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il cinefilo
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domenica 3 maggio 2009
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una parola: stupendo!!!
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Il "titolo"della mia recensione fornisce subito la parola che ha attraversato continuamente il mio cervello durante la visione di questo film fino all'ultimo fotogramma...IL POSTO DELLE FRAGOLE di Ingmar Bergman,fin dalla prima volta che lo ho visionato,si è collocato subito tra i 10 migliori capolavori che mi sia capitato,per ora, di vedere...sono innumerevoli i discorsi,soprattutto in chiave filosofica,che si possono fare e scrivere per recensire questo film...ma,per me,la verità è che non basterebbero un mare di recensioni e un universo di parole per descrivere appieno la profondità di questo immenso(e sottolineo IMMENSO)capolavoro cinematografico che al sottoscritto,personalmente,fa rimpiangere ancora una volta il confronto tra "questo"cinema e il cinema odierno.
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Il "titolo"della mia recensione fornisce subito la parola che ha attraversato continuamente il mio cervello durante la visione di questo film fino all'ultimo fotogramma...IL POSTO DELLE FRAGOLE di Ingmar Bergman,fin dalla prima volta che lo ho visionato,si è collocato subito tra i 10 migliori capolavori che mi sia capitato,per ora, di vedere...sono innumerevoli i discorsi,soprattutto in chiave filosofica,che si possono fare e scrivere per recensire questo film...ma,per me,la verità è che non basterebbero un mare di recensioni e un universo di parole per descrivere appieno la profondità di questo immenso(e sottolineo IMMENSO)capolavoro cinematografico che al sottoscritto,personalmente,fa rimpiangere ancora una volta il confronto tra "questo"cinema e il cinema odierno...escludendo pochi "grandi"che sono rimasti(ad esempio Clint Eastwood ma anche altri...)sulle condizioni in cui riversa il concetto attuale di "cinema"sarei tentato di stendere un velo pietoso,per ovvie ragioni...parlando di questo grande film di bergman la cosa che mi è rimasta più incollata nella mente e nel cuore è la riuscitissima commistione tra il passato e il presente,il sogno e la realtà,l'altruismo e l'egoismo che caratterizzano la vita dell'vecchio Isak borg,che durante un viaggio in nome di una onoreficienza di cui sarà onorato avrà la possibilità di inabissarsi nel passato e scoprire se stesso fino a farne scaturire i grandi difetti che hanno caratterizzato la sua vita permettendogli di farsi "un esame di coscienza"che troverà la sua summa di severità nell'sogno-incubo in cui fallisce una prova "d'esame"punendolo severamente.
Il film in questione mi sembra veramente uno dei punti più alti e complessi mai raggiunti dalla cinematografia in generale...non commenterò oltre in quanto non ho altri termini con cui descriverne la sublime e ipnotica bellezza che ti avvolge fin dalla scena dell'incubo iniziale(bellissimo!)fino alla conclusione.
Un ultimo appunto:teniamocelo stretto,questo capolavoro,in quanto ho il forte sospetto che questo tipo di cinema non lo rivedremo mai più.
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ziogiafo
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mercoledì 22 ottobre 2008
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un viaggio nel tempo e nella memoria…
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ziogiafo - Il posto delle fragole - Svezia, 1957 - Quando si ha a che fare con il cinema di Ingmar Bergman, bisogna in un certo qual modo, tuffarsi con fiducia nella profondità delle tematiche esistenziali, espresse sempre in modo raffinato dal grande maestro svedese in ogni sua opera, rappresentate attraverso quella morale che può apparire complessa da capire in prima battuta, ma che via via diventa fruibile, grazie all’inconfondibile stile narrativo del regista… che prima incuriosisce, poi attrae e infine coinvolge totalmente. “Il posto delle fragole” è un film di impatto che esalta i valori della vita. Sin dalle prime sequenze lo spettatore rimane disorientato e quasi infastidito dalle scene… che lo trascinano in un viaggio angoscioso attraverso il tempo dell’anziano medico protagonista della storia (Victor Sjöström), che incarna per certi versi lo stesso regista, che si ritrova a meditare sulla sua grigia solitudine.
