Festival di Venezia 2008 - Tutte le NewsTulle le news dalla 65ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 27 agosto / 6 settembre 2008. |
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A Venezia è ritornato l'eroe. Quello ormai apparentemente vinto dalla vita e dal nemico che porta in sé e che va ad affrontare l'ultima sfida per completare il suo ritrovarsi Uomo. Il Leone d'Oro della 65^ Mostra d'arte Cinematografica di Venezia è andato a The Wrestler di Darren Aronofsky e di Mickey Rourke. Sì perché Wim Wenders, presidente della Giuria, lo ha fatto capire chiaramente annunciando il premio e poi lo ha sottolineato col discorso di chiusura invitando la Mostra a cambiare regolamento: il premio per il migliore attore era di Rourke ma non è possibile premiare il protagonista del film che vince il massimo riconoscimento. O l'uno o l'altro. Questo dispiace perché colloca la Coppa Volpi andata a Silvio Orlando nella lista dei figli di un dio minore in maniera esplicita. Ma era chiaro a tutti che fosse così: con quattro film in competizione l'Italia doveva portare a casa almeno un premio e quello all'interpretazione di Orlando in Il papà di Giovanna (simile a molte altre sue) di certo era la soluzione migliore. Per il resto possiamo constatare il lavoro di bilanciamento con ben due riconoscimenti (fotografia e Leone d'Argento) andati al film veterorusso Paper Soldier e con una Coppa Volpi al femminile scippata ad Anne Hathaway perché già si era dato un premio come miglior attrice emergente a Jennifer Lawrence di The Burning Plain e non ci si poteva allargare troppo con il cinema americano. Per il resto i due premi all'intenso Teza sono inattaccabili ma resta ancora un forte dubbio sul cinema italiano. Se il Premio alla miglior opera prima è andato al cinquantanovenne Gianni Di Gregorio c'è da chiedersi: ma i giovani cineasti italiani dove sono?
Come previsto dagli ultimi pronostici è il film di Aronofsky The Wrestler a vincere questa 65^ edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il wrestler sconfitto di Mickey Rourke, dopo anni costretto a lavorare in un grande magazzino praticando il wrestling nelle palestre dei licei, ha conquistato la Giuria presieduta da Wim Wenders. All'interno di un festival che negli ultimi anni ha privilegiato l'Oriente, è stato forse proprio merito del regista tedesco ormai naturalizzato americano se a spuntarla quest'anno è stato un film targato USA. Il regista Aronofsky, che già nel corso della sua non lunghissima carriera aveva esplorato il tema del fallimento, ha stavolta dato prova (dopo il troppo sperimentale L'albero della vita, a Venezia due anni fa) di saper raccontare gli angoli più bui dell'animo di un uomo decaduto.
Se il Premio Speciale per la Regia è andato al russo Paper Soldier di Aleksei German jr. (vincitore anche dell'osella per la miglior fotografia), e il Gran Premio della Giuria a Teza di Haile Gerima (anche osella per la miglior sceneggiatura), il cinema italiano è riuscito a portare a casa due premi: la Coppa Volpi come miglior attore protagonista a Silvio Orlando (per il film di Pupi Avati Il papà di Giovanna) e Il Premio De Laurentiis miglior opera prima alla rivelazione Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio. La Coppa Volpi come miglior attrice protagonista è andata invece a Dominique Blanc per il film L'Autre di Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic, anche se molti avrebbero preferito la "ragazza interrotta" Anne Hathaway per il Rachel Getting Married.
A Nuit de chien di Werner Schroeter è andato il Leone speciale per l'insieme dell'opera, mentre alla giovane Jennifer Lawrence del film di Arriaga (The Burning Plain) è andato il Premio Mastroianni come miglior emergente.
Vista la difficoltà nel concordare i premi tra i membri della giuria, Wim Wenders ha chiesto di riconsiderare le regole di premiazione, che proibiscono la sovrapposizione tra i tre premi maggiori. Il suo era un riferimento all'impossibilità di premiare Mickey Rourke con la Coppa Volpi.
