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great steven
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lunedì 21 maggio 2012
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la coppia bergman-sjostrom all'apogeo del dramma
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IL POSTO DELLE FRAGOLE (Smultronstället) – SVEZIA, 1957. Diretto da INGMAR BERGMAN e interpretato da VICTOR SJOSTROM – INGRID THULIN – GUNNAR BJORNSTRAND – BIBI ANDERSSON – JULLAN KINDHAL – MAX VON SYDOW § Protagonista della pellicola è il professor Isak Borg, 78 anni, laureato in medicina, il quale è in procinto di raggiungere l’università di Lund in cui riceverà un premio speciale per il cinquantenario della sua attività professionale. Lo accompagna la nuora Marianne, che non apprezza i suoi modi di fare freddi ed egoisti, e lungo la strada raccoglie tre studenti autostoppisti che lo prendono subito in simpatia. Va a trovare l’anzianissima madre e infine partecipa alla sontuosa cerimonia in cui viene premiato.
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IL POSTO DELLE FRAGOLE (Smultronstället) – SVEZIA, 1957. Diretto da INGMAR BERGMAN e interpretato da VICTOR SJOSTROM – INGRID THULIN – GUNNAR BJORNSTRAND – BIBI ANDERSSON – JULLAN KINDHAL – MAX VON SYDOW § Protagonista della pellicola è il professor Isak Borg, 78 anni, laureato in medicina, il quale è in procinto di raggiungere l’università di Lund in cui riceverà un premio speciale per il cinquantenario della sua attività professionale. Lo accompagna la nuora Marianne, che non apprezza i suoi modi di fare freddi ed egoisti, e lungo la strada raccoglie tre studenti autostoppisti che lo prendono subito in simpatia. Va a trovare l’anzianissima madre e infine partecipa alla sontuosa cerimonia in cui viene premiato. Durante il viaggio in automobile, Isak fa una serie di incubi in cui rivede le figure della sua infanzia e vita adulta, incubi che lo destabilizzano e lo portano a pensare che probabilmente non ha vissuto bene i suoi rapporti interpersonali. Vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino, questo dramma psicologico impressiona per la carica emotiva presente nei sogni, tanto forte ed intensa che sembra balzare fuori dallo schermo, e le sequenze inquietanti (come il primo sogno dove lui vede sé stesso in una bara e riconosce un insignificante uomo vecchio nello specchio tenuto in mano dalla ragazza che lui amava da adolescente) sono eccellenti. Bergman (1918-2007) stesso dichiarò che non s’era accorto che era in realtà V. Sjostrom (1879-1960) a dirigere la storia del film, avendo fatta sua la sceneggiatura e il personaggio principale (il quale ha le stesse iniziali del regista), ponendosi quasi come una figura paterna per Ingmar. Il titolo del film, uno dei suoi capolavori e forse uno dei migliori film drammatici mai realizzati, deriva dal bosco vicino alla casa di Isak in riva ad un lago in cui insieme alla cugina Sara, che non ricambiava il suo amore, coglieva le fragole. Molti elogi, quindi, a Sjostrom che cura alla perfezione i tormenti di un uomo affermato professionalmente ma praticamente fallito a livello relazionale, ma non sono da meno I. Thulin nell’interpretare la nuora addolorata dal rigido marito (Evald, il trentottenne figlio di Isak) per la sua intenzione di farla abortire. Il significato del Posto delle fragole si può riassumere così: Isak non ha saputo gestire con gentilezza e altruismo i rapporti con gli altri esseri umani, ma può ancora agire affinché Evald non diventi un individuo gelido come lui. I personaggi di Sara e della vivace studentessa che chiede un passaggio al medico sono interpretati entrambi da B. Andersson (una scelta tutt’altro che casuale, dato che in una delle ultime scene la studentessa dichiara al professore che lui costituirà sempre per lei un amore importante e un rilevante punto di riferimento, sotto gli occhi compiaciuti del vecchio). Molto bella la scenografia, e un bianco e nero funzionale all’espressività della storia, per il tema passato dei ricordi. Un egregio risultato raggiunto da I. Bergman.
Drammatico; giudizio personale: 9 (ottimo)
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salvo
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sabato 3 marzo 2012
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il posto dell'anima.
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Il film è una meditazione, serena ma profonda, sulla vita e sulla morte.
La vita pesa, come pesa anche su di essa e sugli uomini l'idea, quotidianamente incombente, della morte.
