M - Il mostro di Düsseldorf

Un film di Fritz Lang. Con Peter Lorre, Gustaf Gründgens, Rudolf Blummer, Ellen Widman, Inge Landgut.
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Titolo originale M. Drammatico, b/n durata 117 min. - Germania 1931. MYMONETRO M - Il mostro di Düsseldorf * * * * 1/2 valutazione media: 4,89 su 25 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
4,89/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * * *
 critican.d.
 pubblico * * * * 1/2
A Düsseldorf, un imprendibile assassino ha già soppresso molte bambine. Oltre alla polizia si mettono sulle sue tracce anche i malviventi cui non va a...
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primo piano
Le tecniche espressive del muto unite alla modernità del sonoro
Piero Di Domenico     * * * * *

Nel 1931 Fritz Lang gira M - Il mostro di Dusseldorf, in cui un ignoto assassino (con il volto indimenticabile di Peter Lorre) violenta e uccide numerose bambine senza lasciare alcuna traccia. Nella città viene allora organizzata una fitta rete di ricerche a cui partecipano anche i mendicanti e i criminali. Così si scopre il primo indizio: l'assassino quando avvicina le vittime fischietta un macabro motivo, tratto dal Peer Gynt di Grieg. Presto il mostro viene individuato da un venditore di palloncini che riesce con un gesso a segnargli sulle spalle una grande M (che sta per Morder, assassino). L'uomo è braccato e si barrica in una fabbrica ma viene catturato dalla malavita che vorrebbe giustiziarlo: solo all'ultimo momento viene salvato dalla polizia che lo consegna alla giustizia ufficiale. M - Il mostro di Dusseldorf è uno dei primi film parlati di Lang in cui si fondono le tecniche altamente espressive del cinema muto con la stupefacente modernità di un sonoro capace di raggelare. Ispirato a una vicenda reale, Lang riprende i suoi temi preferiti, come il contrasto tra giustizia ufficiale e giustizia privata, ed esalta gli effetti fotografici e quelli sonori, realizzando l'antesignano dei film sui serial-killer, divenuti negli ultimi anni un vero e proprio genere.

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Uno dei film più belli che...stupendo!

giovedì 10 marzo 2005 di novocaine

Nel 1931 il sonoro era già stato introdotto da qualche anno, soprattutto in America, dove c'erano le possibilità economiche. In Europa era una cosa un po' più insolita e pochi avevano capito come farne veramente buon uso (tra cui Hitchcock). Ebbene, Fritz Lang lo utilizza qui per la prima volta e in una maniera del tutto moderna ed espressiva; sa come valorizzarlo e sembra completamente a suo agio (nonostante tutte le scomodità che la nuova tecnica comportava, come la cabina insonorizzata, che non continua »

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Cult di straordinario spessore artistico.

sabato 26 febbraio 2005 di Yanez

Il film è pieno della presenza del "mostro" e quando egli appare nella figura di un ometto all'apparenza innocuo ci si accorge che il ostro è tra noi, potrebbe essere chiunque di noi. Straodinaria interpretazione di Lorre, breghtiano più che mai, innocente con i soi occhioni da fanciullo curioso, deciso quando ammalia la sua vittima fischiettando Grieg. Ma straordinario è tutto il film che, senza colonna sonora, fa vivere i silenzi e i rumori di una città terrorizzata nelle fredde notti che gelano continua »

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Il manifesto dell'cinema espressionista tedesco

venerdì 30 aprile 2010 di il cinefilo

TRAMA:il film,realizzato nell'1931 da Fritz Lang(e sceneggiato insieme alla moglie)racconta di un misterioso assassino che uccide alcune bambine in giro per la città(Peter Lorre e grandioso)fino a quando non viene catturato dai cittadini e dalla malavita con l'intenzione di "processarlo" e linciarlo... RECENSIONE:il film di Fritz Lang riesce a fondere le tecniche dell'cinema muto con quelle dell'sonoro(che stava prendendo piede proprio in quegli anni)e costruisce una forma di"perfezione cinematografica" continua »

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Tra silenzi ed espressionismo: lang al suo meglio

sabato 19 luglio 2008 di Skrat

Il film di Lang (rifatto da Losey nel 1951 e citato da Salvatores in "Quo vadis baby?") è abilmente improntato su una lineare organicità narrativa, che, dal principio alla fine, segue una semplicità di linguaggio assolutamente impareggiabile, se confrontata con la profonda indagine psicologica dei personaggi, giocata non sui dialoghi, ma sulle immagini, soprattutto analizzando con precisione certosina la vena rivelatrice degli effetti chiaroscurali. La potenza evocativa delle immagini, le argute continua »

