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Festival di Venezia 2010

Guida alla 67ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 1 / 11 settembre 2010

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Venezia.67: trionfa Sofia Coppola
sabato 11 settembre 2010 di Letizia della Luna

In un festival probabilmente povero di glamour ma ricco di film di spessore, i pronostici delle ultime ore sono stati rispettati. Come si vociferava da diverse ore il Leone d'Oro per il miglior film è andato alla figlia d'arte Sofia Coppola per il film Somewhere. "Non ci posso credere, sono così orgogliosa" ha dichiarato la regista visibilmente emozionata; è stato il presidente della giuria Quentin Tarantino (che a inizio serata ha esordito dichiarando quella veneziana "un'esperienza davvero speciale") a consegnarle il premio: "è stata una decisione unanime, è un film che ci ha incantati fin dalla prima scena, poi è cresciuto dentro di noi, nei nostri cuori, nelle nostre analisi e nelle nostre menti".
Il Leone d'oro per l'insieme dell'opera, premio che non viene consegnato ogni anno ma solo quando sono presenti forti personalità, è andato invece al regista newyorkese Monte Hellman, mentre il Leone d'argento è stato consegnato al regista Álex De la Iglesia ("queste giornate a Venezia sono state le migliori della mia vita") per A Sad Trumpet Ballad, film che ha ricevuto anche il premio Osella per la miglior sceneggiatura.
Il premio speciale della giuria è andato, con grandi applausi da parte di tutto il pubblico e della giuria, a Essential Killing di Jerzy Skolimowski; il grande regista ha ritirato non solo questo premio ma anche quello della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Vincent Gallo è infatti il protagonista del suo Essential Killing: "Vincent sono sicuro che ci sei.... Ma sono ancora più sicuro che avrebbe voluto ringraziare il suo regista e il suo produttore che ha trovato i soldi per il suo salario". La Coppa Volpi per la miglior attrice è stata consegnata ad Ariane Labed per il film Attenberg da Gabriele Salvatores: "ho sempre pensato che gli attori siano anche autori di un film e sono contento di premiare un'attrice che ha portato molto del peso del film che la giuria ha amato fin dall'inizio".
Il Premio Marcello Mastroianni, consegnato da Luca Guadagnino, è andato a Mila Kunis per Black Swan, mentre la Osella per miglior la fotografia a Silent Souls del regista Aleksei Fedorchenko. Il Leone del futuro opera prima Luigi de Laurentis è stato consegnato al film Majority dal regista Fatih Akin: " il film racconta la storia in modo molto efficiente con un ottimo linguaggio cinematografico e con semplicità".

Taymor torna al cinema ma non con un musical, o forse si.

The tempest e lo Shakespeare femminista

lunedì 13 settembre 2010 - Gabriele Niola

The tempest e lo Shakespeare femminista Quest'anno è The tempest, il nuovo lavoro cinematografico di Julie Taymor a chiudere la Mostra di Venezia. Si tratta di un'opera tratta dall'omonimo testo shakespeariano che ne mantiene i dialoghi e la lingua aulica, cercando però una dimensione visiva che sia puramente filmica, impresa non difficile secondo la regista: "I testi di Shakespeare sono così pieni di elementi visivi grandiosi e importanti (specie le sue ultime opere) che il cinema è il mezzo perfetto per metterli in scena".
Il film infatti cerca una dimensione estetica forte, in grado di rendere il modo in cui l'isola su cui tutti i personaggi sono confinati influisca sulle loro psicologie. Eppure a fronte di tanta fedeltà c'è un cambiamento molto grande, il personaggio principale infatti da che era un uomo diventa una donna, interpretata da Helen Mirren: "Abbiamo deciso di mutare Prospera in una donna perchè io, l'ultima volta che l'ho vista, ho pensato che poteva rimanere tutto uguale lo stesso. L'idea è che così possiamo anche rappresentare secoli di lotta femministe. All'epoca di Shakespeare le donne sapienti erano punite per questo e tutt'oggi i regimi fondamentalisti non vogliono educare le donne perché le donne educate sono un pericolo".
Il grande adattamento però ha una sostanziale differenza: "Avevamo tagliato l'ultimo monologo molto famoso, perchè è molto teatrale e perchè è un po' come se Shakespeare parlasse al pubblico di se stesso. Io non volevo replicare questa cosa dallo schermo, però poi in fase di montaggio mi sono accorta che mancava proprio qualcosa e così ho pensato di metterlo come canzone. A cantarla e suonarla sono i Portishead".

Miike-Show, delerio alle proiezioni di Mezzanotte.

Venezia.67: la vendetta del cinema di pancia

sabato 11 settembre 2010 - Gabriele Niola

Venezia.67: la vendetta del cinema di pancia Marco Muller l'aveva detto: "Sono contento di ritrovare nelle proiezioni di mezzanotte quella stessa sensazione ed emozione che ricordavo dalle edizioni di Lizzani [...] spettatori giovani, appassionati che sono sempre di più una realtà della frequentazione del festival e della stampa accreditata". Detto fatto, dopo le dichiarazioni del mattino è arrivata la doppia proiezione serale di 13 Assassins e Zebraman 2 di Takashi Miike, un tripudio passionale tributato da un pubblico composto più che altro da blogger, ragazzi e appassionati, che non ha lasciato indifferenti nemmeno i membri della giuria, dimostrando che Venezia è uno dei luoghi in cui il cinema ha ancora senso come passione prima viscerale e poi intellettuale. Ignorato dalle distribuzioni e da molti altri festival Miike è regista visionario e di genere, sanguinario ma magistrale, capace di infiammare il pubblico di tutto il mondo con film imprevedibili e stupefacenti sia per umorismo che per violenza. Tutte caratteristiche che hanno aumentato la sensazione di vero e proprio "evento", quando il regista è comparso in sala accolto da applausi scroscianti ai quali ha contribuito anche il festante presidente di giuria Tarantino. Eppure nemmeno considerando tutta l'elettricità nell'aria che ha preceduto le proiezioni (prima in coda e poi in sala) si poteva immaginare quel che sarebbe successo.

Al lido rivive il leggendario Barney Panofsky.

Venezia.67: il red carpet de La versione di Barney

sabato 11 settembre 2010 - a cura della redazione

Venezia.67: il red carpet de La versione di Barney Apprezzato soprattutto dagli amanti del politicamente scorretto, ieri La versione di Barney (film in concorso) ha portato al Lido humor e commozione ma anche qualche polemica: la trasposizione del celebre libro di Mordecai Richler ha infatti un po' deluso chi il romanzo lo conosceva bene. Si racconta la vita folle e picaresca di Barney Panofsky, l'ebreo canadese irascibile, impulsivo e sfacciato che oramai, rabbioso settantenne, decide di scrivere la sua versione dei fatti sulla morte del caro amico Boogie. Nonostante la grande assenza di Dustin Hoffman, a sfilare sul red carpet c'erano la bellissima Rosamund Pike, Paul Giamatti, Bruce Greenwood, Scott Speedman, Thomas Trabacchi ed il regista Richard J. Lewis.

Applausi e consensi per l'ultimo italiano in concorso.

Venezia 67: il red carpet de La solitudine dei numeri primi

venerdì 10 settembre 2010 - a cura della redazione

Venezia 67: il red carpet de La solitudine dei numeri primi Quarto ed ultimo film italiano in corsa per Leone d'Oro, La solitudine dei numeri primi ieri sera è stato accolto bene anche dal pubblico. Trasposizione dell'omonimo romanzo di Paolo Giordano, il film diretto da Saverio Costanzo è stato senza dubbio uno dei film più attesi alla Mostra, non solo per il successo del romanzo ma anche per la bravura degli interpreti in gioco: Alba Rohrwacher e Luca Marinelli sono riusciti a non deludere le aspettative e a rendere onore all'originalità di Giordano.

Alla premiazione presenti Guadagnino, Ferretti e Lo Schiavo.

Venezia 2010: Tarantino e la Swinton ritirano i Nastri d'Argento

venerdì 10 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: Tarantino e la Swinton ritirano i Nastri d'Argento Giovedì pomeriggio allo Spazio Lancia presente alla 67. Mostra del Cinema di Venezia, la presidentessa del Sngci (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) Laura Delli Colli ha consegnato all'attrice scozzese Tilda Swinton il Nastro d'Argento come miglior attrice europea per la sua interpretazione in Io sono l'amore di Luca Guadagnino, presente per l'occasione per fare da interprete dell'amica di lunga data. Alla premiazione hanno inoltre assistito anche i premi Oscar Dante Ferretti e la moglie Francesca Lo Schiavo, a cui domani verrà consegnato il Premio Bianchi del Sngci.
La pellicola di Guadagnino presentata l'anno scorso sia a Venezia che al Toronto Film Festival “Sta avendo un grande successo in tutto il mondo: la cosa che rende orgogliosi è che il successo di questo film è un successo dell'Italia” ha spiegato la Swinton. Alla consegna del premio l'attrice ha dichiarato: “Sono orgogliosa di ricevere questo grande premio italiano ed anche orgogliosa di questo film. Sono molto amica di Luca, abbiamo lavorato a questo film per 11 anni, è una lettera d'amore per il cinema”. La Swinton ha poi aggiunto: “Il cinema italiano è vivo più che mai. Gli italiani devono solo rendersene conto e crederci. All'estero l'attenzione del mondo è sul vostro cinema”. Nonostante l'attrice fosse presente in laguna da appena 24 ore, ha già visto due film: Venus Noire di Kechiche e Road to Nowhere di Monte Hellman, un regista di cui si dichiara grande fan.
Ma l'accoglienza più calorosa l'ha ricevuta il presidente della giuria Venezia 67, Quentin Tarantino che ha ricevuto il Nastro d'Argento per il miglior film extra europeo dell'anno. Tarantino non ha voluto dire nulla del suo lavoro di giurato, ma ha raccontato come gli è nata l'idea del film. “L'idea di Inglourious Basterds mi è venuta da un genere italiano, il 'macaroni combact', ribattezzato così perché i giapponesi avevano per primi inventato il nome 'macaroni western'. È sempre stato un mio piacere portare alla luce i grandi maestri del cinema italiano: Umberto Lenzi, Fernando Di Leo, Enzo G. Castellari”.

Per aver trattato con onesta semplicità l'universo dei sentimenti.

Venezia 67: Queer Lion Award 2010 vince En el futuro

venerdì 10 settembre 2010 - a cura della redazione

Venezia 67: Queer Lion Award 2010 vince En el futuro La giuria formata da Ivan Stefanutti, Roberto Cuzzillo e Daniele Sartori ha decretato come vincitore del Queer Lion Award 2010 il film En el futuro di Mauro Andrizzi. Le motivazioni sono state: "Per aver trattato con onesta semplicità l’universo dei sentimenti, mostrandone le singolari peculiarità e per aver restituito, in brevi episodi, il senso di naturalità e solidità dell’amore indipendentemente si tratti di coppia gay o eterosessuale".
La cerimonia di premiazione avrà luogo alle ore 18:00 presso la Villa degli Autori alla presenza del regista Mauro Andrizzi.

   

L'atteso sequel di Takashi Miike questa sera a Venezia.

Zebraman 2: Film di Mezzanotte

giovedì 9 settembre 2010 - Luca Volpe

Zebraman 2: Film di Mezzanotte Ancora Takashi Miike. Ancora Zebraman. È dedicata a Zebraman 2: Attack the Zebra City (2010) l'ultima delle proiezioni di mezzanotte in programma nella 67. Mostra del Cinema di Venezia. Una decisione, quella della direzione dell'evento, volta a dedicare ampio spazio ad uno degli autori sicuramente più visionari, estremi ed innovatori del cinema mondiale.
Zebraman 2 (in programma alle 00.30 in Sala Grande) sarà infatti proiettato subito dopo Thirteen Assassins (2010), attesissimo samurai-action in concorso per il Leone d'oro, e a quasi ventiquattr'ore da Zebraman (2004), primo dei due lungometraggi ispirati alle serie televisive giapponesi degli anni sessanta e settanta.
Miike ambienta questo secondo episodio nel 2025, anno in cui il protagonista, Shinichi Ichikawa, si risveglia dopo un sonno durato 15 anni. La sua Tokyo è stata nel frattempo rivoluzionata da chi si è impadronito del potere: ormai denominata Zebra City, è divenuta una metropoli al confine tra il bene e il male in cui, due volte al giorno, vige il cosiddetto "Zebra Time", lasso di tempo di cinque minuti durante il quale la polizia ha il permesso di uccidere chiunque con la scusa della prevenzione del crimine. Una realtà apocalittica, dunque, che solo Zebraman potrà far tornare alla normalità.
Zebraman 2 conferma la capacità dell'eclettico regista nipponico di confrontarsi con buoni risultati anche con il difficile genere dei supereroi. Non è scorretto affermare che Miike – con oltre settanta film all'attivo in vent'anni di carriera (un primato il suo) – ha ormai esplorato tutti i possibili generi cinematografici, cimentandosi con contesti produttivi anche molto differenti tra loro: dalle mini-serie televisive ai blockbuster, dai b-movie alle produzioni low-budget.
Una straordinaria capacità la sua, che, unita ad idee sempre nuove e sorprendenti, lo hanno reso un ospite fisso delle ultime edizioni della Mostra. Miike era infatti presente già nel 2003 come interprete di Last Life In The Universe (2003), L'anno successivo sbarcò al Lido in veste di regista per concorrere, con il suo Izo (2004), nella sezione Nuovi Orizzonti. Nel 2005 partecipò fuori concorso con The Great Yokai War, mentre due anni più tardi fu invece in concorso con Sukiyaki Western Django, pellicola western che annoverava nel cast anche Quentin Tarantino, suo fan dichiarato.
Presenza fissa, dunque, sicuramente frutto di duro lavoro e di una passione che lo spinge a lavorare apparentemente senza soluzione di continuità. Passione che Takashi Miike riesce fortunatamente a trasferire sulle sue opere, una più diversa dell'altra ma tutte allo stesso modo meritevoli di un'attenta ed interessata visione.