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ziogiafo - Il posto delle fragole - Svezia, 1957 - Quando si ha a che fare con il cinema di Ingmar Bergman, bisogna in un certo qual modo, tuffarsi con fiducia nella profondità delle tematiche esistenziali, espresse sempre in modo raffinato dal grande maestro svedese in ogni sua opera, rappresentate attraverso quella morale che può apparire complessa da capire in prima battuta, ma che via via diventa fruibile, grazie all’inconfondibile stile narrativo del regista… che prima incuriosisce, poi attrae e infine coinvolge totalmente. “Il posto delle fragole” è un film di impatto che esalta i valori della vita. Sin dalle prime sequenze lo spettatore rimane disorientato e quasi infastidito dalle scene… che lo trascinano in un viaggio angoscioso attraverso il tempo dell’anziano medico protagonista della storia (Victor Sjöström), che incarna per certi versi lo stesso regista, che si ritrova a meditare sulla sua grigia solitudine. Il vecchio professore Isak Borg, durante il viaggio sprofonderà nei suoi ricordi infantili alla ricerca di quell’oasi di pace (il posto delle fragole…) che gli permetterà di guardare alla vita con più serenità, allontanando tutti gli egoismi e gli atteggiamenti artefatti assunti durante il corso della sua esistenza. Ritrovando quel “luogo” familiare, a cui sono legati i cari ricordi… forse potrà risvegliare l’anima, ormai spenta da quell’involucro formale che da tempo ha offuscato la sua sensibilità. Un viaggio di autocritica, che lo porterà a confrontarsi con chi ancora crede nella solidarietà umana e che simboleggia la voglia di vivere, di fare, di sperare, non rassegnandosi al malinconico e continuo pensiero della morte. Bergman, con il “Posto delle fragole”, analizza con chiarezza l’intimità umana, riflettendo su quanto sia importante aprirsi agli altri. Il messaggio positivo e universale che viene fuori alla “fine” da questo famoso film è palese. Il percorso intenso utilizzato nell’accurata riflessione cinematografica è in crescendo… come solo un grande autore del calibro di Ingmar Bergman sapeva fare.
Un viaggio nel tempo e nella memoria…
Cordialmente, ziogiafo
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alessandra verdino
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venerdì 5 giugno 2009
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il viaggio nella mente
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"Il Posto delle Fragole" di Ingmar Bergman é uno dei capolavori assoluti del cinema mondiale.
Così come tutti gli altri film di questo grande genio del cinema.
Cos'ha fatto Bergman di così speciale nella sua incredibile carriera?
La cosa più difficile: l'esplorazione della mente.
In questo caso, associata ad un viaggio: nella memoria.
L'idea del viaggio rimanda, esplicitamente, alla psicanalisi.
E' ricordando che si rimettono insieme tanti puzzles individuali, e si riesce a guarire.
Soprattutto, ad accettarsi.
"Il Posto delle Fragole" é un viaggio all'interno di se stessi.
Alla ricerca del proprio tempo perduto, più esplicitamente, della gioia o della malinconia dell'infanzia e della gioventù.
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"Il Posto delle Fragole" di Ingmar Bergman é uno dei capolavori assoluti del cinema mondiale.
Così come tutti gli altri film di questo grande genio del cinema.
Cos'ha fatto Bergman di così speciale nella sua incredibile carriera?
La cosa più difficile: l'esplorazione della mente.
In questo caso, associata ad un viaggio: nella memoria.
L'idea del viaggio rimanda, esplicitamente, alla psicanalisi.
E' ricordando che si rimettono insieme tanti puzzles individuali, e si riesce a guarire.
Soprattutto, ad accettarsi.
"Il Posto delle Fragole" é un viaggio all'interno di se stessi.
Alla ricerca del proprio tempo perduto, più esplicitamente, della gioia o della malinconia dell'infanzia e della gioventù.
Il protagonista, affiancato dalla nuora, ossia dal presente, ritorna indietro nel tempo.
Rivedendo il luogo degli affetti, della sua famiglia.
Con gli occhi di chi si sente prossimo alla fine della vita.
Ricordando l'innocenza iniziale della sua esistenza,in contrapposizione con le esperienze difficili e col cambiamento imposto dalla vita.
In questo viaggio, il presente si impone con durezza e dolcezza.
Ed ecco degli incontri.
Con l'allegria e la spensierateza della gioventù.
Con il dolore di un'esperienza finita male.