L'ultimo film presentato in concorso ieri a Venezia è stato Il seme della discordia di Pappi Corsicato. Il regista ha sfilato con l'intero cast sul tappeto rosso: Caterina Murino, la ex Bond girl protagonista del film, radiosa in abito lungo nero, Isabella Ferrari (accompagnata dai figli), Alessandro Gassman, Martina Stella in rosa, Lucilla Agosti e tutti gli altri. Una sfilata spiritosa e divertente, all'insegna della spensieratezza del film, una commedia dai toni surreali che rappresenta il ritorno al cinema dopo 7 anni del regista napoletano. Un film vivace, colorato, all'insegna dell'estetica anni '50 e '60 soprattutto nel look delle dive.
Si è conclusa anche la rassegna dei cortometraggi al Festival di Venezia. Il Leone Corto Cortissimo è stato assegnato al film del messicano Carlos Armella Tierra y Pan con la seguente motivazione: "In pochi minuti e in un unico spazio l'autore ha saputo raccontare una storia drammatica di miseria e solitudine, sfruttando appieno le possibilità narrative dell'immagine cinematografica". In effetti il lavoro del regista si costruisce come una furtiva indagine sulle vicende di una famiglia che abita una desolata zona, in cui il vento scandisce le giornate. La cinepresa, e con essa lo spettatore, osserva da lontano l'accadere di un dramma: la morte del nascituro che la madre porta in grembo. Nessun dialogo, solo i suoni, sempre più lontani dall'obiettivo che zooma e si distacca dalle atroci vicende. Tremendo il finale dove il figlio viene seppellito, e come natura vuole, rientrerà nella catena alimentare attraverso il cane. Lo spirito del regista e della sua patria traspaiono dai campi lunghissimi e dai colori; il dramma familiare viene vissuto con una capacità introspettiva resa originale dalle scelte fotografiche. Interessante quindi la scelta di premiare questo lavoro che, da un punto di vista narrativo, sta con un piede nel cinema e con l'altro nella video arte.
Con Tierra y Pan sono stati premiati anche Vacsora (The Dinner) di Karchi Perlmann con una Menzione Speciale e De Onbaatzunchtigen (The Altruists) di Koen Dejaegher con il PRIX UIP per il miglior cortometraggio europeo. Il primo film è la storia di una famiglia grottesca e colorata della campagna ungherese. In un'unica giornata questi personaggi si confronteranno con la morte del marito e dell'anziana nonna: quest'ultima, trascina tutto il corto con la sua ironia sempliciotta e goffa. La sua sordità e il distaccamento dal reale che i suoi anni le hanno imposto, la porteranno a scegliere il suicidio dolce da lei tanto desiderato, piuttosto che una vita limitata dalle fatiche degli anni. Molto più splatter invece la morte del marito...divorato dagli abitanti del porcile.
Tendenzialmente sci-fi invece The Altruists, che racconta di un mondo in cui le famiglie vengono costruite con un mercato dei componenti, che si vendono li uni con gli altri allo scopo di aumentare il prestigio del nucleo familiare stesso. Si ride a denti stretti e si riflette sulla vita tramite gli spunti realistici di questa rappresentazione visionaria, dove i fratelli si vendono a vicenda e i figli comprano madri nuove.
Con uno come Celentano sul palco non ci si poteva che aspettare qualche sorpresa: il "molleggiato", che era infatti incaricato di premiare il regista bergamasco con il Leone d'oro alla carriera, non si è fatto mancare uno dei suoi colpi di teatro. Il momento serio e istituzionale si è trasformato in uno show quando Celentano è scappato con il Leone in mano dicendo che non voleva consegnarlo: "Tu sai meglio di me" ha detto "che un premio alla carriera sottintende che chi lo riceve non ha più niente da dire, che viene licenziato con questo leone che non è neanche d'oro". Olmi, divertito dalle parole dell'amico ma anche commosso, ha ipotizzato sulla possibilità di fare un film insieme a Celentano, suo amico da 50 anni, concludendo: "Ma chi fa la regia?". L'inizio potrebbe essere – ha detto il regista - un orizzonte di mare e una spiaggia che accoglie le onde, uno scenario alla Celentano.