   

Affleck torna a Venezia in veste di regista e sceneggiatore.

Venezia 2010: The Town, il red carpet

giovedì 9 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: The Town, il red carpet Il tempo ieri sera ha arriso a Ben Affleck e al cast di The Town: Rebecca Hall (Everything Must Go), Jon Hamm (Mad Men) e Jeremy Renner (The Hurt Locker), arrivati la mattina sotto una pioggia battente a Venezia per la presentazione del thriller ambientato a Boston, The Town, l'adattamento cinematografico del romanzo di Chuck Hogan, “Il principe dei ladri”.
Affleck, vincitore della coppa Volpi nel 2006 per il ruolo di George Reeves in Hollywoodland di Allen Coulter torna nelle vesti di sceneggiatore e per la seconda volta di regista, al Lido, con un opera Fuori Concorso: “La prima volta che ho fatto il regista sono rimasto stupefatto dall'essere riuscito a finire un film. La seconda volta ero più tranquillo, forse anche grazie agli straordinari attori di cui mi sono circondato”.

Un racconto in prima persona degli anni '70.

Notizie degli scavi: a Venezia un film italiano anticonvenzionale e audace

giovedì 9 settembre 2010 - Gabriele Niola

Notizie degli scavi: a Venezia un film italiano anticonvenzionale e audace Uno dei film meno convenzionali di tutto il festival è italiano. Un piccolo vanto. Si tratta di Notizie degli scavi di Emidio Greco, che annovera Giuseppe Battiston e Ambra Angiolini come interpreti principali, stretti in due ruoli di personaggi costretti in una vita da prigionieri: "È un racconto degli anni '70, tutto fatto in prima persona e la sfida è stata trasferirlo nella terza persona classica del cinema mantenendone le qualità" comincia a raccontare il regista Emidio Greco. Ma non solo, un'altra difficoltà non da poco era la scrittura: "Il libro potrebbe essere considerato come un esercizio di stile" continua il regista "Visto che è scritto e fa parlare i personaggi in maniera davvero singolare e curiosa". Proprio questa parlata particolare diventa, specie per gli attori che hanno dovuto interpretare il film, la pietra su cui costruire il senso.
"Sul set c'era una grande rigidità, dovevamo recitare esattamente le cose come erano scritte, poi mi ha sorpreso vedere, da spettatrice del film finito, come questa rigidità suoni invece come grande libertà" è il parere di Ambra, mentre per Battiston la difficoltà nel memorizzare dialoghi così strani " È stato un lavoro utile per poter poi elaborare anche una fisicità che fosse in armonia con essi".

Saverio Costanzo presenta il quarto ed ultimo film italiano in concorso a Venezia.

A Venezia 2010 La solitudine dei numeri primi

giovedì 9 settembre 2010 - Luca Volpe

A Venezia 2010 La solitudine dei numeri primi L a solitudine dei numeri primi è indubbiamente uno dei film più attesi della Mostra. Lo è perché è il quarto ed ultimo film italiano in concorso, ma soprattutto perché è tratto dall'omonimo romanzo di Paolo Giordano, una delle opere più apprezzate (e vendute) degli ultimi anni. Di questo Saverio Costanzo ne è perfettamente consapevole, e sembra emozionato, quasi imbarazzato, quando si trova a dover aprire la conferenza stampa di presentazione del film parlando proprio dell'ansia che precede la proiezione: "Uno va al cinema e si aspetta chissà che, si aspetta Il Gattopardo, invece il mio è un film normale".
In realtà il film di Costanzo proprio normale non è. Lo testimonia ad esempio il grande lavoro sul corpo che gli interpreti sono stati chiamati a fare: "La prima cosa che ci ha chiesto Saverio" ha affermato Luca Marinelli "è se eravamo disposti a modificare il nostro corpo. È stato un lavoro che dall'esterno ci ha portati a quella che è la parte interna del nostro personaggio". "Farci partire dal lavoro sul corpo" ha aggiunto Anna Rohrwacher "è stato un modo per farci mettere un po' in discussione, e credo che ci siamo resi conto di quello che eravamo diventati solo nel momento in cui abbiamo visto il film. Io non ho capito cosa mi stava succedendo ma vedevo Luca trasformarsi giorno dopo giorno".

Il regista Aureliano Amadei premiato per il suo film sull'attentato di Nassiriya.

20 sigarette vince Controcampo Italiano

giovedì 9 settembre 2010 - Luca Volpe

20 sigarette vince Controcampo Italiano Va a 20 sigarette di Aureliano Amadei il premio della sezione "Controcampo Italiano" di questa 67. Mostra del Cinema di Venezia. A decretarlo, con parere unanime, è la giuria presieduta da Valerio Mastandrea e composta dalla regista Susanna Nicchiarelli e dal Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo Dario Edoardo Viganò. La motivazione addotta dai tre giurati è la seguente: “La densità del racconto ha il ritmo di una verità che, oltre ogni pregiudizio, diviene personale storia in cui si intersecano, con intelligenza e non senza qualche venatura di ironia, gli elementi dell’esercizio di libertà. Libertà dal proprio vissuto per inseguire un sogno, libertà dai propri pregiudizi per incontrare le persone, libertà dal proprio dolore per non indurre lo spettatore a sguardi prestabiliti”.
La giuria ha inoltre assegnato una menzione speciale a Vinicio Marchioni, protagonista del film, "per la prova d'attore con cui permette allo spettatore di vivere in prima persona la complessità emotiva della vicenda narrata, attraverso la combinazione di istinto e tecnica".
Il lungometraggio, nelle sale da mercoledì 8 settembre, racconta l'attentato terroristico di Nassiriya del 12 novembre 2003, in cui persero la vita 28 persone, di cui 19 italiani. Amadei, unico superstite civile, si trovava in Iraq insieme al collega Stefano Rollo (una delle due vittime non militari) per girare un reportage sulla missione di pace italiana. Oggi, a distanza di sette anni, il regista romano ha trovato la forza di trasporre cinematograficamente la sua avventura in Medioriente. Uno sforzo che il pubblico della Mostra ha ricompensato – subito dopo la proiezione del film in Sala Grande – con una standing ovation di oltre 10 minuti.
Ad Amadei, che si è detto particolarmente emozionato per il premio tributatogli dalla giuria, vanno anche 40.000 euro in pellicola cinematografica negativa nei formati 35 o 16mm, cifra che gli permetterà di girare un nuovo lungometraggio.

Dialogo con il Direttore della Mostra sul futuro di Venezia.

Marco Müller incontra la critica on line

giovedì 9 settembre 2010 - Edoardo Becattini

Marco Müller incontra la critica on line Negli ultimi giorni, la pioggia è caduta copiosa sul Lido e sulla Mostra tutta, rivelando quelle crepe effettive e metaforiche che si estendono fra le strutture e le logistiche del festival. Sono piccole fratture di vario genere, che vanno dai disagi congeniti a un restauro prolungato a una sala stampa non impermeabile agli acquazzoni, dalle mancanze relative alle sezioni e agli spazi di proiezione ai più complessi rapporti con gli organi di stampa. Di tutto ciò abbiamo parlato questa mattina con il direttore Marco Müller che, di fronte a un gruppo di giornalisti dell’universo on line, si è tolto qualche sasso dalla scarpa in merito al futuro della Mostra e delle relazioni possibili fra la critica e il festival.

È vero che il 2011 sarà il suo ultimo anno come Direttore della Mostra?
Marco Müller: Nel 2011 scadrà il mio secondo mandato e, dal momento che sono una persona che ha sempre portato a termini i lavori iniziati, concluderò il mio incarico al festival cercando di portare a termine alcuni progetti produttivi su cui ho lavorato parallelamente negli ultimi dieci anni. Alcuni di questi sono diventati film come La guerra dei fiori rossi di Zhang Yuan, La paura di Pippo Delbono o Il sole di Aleksandr Sokurov; molti altri sono invece rimasti ancora libri o romanzi a fumetti, e vorrei finalmente poterli far diventare film. D’altronde la mia storia non è unicamente legata alla dimensione dei festival, così come non posso attribuirmi l’idea di aver reinventato la Mostra rendendola più varia ed eterogenea. Ho piuttosto condotto un lavoro di riscoperta delle politiche di selezione di alcuni miei illustri predecessori. Ad esempio, un altro dei direttori più longevi come Luigi Chiarini nel 1966 decise di aprire la Mostra con un film come Wild Angel di Roger Corman. Allo stesso modo, quella che certa stampa ha definito la “valanga” di film italiani della sezione Controcampo Italiano non è un’idea che parte da me, ma una giusta continuità con ciò che era già stato fatto durante la direzione di Carlo Lizzani. Dico questo per sperare nel fatto che chiunque arrivi dopo di me, consulti anche quello che ho apportato alla Mostra nell’arco di questi mie due mandati.

Un minuto di silenzio in sala per rendere omaggio ad Angelo Vassallo.

Venezia 2010: Noi credevamo, il red carpet

mercoledì 8 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: Noi credevamo, il red carpet Martedì è stato presentato in concorso il terzo film italiano diretto da Mario Martone, Noi credevamo che racconta la storia del Risorgimento basandosi su materiali storici, lettere e discorsi dei protagonisti di quell'epoca. Nel cast Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Luca Zingaretti, Francesca Inaudi, Andrea Bosca, Edoardo Natoli, Luca Barbareschi e Luigi Pisani.
La pellicola è stata accolta da applausi a scena aperta sia nella proiezione mattutina della critica che durante quella per il pubblico, alla quale erano presenti in sala sia il regista che il cast. Inoltre prima della proiezione si è tenuto in sala un minuto di silenzio per rendere omaggio ad Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica barbaramente ucciso nella notte tra domenica e lunedì scorsi.

Alex de la Iglesia vuole esorcizzare il dolore della guerra civile spagnola.

Venezia 2010: A Sad Trumpet Ballad, il photocall

mercoledì 8 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: A Sad Trumpet Ballad, il photocall Il triangolo amoroso tra due clown sfigurati e una bionda acrobata al centro del film A Sad Trumpet Ballad è secondo il regista Alex de la Iglesia "Un esorcismo dall'angoscia attraverso l'umorismo, l'ironia e la commedia mescolati con il genere noir in modo tale che tutto possa avere una degna sepoltura".
Durante la conferenza stampa Iglesia ha spiegato che si tratta di "una pazza, spietata, selvaggia, storia d'amore, in cui l'ansietà e la sete di vendetta portano alla distruzione dell'oggetto d'amore".
Il regista quarantaquattrenne diventato famoso in Spagna con la commedia horror cult The Day of the Beast ha inoltre aggiunto "Il nostro passato è molto doloroso, coinvolge tutti noi attraverso i nostri genitori e i nostri nonni. La tortura, il dolore e la sofferenza sono sempre presenti nei nostri cuori, in un modo o nell'altro. La sensazione che ho sul passato è che condividiamo una sorta di ostilità, aggressività, il fatto che noi abbiamo vissuto la violenza, che abbiamo sofferto questo dolore, ma non ne siamo responsabili". Nel cast Manuel Tallafé, Sasha di Benedetto, Fernando Guillen Cuervo, Carlos Areces, Carolina Bang e Antonio de la Torre.

Il regista piacentino parla del progetto che lo ha riavvicinato alla sua Bobbio.

Venezia 2010: Sorelle Mai di Marco Bellocchio

mercoledì 8 settembre 2010 - Luca Volpe

Venezia 2010: Sorelle Mai di Marco Bellocchio Sorelle mai è un film particolare, inconsueto, sperimentale. Un film che nasce da sei esperienze di laboratorio, pensate da persone sempre diverse ed elaborate a distanza di un anno l'una dall'altra. Un film che arriva come prosecuzione di un'altra opera – Sorelle – presentata nel 2006 al Festival del Cinema di Roma. La conferma arriva direttamente dal regista Marco Bellocchio, chiamato questa mattina a presentare il suo lavoro insieme al fratello Piergiorgio e a Paolo Del Brocco, direttore di Rai Cinema.
Bellocchio spiega in conferenza stampa come è nata l'idea di creare un vero e proprio film partendo dai corti realizzati con gli allievi di "Fare Cinema", corso che il regista di Bobbio tiene nel suo paese natale da ormai 10 anni: "Quando lo abbiamo girato io non pensavo che avrei creato un lungometraggio. Sono tutti episodi con un inizio e una fine, al punto che siamo stati costretti, in fase di montaggio, a smussare un po' i finali. Sono film ideati spesso prima ma elaborati con i giovani che hanno frequentato questi corsi. Sono sei episodi elaborati con sei gruppi di giovani diversi".

   

Ben Affleck porta a Venezia il suo secondo film da regista.

Venezia 2010: è il turno di The Town

mercoledì 8 settembre 2010 - Gabriele Niola

Venezia 2010: è il turno di The Town La carriera da regista di Ben Affleck, ora al suo secondo lungometraggio dopo Gone baby gone, sembra inidirizzata sul binario migliore e pienamente in sintonia con la tradizione americana. Film di genere e personali. Non fa quindi eccezione il nuovo The town, poliziesco ambientato in uno dei quartieri più degradati e disperati di Boston.
Al di là delle storie dei personaggi sono il contesto e il paesaggio i veri marchi di Affleck regista: "Giro a Boston perché mi trovo bene e la conosco, del resto mi sembra che per essere davvero plausibile devi essere in linea con l'ambientazione". In linea con l'ambientazione ma non necessariamente con i romanzi di partenza, stavolta infatti il finale l'ha cambiato: "In realtà ho fatto molte modifiche, il romanzo era lunghissimo, e siccome ad un certo punto ho sentito che anche lo spirito era un po' cambiato ho pensato che occorresse mutare anche il finale".
Con lui anche Rebecca Hall, Jeremy Renner e Jon Hamm, tutti presi dalla necessità di prepararsi a ruoli, in un modo o nell'altro, legati a Boston e dunque tutti in dovere di informarsi, capire, girare per la città e trovare il proprio modo di inserirsi in quella cultura.