Dall'autodifesa del mostro (Peter Lorre) di fronte al tribunale dei mendicanti e degli assassini per denaro
Hans: Ma non potete, non potete uccidermi a sangue freddo! (Risate degli astanti) Io pretendo di essere consegnato alla polizia! (Risate di scherno) Io pretendo di essere portato davanti a un tribunale regolare! (Il presidente del tribunale dei ladri ribadisce la condanna a morte di Hans)
Hans: Ma non è colpa mia, lo giuro! No… non è colpa mia… (Si getta in ginocchio in preda alla disperazione. Ripete più piano) Non è colpa mia… lo giuro.
(Si alza un ladro e chiede. E di chi è la colpa?')
Hans: Ma chi sei tu? Cosa dici? Chi sei tu che vuoi giudicarmi? E chi siete voi? Un branco di assassini, di malviventi… Ma chi credete di essere, solo perché sapete come si fa… a scassinare una cassaforte, o ad arrampicarsi sui muri, sui tetti? Sapete fare solo questo. E niente altro. Non avete mai lavorato, in vita vostra! Non avete mai imparato un lavoro onesto. Siete un branco di maiali. Non siete altro che un branco di maiali! Ma io, io che posso fare? Che altro posso fare? Non ho forse questa maledizione, in me? Questo fuoco, questa voce, questa pena!
(Il capo dei ladri interloquisce: "Vorresti dirmi, allora, che tu devi… ammazzare?")
Hans: Quando cammino per le strade ho sempre… la sensazione che qualcuno mi stia seguendo. Ma sono invece io che inseguo me stesso.
Silenzioso… Ma io lo sento. Sì, spesso ho l'impressione di correre dietro a me stesso. Allora, voglio scappare. Scappare! Ma non posso, non posso fuggire! Devo, devo uscire ed essere inseguito! Devo correre, correre! Le strade senza fine… Voglio andare via… Voglio andare via! Ma con me corrono i fantasmi… di madri, di bambini… Non mi lasciano un momento. Sono sempre là. Sempre! Sempre! (Grida) Sempree! Soltanto quando uccido. E allora… (D'improvviso si affloscia, privo di energia, come un fantoccio disanimato) E poi non mi ricordo più nulla. Dopo… dopo mi trovo dinanzi ad un manifesto e leggo tutto quello che ho fatto. E leggo, leggo… Io ho fatto questo? Ma se non ricordo più nulla! Ma chi potrà mai credermi? Chi può mai sapere come sono fatto dentro, che cos'è che sento urlare nel mio cervello… e come uccido? Non voglio! Devo! Non voglio! Devo! E poi, sento urlare una voce… ma io non la posso sentire! Aiuto! Non posso… non posso… non posso… non posso… (Si accascia, stringendo la testa fra le mani).
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di Claude Beylie

La piccola Elsie Beckmann è abbondata all’uscita da scuola da uno sconosciuto che le compra un giocattolo e fischietta un motivo di Grieg. Sarà lei la nona vittima del sadico assassina che terrorizza la città. La polizia moltiplica invano retate e perquisizioni, riesce soltanto a mettere in crisi la malavita e a turbare ancor più la popolazione. I delinquenti decidono di occuparsi loro della ricerca: una rete di spie abilmente dislocata parta all’individuazione dell’assassino, sulla schiena del quale uno degli inseguitori è riuscito a tracciare col gesso la lettera M. »

di Georges Sadoul

In una grande città, un sadico (Peter Lorre) sevizia e uccide le ragazzette. Due poliziotti (Theo Lingen, Otto Wernicke) cercano invano di scoprirlo e smascherarlo. Saranno la teppa e il suo capo (Gustav Grundgens) a scoprire l'assassino e a condannarlo a morte; la polizia arriva appena in tempo per salvarlo dall'esecuzione. Il film si ispirava ai delitti famosi del "vampiro di Düsseldorf ". Il suo titolo doveva essere Gli assassini sono tra noi, ma fu cambiato in seguito alle proteste d'un nazista che giudicava la frase offensiva per la Germania. »

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