In occasione della movimentata consegna del premio, c'è stata una standing ovation della platea per il maestro giunto in Laguna la prima volta nel '61 con Il posto (Premio della Critica) e vincitore del Leone d'oro nel 1988 per La leggenda del santo bevitore."Olmi è già rinato almeno sei, sette volte", ha detto il direttore della Mostra Marco Müller, "noi gli diamo il leone d'oro non perché sia finito il suo lavoro. Ermanno ha saputo rinnovarsi e cambiare mantenendo quella integrità morale purtroppo oramai rarissima".
A Venezia, in conclusione del Festival, sfilano Pappi Corsicato e i suoi attori in attesa della presentazione de Il seme della discordia al pubblico, stasera alle 22. Il film del regista napoletano racconta la crisi di una coppia formata da Veronica, una bellissima donna proprietaria di un negozio di abbigliamento, e Mario, un rappresentante di fertilizzanti. Persuasi dalla mamma di lei a fare il test di fertilità, Veronica si scoprirà incinta e Mario sterile. Nel cast, oltre ai protagonisti Caterina Murino e Alessandro Gassman, molti volti noti del cinema italiano, tra cui Martina Stella, Isabella Ferrari, Iaia Forte, Monica Guerritore e Valeria Fabrizi.
In questo penultima giornata festivaliera a Venezia si concentrano eventi importanti a partire dal pomeriggio celebrativo, quando il regista Ermanno Olmi riceverà dal protagonista di ieri Celentano il Leone d'oro alla carriera. L'ambito premio, assegnato lo scorso anno al gotico Tim Burton, quest'anno torna a casa nostra col regista bergamasco che ha già introdotto il Festival di Venezia in Campo San Polo con la proiezione de La leggenda del santo bevitore. Oggi invece, prima e dopo la consegna del premio, verranno proiettati in Sala Grande alcuni film di Olmi (molti cortometraggi prima e Il tempo si è fermato subito dopo la consegna del premio).
Ma oggi a Venezia è anche la giornata di due film molto attesi in concorso. Lo sperimentale regista Darren Aronofsky presenterà infatti dopo lo spazio dedicato a Olmi il suo The Wrestler, la storia di Randy "The Ram" Robinson, wrestler professionista di grande fama fin dagli anni '80 (che nella pellicola ha il corpo e il volto sfatto di Mickey Rourke) che vent'anni dopo si ritrova a esibirsi nelle palestre dei licei e nelle comunità del New Jersey per i fans che gli rimangono. Un infarto sarà la miccia che lo condurrà a una riflessione sull'intera sua esistenza.
Si passa invece ai toni surreali e grotteschi di Pappi Corsicato per Il seme della discordia, il film che rappresenta il ritorno alla regia del regista napoletano. Liberamente tratta da un romanzo di Heinrich von Kleist, la commedia con Alessandro Gassman e Caterina Murino come protagonisti racconta la storia di una coppia borghese in carriera: un giorno, quando lei scopre di essere incinta, al marito viene diagnosticata l'infertilità. Nel cast anche Isabella Ferrari, Martina Stella, Iaia Forte e Monica Guerritore.
È sempre stato "tre passi avanti", è sempre stato "rock". Cantante, attore, regista, compositore, scrittore, predicatore, ecologista e cattolico, Adriano Celentano "ne ha fatta di strada" e oggi la via Gluck è idealmente prossima a Venezia. Dopo trentatre anni viene presentato in Laguna Yuppi Du, versione restaurata nel sonoro e nell'immagine dal Clan di Celentano e da Sky Cinema. Correva il 1974 quando il barcaiolo Felice Della Pietà sposava in chiesa la remissiva Adelaide di Claudia Mori e amava in segreto, nei campi, nei giardini e sotto i ponti della Laguna la Silvia di Charlotte Rampling. Yuppi Du è una storia di amore e di "resurrezione" (quella di Silvia, la prima moglie "ritornata dal canal") ma soprattutto è un musical-drama, un'operetta morale sospesa tra Venezia e Milano per riflettere, in perfetto Celentano style, sulle morti bianche (l'incidente sul lavoro di Scognamillo), l'inquinamento (l'acqua nera di Porto Marghera), la violenza sulle donne (lo stupro scongiurato da Santercole), la divisione classista (la sequenza della cerimonia nuziale in chiesa, dove gli aristocratici si contrappongono al clan degli amici poveri di Felice) e l'arte moderna (il gatto lanciato contro il vetro). Come fu per Serafino, Celentano ci ricorda che il denaro non procura la felicità, per questa ragione lo seppellisce sotto una croce invitando lo spettatore all'amore, all'amicizia, alla fedeltà e al ritorno alle origini nella danza d'amore accompagnata dalla canzone "Yuppi Du". Scritto, diretto e montato dal Molleggiato, Yuppi Du è una parabola surreale che ripropone nello splendore del restauro i costumi naïf di Celentano e le margherite gialle tra i capelli della Rampling, i volti infantili di Rosita, Rosalinda e Giacomo Celentano e il Napoleone sfregiato di Santercole, lo stop-frame di Jack La Cayenne e le calze nere di Claudia Mori. C'è tutto questo e molto altro ancora dietro l'effige di un uomo voltato di spalle con le braccia allargate, nato in "un giorno gelido d'inverno" e cresciuto in via Gluck come Voce ineguagliabile e Corpo musicale abitato dal non-sense. Prisencolinensinainciusol, "ol rait".