Miike Takashi protagonista a Mezzanotte.

A Venezia due "Mezzanotti" nel segno di Zebraman

martedì 7 settembre 2010 - a cura della redazione

A Venezia  due Sarà il superhero Zebraman il protagonista di due film della Mezzanotte della 67. Mostra Internazionale d’Arte, con Zebraman (2004) e l’attesissimo sequel Zebraman: Zebra City no gyakushu (Zebraman 2: Attack on Zebra City) (2010) del visionario regista giapponese Miike Takashi.
Il primo dei due film, Zebraman uscito in Giappone nel 2004, sarà proiettato fuori concorso la notte dell’ 8 settembre (Sala Perla ore 0.15), il secondo, Zebraman: Zebra City no gyakushu (Zebraman 2: Attack on Zebra City) sarà proiettato fuori concorso il 9 settembre (Sala Grande alle ore 0.30), subito dopo la visione del suo attesissimo samurai/action 13 Assassins (in concorso, in prima mondiale) a chiudere quindi un’intera serata votata alla genialità di uno degli autori più estremi e innovatori del cinema mondiale.
L’opera di Miike Takashi, contrassegnata dagli eccessi della sua coraggiosa efferatezza (si pensi a Audition o a Ichi The Killer o al censurato Imprint) ed esemplare nella sua unica prolificità (più di 70 film in vent’anni di carriera, nessuno ha un ritmo di lavoro pari al suo), non è certo inedita a Venezia. A cinque anni dalla presentazione fuori concorso del “fantastico” The Great Yokai War (Venezia 2005) un bizzarro racconto capace di immergersi nelle leggende locali dell’eterna lotta tra il male e il bene e a tre anni dall’impareggiabile Sukiyaki Western Django (Venezia 2007) esempio irripetibile di “macaroni western in salsa nipponica”, Venezia non poteva che inoltrarsi nuovamente nell’universo Miike. Un universo stravagante dominato da uno stile grottesco e anarchico che mostra assoluta indifferenza sia verso i generi cinematografici - li ha sostanzialmente frequentati tutti “violentandoli” e reinventandoli - che verso le gerarchie tra film di serie A e B; uno spazio espressivo totalmente libero la cui nascita e definizione è indubbiamente uno degli eventi che più hanno segnato il cinema di questi ultimi anni.

Solo su MYmovies ecco il trailer ufficiale del film.

Venezia 67: il trailer de La passione

martedì 7 settembre 2010 - a cura della redazione

Venezia 67: il trailer de La passione Se tre anni fa indagava su La giusta distanza da tenere tra le persone, oggi Carlo Mazzacurati torna ad analizzare la crisi dell'animo umano sotto un punto di vista intellettuale più che emotivo. La passione, presentata in concorso alla Mostra di Venezia, è un'opera profonda e acuta che lascia trasparire un piccolo coinvolgimento personale e autobiografico da parte dello stesso regista. Si narra di Gianni Dubois (Silvio Orlando), un regista cinquantenne che da ex promessa del cinema, si ritrova vittima di un tremendo blocco creativo. Quando finalmente ottiene una grande (ed ultima) occasione, tenterà il tutto e per tutto per realizzare una necessaria svolta umana. In anteprima, solo su MYmovies, ecco il trailer ufficiale del film.

   

Se Fellini fosse stato vivo, probabilmente avrebbe girato lui Cirkus Columbia.

Venezia 2010: incontro con Danis Tanovic

martedì 7 settembre 2010 - Luisa Ceretto

Venezia 2010: incontro con Danis Tanovic Autore pluripremiato, noto per il suo folgorante esordio, No Man's Land, vincitore dell'Oscar per il miglior film straniero, Danis Tanovic è presente al festival di Venezia col suo quarto lungometraggio, Cirkus Columbia, in programma nella sezione, "Giornate degli Autori". Dopo aver girato Triage, un film sulla guerra in Kurdistan, Tanovic fa ritorno in Bosnia, riavvolgendo il nastro della Storia, agli inizi degli anni novanta…
In occasione della sua presenza alla Mostra, gli abbiamo rivolto alcune domande.

Nel suo cinema la guerra è un tema ricorrente, ce ne vuole parlare? Esiste un modo per filmare la guerra?
Non c'è un modo preciso per filmare la guerra, è un argomento talmente complesso da affrontare. Si può parlare di combattimenti, ma si può parlare anche raccontare il dolore della perdita di un caro, del desiderio di uscire per strada, di uccidere, di fare sesso… Io ricordo che durante la guerra in Bosnia si faceva l'amore forse come non mai… Ho accennato ad una trilogia, perché finora ho realizzato tre film sulla guerra (No man's land, Triage, Cirkus Columbia, ndr) ma potrebbe anche divenire una quadrilogia, o anche più…
La guerra è qualcosa che segna profondamente un percorso esistenziale, ora ne sono convinto, credevo di poterne uscire illeso, ma non è così… è impossibile dimenticare e del resto se lei guarda ora la situazione mondiale, quel che accade nel mondo, in Iraq, in Pakistan, o anche solo quel che accade in questi giorni in Francia con Sarkozy che scaccia i Rom…

Tutti i protagonisti del film più discusso della Mostra.

Vallanzasca: il red carpet

martedì 7 settembre 2010 - a cura della redazione

Vallanzasca: il red carpet Fuori concorso ma comunque sommerso dalle polemiche, Vallanzasca - Gli angeli del male ha diviso pubblico e critica tra pro e contro. E non poteva che essere schietta e pungente la riposta di Michele Placido, il quale non ha esitato a difendere il suo personaggio e la sua storia difficile senza remore e ripensamenti: «Ci sono persone che siedono in Parlamento che hanno fatto peggio di Vallanzasca». Ieri sera tutti i protagonisti del film (Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Moritz Bleibtreu, Francesco Scianna e Paz Vega) hanno sfilato in passerella a testa alta ma aspra continua ad essere l'invettiva dei familiari delle vittime che sostengono "La difficoltà maggiore è quella di riuscire a conciliare il diritto di espressione, le esigenze di mercato e il rispetto per la memoria delle vittime".

Il regista napoletano presenta il suo film storico sul Risorgimento italiano.

Venezia 2010: Noi credevamo di Mario Martone

martedì 7 settembre 2010 - Luca Volpe

Venezia 2010: Noi credevamo di Mario Martone Mario Martone viene accolto in sala da applausi scroscianti che sfociano presto in una vera standing ovation. È questa l'immagine che apre la conferenza stampa di presentazione del kolossal Noi Credevamo, film tratto dall'omonimo romanzo di Anna Banti in concorso per il Leone d'Oro alla 67. Mostra del Cinema di Venezia.
Il regista napoletano si presenta in compagnia di buona parte del cast. Le domande, però, sono quasi tutte per lui. Martone parla della sua idea di fare un film sul Risorgimento italiano. Un progetto impegnativo, non solo per la durata (tre ore e venti minuti), ma anche perché – come evidenzia in apertura di conferenza lo sceneggiatore Giancarlo De Cataldo – "il nostro Risorgimento è stata una sfida e un'avventura. Siamo di fronte a due opposte retoriche: una lo vuole come la storia di tanti eroi giovani e belli pronti a versare il sangue per l'unità d'Italia […] Un'altra la vede come una truffa ai danni degli italiani che adoravano gli staterelli da cui dipendevano, gli austriaci e il Papa".

Ligabue vorrebbe tornare a dirigere un film.

Venezia 2010: Niente paura, il red carpet

lunedì 6 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: Niente paura, il red carpet Domenica sera si è tenuta l'attesa proiezione del documentario fuori concorso diretto da Piergiorgio Gay, Niente Paura, interpretato da Luciano Ligabue, Giovanni Soldini, Carlo Verdone e Paolo Rossi.
Durante la conferenza stampa tenutasi la mattina la popolare rockstar regista di Radiofreccia ha ammesso che gli piacerebbe tornare a dirigere un altro film: “Mi piacerebbe molto fare un altro film ma io non faccio il regista e può accadere solo se ho una storia da raccontare”. Ligabue ha poi aggiunto: “Fare un film è molto faticoso, richiede pazienza ed io non ne ho molta, è un impegno di un anno e mezzo”. In Niente paura “Mi fa effetto leggere nella scheda del film che sono interprete anche se non è proprio così. Ho sempre pensato che non avrei mai recitato. L'attore non lo so proprio fare, anche nei videoclip. È una velleità che non ho e posso benissimo non farlo”.

L'omaggio alle vittime di Nassirya diventa un film.

20 sigarette: un film per responsabilizzare

lunedì 6 settembre 2010 - Marianna Cappi

20 sigarette: un film per responsabilizzare A ureliano Amadei, unico civile sopravvissuto alla strage di Nassirya che costò la vita 19 italiani, ha trasformato il suo libro di memorie in un film, 20 sigarette. Un omaggio alle vittime, tutte chiamate con il nome e il cognome e presentate con grande rispetto e umanità, e un discorso sulla responsabilità. Il film, che parte come una commedia e cambia improvvisamente registro al momento dell'esplosione, è prodotto da Tilde Corsi e Gianni Romoli insieme con Claudio Bonivento e distribuito dall'Istituto Luce (quest'anno a Venezia con ben 8 titoli in catalogo, tra opere prime, seconde e documentari).
Nel film, Vinicio Marchioni interpreta Stefano Rolla, Carolina Crescentini l'amica Claudia e Giorgio Colangeli il regista Aureliano Amadei, una delle vittime.

Placido e Stuart parlano del lavoro fatto sul film.

Vallanzasca: un criminale con una sua etica del male

lunedì 6 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Vallanzasca: un criminale con una sua etica del male La sesta giornata della 67. Mostra del Cinema di Venezia è nata nel segno di Vallanzasca con la pubblicazione sulle pagine del Corriere della Sera di una lettera scritta da Emanuela Piantadosi, la presidentessa dell'associazione delle Vittime del Dovere, in cui viene espresso da parte dell'associazione dei familiari il "No" alla presentazione del film di Placido a Venezia perché "Non è ammissibile riscrivere la storia e una memoria collettiva dei fatti che riguardano spietati assassini attraverso le loro logiche". La lettera riprende inoltre un pensiero del prefetto Serra su Vallanzasca che ha dichiarato "I media hanno contribuito a costruire un personaggio già esaltato di suo". Nella lettera è stato inoltre precisato "Non è il sentimento di vendetta ad animare i nostri pensieri, ma solo il desiderio di giustizia... Riteniamo che le trasposizioni cinematografiche o letterarie che narrano le gesta di criminali, protagonisti di fatti di cronaca, edulcorate da dialoghi romanzati, dalla presenza di attori conosciuti e dalle ambientazioni studiate ad arte, costituiscano una pericolosa tentazione all'emulazione per soggetti particolarmente fragili o non ancora maturi".
La pellicola presentata questa mattina alla stampa è stata accolta con un silenzio raggelante, in quanto non ci sono stati né applausi, né fischi da parte dei giornalisti, solo il silenzio. Il film su Renato Vallanzasca, autore negli anni '70 di numerose rapine, omicidi e sequestri, per i quali sta scontando una condanna complessiva a quattro ergastoli e 260 anni di reclusione, è stato accolto fin dal primo ciak dalle polemiche che sicuramente continueranno nei prossimi giorni.

Casey Affleck spiazza tutte le attese.

I'm Still Here: l'atteso documentario con al centro Joaquin Phoenix

lunedì 6 settembre 2010 - Gabriele Niola

I'm Still Here: l'atteso documentario con al centro Joaquin Phoenix Non è andata come si poteva prevedere la conferenza stampa di I'm still here, il film di Casey Affleck sulla carriera da cantante di Joaquin Phoenix. Sapevamo tutti quanti che la storia era una bufala, che dopo che l'attore aveva dichiarato con grande serietà il ritiro dalle scene e l'inizio di diverse tournee (come riportato da tanti giornali), in realtà era emerso che fosse tutta una montatura utile a girare un film che sembrasse vero. Almeno fino ad oggi quando alla conferenza si presenta Casey Affleck da solo, nonostante Joaquin Phoenix sia venuto al Lido, il motivo, dice il regista, è che "Joaquin si è ritirato dalle scene, lo sapete".
La sorpresa è grossa e in molti non ci stanno "Ma nei titoli di coda si legge 'scritto da', quindi c'è una sceneggiatura?" chiede un giornalista "No, quello lo dobbiamo mettere per motivi sindacali", risponde Affleck, "Ma alcune scene sono preparate, si vede", dice un'altra, "Non voglio parlare di ogni scena altrimenti roviniamo il film al pubblico" risponde sempre Affleck, "Ma non era tutta una bufala?" va dritto al punto un altro ancora: "È la vita di Joaquin, ripresa in intimità e con molto rispetto, non è facile concedersi così totalmente e con tale sincerità, io ho cercato di essere rispettoso e di registrare gli input che mi dava" è la risposta enigmatica. Del resto anche la visione del film non chiarisce se si tratti di verità o finzione, ma forse il punto è che non è importante la veridicità.

Un film dal sapore sentimentale e civile raccontato da Ligabue.

Niente paura: la parola a Luciano Ligabue

lunedì 6 settembre 2010 - Luisa Ceretto

Niente paura: la parola a Luciano Ligabue Presentato fuori concorso, Niente paura, diretto da Piergiorgio Gay, è un documentario che offre una riflessione sul nostro Paese, in particolare, sui principi fondamentali del nostro vivere civile. Insieme al regista, era presente in conferenza stampa Luciano Ligabue, che ci ha raccontato il suo coinvolgimento all'interno del documentario.
Nel film, il mio ruolo è quello di ospite, però, mi piace anche pensare, non senza un pizzico di presunzione, di essere anche stato uno spunto. La proposta che mi è stata fatta dal regista, Piergiorgio Gay, era quella di cercare di raccontare una parte della storia del nostro paese, ma soprattutto di dare voce, permettetemi di aggiungere, "sentimentale", ad un insieme di persone che avevano voglia di dare il loro punto di vista in merito. Il mio lavoro è stato quello di vedere come inserire i miei brani in questo racconto. Ho partecipato con qualche intervista e ho registrato alcune delle mie canzoni voce e chitarra o voce e piano. Il risultato è un film che emoziona e fa riflettere, che trovo molto vicino alla mia canzone, Buonanotte all’Italia. Si tratta di un lavoro più sentimentale che ideologico, più civile che politico.

