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gianleo67
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sabato 7 aprile 2012
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delitto e castigo secondo hitchcock
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Interno giorno. Coppia di amici ne strangola un terzo nascondedone il corpo in una cassapanca su cui apparecchiano per il party cui parteciperanno altri amici, parenti del defunto e...un loro professore. Sarà quest'ultimo ad incastrarli facendoli confessare. Unità di luogo, di tempo e d'azione, le tre regole aristoteliche del teatro costituiscono le coordinate scenografiche di un giallo da camera in atto unico. La dialettica tra le parti da cui si sviluppa la vicenda delittuosa ed il suo progressivo ed inesorabile disvelamento originano dal contraddittorio tra le psicologie dei due assassini. L'uno eccessivamente emotivo e l'altro totalmente razionale e controllato.
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Interno giorno. Coppia di amici ne strangola un terzo nascondedone il corpo in una cassapanca su cui apparecchiano per il party cui parteciperanno altri amici, parenti del defunto e...un loro professore. Sarà quest'ultimo ad incastrarli facendoli confessare. Unità di luogo, di tempo e d'azione, le tre regole aristoteliche del teatro costituiscono le coordinate scenografiche di un giallo da camera in atto unico. La dialettica tra le parti da cui si sviluppa la vicenda delittuosa ed il suo progressivo ed inesorabile disvelamento originano dal contraddittorio tra le psicologie dei due assassini. L'uno eccessivamente emotivo e l'altro totalmente razionale e controllato. Essi agiscono all'unisono come le personalità complementari di un omicida schizofrenico. Il tema centrale è rappresentato da una visione perversa e distorta di un presupposto teorico che ha le sue fodamenta nella libertà niciana del pensiero ed in una visione 'sociologicamente' laica dei valori fondanti la convivenza civile . Da cio emerge il relativismo etico che è alla base del delitto (ma potrebbe esserlo di qualunque delitto). Tuttavia è l'agitarsi del 'senso di colpa' (radicato nella società borghese) che porta anche il più spietato omicida a tradirsi e confessare il proprio crimine. In ciò sta il ruolo del professor Rupert , quale nemesi di questa distonia etica ed umana. A livello tecnico,data l'esiguità dello spazio, si gioca tutto sul campo corto e sul piano sequenza con alcuni momenti memorabili: l'insistita presenza dell'arma del delitto usata provocatoriamente per usi più "domestici"; i riferimenti letterari e narrativi al "Fantasma della cassapanca" ed all'usanza rurale dello sgozzamneto dei polli (classico divertissement alla Hitchcock); la zelante solerzia con cui la domestica si agita indaffarata attorno alla cassapanca; le lettere D.K. sul cappello della vittima come decisivo indizio rivelatore; infine l'escamotage dei colpi sparati dalla finestra come statagemma per sciogliere la tensione nel precipitare finale degli eventi. Contraddizione di fondo della dichiarata accidentalità del delitto nel fatto che gli assassini calzano dei guanti di pelle. James Stewart misurato ed acuto tra una compagine di interpreti funzionali. Sospettoso.
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donald93
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lunedì 12 settembre 2011
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regia impressionante
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Un "giovane" Hitchcock (non aveva realizzato ancora capolavori classici come "Psyco", "La finestra sul cortile", "Gli uccelli") spunta fuori sorprendendo tutti con questa innovativa pellicola. Il film verrebbe considerato "sperimentale" anche con le tecnologie di oggi per via della geniale regia; difatti anche lo spettatore meno attento verrà colpito dal fatto che il film venne girato con soltanto UNDICI PIANI SEQUENZA, montati per far si che sembri una lunghissima scena. L'omicidio che apre il film fece scalpore per via della sua "gratuità"; protagonisti di questo delitto sono due giovani coniugi omosessuali (Hitchcock non fa capire nemmeno questo in maniera diretta, poiché in quegli anni l'omosessualità era vietata sul grande schermo).
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Un "giovane" Hitchcock (non aveva realizzato ancora capolavori classici come "Psyco", "La finestra sul cortile", "Gli uccelli") spunta fuori sorprendendo tutti con questa innovativa pellicola. Il film verrebbe considerato "sperimentale" anche con le tecnologie di oggi per via della geniale regia; difatti anche lo spettatore meno attento verrà colpito dal fatto che il film venne girato con soltanto UNDICI PIANI SEQUENZA, montati per far si che sembri una lunghissima scena. L'omicidio che apre il film fece scalpore per via della sua "gratuità"; protagonisti di questo delitto sono due giovani coniugi omosessuali (Hitchcock non fa capire nemmeno questo in maniera diretta, poiché in quegli anni l'omosessualità era vietata sul grande schermo). Le personalità dei due "killer" contrastano fra loro; Brandon (John Dall) si rivela il membro meno spaventato, mentre Philip (Farley Granger) risulta sempre turbato ed insicuro riguardo la vicenda. Nel frattempo si capisce che la vittima era un'invitata della festa, festa che la coppia terrà quello stesso giorno. Così, aspettando l'invitati, nasconderanno in un "cassone" il cadavere; la coppia inventerà molti stratagemmi per sviare ogni sospetto sulla vicenda da poco accaduta.