È arrivato al Lido ieri all'una di notte per evitare i fotografi. Adriano Celentano e sua moglie Claudia Mori sono stati accolti dal Direttore della Mostra Marco Müller in occasione dell'attesa proiezione del cult restaurato Yuppi Du (Fuori Concorso), in programma stasera alle 22. Il musical di denuncia del '75 del molleggiato (che vede tra gli interpreti Claudia Mori e Charlotte Rampling) farà compagnia nella giornata di oggi al war movie di Kathryne Bigelow Hurt Locker, con Ralph Fiennes e Guy Pierce. Il film racconta di un'unità speciale antimina che ha il compito di prevenire gli attentati dei kamikaze durante la guerra in Iraq. La squadra si ritroverà però costretta a seguire gli ordini di un esaltato che sembra non conoscere il pericolo, nell'assoluta indifferenza della morte. La denuncia della guerra è il tema anche di Inland dell'algerino Tariq Teguia, la storia di un solitario topografo e di una donna afflitta che viaggiano verso l'interno del continente africano, incrociando profughi e disperati, alla ricerca di una vita migliore lontano dalle violenze.
Nella sezione Orizzonti troviamo il film italiano di Mirko Locatelli Il primo giorno d'inverno, racconto di formazione di un adolescente particolare e solo, Valerio, usando come metafora del passaggio all'età adulta il tema del solstizio d'inverno. Ancora in Orizzonti, il documentario francese L'Exil et le Royaume, che affronta la tragedia dell'immigrazione: il film racconta di tutti gli esiliati "sans papier" in attesa dell'Eldorado che dal 5 novembre 2002 sono giunti a Sangatte (nel nord della Francia) con la speranza di entrare in Inghilterra per trovare lavoro. Da allora, quando è stato definitivamente chiuso l'ufficio accoglienza che fornisce permessi di soggiorno, si ritrovano a vivere nel porto di Calais in condizioni disastrose.
Di scena oggi anche Thyssenkrupp Blues di Pietro Balla e Monica Repetto e La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti, i due film dedicati alla morte dei sette operai che lavoravano presso l'azienda torinese di acciaieria e siderurgia Thyssenkrupp.
E mentre la Mostra giunge al termine, in attesa di Aronofsky e Corsicato (domani), la trepidazione oggi è tutta per la conferenza stampa di Celentano, alle 14.30, la prima dopo quasi dieci anni, mentre domani pomeriggio il molleggiato consegnerà a Olmi il Leone d'oro alla carriera.
Ha sfilato ieri sera fasciata in un abito principesco color ghiaccio la bella Anne Hathaway. L'attrice venticinquenne newyorkese ha presentato - accompagnata dal suo regista Jonathan Demme - il film corale alla Altman Rachel Getting Married, che la vede nei panni di una "ragazza interrotta" appena uscita dal centro di disintossicazione che torna a casa in occasione del matrimonio della sorella.
L'attrice resa celebre da Il diavolo veste Prada e salita alla ribalta delle cronache dopo l'incarcerazione dell'ex fidanzato Raffaello Follieri, ha superato in passerella lo scontro con un cameraman continuando la sua sfilata con aria dolce e sognante. Come una Audrey Hepburn dei nostri giorni, icona a cui spesso viene paragonata.