Sfilano sul tappeto con Mazzacurati, Orlando, Battiston, Capotondi e Messeri.

Venezia 2010: La Passione, il red carpet

domenica 5 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: La Passione, il red carpet Mancava all'appello sul tappeto rosso del film La Passione solamente Corrado Guzzanti, interprete assieme a Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Cristiana Capotondi e Marco Messeri della pellicola del regista padovano Carlo Mazzacurati in corsa per il Leone d'Oro della 67. Mostra del Cinema di Venezia.
Il film che ha diviso la stampa è una commedia dai toni amari che racconta di un regista in cerca d'ispirazione, che viene costretto dalle circostanze a mettere in scena la processione della Passione del venerdì santo in un paesino della Toscana.

Il ritorno dei fratelli Pang proiettato questa sera a Venezia.

The Child's Eye 3D: Film di Mezzanotte

sabato 4 settembre 2010 - Luca Volpe

The Child's Eye 3D: Film di Mezzanotte L'attesa è finalmente terminata. Con The Child's Eye 3D i fratelli Pang fanno ufficialmente ritorno a quel genere cinematografico, l' horror, che li rese celebri nel 2002.
Il nuovo progetto può essere classificato come un quarto capitolo "non ufficiale" della saga di The Eye. La non ufficialità dipende principalmente dalla trama, che si discosta non poco da quella dei precedenti capitoli, tutti incentrati sulle inaspettate apparizioni e sulle visioni dei protagonisti.
Ambientato nel novembre 2008, The Child's Eye 3D narra le vicende di sei giovani che, bloccati in Thailandia dai tumulti politici scoppiati improvvisamente nel paese, si trovano costretti a trascorrere la notte in un vecchio ed inquietante albergo. L'apparizione di tre bambini e di un cagnolino, al loro arrivo, apre la strada ad una serie di strane vicende. Ben presto Rainie, la giovane protagonista, vede scomparire nel nulla i suoi cinque amici. Così, in compagnia del cane, che scopre essere in grado di vedere i fantasmi, riesce ad accedere ad un altro mondo e ad andare alla ricerca della verità.
L'elemento che rende sicuramente interessante il nuovo lavoro dei Pang è la tridimensionalità, usata probabilmente per la prima volta in un film horror asiatico. «Abbiamo sempre seguito con interesse l'evoluzione dei nuovi stili visuali […] – affermava Danny Pang nel 2009 – Credo che la tecnologia 3D sia ormai sufficientemente sviluppata da poter essere applicata anche al genere horror». Convinzioni, queste, che hanno spinto i due registi a puntare notevolmente sugli effetti speciali, combinandoli sapientemente con un cast formato quasi esclusivamente da giovani attori (essi stessi simboli di avanguardia e delle prospettive future del cinema asiatico e non solo).
Marco Müller, direttore della 67. Mostra del Cinema di Venezia, ha parlato di questo film come di "una delle più spettacolari produzioni dei fratelli Pang”. Chissà, quindi, che per i due cineasti The Child's Eye 3D non possa significare un ritorno ai fasti del primo The Eye. Di sicuro c'è che la loro decisione di usare il 3D offre al cinema horror asiatico l'opportunità di raggiungere nuovi ed importanti traguardi.

   

La pellicola in stile minimal della Coppola si candida al Leone d'Oro.

Venezia 2010: Somewhere, il red carpet

sabato 4 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: Somewhere, il red carpet Nonostante il rovescio temporalesco che si è abbattuto ieri mattina a Venezia durante la conferenza stampa di Somewhere, il red carpet del film diretto da Sofia Coppola è andato avanti senza intoppi. Sulla passerella la Coppola è stata accompagnata dal marito Thomas Mars, il cantante dei Phoenix, che ha realizzato la colonna sonora di Somewhere.
Mars, parlando del suo lavoro sul film, ha dichiarato: “È molto minimale, più che altro si tratta di sound design. Non sto cercando di scrivere canzoni, più che altro sto creando un suono che si possa abbinare bene con una Ferrari e la città di Los Angeles”. Oltre ai Phoenix, apparsi con un cameo in un altro film della Coppola, Marie Antoinette, alla colonna sonora hanno lavorato anche i Rooney, il gruppo di Robert Schwartzman, fratello del più noto attore Jason (Scott Pilgrim vs. the World) e cugino della Coppola.
Sulla passerella hanno inoltre sfilato i due attori protagonisti: Elle Fanning e Stephen Dorff, seguiti da Laura Chiatti, Isabella Ragonese, Valeria Marini, Elisa Sednaoui e Bianca Brandolini D'adda.

Tarantino, Tsui Hark e Muller consegnano il premio.

Venezia 2010: John Woo ritira il Leone d'Oro alla carriera

sabato 4 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: John Woo ritira il Leone d'Oro alla carriera Venerdì sera dopo la proiezione del film di Sofia Coppola, Somewhere, si è tenuta in Sala Grande all'interno del Palazzo del Cinema la cerimonia della consegna del Leone d'Oro alla carriera al regista cinese John Woo. Il direttore del settore Cinema della Biennale di Venezia, Marco Muller, introducendo il montaggio creato per l'occasione dei film di Woo ha dichiarato: "Woo è un artista che lavora dentro l'avanguardia di massa. Ci dimostra quanto il cinema prenda dalle altre arti ma anche quanto doni alle altre arti". Il regista Quentin Tarantino, presidente della giuria dei film in concorso alla 67. Mostra del Cinema di Venezia, dopo esser salito sul palco e aver chiamato a sua volta il regista Tsui Hark ha aggiunto "Potrei parlare di John Woo per tutta la notte", Tarantino ha poi citato una frase di uno dei personaggi di Woo, definendola l'essenza del regista: "Per tutti questi anni non volevo cercare di dimostrare di essere qualcuno di straordinario. Volevo solo prendermi quello che mi spettava".
La consegna del Leone d'Oro da parte del direttore Muller è stata accolta da una lunga standing ovation. Woo commosso ha detto al direttore "Questa è la seconda volta che mi consegni un premio. Senza Muller e il suo amore per il cinema cinese non sarei qui ora", poi ha aggiunto rivolgendosi a Tsui Hark "Sei un grande amico e fonte costante di ispirazione".
Woo infine ha dichiarato: "Penso di essere fortunato perché ho avuto la possibilità di realizzare i miei film e questo ha cambiato la mia vita. Quando ho bisogno d'amore c'è la mia adorata moglie Amy, che mi dice che metto tutto il mio romanticismo solo nei miei film, ma che è ancora qui con me. Ci sono i nostri figli Kimmy Angela e Frank: vi voglio bene. Da giovane sognavo di diventare un cineasta. I miei idoli sono diventati miei amici: Coppola, Oliver Stone, Scorsese, il grande Bertolucci. Ora sono tornato in Cina a fare film con altri grandi studio, quindi posso dire di essere un uomo fortunato. C'è una persona che mi ha sempre detto 'Se tu credi veramente in qualcosa, segui quel sogno, datti da fare: è mia madre".

Dopo il documentario sulla cultura siciliana ora tocca a quella partenopea.

Passione: Turturro torna in Italia

sabato 4 settembre 2010 - Gabriele Niola

Passione: Turturro torna in Italia Dopo Prove per una tragedia siciliana, John Turturro torna ad occuparsi dello studio (che significa anche esportazione) della cultura popolare meridionale italiana. Se nel precedente film si parlava di teatro in Sicilia in Passione si parla di musica a Napoli. Ma non traggano in inganno le premesse "Non è assolutamente un film nostalgico, anzi, quella napoletana è una musica viva e molto moderna" dice il regista.
Il punto del documentario di Turturro non è infatti spiegare il passato ma illustrare come la modernità derivi da esso: "Ritengo Napoli uno dei punti più importanti per la musica nel mondo. Per fare questo film ho ascoltato un'infinità di dischi che Peppe (Barra) mi ha messo a disposizione. Non ne conoscevo molti, ci sono state molte scoperte ma il percorso comunque è stato prima ascoltare e poi incontrare gli artisti". Nessun confine temporale quindi ma nemmeno geografico: "Quello che si vede nel film" continua Turturro "è come la musica e la cultura napoletana siano molto internazionali. È possibile sentirci voci dalla Spagna, dalla Francia, dall'Africa....".
Il film avrà una distribuzione mondiale "abbiamo fatto delle prove a New York e la risposta è stata eccezionale" con una particolare attenzione (sempre secondo il regista) all'America Latina, ma non prima di una serata in grande stile a Napoli da tenersi in Ottobre. I distributori hanno infatti dichiarato che sarà da lì che partirà il tour della pellicola, con un grande evento ancora da decidere ma "certamente esplosivo".

Da Notte italiana a La passione, Mazzacurati alla Mostra.

La Passione secondo Carlo Mazzacurati

sabato 4 settembre 2010 - Luisa Ceretto

La Passione secondo Carlo Mazzacurati Quest'anno, in occasione della sessantasettesima edizione della mostra veneziana, Carlo Mazzacurati è presente con tre film: il suo esordio, Notte italiana, programmato nella sezione "Settimana della Critica", il documentario Sei Venezia, che verrà proiettato nei prossimi giorni e, naturalmente, con La passione, mostrato oggi in concorso. La pellicola racconta la crisi creativa di un "giovane" regista cinquantenne, Gianni Dubois, una ex promessa della settima arte, alle prese con un film interpretato da una star televisiva. Per evitare una denuncia, Gianni dovrà accettare la bizzarra proposta del sindaco del paese: dirigere la sacra rappresentazione del venerdì santo, in cambio dell'impunità...

L'originale progetto di Amos Poe proiettato questa sera a Venezia.

La commedia: Film di Mezzanotte

venerdì 3 settembre 2010 - Luca Volpe

La commedia: Film di Mezzanotte Amos Poe come Dante Alighieri, entrambi in cammino per trovare una via d'uscita ad una crisi di mezz'età. Al contrario di Dante, tuttavia, quello dell'eclettico regista israeliano è un esilio volontario in Francia e in Italia, con un lungo soggiorno in quella Firenze da cui il sommo poeta fu esiliato nel 1302. Un interessante viaggio estivo che Poe ripercorre e ripropone – sotto forma di video-racconto – in occasione della 67. Mostra del Cinema di Venezia.
Inserito dalla direzione del Festival come terza proiezione di mezzanotte, il lavoro dell'autore di The Black Generation trae spunto dalla Divina Commedia di Dante – reinventandola – e da The Horse in Motion di Eadweard Muybridge, sequenza fotografica di fine '800 che, mostrando i movimenti di un cavallo in galoppo, ha rivoluzionato il modo di intendere la pittura cavalleresca. La commedia di Poe si compone infatti di ventimila fotografie, divise in tre sequenze cinematografiche, per un totale di 100 minuti (numero che riprende quello dei canti che formano l'opera dantesca).
L'obiettivo dichiarato del regista è quello di riuscire a fare un cinema-verità che riesca a focalizzare l'attenzione dello spettatore sulla percezione del movimento nel cinema. Il tutto senza aver bisogno di budget milionari ma affidandosi esclusivamente alla creatività, all'ingegno e alle competenze di chi, anche attraverso i social network (Facebook in primis), ha contribuito a far sì che il progetto potesse svilupparsi.
Le tre cantiche in cui Poe suddivide la sua Commedia sono narrate da altrettanti interpreti italiani. Il nome più conosciuto è quello di Roberto Benigni, al quale Poe – a conoscenza delle passioni del premio oscar toscano – ha affidato la lettura dei versi del Paradiso. Le altre due cantiche, Inferno e Purgatorio, sono invece narrati rispettivamente dal foggiano Alfonso Santagata e dall'aretino Sandro Lombardi. A rappresentare metaforicamente Beatrice sarà Loretta Mugnai. Le musiche saranno invece firmate da Debbie Harry, Decay of Angels, Hayley Moss, Peter Gordon, Muchael Duclos, Brenda Elthon, Paraphilia, Dave Mitchell, Riccardo Moretti e Andres Nazral.
Un'idea originale, dunque, che desta inevitabilmente grande curiosità. Un interesse motivato anche dal background artistico e culturale di un regista – Amos Poe – oggi unanimemente considerato il capostipite del cinema indipendente americano. Se a tutto questo aggiungiamo che l'augurio dello stesso Poe è che «lo spettatore sia rapito da ciò che accade sullo schermo e da ciò che verrà evocato in lui a livello emotivo», sussistono allora tutti i requisiti per consigliarne un'attenta e proficua visione.

   

La drammatica realtà israelo-palestinese alla Mostra.

Venezia 2010: il red carpet di Miral

venerdì 3 settembre 2010 - a cura della redazione

Venezia 2010: il red carpet di Miral Apprezzato sia dalla critica che dal pubblico, ieri Miral di Julian Schnabel (Lo scafandro e la farfalla) ha portato alla Mostra la drammatica realtà israelo-palestinese. Il film, tratto dal romanzo "La strada dei fiori di Miral" della giornalista e scrittrice palestinese naturalizzata italiana Rula Jebreal, racconta la coraggiosa storia di Miral, una giovane palestinese che vive in Israele e viene accolta nel collegio-orfanotrofio fondato da Hind Husseini. Dopo che sua zia ha compiuto un grave attentato, suo padre ha deciso di cambiarle il cognome e allontanarla dalla famiglia, per evitare che la sua vita sia segnata per sempre da questo episodio. Nel collegio la giovane segue con passione le vicende che condurranno agli accordi di Camp David e manifesta a favore della causa palestinese, fino a quando decide di lasciare la sua terra.