Con l'arrivo dei primi arrivati, la situazione scorre perfettamente, ma l'arrivo di Rupert (James Stewart) cambia le carte in tavola. Il fascino del grande attore si nota fin da subito; la sua presenza cade all'occhio dello spettatore, presenza percepita nel film soprattutto da Philip che, con delle domande ben architettate da parte di Rupert, diverrà presto nervoso, entrando in piena crisi per l'aggravarsi della situazione. Senza rovinare il finale, va fatto un elogio agli attori, che, nelle 11 sequenze recitano continuamente, con pochissimi stacchi di ripresa. Molto dettagliati svariati dialoghi, che non appaiono mai scontati anche al pubblico più attento.
Per questo insieme di elementi può esser considerato uno dei 5 migliori film di Hitchcock.
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[+] 1948
(di donald93)
[ - ] 1948
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gordongekko
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martedì 29 marzo 2011
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e di james? non diciamo nulla?
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tutto perfetto quanto già detto sotto
vorrei solo sottolineare che l'interpretazione di james, e ne ho viste davvero tante, è assolutamente incredibile, sottilmente profondissima, incredibilmente arguta, dettagliata e vera
da ricordare poi che lui era stato un verissimo e primissimo attore di teatro, che qualità ragazzi, diteglielo a qualcuno degli attorucoli odierni....
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everlong
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lunedì 14 febbraio 2011
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esercizio di stile di un genio del cinema
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Vezzo di un genio, esercizio di stile, riscrittura del linguaggio cinematografico, Nodo alla Gola potrebbe essere tutto questo e mille altre cose. Film sottovalutato all'epoca della sua uscita ma che a distanza di anni è riuscito a trovare conferma della sua importanza e genialità, tanto da rimanere nella storia come un film "da studiare", una sorta di paradigma della tecnica cinematografica del piano-sequenza. Infatti, tratto da una commedia teatrale del 1929, questo piccolo gioiello si basa tutto sull'intenzione di Hitchcock di restituire la continuità teatrale dell'azione, ricostruendo la storia attraverso un' unica sequenza che non prevedesse alcun taglio o stacco di montaggio.
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Vezzo di un genio, esercizio di stile, riscrittura del linguaggio cinematografico, Nodo alla Gola potrebbe essere tutto questo e mille altre cose. Film sottovalutato all'epoca della sua uscita ma che a distanza di anni è riuscito a trovare conferma della sua importanza e genialità, tanto da rimanere nella storia come un film "da studiare", una sorta di paradigma della tecnica cinematografica del piano-sequenza. Infatti, tratto da una commedia teatrale del 1929, questo piccolo gioiello si basa tutto sull'intenzione di Hitchcock di restituire la continuità teatrale dell'azione, ricostruendo la storia attraverso un' unica sequenza che non prevedesse alcun taglio o stacco di montaggio. Per ragioni dovute al cambio di bobina (che era della durata di circa 10 minuti), Hitchcock fu costretto ad inventarsi degli escamotage per poter staccare e quindi sostituire la bobina. Ad esempio, per ben quattro volte egli ricorre ad un primissimo piano sulla giacca di uno dei personaggi; in questo modo l'inquadratura sfuma a nero, offrendo la possibilità del taglio. Ovviamente, questa modalità di ripresa necessitava di una preparazione millimetrica di ogni singolo dettaglio: gli attori dovevano sapere perfettamente la loro parte, ma anche i loro movimenti (come e quando muoversi), i macchinisti e gli elettricisti idem, gli scenografi dovevano spostare oggetti e scenografie all'unisono con i movimenti del dolly e degli attori. Creare una sincronia precisa e un affiatamento totale fra tutti i componenti della troupe risulta di per sé un'operazione che non poteva non richiedere giorni di prove e la stesura di "partiture" per