Con la consapevolezza dolente di sua nuora, una splendida Ingrid Thulin, una donna che, in parte, é stata rovinata dalla vita.
Ingmar Bergaman ha sempre dipinto molto bene le donne: é una delle sue caratteristiche più spiccate.
Le ha sempre dotate di cervello, dolcezza e femminilità.
Il personaggio principale, il professore, é il ritrato dolente di una vecchiaia che ricerca un pò di gioia di vivere.
La scena iniziale, l'incubo, con gli orologi privi di lancette che significano l'approssimarsi della morte, é stemperato da un ottimismo sempre crescente.
Ricordando, si ci accetta.
Si capisce di aver vissuto. Nel bene e nel male.
Si ritorna nel "Posto delle Fragole" per dare un senso positivo alla propria esistenza.
Si ritorna nel luogo degli affetti, nei visi delle persone care del tempo della felicità dell'innocenza.
Un meraviglioso film sul modo di accettarsi e di accettare la vita. E la sua fine.
Ricordando.
Solo uno dei capolavori di Ingmar Bergman: il più grande esploratore della mente del cinema mondiale.
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andrea k.
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sabato 4 agosto 2007
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il posto delle fragole
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Ancora una volta è dalle donne che arriva la salvezza. Sono loro che sollecitano l'uomo ad uscire dalle proprie ristrettezze d'animo, dalla miseria nella quale ha relegato la propria vita domestica. Le donne non prendono posizioni nelle questioni "fondamentali" della vita, si aspettano viceversa qualcosa dal cuore. La felicità nella vita domestica, da sempre vagheggiata come possibile nei films di Bergman, segue il cammino indicato da loro. Loro animano la vita come i fiori di un campo. L'arte e il cuore e la bellezza delle donne. Una felicità vagheggiata come possibile che non può non passare attraverso la purificazione del dolore e della verità di ciò che siamo e siamo stati: quasi un rito di purificazione, forte e necessario come la tragedia greca ci ha additato.
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Ancora una volta è dalle donne che arriva la salvezza. Sono loro che sollecitano l'uomo ad uscire dalle proprie ristrettezze d'animo, dalla miseria nella quale ha relegato la propria vita domestica. Le donne non prendono posizioni nelle questioni "fondamentali" della vita, si aspettano viceversa qualcosa dal cuore. La felicità nella vita domestica, da sempre vagheggiata come possibile nei films di Bergman, segue il cammino indicato da loro. Loro animano la vita come i fiori di un campo. L'arte e il cuore e la bellezza delle donne. Una felicità vagheggiata come possibile che non può non passare attraverso la purificazione del dolore e della verità di ciò che siamo e siamo stati: quasi un rito di purificazione, forte e necessario come la tragedia greca ci ha additato.
Grazie Bergman per avere magicamente espresso queste cose nella luce incantata del tuo film, attraverso i primi piani che hanno rivelato l'anima complessa dei tuoi attori, ovvero dell'uomo, nell'angosciosa ricerca di ciò che solo vale.
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adriano sgarrino
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giovedì 30 luglio 2009
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il posto delle fragole
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Paese di prod.: Svezia Anno: 1957 di: Ingmar Bergman con: Victor Sjostrom, Bibi Andersson, Ingrid Thulin, Gunnar Bjornstrand, Folke Sundqvist, Max von Sydow.
Un anziano medico, Isak Borg (Sjostrom), si mette in viaggio in automobile con la nuora (Thulin) alla volta dell'università di Lund dove è stato invitato per ricevere un premio prestigioso. Il viaggio si rivela per il medico l'occasione giusta per riportare alla mente alcuni episodi del suo passato.
A soli 37 anni Bergman firma uno dei suoi più grandi film, e uno dei migliori sulla vecchiaia. L'accostamento metaforico del viaggio "geografico" e il viaggio interiore forse non è dei più originali, ma la messa in scena bergamaniana sorprende fotogramma dopo fotogramma per tutta una serie di richiami letterari (e non solo) che si susseguono senza forzatura alcuna e con grande naturalezza: si colgono echi di Proust, Kafka, e altri ma non si avverte minimamente la sensazione di "appesantimento" erudito.