Intervista al regista Tran Anh Hung.

Norwegian Wood: come adattare Murakami ai nostri tempi

venerdì 3 settembre 2010 - Emanuele Sacchi

Norwegian Wood: come adattare Murakami ai nostri tempi Aspetto eternamente giovanile e look audace, con tanto di stivali neri squamati, il vietnamita Tran Anh Hung è notoriamente un animale da festival, a suo agio di fronte alla stampa e ansioso di spiegare affinità e divergenze tra il romanzo di Haruki Murakami e la sua versione di Norwegian Wood.

Quando ha letto il libro di Murakami è come è maturata la difficile scelta di girarne la trasposizione cinematografica?
Ho letto il libro nel '94, quindi molto tempo fa. Ho voluto girare il film oggi e non prima di ora perché ho vissuto sufficienti situazioni nella mia vita per potermi rapportare alle vicende narrate da Murakami e poterle esporre in maniera credibile agli spettatori. Adattare un libro significa adattarlo in toto, con le sue emozioni, la sua malinconia e questa è la più grande difficoltà. Ho tradito anche un po' di elementi del libro, ma non perché non mi piacessero, semplicemente perché il cinema è un'altra cosa rispetto alla letteratura”.

Una standing ovation in Sala Grande per il film di Celestini.

Venezia 2010: La Pecora Nera, il red carpet

venerdì 3 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: La Pecora Nera, il red carpet La giuria del Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentis capitanata dal regista tedesco Fatih Akin, e composta da Samuel Maoz, Stanley Kwan, Jasmine Trinca e Nina Lath Gupta giovedì ha anticipato sul red carpet il cast del film La Pecora Nera di Ascanio Celestini, composto da Maya Sansa, Giorgio Tirabassi e il piccolo interprete Luigi Fedele.
Il film dell'artista romano ha ottenuto durante la proiezioni in Sala Grande una decina di minuti di standing ovation, un'ottima reazione per il primo film italiano in concorso per il Leone d'Oro.

La sala stampa della Mostra è allagata.

Venezia 2010: neanche i Leoni resistono contro il nubifragio

venerdì 3 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: neanche i Leoni resistono contro il nubifragio Neanche i Leoni di Dante Ferretti sono riusciti a resistere contro l'improvviso rovescio temporalesco che ha colpito stamane la laguna veneziana durante il terzo giorno della 67. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
La passerella del red carpet si è allagata, le transenne e i leoni sono finiti a terra, dal soffitto della sala stampa cade acqua, entrata anche al piano terra del Casinò dove si trova l'ufficio accrediti. L'uscita della Sala Volpi è impraticabile così come il photocall.
La situazione che si è creata in sala stampa ha causato il distacco preventivo dell'impianto elettrico e conseguenti problemi alla rete wi-fi.
La fase più intensa è stata alle 12.15, mentre durante la conferenza stampa di Somewhere di Sofia Coppola si è potuto udire un forte boato. Per il momento ha smesso di piovere, e lo staff della Mostra si è messo subito in opera per far tornare tutto alla normalità.

Tocca oggi a Somewhere, dramma da camera (d'hotel).

Venezia 2010: Somewhere, il photocall

venerdì 3 settembre 2010 - Gabriele Niola

Venezia 2010: Somewhere, il photocall Si è fatta un nome (alla faccia di quello ingombrante che già ha) come poetessa dell'amore nei non-luoghi e cineasta della solitudine contemporanea anche, e ora Sofia Coppola torna a Venezia con un film tutto alberghi, solitudine e ricerca d'affetto il cui background non è difficile da immaginare: "Praticamente negli hotel ci sono cresciuta" dice la regista "Sono un mondo a parte e la gente che c'è è sempre interessante. Stavolta però volevo una storia dal punto di vista di un uomo proprio perché è diverso da me, mi chiedevo come fosse la mattina dopo da quel punto di vista".
Nel film però non c'è solo un uomo, un attore famoso alle prese con la promozione dell'ultimo film, ma anche il rapporto con sua figlia: "È una persona la cui vita è in transizione e che cambia quando passa un po' di tempo con la figlia", spiega il protagonista Stephen Dorff, anche lui ora alle prese con quel tipo di alienazione: "È vero che c'è un senso di isolamento in un attore quando il film finisce. Le similitudini con il personaggio dunque esistono perché sono un attore, ciò che mi differenzia da lui pero è che io sono cresciuto nel business. Parlando con Sofia abbiamo deciso fin da subito che John Marco dovese essere diventato famoso solo uno o due anni prima degli eventi raccontati".

Stefano Incerti dirige Toni Servillo, contabile del carcere di Poggioreale.

Gorbaciof: un film surreale e coraggioso

venerdì 3 settembre 2010 - Luca Volpe

Gorbaciof: un film surreale e coraggioso Un film all'orientale, quasi surreale, ma ambientato nella dura realtà del quartiere napoletano di Vasto. Un'occasione per parlare di multiculturalità, di violenza e di vizi con i tempi lenti di quel tipo di cinema internazionale che tanto piace al regista Stefano Incerti. Gorbaciof è un film che riflette e fa riflettere, un progetto che ha richiesto grande passione e più di sei anni di lavoro.
Gorbaciof è anche Matteo Pacileo (interpretato da un eccellente Toni Servillo), soprannominato così per via della vistosa voglia sulla testa. Contabile presso il carcere di Poggioreale, Matteo vive in bilico tra il vizio del gioco e l'interesse per Lila (Yang Mi), giovane ragazza cinese figlia di un altro giocatore d'azzardo. Ed è proprio per aiutare il padre di Lila, ormai sommerso dai debiti, che Gorbaciof decide di rubare i soldi dalla cassa del carcere. Una decisione che lo spingerà ad entrare nel giro della malavita napoletana, quella "piccola malavita che la stampa tende ormai ad ignorare".
Durante la conferenza stampa Incerti racconta della gestazione del film e dei problemi affrontati anche sul piano economico: "Siamo arrivati alle riprese senza avere un contributo statale. Questo per dire che un film non allineato come il nostro incontra grosse difficoltà in un paese come l'Italia". E poi ancora: "Abbiamo puntato inizialmente solo sul capitale privato. Il cinema deve avere una missione. Per essere pari a quello degli altri paesi deve osare di più".

Roberta Torre e il cast presentano il film nella sezione Controcampo Italiano.

I baci mai dati: photocall e red carpet

venerdì 3 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

I baci mai dati: photocall e red carpet La regista Roberta Torre ha presentato nella sezione Controcampo Italiano alla 67. Mostra del Cinema di Venezia il suo ultimo film I baci mai dati, interpretato da Beppe Fiorello, Donatella Finocchiaro, Piera Degli Esposti, Carla Marchese.

L'occasione è la conferenza di presentazione di Jianyu di Chao-Bin.

Parla John Woo, Leone d'oro alla carriera

venerdì 3 settembre 2010 - Luca Volpe

Parla John Woo, Leone d'oro alla carriera Sono rimasto shockato e poi ho pensato che scherzasse". È stata questa la reazione di John Woo quando Marco Müller, direttore della 67. Mostra del Cinema di Venezia, lo ha chiamato per comunicargli la decisione di assegnare a lui il Leone d'oro alla carriera. Ad annunciarlo è lo stesso regista di Face/off in occasione della conferenza stampa di presentazione di Jianyu – Reign of assassins, film di Chao-Bin Su a cui Woo ha collaborato in qualità di montatore e supervisore.
Woo, 64 anni compiuti a maggio, parla anche della sua decisione di tornare a dirigere in Cina dopo ben 16 anni di lavoro negli Stati Uniti: "A Hollywood ho imparato molto. Ho fatto tante esperienze positive ed è il momento di portare in Asia ciò che ho imparato". A questo proposito racconta di un incontro, avvenuto ormai cinque anni fa, con un giovane regista cinese: "Quell'incontro mi fece rendere conto del fatto che i cineasti emergenti conoscono moltissime cose sul cinema occidentale. Tutti i giovani registi vogliono fare esperienze nuove e lavorare a pellicole sullo stile di Hollywood. È giusto cominciare a lavorare su progetti che permettano loro di sperimentare questo modo di fare film".
Del resto – come egli stesso ammette – non è neanche tanto difficile ricreare le condizioni per poter lavorare bene ("Si trovano tecnici bravi come quelli di Hollywood anche in Corea"). Inoltre – continua il regista – in Asia "Abbiamo tante storie bellissime [...] che vale la pena raccontare. In genere le persone [occidentali] non sanno molto della nostra storia. Conoscono soltanto i film di kung-fu, ma quella in realtà è solo una piccolissima parte della nostra tradizione".

Il film più controverso e misterioso di Dennis Hopper questa sera a Venezia.

The last movie (1971): Film di Mezzanotte

giovedì 2 settembre 2010 - Luca Volpe

The last movie (1971): Film di Mezzanotte E' sicuramente il film più controverso e misterioso di Dennis Hopper. Premiato dalla critica alla Biennale di Venezia del 1971, si rivelò un clamoroso flop al botteghino americano. Stiamo parlando di The last movie, opera sperimentale e visionaria che Hopper girò – con il completo sostegno della sua casa di produzione, la Universal – qualche mese dopo il grande successo di Easy Rider.
Alla sua uscita nelle sale, il film fu subito criticato, osteggiato e infine dimenticato, come a voler punire il regista per la sua eccessiva presunzione nel voler parlare del cinema – e in particolare del cinema americano – in un modo decisamente anti-convenzionale. The last movie si configura infatti come un'analisi profondamente critica verso il cinema stesso e verso la sua capacità di appassionare e coinvolgere il pubblico.
Protagonista della storia è lo stuntman Kansas (interpretato dallo stesso Hopper), impegnato in Perù sul set di un western diretto da un vero regista (Samuel Fuller). Dopo la morte di uno degli attori, Kansas decide di fermarsi e ritirarsi in una casa del villaggio insieme alla prostituta Maria (Stella Garcia). Da quel momento ha inizio la violenza: gli indigeni, che nel frattempo hanno ricostruito artigianalmente il set e le macchine da presa (che venerano come totem), provano a riprodurre le scene del film. Non riuscendo però a distinguere tra realtà e rappresentazione iniziano ad uccidersi reciprocamente. Il prete del villaggio (Tomas Milian) individua la causa di tutto nella presenza degli americani e – ormai in preda al fanatismo – spinge la sua gente a stanare e crocifiggere Kansas.
Il cinema che Hopper porta sul grande schermo assume dunque le sembianze di un germe portatore di sventura, capace di generare la violenza in individui, come gli indigeni peruviani, puri di cuore perché non corrotti dalla cultura e dallo stile di vita occidentale. Un messaggio forse troppo audace per essere ricevuto subito positivamente, anche in considerazione del modo in cui si svolsero le fasi di ripresa del film: la leggenda narra che durante quelle settimane sul set regnasse la sregolatezza, la promiscuità sessuale e l'uso smodato di droghe di ogni tipo.
Ignorato finora da pubblico ed addetti ai lavori, The last movie viene oggi recuperato e riproposto nella seconda delle proiezioni di mezzanotte previste durante la 67. Mostra del Cinema di Venezia. Un'occasione per ridiscutere di un'opera certamente controversa ma che a distanza di quasi 40 anni – e a pochi mesi dalla scomparsa di Hopper – porta con sé contenuti rilevanti e più che mai attuali.

   

Portman, Cassel e Tarantino sono le star del primo red carpet della Mostra.

Venezia 2010: il red carpet di Black Swan

giovedì 2 settembre 2010 - Lisa Meacci

Venezia 2010: il red carpet di Black Swan Protagonisti del primo red carpet della 67. Mostra del cinema di Venezia, Natalie Portman, Vincent Cassel (giunto in laguna senza la moglie Monica Bellucci) e il regista Darren Aronofsky hanno sfilato elegantissimi in passerella prima della visione del loro Black Swan. Un inizio che forse non ha convinto troppo la critica anche se sulla bravura della Portman (artefice insieme alla Kunis di un piccante bacio saffico) nessuno ha avuto niente da ridire. Sul tappeto rosso ieri sera, c'erano anche Quentin Tarantino, Jo Champa, Tinto Brass, Violante Placido, Simona Ventura, Margareth Madè, Carlo Verdone, Manuela Arcuri, Carla Fracci e Lino Banfi mentre Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la moglie Clio (applauditissimi) hanno preferito evitare le sfilate ed entrare in modo modesto in sala. La stessa accoglienza non è invece stata riservata a Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e Rocco Bottiglione, presidente dell'Udc, vittime di qualche insulto e contestazione, terminati per fortuna dopo poco minuti.

Le foto della cerimonia.

Venezia 2010: Isabella Ragonese madrina della serata d'inaugurazione

giovedì 2 settembre 2010 - a cura della redazione

Venezia 2010: Isabella Ragonese madrina della serata d'inaugurazione In elegante mise bianca, Isabella Ragonese ieri sera ha dato il via alla cerimonia d'inaugurazione della Mostra, che si è svolta in Sala Grande al Palazzo del Cinema. Madrina delle serate di apertura e chiusura, la Ragonese è una delle interpreti italiane emergenti di maggior carisma sul piano cinematografico tanto da aver già vinto prestigiosi premi e riconoscimenti.

Trejo, Alba e Rodriguez sfilano sul tappeto rosso del Lido.

Venezia 2010: il red carpet di Machete

giovedì 2 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: il red carpet di Machete La prima pellicola di Mezzanotte presentata alla 67. edizione della Mostra di Venezia è stata Machete, l'ultima fatica registica di Robert Rodriguez che ha da pochi mesi finito di produrre Predators, e si sta preparando a dirigere il quarto capitolo della saga di Spy Kids, Spy Kids 4: Armageddon, che rilancerà la serie sulle piccole spie.
In passerella hanno sfilato Jessica Alba, una delle protagoniste femminili, Danny Trejo, qui nel suo primo ruolo da protagonista, e naturalmente il regista Rober Rodriguez con il suo inseparabile cappello che non toglie mai “Per non far scappare le idee”.