ogni singolo membro dell'orchestra, compresi i tecnici. Grazie a questo straordinario piano-sequenza, Hitchcock tira dentro lo spettatore, lo invita al cocktail party, legandolo indissolubilmente alla sostanza delle immagini e immobilizzandolo nella continuità dell'evoluzione della trama, in modo naturale e senza artifici; senza frammentare la realtà e proteggendo così la complessità temporale e spaziale della realtà stessa. Nel crescendo incalzante in un continuum di suspence e di tensione, Hitchcock butta dentro anche temi e teoremi filosofici sull'omicidio fine a sé stesso, su un certo modo di pensare e di male-interpretare (sulle onde del nazi-fascismo) Nietzsche e il superuomo, ma anche il Dostoevskij di Delitto e Castigo, alternando atto e potenza, bene e male, giudizio morale e coinvolgimento emotivo. Sono colpevoli gli assassini che per cinismo, per arroganza, ma in fondo anche per ingenuità, hanno creduto di poter essere al di sopra della stessa intepretazione etica delle cose, di essere, a priori, estremi decostruttori nichilisti in grado di poter ricreare nuovi canoni morali; è colpevole Rupert (James Stewart) in quanto inconsapevole ispiratore di teorie anti-sociali e pericolose. Ma il vero colpevole è lo spettatore, perché seppur incatenato ad una suspense da cui è dominato e sopraffatto, diviene emotivamente il complice tacito di quanto accaduto. Perché Hitchcock lo mette al fianco degli assassini senza che egli se ne accorga; e quindi è lì, presente, a sperare che la cassapanca non venga aperta e che Rupert non vada in fondo nell'indagine, alimentato da sospetti più che plausibili. Pervasiva è la tensione stringente, cadenzata attraverso primissimi piani su dettagli pieni di senso: l'orrore nelle mani di Philips, il cinismo e la crudeltà nella cassapanca, il sospetto e il conflitto morale nel portasigarette dell'involontario complice Rupert e così via. Il tutto senza un accenno di colonna sonora esterna: vi sono solo le poche note di pianoforte (anch'esse pura tensione, suspense allo stato acustico!) suonate da Philip e quelle suonate dal giradischi, quindi interne alla storia. Hitchcock guida sapientemente lo sguardo dello spettatore, perciò quest'opera può esprimere tutto tranne che la sottomissione della macchina da presa a quella che a primo impatto appare una vera e propria rappresentazione teatrale. Al contrario, Nodo alla Gola è un'opera fortemente cinematografica. Anzi, Nodo alla Gola rappresenta uno dei paradigmi del cinema, geniale per tecnica, calcolo e precisione. Bellissima la scena della cameriera (un classico alla Hitchcock) che, facendo avanti e indietro tra cucina e salotto, sparecchia la tavola, annunciando la possibile scoperta del cadavere (vera e propria filosofia della suspense), il tutto mentre lo spettatore ascolta la coversazione tra Rupert e gli assassini, tutti e tre non inquadrati, se non per un braccio e una parte della schiena di Rupert stesso, come ad annunciare il rischio del "disvelamento"; una presenza inquietante che incombe sullo spettatore più dell'atroce misfatto.
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g. romagna
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venerdì 21 gennaio 2011
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nodo alla gola
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Phillip e Brandon, giovani dell'alta società, uccidono un amico, ne nascondono il cadavere in una cassapanca sopra la quale allestiscono il tavolo sul quale saranno servite le vivande per un imminente ricevimento cui partecipano il padre della vittima, la zia, la fidanzata, l'ex compagno della fidanzata e Rupert (James Stewart), un brillante ex compagno di studi dei due che trova il tempo, durante le chiacchiere tra commensali, per illustrare sue particolari teorie sulla legittimità dell'omicidio in particolari circostanze. E' proprio costui ad accorgersi di alcune stranezze: David (l'ucciso) era infatti stato invitato, ma non si presenta e non avverte nessuno sul perchè della sua assenza; la tavola è stata imbandita in un luogo insolito e uno dei due organizzatori non riesce a celare il proprio nervosismo.