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Paese di prod.: Svezia Anno: 1957 di: Ingmar Bergman con: Victor Sjostrom, Bibi Andersson, Ingrid Thulin, Gunnar Bjornstrand, Folke Sundqvist, Max von Sydow.
Un anziano medico, Isak Borg (Sjostrom), si mette in viaggio in automobile con la nuora (Thulin) alla volta dell'università di Lund dove è stato invitato per ricevere un premio prestigioso. Il viaggio si rivela per il medico l'occasione giusta per riportare alla mente alcuni episodi del suo passato.
A soli 37 anni Bergman firma uno dei suoi più grandi film, e uno dei migliori sulla vecchiaia. L'accostamento metaforico del viaggio "geografico" e il viaggio interiore forse non è dei più originali, ma la messa in scena bergamaniana sorprende fotogramma dopo fotogramma per tutta una serie di richiami letterari (e non solo) che si susseguono senza forzatura alcuna e con grande naturalezza: si colgono echi di Proust, Kafka, e altri ma non si avverte minimamente la sensazione di "appesantimento" erudito. "Il posto delle fragole" emoziona, scava dentro l'anima di chi è disposto ad assecondare il viaggio dell'anziano protagonista (il grande regista e attore Sjostrom). Proprio perchè film sulla terza età, questo capolavoro di Bergman ha ancora molto da insegnare, soprattutto alle giovani generazioni: uno dei risultati più sublimi della cinematografia mondiale, una vera e propria opera d'arte.
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mari san
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domenica 1 giugno 2008
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il posto delle fragole
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Il viaggio ambivalente del dottore verso la sua festa è contraddittorio in maniera affascinante. Il suo passato si presenta continuamente attraverso il giudizio implacabile della nuora, tramite i suoi sogni ed il figlio che ricalca costantemente la sua vita. Tutto lo conduce a comprendere se stesso e a vedere la giustizia, l'irreprensibilità che lo hanno sempre caratterizzato. Le persone estranee che ha aiutato lo stimano per questo, ma chi gli è stato vicino ha sentito solo il non amore che proveniva dalla perfezione portata all'estremo.
Tuttavia al tempo presente c'è un vecchio amabile, che sente ritorcersi contro quello che è stato un tempo. E tutto il viaggio è un continuo recupero della sua vita, con tutti quelli che incontra; con tanta dolcezza mostra finalmente di aver bisogno delle persone per riuscire a sfuggire alla terribile condanna della solitudine.
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salvo
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sabato 3 marzo 2012
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il posto dell'anima.
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Il film è una meditazione, serena ma profonda, sulla vita e sulla morte.
La vita pesa, come pesa anche su di essa e sugli uomini l'idea, quotidianamente incombente, della morte.
Bergman, in qualche modo tenta e, in qualche modo ci riesce, di “rivoluzionare” l'idea convenzionale del mistero, insondabile e insolvibile, della vita e della morte, dimostrando sostanzialmente che vita e morte non sono così differenti, anzi, contrapposte, come invece si tende a credere.
Esse sono compenetrate, fatte quasi della stessa sostanza.
In pratica egli dimostra che non basta esistere per essere vivi.
Ci si può sentire morti pur essendo vivi.
(“Sono morto pur essendo vivo” dice Isaak Borg, il medico settantenne, protagonista).
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Il film è una meditazione, serena ma profonda, sulla vita e sulla morte.
La vita pesa, come pesa anche su di essa e sugli uomini l'idea, quotidianamente incombente, della morte.
Bergman, in qualche modo tenta e, in qualche modo ci riesce, di “rivoluzionare” l'idea convenzionale del mistero, insondabile e insolvibile, della vita e della morte, dimostrando sostanzialmente che vita e morte non sono così differenti, anzi, contrapposte, come invece si tende a credere.
Esse sono compenetrate, fatte quasi della stessa sostanza.
In pratica egli dimostra che non basta esistere per essere vivi.
Ci si può sentire morti pur essendo vivi.
(“Sono morto pur essendo vivo” dice Isaak Borg, il medico settantenne, protagonista).
Si può rinascere a nuova vita, in una parola: (ri)vivere, anche morendo.
Ma il film è anche una storia di conversione e di redenzione: alla fine del viaggio, alla fine del film, Isak Borg non è lo stesso uomo partito al mattino da Stoccolma.
L'uomo freddo e insensibile; egoista e solitario.