Bergman, in qualche modo tenta e, in qualche modo ci riesce, di “rivoluzionare” l'idea convenzionale del mistero, insondabile e insolvibile, della vita e della morte, dimostrando sostanzialmente che vita e morte non sono così differenti, anzi, contrapposte, come invece si tende a credere.
Esse sono compenetrate, fatte quasi della stessa sostanza.
In pratica egli dimostra che non basta esistere per essere vivi.
Ci si può sentire morti pur essendo vivi.
(“Sono morto pur essendo vivo” dice Isaak Borg, il medico settantenne, protagonista).
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Il film è una meditazione, serena ma profonda, sulla vita e sulla morte.
La vita pesa, come pesa anche su di essa e sugli uomini l'idea, quotidianamente incombente, della morte.
Bergman, in qualche modo tenta e, in qualche modo ci riesce, di “rivoluzionare” l'idea convenzionale del mistero, insondabile e insolvibile, della vita e della morte, dimostrando sostanzialmente che vita e morte non sono così differenti, anzi, contrapposte, come invece si tende a credere.
Esse sono compenetrate, fatte quasi della stessa sostanza.
In pratica egli dimostra che non basta esistere per essere vivi.
Ci si può sentire morti pur essendo vivi.
(“Sono morto pur essendo vivo” dice Isaak Borg, il medico settantenne, protagonista).
Si può rinascere a nuova vita, in una parola: (ri)vivere, anche morendo.
Ma il film è anche una storia di conversione e di redenzione: alla fine del viaggio, alla fine del film, Isak Borg non è lo stesso uomo partito al mattino da Stoccolma.
L'uomo freddo e insensibile; egoista e solitario.
E' un uomo nuovo, diverso, che (ri)nasce ad una nuova vita .....morendo.
Ed è anche un film sulla nostalgia (nostos= ritorno – algos=dolore, dolore del ...ritorno) e sulla giovinezza.
Ed, infine, è un film sugli affetti come valore primario dell'esistenza.
Bergman in Isak Borg.
Bergman si identifica innazitutto col vecchio protagonista Isak Borg.
Il dottore si appresta a celebrare il giubileo della sua professione medica.
Giunto alla fine della sua carriera e, presumibilmente, della sua vita, affronta un viaggio in macchina, da Stoccolma a Lund, che è anche un “time travel”, un viaggio nei ricordi più accorati della sua vita; un viaggio di “redenzione” al termine del quale, accortosi di tutti i suoi limiti umani e dei suoi errori nei rapporti interpersonali, si sarà, serenamente, avvicinato di più alla morte, ma anche alla piena redenzione umana.
Si sarà riconciliato prima con se stesso, ammettendo i propri errori e poi con gli altri: la nuora Marianne e, soprattutto il figlio Evald, col quale non ha quasi mai potuto intrattenere un vero e fattuale rapporto dialogico.
Isak Borg inizia il viaggio col fardello del suo egoismo, della sua indifferenza, della sua incapacità di comprendere gli altri, a cominciare dal figlio Evald che lo rispetta, ma segretamente lo odia, come gli confida la nuora Marianne; per proseguire proprio con la nuora Marianne, con la quale quasi non parla; per proseguire, ancora, con la sua governante Agda, con la quale ha continui scontri verbali, continui battibecchi.
Solo alla fine del film, quindi del viaggio, vive un momento di intensa e delicata intimità, un momento di vera umanità e dolcezza, forse il primo della sua intera vita. Ma, probabilmente anche l'ultimo.
Si legge dalla sceneggiatura originale del film: ...Marianne si avvicinò a me. Aveva un buon profumo., e frusciava in modo dolce, femminile. Si Chinò su di me.
Poi il dialogo: breve, ma significativo e intenso.
- Isak: “Grazie per la tua compagnia, durante il viaggio”.
- Marianne: “Grazie a te”.
- Isak: “Ti voglio molto bene Marianne”.
- Marianne: “Anch'io ti voglio bene, papà Isak”.
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dario
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lunedì 22 agosto 2011
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magnifico
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Un capolavoro assoluto, uno dei migliori film di sempre. Bergman compie un'indagine interiore all'essere umano con grande padronanza ed insieme grande umiltà. Il problema esistenziale, l'essere e l'apparire, il coraggio di vivere anche gli eventi estremi, sono temi cari al rigido protestantesimo nordico - con l'uomo solo con se stesso, senza tutele superiori - che Bergma dimostra di aver assimilitato bene e di saper svolgere altrettanto bene, come sfogo necessario al rispetto di una presenza. Sontuoso, eppure semplice, lineare, eppure articolato, prosaico, eppure poetico, il film scorre senza un istante di pausa, senza una incertezza, tranne quella di fondo, tranne quella che lo sostiene e che riguarda l'esistenza stessa, la sua consistenza.