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Phillip e Brandon, giovani dell'alta società, uccidono un amico, ne nascondono il cadavere in una cassapanca sopra la quale allestiscono il tavolo sul quale saranno servite le vivande per un imminente ricevimento cui partecipano il padre della vittima, la zia, la fidanzata, l'ex compagno della fidanzata e Rupert (James Stewart), un brillante ex compagno di studi dei due che trova il tempo, durante le chiacchiere tra commensali, per illustrare sue particolari teorie sulla legittimità dell'omicidio in particolari circostanze. E' proprio costui ad accorgersi di alcune stranezze: David (l'ucciso) era infatti stato invitato, ma non si presenta e non avverte nessuno sul perchè della sua assenza; la tavola è stata imbandita in un luogo insolito e uno dei due organizzatori non riesce a celare il proprio nervosismo. Il consistente ritardo di David induce i suoi familiari ad abbandonare la festa per correre a sapere cosa gli sia accaduto. Anche Rupert li segue. I due sembrano averla fatta franca, ma Rupert stava bluffando: decide infatti di fare ritorno nel luogo del delitto immediatamente, ove cercherà di mettere in luce ciò che i due hanno da nascondere... Girato interamente in un unico piano sequenza (con solo due minimi tagli di montaggio), Nodo alla Gola è un giallo mirabile in cui tempo della storia e tempo del racconto si fondono (come testimonia il cielo che gradualmente imbrunisce fuori dalla finestra) ed in cui trovano posto non solo le teorie oltreomistiche di Nietzsche (esplicitamente citate), ma anche lo Stato di Natura di Hobbes, la percezione del sistema sociale tramite il Super Io di Freud ed il Dostoevskij di Delitto e Castigo. Rispetto agli altri capolavori di Hitchcock, qui un ruolo maggiore è giocato dalla parola, senza però che sia per nulla svilita la significanza delle immagini. Pienamente confacente allo stile del maestro è invece l'ambiguità del finale: se Rupert nega esplicitamente le sue teorie pro-omicide perchè le ha così chiaramente illustrate precedentemente? E' stato solo un eccesso di spacconeria, una leggerezza intellettuale frutto della mancata presa di coscienza dell'argomento, o forse c'è l'intenzione di mondarsi di un delitto che, viste le sue parole, sente anche come suo? La tragicità della contingenza gli ha fatto maturare seduta stante la decisione di aderire al sistema sancito dal diritto, ma prima attraverso quali princìpi poteva allora muoversi in società? E cosa dirà ora sul suo ruolo nell'uccisione a chi incastrerà gli assassini? Tre spari nell'aria, e che ognuno tragga le sue conclusioni...
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francis metal
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martedì 4 gennaio 2011
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woooooooooooooooooow!!!!!!!!!!!
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Sono sbalordito!!!!! Trasformare la cronaca in Thriller/ Grottesco! Uno dei primi film a colori di sempre e primo esperimento per il 3D! Caspita, che trovata quello dell finto piano sequenza continuo.... Per non parlare del'Oltreuomo deviato....
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zazen67
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martedì 23 marzo 2010
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fantastico
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Guardatelo, è veramente un altro cinema !
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luca scialò
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lunedì 15 marzo 2010
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thriller sadico, breve ma intenso
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Due giovani ricchi, Phillip e Brandon, decidono di uccidere un loro ex compagno di scuola, David Kentley, anch'egli ricco, e da loro molto invidiato. L'idea l'ha avuta Brandon, il più diabolico e caratterialmente forte dei due, per sadiche idee sull'omicidio (quasi ritenuto un diritto da consumarsi verso persone poco intelligenti) e per invidia nei confronti dell'assassinato.
A dimostrazione del proprio sadismo, Brandon invita anche i genitori, la fidanzata e un amico della vittima (proprio con l'intento di far riavvicinare questi ultimi due, essendo il secondo un suo ex) e fa tenere un banchetto sul baule dove il corpo della vittima è stato nascosto.
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Due giovani ricchi, Phillip e Brandon, decidono di uccidere un loro ex compagno di scuola, David Kentley, anch'egli ricco, e da loro molto invidiato. L'idea l'ha avuta Brandon, il più diabolico e caratterialmente forte dei due, per sadiche idee sull'omicidio (quasi ritenuto un diritto da consumarsi verso persone poco intelligenti) e per invidia nei confronti dell'assassinato.
A dimostrazione del proprio sadismo, Brandon invita anche i genitori, la fidanzata e un amico della vittima (proprio con l'intento di far riavvicinare questi ultimi due, essendo il secondo un suo ex) e fa tenere un banchetto sul baule dove il corpo della vittima è stato nascosto. Ma commette anche l'errore di invitare alla festa l'ex professore Rupert Cadell...
Un thriller dalla trama geniale, che dà costantemente l'idea allo spettatore che il cadavere stia per essere scovato, anche grazie ad inquadrature studiate appositamente per fomentare questa sensazione. Il film ruota tutto intorno a quel baule, custode di un diabolico mistero. Forse ha la pecca di essere un pò sbrigativo, anche data la sua brevità (meno di un'ora e venti minuti di durata), con qualche passaggio semplificato.
Ma resta una lezione di film giallo, forse però non colta da altri registi successivi.
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pressia
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domenica 24 maggio 2009
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mi sento quasi colpevole...
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Chi,vedendo la diligente cameriera nell'atto di aprire il "baule incriminato",non avrebbe voluto far qualcosa per fermarla?
Hitchcock prepara proprio un bel nodo e lo mette al collo dei sui spettatori, che dal principio alla fine rimangono col fiato sospeso...
Senza rendertene conto ti trovi in quel salotto e speri che quel baule,vero protagonista della storia, da dove tutto inizia e dove tutto finisce,non venga aperto...Il regista ci vuole trasformormare in coprotagonisti ma noi diveniamo Quasi i colmplici del delitto.
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