Il monello

Consigliato assolutamente sì!
4,47/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * * -
 critican.d.
 pubblico * * * * 1/2
Una giovane sedotta e abbandonata affida il figlioletto alla pietà altrui. Lo raccoglie Charlot, il vagabondo dal gran cuore che, fra mille sacrifici e astuzie, riesce ad allevare il bambino sottraendolo all'orfanotrofio.
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primo piano
Il film eterno di Charlie Chaplin
Giancarlo Zappoli     * * * * 1/2
Locandina Il monello

Una giovane donna sedotta e abbandonata si ritrova con un neonato che non sa come poter allevare. Lo lascia allora in un'auto lussuosa sperando che il proprietario gli faccia avere una vita migliore di quella che lei potrebbe offrirgli. Due ladri però rubano l'auto abbandonando il bambino in un quartiere degradato. Il vagabondo lo trova e cerca, senza successo, di liberarsene. Finirà con l'occuparsi di lui facendone il suo 'assistente' e lottando per riaverlo quando i servizi sociali cercheranno di sottrarglielo.
Chaplin apre il film con una didascalia in cui mostra la consapevolezza dei mezzi che metterà in campo: "Un film che farà ridere e forse anche piangere". È quanto accadde all'epoca e può ancora ripetersi oggi. C'è chi ha accusato questa sua opera di retorica a causa dei primi minuti in cui si presenta la condizione della madre nubile e la si paragona a una via crucis. Valutare in questi termini la premessa all'apparizione di Chaplin stesso (che avviene più avanti) significa applicare considerazioni dell'oggi a una realtà che la morale borghese dell'epoca vedeva precisamente in quei termini: come una colpa della donna 'perduta'.
L'entrata in scena del Tramp con la descrizione della sua pretesa differenza rispetto alla miseria che lo circonda (e che di certo non lo risparmia) è utile ad evidenziare un tratto caratteristico del personaggio che Chaplin non ha alcuna intenzione di occultare. Il Vagabondo non è fondamentalmente 'buono'. I tentativi che mette in atto per disfarsi del neonato, trovato del tutto casualmente, non lo inseriscono nella categoria dei benefattori. Lo diverrà in seguito affezionandosi al bambino (uno straordinario Jackie Coogan sulla cui presenza sul set fiorì una brillante aneddotica) che diverrà suo complice nell'infrangere vetri che lui poi proporrà di sostituire. La scena in cui gli viene portato via è ad alto tasso di drammaticità ed evidenzia le doti interpretative di entrambi i protagonisti.
Chaplin non si limita però a far ridere e piangere il suo pubblico ma continua a proporre una sua indagine severa della società. Non è solo la condizione abitativa dei due contrapposta a quella del mondo dei ricchi a segnalarcelo ma anche, in modo ancor più severo, la sequenza del dormitorio pubblico che è purtroppo più che mai attuale.

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Un film che fa ridere, commuovere e piangere

mercoledì 9 luglio 2008 di Gianmarco

Charlot raccoglie un neonato abbandonato da una madre snaturata, i due diventano subito amici e il monello aiuta il padre adottivo a fare soldi con mille stratagemmi, ma cinque anni dopo la madre, divenuta celebre cantante rivorebbe il figlioletto. 1° lungometraggio di Chaplin, dopo quasi 70 cortometraggi, è una bellissima storia commovente e strappalacrime con moltissima originalità che rispecchia molto la misera infanzia del regista e dei quartieri malfamati della Londra di fine '800 qui raccontati continua »

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Sensibilità e delicatezza da antologia

venerdì 10 dicembre 2010 di Reservoir Dogs

Un vetraio trova per caso un piccolo in fasce abbandonato, decide di accudirlo e crescendo il bambino lo "aiuterà" nella sua professione: mentre l'uomo ripara i vetri rotti, il piccolo li rompe. Ma il dottore che visita il piccolo ammalatosi di "poche cure e attenzioni" chiama l'orfanotrofio per affidarlo in mani "migliori", il padre adottivo farà di tutto perchè ciò non avvenga. La madre che intanto è diventata una famosa continua »

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Il primo commovente lungometraggio di c.chaplin

domenica 12 settembre 2010 di il cinefilo

TRAMA:Una donna abbandona disperata il suo neonato che,per una catena di eventi,finisce per essere accudito dal vagabondo Charlot...COMMENTO:Charles Chaplin(regista,sceneggiatore,attore,produttore e ideatore del tema musicale)si trova alle prese,con questo film,con il suo primo lungometraggio(che si è rivelato un successo enorme ed è un mito ancora oggi). Questo grande classico rivela l'incredibile dote che l'attore-regista farà emergere in tutti suoi capolavori futuri e cioè la capacità di far continua »

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Il primo lungometraggio del maestro chaplin

martedì 1 novembre 2011 di Andrea Levorato

Il monello ***** Produzione: USA 1921 Genere: Commedia, Drammatico Attori principali: Charles Chaplin, Jackie Coogan Regia: Charles Chaplin Trama: In preda al panico una donna abbandona il suo neonato (Coogan). Charlot (Chaplin), un vagabondo, lo prende con sé e lo cresce, ma dopo 5 anni la madre lo rivuole indietro. Mini recensione: È il primo lungometraggio di Chaplin. Lo stile di story telling è il suo inconfondibile: tra dramma e comico, Chaplin racconta un’infanzia continua »

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di Georges Sadoul

Charlot, povero vetraio, raccoglie e alleva un bambino abbandonato dalla madre (Edna Purviance) vittima d'un seduttore (Carl Miller). Il bambino (Jackie Coogan) rompe i vetri per aiutare il padre adottivo nel suo lavoro. Quello, a sua volta, lo salva dalle grinfie delle dame di carità, e lo rende infine alla madre, diventata ricca. Il primo lungometraggio di Chaplin (80 minuti di proiezione) è metà dramma metà commedia, e le parti tragiche sono numerose, come quella dell'intervento delle puritane che vengono a prendere il ragazzo per rinchiuderlo in un orfanotrofio (l'episodio è autobiografico, e la camera in cui Charlot vive è fatta sul modello di quella della sua infanzia). »

di Mario Gromo La Stampa

Manca lo spazio, purtroppo, per adeguatamente parlare di questa straordinaria serata retrospettiva che ci ha tra l'altro offerto il primo «lungometraggio» osato da Chaplin. Il monello è del 1920; ed è ancora oggi tutto piacevole e vivo. Chaplin era ormai sicuro del suo «vagabondo», l'unica autentica maschera dei tempi nostri; stava per uscire dai limiti, per lui ormai angusti, di quei brevi film che allora si chiamavano «comiche», stava per tentare un ordito più vasto, di un normale respiro. Sentì allora l'opportunità di appoggiarsi a un «compare»; ed ebbe la trovata, abilissima e scaltra, di scegliersi per compare un bambino. »

di Gian Piero dell'Acqua

Una donna ha avuto un figlio dall’amante, che l’ha lasciata. Deposita il bambino in fasce in un’automobile signorile, che però viene rubata. I ladri lasciano il piccolo in una strada di periferia, dove lo trova Charlot. Inutili i tentativi di affidano a qualcun altro, Charlot lo tiene con sè e lo fa crescere. Grandicello, il bimbo aiuta Charlot, che fa il vetraio, a lavorare: con la fonda, rompe i vetri delle finestre, e poi Charlot le ripara. Quando il ragazzo si ammala, il medico impone a Charlot di portarlo in un istituto per l’infanzia abbandonata: ma poi il vagabondo riesce a riprendersi il piccolo. »

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