo oscilla tra una sequenza e l’altra caratterizzando il film dall’inizio alla fine. Significativo il modo in cui l’occhio del regista si insinua nella camera da letto in cui Marion e Sam hanno appena fatto l’amore; lei è ancora stesa nel letto sfatto, lui inizia a rivestirsi. Non c’è bisogno di altro per capire cosa è appena successo. Il voyeurismo raggiunge il suo apice nel momento in cui Norman spia Marion da un foro sul muro (tra l’altro fatto dietro il quadro rappresentante lo stupro). Il suo occhio sinistro va oltre, e osserva Marion per punirla, per autopunirsi. Per tutto il film sappiamo davvero poco dell’assassino. Crediamo sia una madre possessiva e gelosa di ogni donna che avvicini suo figlio. Ma dopo un po’ ci rendiamo conto che qualcosa non va. In tutto il puzzle manca un tassello fondamentale, che ci viene fornito con lo svelamento di una notizia fondamentale: la madre di Norman è morta molti anni prima. Ma allora la voce da donna che abbiamo sentito di chi è? E le ombre, la donna dietro la finestra illuminata… cosa succede? Chi abbiamo visto, o creduto di vedere? E come arrivare ad una soluzione chiara se non con l’aiuto di uno psichiatra, specializzato in casi di sdoppiamento della personalità, che ci spiega esattamente ciò che è accaduto nella mente di Norman in seguito alla morte della madre? Ancora una volta il genio di Alfred Hitchcock ci coinvolge e affascina in una pellicola celata di misteri e significati, di senso estetico impregnato di arte, quella vera. Un’arte che non può fare a meno di coinvolgere ed affascinare uno spettatore attento ed inconsapevole, disposto ad andare oltre gli schemi, oltre l’immaginazione e la realtà, libero di affidarsi alle mani di un vero e proprio maestro del cinema.
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markriv
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mercoledì 6 ottobre 2010
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il thriller
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Marion Crane (Leigh), segretaria in una società immobiliare, fugge con 40.000 dollari che il suo capo gli aveva dato da depositare in banca. Dopo 2 giorni di rocambolesca fuga, si ferma per dormire in un isolato motel gestito da Norman Bates (Perkins) un giovane schivo e solitario, che racconta alla fuggitiva dello strano rapporto con sua madre, a quanto pare molto gelosa del figlio. Intanto, non vedendola rincasare, i preoccupati familiari assoldano un investigatore privato che la cerchi…
L’ennesimo capolavoro di Hitchcock è anche il suo film più famoso: parte importante del merito va alla scena della doccia, una delle più famose della storia del cinema, entrata ormai a far parte dell’immaginario collettivo (72 posizioni della macchina da presa per 45 secondi di montaggio); ma anche per la grandiosa prova di Perkins nei panni del giovane Bates.
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Marion Crane (Leigh), segretaria in una società immobiliare, fugge con 40.000 dollari che il suo capo gli aveva dato da depositare in banca. Dopo 2 giorni di rocambolesca fuga, si ferma per dormire in un isolato motel gestito da Norman Bates (Perkins) un giovane schivo e solitario, che racconta alla fuggitiva dello strano rapporto con sua madre, a quanto pare molto gelosa del figlio. Intanto, non vedendola rincasare, i preoccupati familiari assoldano un investigatore privato che la cerchi…
L’ennesimo capolavoro di Hitchcock è anche il suo film più famoso: parte importante del merito va alla scena della doccia, una delle più famose della storia del cinema, entrata ormai a far parte dell’immaginario collettivo (72 posizioni della macchina da presa per 45 secondi di montaggio); ma anche per la grandiosa prova di Perkins nei panni del giovane Bates. Il bel bianconero e la celebre colonna sonora di Bernard Herrman, unita alla sicura regia di Hitchcock fanno il resto. Resterà celebre l’utilizzo del cosiddetto “Macguffin”, ovvero dell’espediente narrativo che serve per sviluppare la storia, rappresentato dalla busta contenente i soldi: viene inquadrata continuamente all’inizio del film, salvo poi sparire completamente col prosieguo della trama. Molto coraggiosa la scelta di far morire dopo mezz'ora di film, del tutto inusuale per i canoni dell'epoca. Con 3 seguiti ufficiali, un remake a colori e innumerevoli imitatori, a testimonianza del culto che questo capolavoro ha creato. Da un romanzo di Robert Bloch, molto più cruento del film.
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