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Un capolavoro assoluto, uno dei migliori film di sempre. Bergman compie un'indagine interiore all'essere umano con grande padronanza ed insieme grande umiltà. Il problema esistenziale, l'essere e l'apparire, il coraggio di vivere anche gli eventi estremi, sono temi cari al rigido protestantesimo nordico - con l'uomo solo con se stesso, senza tutele superiori - che Bergma dimostra di aver assimilitato bene e di saper svolgere altrettanto bene, come sfogo necessario al rispetto di una presenza. Sontuoso, eppure semplice, lineare, eppure articolato, prosaico, eppure poetico, il film scorre senza un istante di pausa, senza una incertezza, tranne quella di fondo, tranne quella che lo sostiene e che riguarda l'esistenza stessa, la sua consistenza. L'impianto teatrale, tipico nei film di Bergman, no nuoce affatto allo spettacolo, anzi risulta indispensabile, grazie anche all'opera di una serie di professionisti di altissimo livello (il forografo, lo sceneggiatore, lo scenografo) coadiuvati da attori dalla bravura più unica che rara. Anche questo è neorealismo: ma al confronto, quello italiano è provinciale (tranne eccezioni, Zurlini, Pietrangeli, Petri e pochi altri).
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alemrg
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mercoledì 13 gennaio 2010
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delusione
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Oggi questo film del 1957 non ha più smalto, anche i capolavori (se lo è stato) sentono il peso degli anni. Io l'ho visto due mesi fa e sono rimasto deluso. Sento dire da più parti che è un film profondo, sarà anche vero, ma lo è sulle cose ovvie, non apporta niente di nuovo. Mi sembra corretto nei confronti del forum prepararlo ad una possibile delusione. Secondo me tre stelle le merita tutte ma cinque proprio no.
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tony71
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venerdì 4 dicembre 2009
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le fragole, ormai, sono finite...
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Assieme a Luci della ribalta, forse è il più bel film sulla vecchiaia e sulla vita che finisce. La scena più bella è quella del sogno, all'inizio del film.
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adriano sgarrino
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giovedì 30 luglio 2009
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il posto delle fragole
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Paese di prod.: Svezia Anno: 1957 di: Ingmar Bergman con: Victor Sjostrom, Bibi Andersson, Ingrid Thulin, Gunnar Bjornstrand, Folke Sundqvist, Max von Sydow.
Un anziano medico, Isak Borg (Sjostrom), si mette in viaggio in automobile con la nuora (Thulin) alla volta dell'università di Lund dove è stato invitato per ricevere un premio prestigioso. Il viaggio si rivela per il medico l'occasione giusta per riportare alla mente alcuni episodi del suo passato.
A soli 37 anni Bergman firma uno dei suoi più grandi film, e uno dei migliori sulla vecchiaia. L'accostamento metaforico del viaggio "geografico" e il viaggio interiore forse non è dei più originali, ma la messa in scena bergamaniana sorprende fotogramma dopo fotogramma per tutta una serie di richiami letterari (e non solo) che si susseguono senza forzatura alcuna e con grande naturalezza: si colgono echi di Proust, Kafka, e altri ma non si avverte minimamente la sensazione di "appesantimento" erudito.
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Paese di prod.: Svezia Anno: 1957 di: Ingmar Bergman con: Victor Sjostrom, Bibi Andersson, Ingrid Thulin, Gunnar Bjornstrand, Folke Sundqvist, Max von Sydow.
Un anziano medico, Isak Borg (Sjostrom), si mette in viaggio in automobile con la nuora (Thulin) alla volta dell'università di Lund dove è stato invitato per ricevere un premio prestigioso. Il viaggio si rivela per il medico l'occasione giusta per riportare alla mente alcuni episodi del suo passato.