Il Festival di Venezia oggi mette in scena una Anne Hathaway molto diversa da quella che abbiamo visto fino adesso: protagonista di Rachel Getting Married (film in concorso) di Jonathan Demme, Anne interpreta il ruolo di una ex modella, diventata tossicodipendente, che abbandona il centro di riabilitazione dopo dieci anni di cure per partecipare al matrimonio della sorella. Niente trucco impeccabile e look da top model dunque per l'attrice di Il diavolo veste Prada, ma un ruolo drammatico e complesso. Ma la nostra Hathaway non si è lasciata intimorire, ha infatti affermato a proposito della controversa protagonista: ''Non l'ho considerata tanto per i suoi lati oscuri, quanto per la sua lotta per la vita, la sua continua onestà, dolorosa e intempestiva. Nella vita non ho sorelle, ma migliori amiche che sono quasi come sorelle, ma non ho mai avuto rapporti così conflittuali con loro''.
Elemento forte del film è la musica, Demme in conferenza stampa ha ammesso: ''Sono sempre stato attratto dall'idea di realizzare un film in cui la musica non fosse solo un elemento della post-produzione, ma nascesse sul momento. Il fatto che lo sposo del film e la sua famiglia siano musicisti mi ha permesso di inserire la musica come presenza continua e mi sono avvalso di bravissimi musicisti, provenienti per la maggior parte dal Medio Oriente, che avevano già fatto la colonna sonora del mio documentario su Jimmy Carter, presentato l'anno scorso qui a Venezia''. E ha poi aggiunto: ''Sono stato molto influenzato dalla mia esperienza di documentarista, cominciata negli anni '90. Sono affascinato dallo scambio tra fiction e documentario, dal rapporto tra reale e dramma. Con questo film ho voluto fare un 'filmino di famiglia', bellissimo sì, ma ho voluto che il direttore della fotografia lo filmasse come se fosse uno dei partecipanti al matrimonio, così che lo spettatore si sentisse particolarmente coinvolto''.
The Sky Crawlers, regia del maestro dell’animazione giapponese Oshii Mamoru, è l'altro film in concorso oggi. Racconta la storia di un gruppo di adolescenti condannati a restare tali per sempre che vengono addestrati alla guerra, guerra che diventerà per loro una forma di divertimento.
Fuori concorso viene presentato Les Plages d'Agnès, documentario autobiografico in cui la fotografa e regista Agnès Varda racconta la propria vita, dall'ambiente familiare in cui è nata e cresciuta ai primi successi artistici e professionali.
Per la sezione Giornate degli Autori, troviamo il regista Michal Rosa con Scratch. Ambientato in Polonia, si racconta la storia di Joanna e Jan, insegnante di biologia lei e matematico lui, che vivono una relazione felice fin quando qualcosa getta un'ombra sul loro rapporto, qualcosa che risale a un'epoca precedente al loro incontro.
Altra proposta è Un altro pianeta di Stefano Tummolini: una giornata dai risvolti imprevisti per il protagonista, Salvatore che potrebbe diventare una nuova possibilità, una nuova vita.
Infine nella sezione Settimana della Critica, occupa la scena L'apprendista, di Samuel Collardey in cui si racconta l'esperienza che il giovane Mathieu (15 anni) fa in una fattoria dell'est della Francia in occasione del suo apprendistato.
Come di consueto da tre anni a questa parte la serata del lunedì della Mostra del Cinema di Venezia si trasferisce a Palazzo Grassi, cornice d'eccezione della consegna del Gucci Award, il premio assegnato a un artista di fama internazionale che si è distinto negli ultimi 18 mesi per il suo contributo al mondo del cinema nel ruolo di regista, attore, sceneggiatore o costumista. Questo 1° settembre la scelta della giuria è ricaduta sull'opera più cruda, realistica e impegnata tra le quattro in gara, quella di Steve McQueen, artista britannico che nel suo film Hunger ha scelto di raccontare le ultime sei settimane di vita di Bobby Sands, membro dell'IRA morto in carcere a causa dello sciopero della fame (film già vincitore della Caméra d'Or all'ultimo Festival di Cannes).