Freida Pinto e Julian Schnabel per un'insolita produzione.

Miral: film globale sul conflitto israelo-palestinese

giovedì 2 settembre 2010 - Gabriele Niola

Miral: film globale sul conflitto israelo-palestinese Impossibilitata a venire per "un problema personale che l'ha costretta a tornare in India", Freida Pinto non è più a Venezia per presentare il suo nuovo film, Miral, diretto da Julian Schnabel e scritto assieme a Rula Jebreal. Un ensemble molto curioso. Schnabel è infatti regista noto più che altro per i lavori musicali e per Lo scafandro e la farfalla, la Pinto una star indiana arrivata alla notorietà con The Milionaire e infine Rula Jabreal è una giornalista televisiva palestinese naturalizzata italiana, nota la pubblico italiano per le sue apparizioni televisive su La7 e poi al fianco di Michele Santoro nella prima edizione di Anno Zero.
Tutto parte proprio dalla Jebreal quando ha avvicinato Schnabel, che sapeva essere ebreo, proponendogli un film basato su uno dei libri da lei scritto e largamente ispirato alla sua vita durante il conflitto. Trovati i produttori e dato il via libera al film la scelta più ovvia come protagonista è sembrata Freida Pinto, estremamente somigliante alla scrittrice: "Ho scritto questo libro nel 2003 per omaggiare un mentore e una madre e l'ho fatto pensando alla grande forza dell'amore, da mio padre alla mia terra" ha detto la giornalista "E' stata la tolleranza di mio padre unita all'amore di un'insegnante che mi hanno messo sulla strada giusta, cioè quella dell'educazione per diventare pacifisti. Questa è la storia di una bambina e poi una ragazza che sopravvive ad un conflitto così grande perché ha qualcuno che la può aiutare".

Da Ascanio Celestini un film di denuncia sulla condizione dell'internato.

Venezia 2010: La pecora nera

giovedì 2 settembre 2010 - Luca Volpe

Venezia 2010: La pecora nera È stato presentato oggi in conferenza stampa La Pecora Nera, attesissimo lavoro di Ascanio Celestini sulla condizione degli ospedali psichiatrici in Italia. Il film, trasposizione cinematografica di un libro e di un'opera teatrale dello stesso artista romano, racconta la storia di Nicola, malato mentale che trascorre le sue giornate tra la spesa al supermercato – dove lavora il suo amore d'infanzia Marinella (Maya Sansa) – e la condizione di emarginato da un mondo che "È come dentro, soltanto più ordinato".
Grazie al personaggio di Nicola, Ascanio Celestini si concentra sulla follia non come "Situazione mentale degenerata" ma come "disagio", disagio che si prova quando si è chiusi per anni in un'istituzione che riduce "un adulto alla condizione di neonato", privandolo di ogni responsabilità e lasciandolo senza preoccupazioni di sorta.
A chi gli chiede quale bellezza possa essere rintracciata nella follia, Celestini risponde perentorio che non c'è alcuna bellezza nella condizione del folle. È vero – come qualcuno ha evidenziato in conferenza – che Alda Merini ha più volte parlato del manicomio come il luogo dove ha vissuto i momenti più belli della sua vita, ma questo – secondo il regista – è essenzialmente dovuto alla carenza di emozioni in un luogo fin troppo deprimente. Per rendere più chiaro il concetto Celestini cita un episodio accaduto in uno dei due ospedali psichiatrici di Venezia durante le fasi di ricerca che hanno portato alla produzione del libro: "A San Clemente ho conosciuto un'infermiera che diceva che i manicomi non erano galere ma luoghi in cui esistevano i sentimenti. Io lì ho pensato che potesse avere ragione. Non credo tuttavia che sia così. I sentimenti ci sono semplicemente perché al contrario della vita reale, che è molto complessa, nei manicomi gli internati non hanno nulla, hanno tolto loro tutto e basta poco per dare vita a un'emozione".

Il film di Rodriguez in anteprima mondiale questa sera a Venezia.

Machete: Film di Mezzanotte

mercoledì 1 settembre 2010 - Luca Volpe

Machete: Film di Mezzanotte Furono in molti a chiedersi – subito dopo l'uscita di Planet Terror (2007) – se il suggestivo trailer apparso durante la proiezione del film non lasciasse presagire l'imminente distribuzione di un nuovo lavoro di Robert Rodriguez. Oggi, dopo poco meno di tre anni, l'adattamento cinematografico di quel trailer sta effettivamente per uscire nelle sale, presentato in anteprima mondiale nella prima delle sei proiezioni di mezzanotte previste nel corso della 67. Mostra del Cinema di Venezia.
Sarà lo stesso Rodriguez, insieme al co-regista Ethan Maniquis, a presentare ufficialmente Machete, film d'azione che, girato nell'autunno del 2009, può contare sulla presenza di un cast d'eccezione. L'eccentrico cineasta americano, grazie anche alla preziosa intercessione dell'amico Tarantino, è riuscito a riunire sul set diversi grandi nomi del cinema hollywoodiano: Danny Trejo, Robert De Niro, Jessica Alba, Michelle Rodriguez, Steven Seagal, Lindsay Lohan, Don Johnson, Cheech Marin e Jeff Fahey.
La trama del film è la stessa su cui si basava il fake-trailer del 2007. Danny Trejo veste i panni di Machete, ex agente dei servizi segreti messicani fermamente intenzionato a vendicarsi su Booth (Jeff Fahey), spietato uomo d'affari che, dopo averlo ingaggiato col compito di uccidere il senatore McLaughlin (Robert De Niro), non ha esitato a tradirlo. Ad aiutare Machete nell'opera di rivalsa vi saranno Luz (Michelle Rodriguez) ed il fratello Padre (Cheech Marin), sacerdote avvezzo all'uso delle armi almeno quanto all'impartizione delle benedizioni.
Le vicende dei tre sono rappresentate da Rodriguez attraverso la sapiente combinazione di quegli ingredienti che ormai da tempo caratterizzano il suo modo di fare cinema: sparatorie, esplosioni, inseguimenti, belle donne ed una ripresa volutamente sporca – sul medesimo stile del trailer – che rende omaggio alla classica estetica del B-Movie.
Non mancano poi i risvolti e le letture politiche, esplicitamente evidenziati da Trejo in un'intervista del dicembre 2009: «La gente è veramente preoccupata per ciò che sta accadendo ai confini del nostro Stato – aveva commentato il protagonista del film – Il nostro obiettivo è di rappresentare i lati negativi di entrambe le parti in causa». Un messaggio ideologico, questo, poi ribadito – sebbene sotto forma di trovata pubblicitaria – con il lancio di uno speciale trailer in cui si accusava lo stato dell'Arizona, in quel momento al centro delle polemiche per le leggi sull'immigrazione troppo restrittive, di aver pestato i piedi al "messicano sbagliato".
Tanti elementi, quindi, che fanno di Machete un film capace di incuriosire il pubblico, di animare discussioni, di suscitare polemiche e di entusiasmare i numerosi e trepidanti fan.
Richiedi i biglietti omaggio per i Film di Mezzanotte e scrivi la tua recensione per il daily ufficiale della Mostra realizzato da Variety e Venezia News.

   

Black Swan apre la kermesse.

Mostra del cinema di Venezia: ai nastri di partenza

mercoledì 1 settembre 2010 - Lisa Meacci

Mostra del cinema di Venezia: ai nastri di partenza Si inaugura questa sera al Lido la 67. edizione della Mostra di Venezia, il festival cinematografico più antico del mondo che da sempre si inquadra nel più vasto sfondo della Biennale. Dopo la cerimonia d'apertura, visibilmente ridimensionata rispetto ai lussuosi eccessi mondani che l'hanno fino ad ora contraddistinta, Black Swan di Darren Aronofsky apre ufficialmente la kermesse all'insegna del thriller psicologico e della bellezza femminile. Ma anche della polemica: fortemente voluta dal direttore Marco Müller, la pellicola made in Usa (in concorso) ha letteralmente scalzato il thriller ambientato in Italia di George Clooney, The American, con non poche critiche. Ma ad essere attese sul red carpet non sono solo le dive di Aronofsky (Natalie Portman, Mila Kunis, Winona Ryder, Barbara Hershey e Janet Montgomery): sbarcata ieri al Lido, questa sera dovrebbe sfilare anche Jessica Alba, protagonista del film di Mezzanotte, Machete. Diretto da Robert Rodriguez e Ethan Maniquis, Machete è lo sviluppo del finto trailer presente nei primi minuti del film Grindhouse - Planet Terror dello stesso Rodriguez e promette una buona dose di azione con tanto di Danny Trejo in cerca di vendetta. Tra i film fuori concorso, ci sono anche Legend of the Fist: The Return of Chen Zhen del cinese Andrew Lau e soprattutto il documentario Vittorio racconta Gassman, una vita da mattatore, omaggio al grande attore italiano a dieci anni dalla sua scomparsa.
Rispettivamente commedia francese sulla morte e coraggiosa sfida nel nome dell'agricoltura biologica, The Clink of Ice di Bertrand Blier e The Happy Poet di Paul Gordon sono i protagonisti della sezione Giornate degli autori mentre La situazione comica, retrospettiva tutta italiana sul cinema farsesco nostrano, ci porta nel lontano 1939 con Imputato, alzatevi! di Mario Mattoli e nel 1988 con Carlo Verdone e il suo Compagni di scuola.

Da attrice in Nuovomondo a madrina della Mostra.

Venezia 2010: il photocall della madrina Isabella Ragonese

mercoledì 1 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: il photocall della madrina Isabella Ragonese Un anno dopo la sua partecipazione al film di Valerio Mieli, Dieci Inverni, Isabella Ragonese torna nuovamente a Venezia ma questa volta nelle vesti della madrina della 67. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
L'attrice ha confessato ieri in un'intervista alla Nuova Venezia di essere intimidita dalla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che sarà presente alla cerimonia d'apertura che inizierà stasera alle 19. “Mi intimidisce, certo. Ma che onore e che gioia: il cinema italiano è stato così maltrattato negli ultimi tempi. Questa presenza istituzionale così forte basta da sola a farci sentire considerati, rispettati per il lavoro che facciamo. È una cosa bellissima”.
Parlando della sua esperienza alla mostra la Ragonese ha raccontato al Gazzettino “Mi sento a casa in laguna, ci venni anni fa con Crialese che presentava Nuovomondo, che poi vinse il Leone d’argento, ci sono tornata nel 2009 con Dieci inverni, adesso sono la madrina. È stupendo. Durante i giorni di festival voglio vedere tutto. Sono curiosissima, farò una full immersion nei film. Sono contenta di far parte di questa nuova ondata del cinema italiano, vitale come non mai, anche se sembra in atto un progetto capillare di distruzione della cultura italiana. Mi fa paura l’orgoglio di essere ignoranti, e l’ignoranza diffusa fa comodo al potere”.

Tarantino e Salvatores raccontano la loro passione per il lavoro da giurato.

Venezia 2010: il photocall della giuria

mercoledì 1 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 2010: il photocall della giuria La mattina della prima giornata dalla 67. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia è iniziata con la conferenza della giuria dei film in Concorso presieduta dal regista americano Quentin Tarantino affiancato dal regista/sceneggiatore messicano Guillermo Arriaga, dal regista e sceneggiatore francese Arnaud Desplechin, dal musicista e cantante statunitense Danny Elfman, dall’attrice lituana Ingeborga Dapkunaite e dai registi e sceneggiatori italiani Luca Guadagnino e Gabriele Salvatores.
Durante la conferenza stampa Tarantino ha rimediato ad un commento sulla Mostra riportato erroneamente qualche tempo fa in cui aveva affermato che faceva schifo. "In realtà" sottolinea "Sono stato citato male. Quando penso al cinema italiano mi viene in mente il termine passione". Parlando della sua esperienza di giurato Tarantino ha dichiarato: "Mi piace molto questo ruolo perché permette a un'artista di crescere, di diventare più forte. Adoro mettermi a tavolino da solo per vedere film e poi magari scrivere una critica per me stesso, non per pubblicarla. Questa selezione propone lavori provenienti da tutto il mondo. Se mi piace un film lo sosterrò fino in fondo, così come se mi piacerà un film realizzato da un amico".
Salvatores ha ammesso di condividere la stessa passione di Tarantino: "Giudicare i film è come entrare nel sogno di qualcun altro, fa bene al tuo ego, mi piacerebbe che un film italiano vincesse qualche premio, ma dobbiamo farci trasportare dalla passione senza considerare la nazionalità. Questa Mostra offre un ampio panorama, da autori all'opera prima a cineasti ben conosciuti, da quando faccio questo mestiere si parla di crisi del nostro cinema, penso che oggi stiamo producendo ottimi prodotti".

Robert Rodriguez, Danny Trejo e Jessica Alba arrivano a Venezia.

Venezia 2010: photocall di Machete

mercoledì 1 settembre 2010 - a cura della redazione

Venezia 2010: photocall di Machete Sbarcati ieri al Lido, il regista e i protagonisti di Machete oggi si sono concessi molto più a lungo ai fotografi per l'immancabile photocall. Robert Rodriguez, Danny Trejo e Jessica Alba attendono la proiezione del loro ultimo lavoro, in programmazione come Film di Mezzanotte.

Una caratteristica proiezione di Mezzanotte.