A soli 37 anni Bergman firma uno dei suoi più grandi film, e uno dei migliori sulla vecchiaia. L'accostamento metaforico del viaggio "geografico" e il viaggio interiore forse non è dei più originali, ma la messa in scena bergamaniana sorprende fotogramma dopo fotogramma per tutta una serie di richiami letterari (e non solo) che si susseguono senza forzatura alcuna e con grande naturalezza: si colgono echi di Proust, Kafka, e altri ma non si avverte minimamente la sensazione di "appesantimento" erudito. "Il posto delle fragole" emoziona, scava dentro l'anima di chi è disposto ad assecondare il viaggio dell'anziano protagonista (il grande regista e attore Sjostrom). Proprio perchè film sulla terza età, questo capolavoro di Bergman ha ancora molto da insegnare, soprattutto alle giovani generazioni: uno dei risultati più sublimi della cinematografia mondiale, una vera e propria opera d'arte.
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jacopokiller95
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domenica 12 luglio 2009
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molto bello
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non ho altro da aggiungere.. ma non è film perfetto. quindi niente 5 stelle.
[+] il film perfetto! mica è una tempesta!
(di salvo)
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alessandra verdino
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venerdì 5 giugno 2009
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il viaggio nella mente
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"Il Posto delle Fragole" di Ingmar Bergman é uno dei capolavori assoluti del cinema mondiale.
Così come tutti gli altri film di questo grande genio del cinema.
Cos'ha fatto Bergman di così speciale nella sua incredibile carriera?
La cosa più difficile: l'esplorazione della mente.
In questo caso, associata ad un viaggio: nella memoria.
L'idea del viaggio rimanda, esplicitamente, alla psicanalisi.
E' ricordando che si rimettono insieme tanti puzzles individuali, e si riesce a guarire.
Soprattutto, ad accettarsi.
"Il Posto delle Fragole" é un viaggio all'interno di se stessi.
Alla ricerca del proprio tempo perduto, più esplicitamente, della gioia o della malinconia dell'infanzia e della gioventù.
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"Il Posto delle Fragole" di Ingmar Bergman é uno dei capolavori assoluti del cinema mondiale.
Così come tutti gli altri film di questo grande genio del cinema.
Cos'ha fatto Bergman di così speciale nella sua incredibile carriera?
La cosa più difficile: l'esplorazione della mente.
In questo caso, associata ad un viaggio: nella memoria.
L'idea del viaggio rimanda, esplicitamente, alla psicanalisi.
E' ricordando che si rimettono insieme tanti puzzles individuali, e si riesce a guarire.
Soprattutto, ad accettarsi.
"Il Posto delle Fragole" é un viaggio all'interno di se stessi.
Alla ricerca del proprio tempo perduto, più esplicitamente, della gioia o della malinconia dell'infanzia e della gioventù.
Il protagonista, affiancato dalla nuora, ossia dal presente, ritorna indietro nel tempo.
Rivedendo il luogo degli affetti, della sua famiglia.
Con gli occhi di chi si sente prossimo alla fine della vita.
Ricordando l'innocenza iniziale della sua esistenza,in contrapposizione con le esperienze difficili e col cambiamento imposto dalla vita.
In questo viaggio, il presente si impone con durezza e dolcezza.
Ed ecco degli incontri.
Con l'allegria e la spensierateza della gioventù.
Con il dolore di un'esperienza finita male.
Con la consapevolezza dolente di sua nuora, una splendida Ingrid Thulin, una donna che, in parte, é stata rovinata dalla vita.
Ingmar Bergaman ha sempre dipinto molto bene le donne: é una delle sue caratteristiche più spiccate.
Le ha sempre dotate di cervello, dolcezza e femminilità.
Il personaggio principale, il professore, é il ritrato dolente di una vecchiaia che ricerca un pò di gioia di vivere.
La scena iniziale, l'incubo, con gli orologi privi di lancette che significano l'approssimarsi della morte, é stemperato da un ottimismo sempre crescente.
Ricordando, si ci accetta.
Si capisce di aver vissuto. Nel bene e nel male.
Si ritorna nel "Posto delle Fragole" per dare un senso positivo alla propria esistenza.
Si ritorna nel luogo degli affetti, nei visi delle persone care del tempo della felicità dell'innocenza.
Un meraviglioso film sul modo di accettarsi e di accettare la vita. E la sua fine.
Ricordando.
Solo uno dei capolavori di Ingmar Bergman: il più grande esploratore della mente del cinema mondiale.
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gloriapessoa
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giovedì 4 giugno 2009
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sublime
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Un lungo viaggio, attraverso i ricordi inquieti, popolati di voci , amori perduti, rimproveri ma anche di raffinate sensazioni. Più che religiosa, per Isac diventa una conversione umana che incontra l'accettazione di Dio.
Il cinema di oggi ha perduto la sua missione, fortunatamente ci appoggiamo agli antichi...
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