Per introdurre il premio, la giuria, composta da Marco Müller, direttore della Mostra, Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, l'artista Jeff Koons, l'attrice Isabelle Huppert e Stefano Pilati, Direttore Creativo di Yves Saint Laurent, ha mostrato alcune immagini di ciascun film: e non c'è dubbio che tra il documentario musicale del vincitore dello scorso anno Julian Schnabel (Lou Reed's Berlin), il ritratto del regista britannico Derek Jarman ad opera di Isaac Julien (Derek), il film sportivo del musicista Adam Yauch (Gunnin' for That #1 Spot), e l'opera vincitrice di Steve McQueen, sia stata quest'ultima l'opera di maggior impatto emotivo per il pubblico. "I candidati al Gucci Group Award 2008 ci hanno sbalordito con le loro singolari forme di espressione attraverso le loro opere cinematografiche", ha detto Marco Müller: "Il lavoro di Steve McQueen con Hunger è coraggioso, lucido e dolorosamente forte nel dimostrare la metamorfosi completa dell'artista in regista". E ha commentato ancora Robert Polet: "Steve McQueen trascende continuamente i limiti delle forme d'arte convenzionali, per questo incarna profondamente lo spirito del Gucci Group Award che riconosce e onora gli artisti visionari che danno vita alla loro arte sullo schermo".
Di fronte a una schiera di fotografi e a una sala raccolta ma gremita di invitati, l'emozionato artista, di viola vestito, ha ringraziato la giuria: "Sono molto felice e onorato di ricevere questo premio da Gucci Group. E il fatto che questo premio riconosca gli sforzi di un artista che ha sconfinato in generi diversi mi fa immensamente piacere". La cerimonia ha visto la presenza di circa 300 invitati internazionali, tra cui molti esponenti del mondo dell'arte e del cinema, come l'affascinante Natalie Portman, giunta dal Lido dopo la presentazione del suo Eve, cortometraggio che la vede nel ruolo di regista.
Eccolo Giuliano Gemma, nello splendore dei suoi 70 anni compiuti proprio oggi. E dove festeggiarli se non a Venezia? Anche se adesso l'attore romano preferisce dedicarsi alla passione per la scultura, non poteva certo mancare alla Biennale…dove si presenta in tutto il suo fascino.
Dopo gli indios di Bechis, l'attenzione alla Mostra di Venezia ritorna sul cinema italiano con Gianni Di Gregorio e il suo Pranzo di ferragosto. La pellicola, relegata alla sezione Settimana della Critica, racconta di Gianni, uomo di mezz'età e figlio unico di madre vedova, che si ritrova a passare un ferragosto infernale a casa, incastrato dagli accordi presi con l'amministratore del condominio. Gianni dovrà badare oltre che alla propria madre anche a quella dell'amministratore, che a tradimento gli lascia anche una zia. A questo bel gruppetto si aggiungerà la madre dell'amico medico, che segna la condanna di Gianni. Ma quando arriva il sospirato momento del congedo le signore decidono di cambiare le carte in tavola.
Per quanto riguarda i film in Concorso, oggi troviamo Teza (regia di Hailè Gerima) che racconta il ritorno del giovane africano Anberber al suo paese d'origine, l'Etiopia, durante il repressivo regime marxista di Haile Mariam Mengistu. Anberber spera di poter fare qualcosa per il suo paese grazie alle capacità e alle conoscenze acquisite studiando, ma dovrà fare i conti con una realtà che non riconosce più bene come sua e con la dissoluzione dei valori umani e sociali del suo popolo. Il regista russo Aleksey German jr., da sempre importante narratore dei cambiamenti sociali e politici del suo paese, ci propone Paper Soldier, pellicola ambientata nel Kazakistan degli anni Sessanta in occasione di alcune prove svolte sulle navi spaziali. Werner Schroeter ci porta invece in un paese immaginario con il suo Nuit de chien, che racconta il combattimento e la fuga di un gruppo di persone di fronte alla guerra civile.
Per la sezione Giornate degli Autori, esordisce con un lungometraggio la regista Sallie Aprahamian, portando sul grande schermo Broken Lines, l'omonima opera teatrale scritta dai fratelli Doraly Rosa e Dan Fredenburgh. Un giovane ebreo di umili origini si ritrova a condurre una vita benestante con la sua fidanzata in un quartiere agiato di Londra, nella casa comprata dal padre di lei. La morte improvvisa di suo padre fa emergere emozioni contrastanti.