E' un uomo nuovo, diverso, che (ri)nasce ad una nuova vita .....morendo.
Ed è anche un film sulla nostalgia (nostos= ritorno – algos=dolore, dolore del ...ritorno) e sulla giovinezza.
Ed, infine, è un film sugli affetti come valore primario dell'esistenza.
Bergman in Isak Borg.
Bergman si identifica innazitutto col vecchio protagonista Isak Borg.
Il dottore si appresta a celebrare il giubileo della sua professione medica.
Giunto alla fine della sua carriera e, presumibilmente, della sua vita, affronta un viaggio in macchina, da Stoccolma a Lund, che è anche un “time travel”, un viaggio nei ricordi più accorati della sua vita; un viaggio di “redenzione” al termine del quale, accortosi di tutti i suoi limiti umani e dei suoi errori nei rapporti interpersonali, si sarà, serenamente, avvicinato di più alla morte, ma anche alla piena redenzione umana.
Si sarà riconciliato prima con se stesso, ammettendo i propri errori e poi con gli altri: la nuora Marianne e, soprattutto il figlio Evald, col quale non ha quasi mai potuto intrattenere un vero e fattuale rapporto dialogico.
Isak Borg inizia il viaggio col fardello del suo egoismo, della sua indifferenza, della sua incapacità di comprendere gli altri, a cominciare dal figlio Evald che lo rispetta, ma segretamente lo odia, come gli confida la nuora Marianne; per proseguire proprio con la nuora Marianne, con la quale quasi non parla; per proseguire, ancora, con la sua governante Agda, con la quale ha continui scontri verbali, continui battibecchi.
Solo alla fine del film, quindi del viaggio, vive un momento di intensa e delicata intimità, un momento di vera umanità e dolcezza, forse il primo della sua intera vita. Ma, probabilmente anche l'ultimo.
Si legge dalla sceneggiatura originale del film: ...Marianne si avvicinò a me. Aveva un buon profumo., e frusciava in modo dolce, femminile. Si Chinò su di me.
Poi il dialogo: breve, ma significativo e intenso.
- Isak: “Grazie per la tua compagnia, durante il viaggio”.
- Marianne: “Grazie a te”.
- Isak: “Ti voglio molto bene Marianne”.
- Marianne: “Anch'io ti voglio bene, papà Isak”.
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dario
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lunedì 22 agosto 2011
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magnifico
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Un capolavoro assoluto, uno dei migliori film di sempre. Bergman compie un'indagine interiore all'essere umano con grande padronanza ed insieme grande umiltà. Il problema esistenziale, l'essere e l'apparire, il coraggio di vivere anche gli eventi estremi, sono temi cari al rigido protestantesimo nordico - con l'uomo solo con se stesso, senza tutele superiori - che Bergma dimostra di aver assimilitato bene e di saper svolgere altrettanto bene, come sfogo necessario al rispetto di una presenza. Sontuoso, eppure semplice, lineare, eppure articolato, prosaico, eppure poetico, il film scorre senza un istante di pausa, senza una incertezza, tranne quella di fondo, tranne quella che lo sostiene e che riguarda l'esistenza stessa, la sua consistenza.
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Un capolavoro assoluto, uno dei migliori film di sempre. Bergman compie un'indagine interiore all'essere umano con grande padronanza ed insieme grande umiltà. Il problema esistenziale, l'essere e l'apparire, il coraggio di vivere anche gli eventi estremi, sono temi cari al rigido protestantesimo nordico - con l'uomo solo con se stesso, senza tutele superiori - che Bergma dimostra di aver assimilitato bene e di saper svolgere altrettanto bene, come sfogo necessario al rispetto di una presenza. Sontuoso, eppure semplice, lineare, eppure articolato, prosaico, eppure poetico, il film scorre senza un istante di pausa, senza una incertezza, tranne quella di fondo, tranne quella che lo sostiene e che riguarda l'esistenza stessa, la sua consistenza. L'impianto teatrale, tipico nei film di Bergman, no nuoce affatto allo spettacolo, anzi risulta indispensabile, grazie anche all'opera di una serie di professionisti di altissimo livello (il forografo, lo sceneggiatore, lo scenografo) coadiuvati da attori dalla bravura più unica che rara. Anche questo è neorealismo: ma al confronto, quello italiano è provinciale (tranne eccezioni, Zurlini, Pietrangeli, Petri e pochi altri).