Machete: il nuovo film di Rodriguez arriva a Venezia

mercoledì 1 settembre 2010 - Gabriele Niola

Machete: il nuovo film di Rodriguez arriva a Venezia Robert mi ha fatto passare da ex-con ad icon" il gioco di parole in italiano non riesce altrettanto bene ma spiega lo stesso, con la brevità tipica di Danny Trejo, come la sua vita, grazie al cinema e a Rodriguez, si sia trasformata. Da ex-con (ovvero ex detenuto) ad icon (come l'ha definito il suo regista in Machete), dagli anni a S. Quentin ai film di Hollywood come comparsa o spalla e ora come protagonista grazie a Machete.
Dopo lo straordinario successo del trailer mandato come divertissement in mezzo a Grindhouse era impossibile non farne un vero film: "Il trailer era uno scherzo ma il film già esisteva tutto nella mia testa, con Danny ci pensiamo da anni e quando i fan hanno incominciato a chiederlo a gran voce....". I due si conoscono da molto, almeno dai tempi di Desperado e da allora Rodriguez non l'ha più lasciato.
"In realtà tutti questi film insieme sono stati una lunga preparazione al ruolo di Machete" dice il regista "Si è vero, sono tutti personaggi che si somigliano e alla fine, lavorare in questo modo su questi caratteri mi ha molto aiutato" gli fa eco l'attore che poi continua "E' un personaggio che davvero amo: un uomo incorruttibile che non accetta di fare un solo passo indietro rispetto ai suoi prinicipi" e se lo dice lui con quella faccia....

Alessandro, Jacopo e Paola Gassman ricordano il padre.

Vittorio racconta Gassman, una vita da mattatore: il photocall

mercoledì 1 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Vittorio racconta Gassman, una vita da mattatore: il photocall A dieci anni dalla scomparsa di Vittorio Gassman, la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia decide di ricordare il popolare attore proiettando il giorno prima della Mostra la pellicola Profumo di donna e il documentario, Vittorio racconta Gassman, una vita da mattatore, diretto dal regista Giancarlo Scarchilli.
Alessandro ha dichiarato a tale proposito: “Sono contento che Vittorio racconta Gassman – Una vita da Mattatore, film realizzato per ricordare mio padre, sia presentato in prima assoluta proprio al Festival Cinematografico di Venezia. I motivi sono molteplici: in primo luogo perché quando mio padre ci lasciò, l’allora Direttore del Festival - solo tre mesi dopo la sua scomparsa - lo ignorò; ed è per questo che oggi ringrazio l’attuale Direttore del Festival, Marco Müller, per la sensibilità mostrata nel voler ricordare Vittorio Gassman nel decennale della sua scomparsa. Un altro motivo che mi rende felice è il crescente coinvolgimento che ho con la città di Venezia, sia da un punto di vista affettivo che professionale”.
Il regista Giancarlo Scarchilli per creare il documentario sul suo ammirato Maestro, Vittorio Gassman, ha impiegato 13 mesi di lavoro, per visionare 500 ore di materiali trascritti ed acquisiti, centinaia di foto e documenti originali scrupolosamente selezionati e per realizzare 37 interviste ad attori, registi, sceneggiatori, produttori, amici e colleghi di Vittorio Gassman effettuate in Italia, in Francia a Los Angeles. Un lavoro composto da 1200 ore di visionamento, 38 giorni di riprese, 40 giorni di premontaggio e 60 di montaggio.
Parlando di Scarchilli, Alessandro ha aggiunto: “Voglio ringraziare Giancarlo Scarchilli per la dedizione, la determinazione e la professionalità che ha messo nella realizzazione di questo film su mio padre. Credo che non ci sarebbe stata persona più giusta, nel panorama cinematografico italiano, per raccontare Vittorio Gassman: primo perché Giancarlo è stato uno stretto collaboratore di mio padre per molti anni; secondo perché è un regista dotato di autenticità, sensibilità e gusto; terzo perché era un amico sincero di papà ... a cui papà voleva bene”.
I diritti di Vittorio racconta Gassman, una vita da mattatore che ha suscitato l'interesse della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Lazio Assessorato Cultura e Arte, sono stati comprati dalla Rai che distribuirà in tutto il mondo la pellicola tramite Raitrade.

The Wrestler e Black Swan sono nati come un unico film.

Black Swan: il trionfo del cigno nero

mercoledì 1 settembre 2010 - Marlen Vazzoler

Black Swan: il trionfo del cigno nero Ieri MTV è riuscito ad intervistare il regista Darren Aronofsky, prima della sua partenza per Venezia per la presentazione in anteprima mondiale di Black Swan. Durante l'intervista il regista ha parlato delle origini del progetto: “Ad un certo punto, molto prima di realizzare The Wrestler, stavo sviluppando un progetto che raccontava una storia d'amore tra una ballerina e un wrestler, ma poi si è diviso in due film diversi”.
Aronofsky ha poi ammesso di “Aver sempre considerato [The Wrestler e Black Swan] come due pellicole complementari. Sono davvero collegate e la gente ne vedrà le connessioni. È divertente, perché alcuni considerano il wrestling l'arte più bassa – se volete addirittura chiamarla arte – mentre per altri il balletto è considerata l'arte più alta. Ma ciò che per me è stato sorprendente è come, le loro performance, siano simili in questi due mondi. Entrambi fanno un uso incredibile del loro corpo per esprimere se stessi. Penso che il mio sogno sia che qualche cinema mostri in futuro i due film come se si trattasse di una doppia proiezione”.
Durante l'intervista Aronofsky ha approfondito il legame tra il wrestling e il balletto e in particolare sulla sua volontà di portare la loro fisicità sullo schermo: “La maggior parte del mio tempo, mi piace pensare: 'Questo è un primo piano straordinario, ma come faccio a farlo apprezzare dal pubblico?' È molto chiaro come dimostrarlo con il wrestling. Effettivamente, il mio obiettivo non era quello di dimostrarlo ma quanto fisicamente faccia male. La gente pensa sempre che sia falso, e il mio punto era: 'Certo, è falso, il risultato è già deciso, ma le acrobazie non sono false. Queste sono persone reali che cadono su un pavimento di cemento'. Per me, quello che rendeva così interessante il balletto è che questi atleti l'hanno studiato per molti anni - alcuni di loro iniziano a quattro o cinque anni - e lo fanno senza sforzo, in questo modo non puoi vedere le abilità che vengono richieste. È quasi impossibile provare quanto sia difficile mettere la gamba sopra la testa quando sei in piedi sulle punte dei piedi. Sembra così facile. Ma quando sei vicino, puoi vedere i muscoli strapparsi. Per me, si trattava di 'Come rendere questo sforzo visivamente eccitante?”.
Nonostante abbia voluto descrivere il balletto nel modo più realistico possibile, Aronofsky ha affrontato della resistenza dal mondo del balletto: “Il balletto è un mondo molto insulare. C'è molta privacy, ed è difficile entrarci. Normalmente, quando si dice, 'Voglio fare un film sul tuo mondo', le porte si aprono e si ottiene un tremendo accesso. Al mondo del balletto invece non interessa a prescindere da chiunque abbia intenzione di fare un film su loro mondo. Per le persone che fanno danza, il balletto è il loro universo e non sono impressionate dai film. Ho trovato ballerini che condividono le loro storie con me, alcuni pensionati, altri che lavorano. Alla fine ho avuto modo di stare in piedi dietro le quinte quando il Bolshoi è venuto al Lincoln Center, in piedi dietro le quinte a guardare alcuni dei più grandi ballerini del mondo. Ho avuto modo di vedere alcuni atleti incredibili da vicino e sperimentare ciò che stavano vivendo”.

Le giurie, i film confermati e le retrospettive presenti al Lido.

Venezia 67: Black Swan di Aronofsky aprirà il Festival

giovedì 22 luglio 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 67: Black Swan di Aronofsky aprirà il Festival Stamattina è stato annunciato che il thriller psicologico nel mondo del balletto newyorkese Black Swan diretto da Darren Aronofsky ed interpretato da Natalie Portman, Mila Kunis, Winona Ryder, Vincent Cassel, Sebastian Stan (Bucky in Captain America) e Barbara Hershey sarà il film d'apertura della 67° edizione della mostra del cinema di Venezia.
Aronofsky ha dichiarato: "Il cast e la troupe di Black Swan sono particolarmente emozionati per l'invito della Mostra. È un onore tornare a calcare l'imprescindibile tappeto rosso del Lido. Siamo entusiasti di presentare il film in prima mondiale al meraviglioso pubblico di Venezia". " È un onore e un privilegio essere selezionati come film d'apertura", hanno dichiarato i presidenti della Fox Searchlight, Stephen Gilula e Nancy Utley. "Non potevamo pensare a un lancio migliore di quello della Mostra di Venezia per Darren e Black Swan". La pellicola scritta da Mark Heyman e Andres Heinz e John McLaughlin sarà presentata a Venezia in anteprima mondiale il primo settembre in Sala Grande dopo la cerimonia d'apertura.
A 10 anni dalla scomparsa di Vittorio Gassman la Biennale di Venezia ricorderà l'attore con un programma speciale che prevede l'anteprima mondiale il primo settembre di Vittorio racconta Gassman, una vita da mattatore realizzato da Giancarlo Scarchilli con la collaborazione di Alessandro Gassman e la proiezione della versione restaurata di Profumo di donna a Campo San Polo il 31 agosto. Sono stati inoltre rivelati i nomi dei giurati che affiancheranno la regista iraniana Shirin Neshat nella giuria Orizzonti: la regista e sceneggiatrice tunisina Raja Amari; il regista filippino Lav Diaz; il critico cinematografico austriaco Alexander Horwath, dal 2002 direttore del Museo del Cinema di Vienna e il regista italiano Pietro Marcello, scoperto a Venezia nel 2007. Ad aprire la sezione orizzonti sarà la pellicola La Bella Addormentata di Catherine Breillat - liberamente ispirato ai racconti popolari e al racconto di Charles Perrault mentre il film di chiusura sarà l'undicesimo lungometraggio di Hong Sang-soo, Ok-hui-ui yeonghwa (Oki's Movie). Ad aiutare invece il regista tedesco Fatih Akin nella giuria Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentis saranno invece: il regista Stanley Kwan; il regista israeliano Samuel Maoz, Leone d'Oro a Venezia l'anno scorso con la sua opera prima Lebanon; l'attrice Jasmine Trinca, vincitrice l'anno scorso a Venezia del Premio Marcello Mastroianni per Il grande sogno e l'indiana Nina Lath Gupta.

Inseriti quattro nuovi premi per "orizzonti".

Venezia 67: Shirin Neshat e Fath Akin presidenti di giuria

martedì 11 maggio 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 67: Shirin Neshat e Fath Akin presidenti di giuria Oggi è stato comunicato dal Cda della Biennale di Venezia che la video artista, fotografa e regista iraniana Shirin Neshat, vincitrice del Leone d'Argento per la regia di Donne senza uomini alla 66° Mostra del Cinema di Venezia, è stata scelta come presidente della Giuria Internazionale della sezione "Orizzonti" che da quest'anno si apre a tutte le opere fuori formato e di film breve, con una linea di programma senza distinzioni di genere e durata, dedicata a opere che esprimono la ridefinizione continua del cinema all'interno del continente visivo contemporaneo.
Da quest'anno Orizzonti che assorbe la sezione "CortoCortissimo" e tutti gli eventi speciali, assegnerà quattro nuovi premi:

Premio Orizzonti (riservato ai lungometraggi);
Premio Speciale della Giuria (Orizzonti) (riservato ai lungometraggi);
Premio Orizzonti Cortometraggio
Premio Orizzonti Mediometraggio

Presidente della Giuria del premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentis" è stato scelto il regista tedesco di origine turca Fatih Akin vincitore del Premio Speciale della Giuria alla 66° Mostra del Cinema di Venezia con il lungometraggio Soul Kitchen. La giuria assegnerà senza possibilità di ex aequo, tra tutte le opere prime di lungometraggio nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione ufficiale e Sezioni autonome e parallele), il Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis, e 100.000 dollari messi a disposizione dalla Filmauro di Aurelio De Laurentiis, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.

Il film di Malick potrebbe approdare in laguna.

Venezia 67: Tarantino sarà il presidente della Giuria Internazionale

giovedì 6 maggio 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 67: Tarantino sarà il presidente della Giuria Internazionale Oggi il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, ha accolto la proposta di Marco Müller, direttore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di avere come presidente della Giuria Internazionale della 67°edizione del Festival di Venezia, che si terrà al Lido dall' 1 all' 11 settembre, il regista e sceneggiatore Quentin Tarantino.
Tarantino da poco reduce del successo di Bastardi senza gloria, che ha ottenuto ben otto nomination agli Oscar ed ha visto vincere come miglior attore non protagonista Christoph Waltz nei panni del colonnello Hans Landa, avrà il compito di consegnare il Leone d'Oro e gli altri premi ufficiali dei film in competizione a Venezia. Per la seconda volta Tarantino sarà presente al Lido, dopo essere stato padrino della retrospettiva Italian Kings of the B's nel 2004 e a quella sui western all'italiana nel 2007, a cui non ha partecipato all'ultimo momento ma che ha visto la presenza di Eli Roth.
Oggi l'Adnkronos riporta che la pellicola di Terrence Malick che doveva essere presentata a Cannes, Tree of Life, potrebbe essere presente in laguna assieme a The American con George Clooney, la pellicola girata in Abruzzo che dovrebbe essere proiettata dopo la mostra all'Aquila.
Altre presenze quasi sicure in laguna sono Somewhere di Sofia Coppola, girato tra Los Angeles e Milano, e Miral la nuova pellicola di Julian Schnabel tratto dal romanzo autobiografico della giornalista e della scrittrice palestinese Rula Jebreal.

   

Sette anteprime mondiali sbarcano al Lido.

Venezia 67: i 7 film della Settimana Internazionale della Critica

giovedì 22 luglio 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 67: i 7 film della Settimana Internazionale della Critica Famiglie disfunzionali, rapporti conflittuali genitori/figli sullo sfondo di una crisi economica che mette a dura prova l'esistenza quotidiana delle giovani generazioni ma non solo di quelle; movimenti di migrazione miranti alla ridefinizione del proprio futuro ma anche alla rilettura del proprio passato; il suicidio, o l'omicidio, come impossibilità di accettare il presente e la perdita dei propri punti di riferimento questi sono i temi dei sette film che verranno presentati quest'anno a Venezia durante la 25ma Settimana Internazionale della Critica. Un nastro unico che contiene in sé una visione frastagliata di un mondo in crisi, una visione concepita da una manciata di esordienti di identità anagrafica diversa, che ancora affidano al cinema, fortunatamente, un'esigenza espressiva primaria, e ai festival il compito di darle voce e spazio.
Il film d'apertura sarà Notte italiana di Carlo Mazzacurati realizzato nel 1987 mentre quello di chiusura sarà l'anteprima internazionale della pellicola filippina La stanza della sposa di Gutierrez Mangansakan II. Nel programma di questa edizione della Settimana Internazionale della Critica figurano in concorso sette anteprime mondiali: il film francese Angèle e Tony di Alix Delaporte che vinse un Leone d'oro a Venezia con un suo cortometraggio; Hai paura del buio il film d'esordio di finzione di Massimo Coppola; la coproduzione israeliana francese Naomi opera prima del regista Eitan Zur che è stato uno degli autori della serie televisiva Be Tipul (da cui gli americani hanno ricavato In Treatment); il film greco Terra madre di Syllas Tzoumerkas, un affresco familiare che copre trent'anni di storia greca, dagli anni del consolidamento della democrazia alle recenti manifestazioni di piazza relative alla crisi economica; la pellicola messicana Martha di Marcelino Islas Hernández che combinando grottesco e commedia nera con un sottofondo drammatico crea un piccolo gioiellino; il film slovacco Papà di Vlado Škafar che fa della lentezza contemplativa e del poetico contrapporsi generazionale fra un padre assente e il piccolo figlio, il suo punto di forza e il film svedese Beyond tratto dal romanzo di Susanna Alakoski e diretto da Pernilla August con Noomi Rapace (la Lisabeth Salander della saga di Millennium) nei panni di una donna costretta a fare i conti col suo passato tormentato in occasione della morte della madre.
I film concorreranno per il Premio 25° Settimana Internazionale della Critica "Regione del Veneto per il Cinema di Qualità" e per il Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis".

Forte la presenza italiana nelle tre sezioni.

Venezia 67: il programma delle Giornate degli Autori

martedì 27 luglio 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 67: il programma delle Giornate degli Autori Dodici nazionalità per i dodici film che sono stati presentati alla Conferenza stampa del programma della 7. edizione delle Giornate degli Autori della 67. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia che si terrà al Lido dal 1 all'11 settembre.
"Siamo lieti di aver potuto confermare la nostra presenza a Venezia grazie all'impegno di istituzioni pubbliche e partner privati che da sempre credono nel nostro lavoro" dice Roberto Barzanti, il presidente dell'Associazione. "Ma mi piace sottolineare soprattutto lo sforzo fatto per mettere l'accento sull'importanza del pubblico ad un Festival, come faremo con i nostri magnifici 27 giovani europei. È la prova che l'impegno delle Giornate non va solo a favore dei bei film da scoprire, ma tutto il pianeta cinema".
"Coerenza e diversità sono le prime parole che mi vengono in mente per definire questa selezione" commenta il Delegato, Giorgio Gosetti "Che è gran merito dei collaboratori che mi hanno affiancato, dei produttori e registi che hanno creduto in noi, delle istituzioni, partner privati e venditori internazionali che ci hanno sostenuto. Se nel 2009 abbiamo voluto forzare le consuetudini e gli steccati dei generi, scegliendo soprattutto un cinema capace di parlare con il suo pubblico, questa volta siamo andati alla ricerca del pubblico (dei pubblici) disposti a partecipare alla nostra ricerca. Ai nostri ideali giudici, gli spettatori della Mostra e quelli che, grazie al Parlamento Europeo e ad Europa Cinemas, vengono a Venezia apposta per le Giornate, proponiamo film sorprendenti, emozionanti, capaci di appassionare e far discutere. Di politica e di estetica, di geografia umana e utopia, di stile e di storia (storie). Film insomma chi si rivolgono all'intelligenza e alla passione e che per raggiungere il loro scopo usano tutte le armi della meravigliosa arte del cinema. Se il nostro mandato è quello di incoraggiare il rischio, la scoperta, l'originalità, ci sembra di averli trovati negli autori di questa selezione. Che potrà piacere o suscitare dibattito. Ma che invitiamo a considerare separatamente e insieme, secondo l'invisibile legame che unisce la creatività, ad ogni latitudine, e che poi è possibile rileggere, a programma annunciato, nell'ottica di un'intrinseca coerenza. Una voce chiama dal Burkina Faso e un'altra risponde a Napoli; un pericolo si annuncia a Mostar e una spiegazione si trova in Canada; un'utopia nasce nella foresta colombiana e una speranza cresce in Medio Oriente...".
L'edizione di quest'anno è un omaggio al cinema europeo grazie ad un'inedita iniziativa con il Parlamento Europeo insieme a Europa Cinemas e Cineuropa. Tre le pellicole italiane in gara nella sezione ufficiale: l'opera prima Et in terra pax di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, L'amore buio di Antonio Capuano con Luisa Ranieri e Valeria Golino e Cielo senza terra di Giovanni Davide Maderna e Sara Pozzoli. Nella sezione Ritratti e paesaggi italiani, tre dei quattro film che la compongono sono italiani: La vita al tempo della morte di Andrea Caccia, Il sangue verde di Andrea Segre e Lisetta Carmi - Un'anima in cammino di Daniele Segre. Infine nella sezione Spazio aperto il nuovo lavoro di Pappi Corsicato Capo Dio Monte, La svolta. Donne contro l'Ilva di Valentina d'Amico, Fate la storia senza di me di Mirko Capozzoli e È stato morto un ragazzo di Filippo Vendemmiati.
Il film d'apertura delle Giornate degli Autori è The Clink of Ice del regista francese Bertrand Blier.

The Tempest sarà il film di chiusura.

Venezia 67: Arriaga, Elfman, Guadagnino e Salvatores in giuria

martedì 27 luglio 2010 - Marlen Vazzoler

Venezia 67: Arriaga, Elfman, Guadagnino e Salvatores in giuria In attesa della conferenza stampa di domani in cui verrà presentato il programma ufficiale della 67. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia il direttore Marco Müller ieri ha commentato le reazioni suscitate dalla mancata presenza in concorso del film di Pupi Avati, Una sconfinata Giovinezza. "Escludere Pupi Avati, uno dei cineasti italiani che amiamo di più? Solo due anni fa, la Mostra di Venezia ha attribuito al suo importante Il papà di Giovanna un meritatissimo premio. Avati è uno dei cineasti che hanno fatto la storia della Mostra. Sarà sempre il benvenuto in Sala Grande: come conferma il nostro invito di giovedì, che rimane ovviamente validissimo, a presentare il film in prima serata Fuori Concorso. È la collocazione da sempre dedicata a Venezia ai maggiori cineasti e alle loro opere. Quest'anno l'hanno scelta in molti, a cominciare da John Woo e altri grandi hollywoodiani. Pupi conosce i vantaggi del fuori concorso, che già tre volte ha consacrato alcune delle sue opere più straordinarie, come Storia di ragazzi e di ragazze, Dichiarazioni d'amore e Festival. Sarà in buonissima compagnia tra i grandi del cinema, spero proprio che Pupi accetti il nostro invito".
Nel frattempo è stata annunciata la Madrina delle serate di apertura e chiusura, l'attrice Isabella Ragonese che aprirà la Mostra nella serata del primo settembre, sul palco della Sala Grande (Palazzo del Cinema), in occasione della cerimonia di inaugurazione, seguita dalla proiezione del film di apertura (in Concorso) Black Swan di Darren Aronofsky. L'11 settembre l'attrice condurrà la cerimonia di chiusura, in occasione della quale saranno annunciati i Leoni e gli altri premi della giuria del Concorso Venezia 67.
A chiudere la Mostra è stato invece selezionato il film The Tempest, un nuovo adattamento dell'opera shakespeariana che quest'anno festeggia il suo 400mo anniversario. Il film è scritto e diretto dalla regista americana Julie Taymor che annovera nel suo cast Helen Mirren, Russell Brand, Alfred Molina, Djimon Hounsou, David Strathairn, Chris Cooper, Alan Cumming, Ben Whishaw, Reeve Carney e Felicity Jones. In The Tempest Julie Taymor ha cambiato sesso al mago Prospero, Prospera, interpretata dal premio Oscar Helen Mirren, il cui viaggio in questa nuova interpretazione si snoda dalla vendetta al perdono, in un magistrale intreccio di romanticismo, colpi di scena e atmosfere fantastiche.

Quattro film italiani in lizza per il Leone d'Oro.

Venezia 67: si alza il sipario

giovedì 29 luglio 2010 - Marianna Cappi

Venezia 67: si alza il sipario La Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia accende le sue 67 candeline. La kermesse, che costa a tutt'oggi 12 milioni di euro, 7 dei quali le vengono dallo Stato, non ha perso il sostegno degli sponsors storici nemmeno in tempo di crisi, ma ha comunque subito le sue sforbiciate. Scenografia, allestimenti, grafica restano dunque inalterati, nel rispetto di una linea di condotta dedita alla sobrietà, che riguarderà anche la serata inaugurale. 79 sono le prime mondiali, 41 gli italiani, distribuiti nelle varie sezioni.
Oltre che del rinnovamento integrale della sezione Orizzonti, il direttore Marco Müller si vanta quest'anno di un numero, 45,523: l'età media dei registi in concorso, mai così bassa nella storia del Festival. Fa eccezione Monte Hellman, naturalmente. Tra le altre novità, i tre registi che portano a Venezia ben due film ciascuno: è il caso di Carlo Mazzacurati, Vincent Gallo e Takashi Miike. Ricorrono, inoltre, e verranno opportunamente onorati, gli anniversari di Bruce Lee (70 anni dalla nascita), Vittorio Gassman e la scomparsa di Dennis Hopper (con la proiezione della copia restaurata di The Last Movies, 1971).
Mancherà, invece, Scorsese, che sta girando in 3D, ma ha già mandato due regali, legati alla figura di Elia Kazan. Sempre a proposito di 3D, la Mostra proietterà 4 film: il primo film 3D cinese, Space Guy, del regista di 17 anni Zhang Yuan, l'italiano All Inclusive di Nadia Ranocchi e David Zamagni, The Child's Eye dei fratelli Pang e un film di Ken Jacobs.
Torna anche la sezione Controcampo Italiano, dopo il successo di Cosmonauta e Dieci Inverni. Il presidente della giuria Valerio Mastandrea e la sua squadra dovranno scegliere il vincitore tra i film di Roberta Torre, Salvatore Mereu, Paola Randi e Giada Colagrande, Gianfranco Pannone, Aureliano Amadei e Giorgia Cecere.
Due grandi nomi italiani tornano, infine, a Venezia con due film di non fiction: Giuseppe Tornatore porta un film su Goffredo Lombardo, il mitico produttore della Titanus, mentre Salvatores sbarca al Lido con 1960.
Il Leone d'oro alla carriera andrà a John Woo, del quale verrà mostrato Jianyu (Reign of Assassins).

La sezione presenterà il visivo contemporaneo in tutti i suoi stati.

Venezia 67: Orizzonti si rinnova

mercoledì 25 agosto 2010 - Luca Volpe

Venezia 67: Orizzonti si rinnova Orizzonti svolta, si reinventa e si rinnova. Creata nel 2004 per dare spazio alle “nuove tendenze” del cinema mondiale, la sezione più sperimentale della Mostra del cinema di Venezia apre quest'anno anche alle opere “fuori formato” (pellicole di durata inferiore ai 60 minuti o superiore alle due ore) e alle esperienze di registi formatisi in ambiti espressivi differenti da quello cinematografico. Ci si propone in tal modo di offrire un più ampio e dinamico sguardo verso le vie nuove dei linguaggi che confluiscono nel cinema e – per usare le parole del Presidente della Mostra Franco Baratta – di creare «un “laboratorio” dei diversi linguaggi artistici all’interno del più grande “laboratorio” della Biennale di Venezia».
L'obiettivo dichiarato è quello di scontornare i vecchi Orizzonti e di creare un "luogo" in cui poter rappresentare un punto di vista alternativo al modo odierno di intendere e fare cinema. Emblematica, in tal senso, è la varietà degli itinerari proposti per una migliore fruizione dei 68 film che compongono la sezione. Dieci percorsi possibili che spaziano dallo sguardo al passato all'uso delle nuove tecnologie nei film d'animazione, dal rapporto del grande schermo con le arti visive all'associazione tra testo e immagine creata dal cinema contemporaneo.
Alle novità sul fronte dei contenuti si aggiungono poi quelle relative all'organizzazione, con l'allestimento, al primo piano del Palazzo del Casinò, del "Club Orizzonti". Il club sarà infatti luogo di incontro e discussione per cineasti, produttori e collaboratori artistici dei film selezionati nel Concorso, come pure per i giornalisti e i critici interessati alle opere in programma. Per il pubblico e gli accreditati, invece, le porte del club saranno aperte alla fine di ciascuna delle proiezioni dei film di Orizzonti, previste nell'adiacente Sala Perla con inizio alle ore 11.30, 14.30 e 17.15.
Una piccola rivoluzione è prevista anche nell'assegnazione dei premi, con i film in concorso che si contenderanno – senza possibilità di ex aequo – quattro nuovi riconoscimenti: Premio Orizzonti (riservato ai lungometraggi), Premio Speciale della Giuria Orizzonti (riservato ai lungometraggi), Premio Orizzonti Cortometraggio, Premio Orizzonti Mediometraggio. A selezionare i vincitori sarà una giuria internazionale presieduta dalla regista iraniana Shirin Neshat e composta da Raja Amari (Tunisia, regista), Lav Diaz (Filippine, regista), Alexander Horwath (Austria, critico) e Pietro Marcello (Italia, regista).
Una nuova edizione tutta da scoprire, dunque, che – come promette il direttore della Mostra Marco Müller – fornirà, oltre che un nuovo passo di visione, anche la conferma che il cinema è in presa diretta, oggi più che mai, con tutte le arti e con tutti i linguaggi espressivi.

   

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