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great steven
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lunedì 21 maggio 2012
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la coppia bergman-sjostrom all'apogeo del dramma
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IL POSTO DELLE FRAGOLE (Smultronstället) – SVEZIA, 1957. Diretto da INGMAR BERGMAN e interpretato da VICTOR SJOSTROM – INGRID THULIN – GUNNAR BJORNSTRAND – BIBI ANDERSSON – JULLAN KINDHAL – MAX VON SYDOW § Protagonista della pellicola è il professor Isak Borg, 78 anni, laureato in medicina, il quale è in procinto di raggiungere l’università di Lund in cui riceverà un premio speciale per il cinquantenario della sua attività professionale. Lo accompagna la nuora Marianne, che non apprezza i suoi modi di fare freddi ed egoisti, e lungo la strada raccoglie tre studenti autostoppisti che lo prendono subito in simpatia. Va a trovare l’anzianissima madre e infine partecipa alla sontuosa cerimonia in cui viene premiato.
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IL POSTO DELLE FRAGOLE (Smultronstället) – SVEZIA, 1957. Diretto da INGMAR BERGMAN e interpretato da VICTOR SJOSTROM – INGRID THULIN – GUNNAR BJORNSTRAND – BIBI ANDERSSON – JULLAN KINDHAL – MAX VON SYDOW § Protagonista della pellicola è il professor Isak Borg, 78 anni, laureato in medicina, il quale è in procinto di raggiungere l’università di Lund in cui riceverà un premio speciale per il cinquantenario della sua attività professionale. Lo accompagna la nuora Marianne, che non apprezza i suoi modi di fare freddi ed egoisti, e lungo la strada raccoglie tre studenti autostoppisti che lo prendono subito in simpatia. Va a trovare l’anzianissima madre e infine partecipa alla sontuosa cerimonia in cui viene premiato. Durante il viaggio in automobile, Isak fa una serie di incubi in cui rivede le figure della sua infanzia e vita adulta, incubi che lo destabilizzano e lo portano a pensare che probabilmente non ha vissuto bene i suoi rapporti interpersonali. Vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino, questo dramma psicologico impressiona per la carica emotiva presente nei sogni, tanto forte ed intensa che sembra balzare fuori dallo schermo, e le sequenze inquietanti (come il primo sogno dove lui vede sé stesso in una bara e riconosce un insignificante uomo vecchio nello specchio tenuto in mano dalla ragazza che lui amava da adolescente) sono eccellenti. Bergman (1918-2007) stesso dichiarò che non s’era accorto che era in realtà V. Sjostrom (1879-1960) a dirigere la storia del film, avendo fatta sua la sceneggiatura e il personaggio principale (il quale ha le stesse iniziali del regista), ponendosi quasi come una figura paterna per Ingmar. Il titolo del film, uno dei suoi capolavori e forse uno dei migliori film drammatici mai realizzati, deriva dal bosco vicino alla casa di Isak in riva ad un lago in cui insieme alla cugina Sara, che non ricambiava il suo amore, coglieva le fragole. Molti elogi, quindi, a Sjostrom che cura alla perfezione i tormenti di un uomo affermato professionalmente ma praticamente fallito a livello relazionale, ma non sono da meno I. Thulin nell’interpretare la nuora addolorata dal rigido marito (Evald, il trentottenne figlio di Isak) per la sua intenzione di farla abortire. Il significato del Posto delle fragole si può riassumere così: Isak non ha saputo gestire con gentilezza e altruismo i rapporti con gli altri esseri umani, ma può ancora agire affinché Evald non diventi un individuo gelido come lui. I personaggi di Sara e della vivace studentessa che chiede un passaggio al medico sono interpretati entrambi da B. Andersson (una scelta tutt’altro che casuale, dato che in una delle ultime scene la studentessa dichiara al professore che lui costituirà sempre per lei un amore importante e un rilevante punto di riferimento, sotto gli occhi compiaciuti del vecchio). Molto bella la scenografia, e un bianco e nero funzionale all’espressività della storia, per il tema passato dei ricordi. Un egregio risultato raggiunto da I. Bergman.
Drammatico; giudizio personale: 9 (ottimo)
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