Ieri Natalie Portman ha inaugurato la sezione Corto Cortissimo, il concorso internazionale di cortometraggi della 65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Eve, presentato fuori concorso, rappresenta per la giovane attrice l'esordio nella regia: si tratta di una commedia incentrata sulle controversie amorose della terza età. Protagonisti della pellicola, troviamo niente meno che due grandi star: Lauren Bacall e Ben Gazzara.
A quanto pare la Portman si è presentata a sorpresa sul red carpet, stravolgendo la passerella del cast di Birdwatchers-La terra degli uomini rossi che la precedeva. Dopo aver accelerato vistosamente la sfilata degli attori della pellicola di Bechis, cameraman e fotografi si sono infatti subito concentrati su di lei.
Accolto da lunghi applausi la mattina e da altrettanto entusiasmo alla proiezione delle 19:30 in Sala Grande, Birdwatchers, La terra degli uomini rossi di Marco Bechis, terzo film italiano presentato in concorso alla Mostra del Cinema, che verrà distribuito da 01 Distribution, è stata l'unica pellicola a mettere d'accordo critica e pubblico. A Venezia con il cast indios Guaranì-Kaiowà al completo, assoluti protagonisti di un film che ritaglia una parte minore agli italiani Claudio Santamaria e alla collega Chiara Caselli (ignorati in conferenza stampa), Bechis ha raccontato di avere voluto portare questa storia sul grande schermo per un suo personale interesse nei confronti delle popolazioni indigene: "Mi sono rivolto all'associazione Survival International che mi ha indirizzato a questa tribù in lotta. Il film nasce dall'incontro con il loro capo. Apparentemente non sono più indigeni, vestono come noi. Ma tornano nelle loro terre, nonostante il disboscamento, a dimostrazione che la loro cultura è rimasta intatta. Ho speranza in loro: hanno una chiara idea di come si sta su questa terra. Loro sono "gli altri", in Italia "l'altro" fa paura. Ma se non c'è scambio e curiosità, non c'è più vita per noi".
Oggi la Biennale ci porta in Brasile con La terra degli uomini rossi – Birdwatchers, il nuovo film di Marco Bechis. Il film racconta la triste realtà del Mato Grosso do Sul dove gli indios, costretti a ritirarsi nelle riserve, si vedono sottrarre le proprie terre ormai destinate a essere campi immensi di coltivazioni transgeniche. Moltissimi giovani preferiscono suicidarsi piuttosto che lavorare per tutta la vita in condizioni di semi schiavitù nelle piantagioni. La routine viene rotta dalla ribellione di un gruppo di Guarani-Kaiowà guidati da un leader, Nadio, e da uno sciamano, che cercano di reclamare la restituzione delle terre di cui erano i legittimi abitanti.
Il regista iraniano Amir Naderi ci presenta una Las Vegas tutta sua con Vegas: Based On a True Story, altro film in concorso oggi a Venezia. Uno sconosciuto romperà l'equilibrio dei Parker, una famiglia che vive nei sobborghi della capitale americana del divertimento, facendo una grossa offerta per la loro casa.
Semih Kaplanoglu ci porta invece in Turchia con Süt. Il film racconta di Yusuf, un giovane appena diplomato che non riesce a superare il test di ammissione all'università. La sua più grande passione è scrivere poesie ma non ottiene alcun compenso dalla loro pubblicazione in alcune riviste letterarie. Nemmeno la piccola attività svolta con Zehra gli porta guadagni, visto il rapido calo del prezzo del latte che vendono. Ad aumentare il forte stato di ansia per il futuro ignoto sarà la scoperta che Zehra ha una relazione segreta con il capostazione della città.
Per la sezione Giornate degli Autori viene presentato Stella: ambientato nella Francia di fine anni Settanta, racconta la fatica e la bellezza del crescere, dal punto di vista di una giovane alunna fuori posto. Camille d'Arcimoles, compagna di Emanuele Crialese, ci propone Che saccio, una sorta di diario intimo del lavoro del regista, caratterizzato dall'amore incondizionato che lega un artista ai suoi personaggi. L'altra proposta è Il passato è il mio bastione, che vede i critici cinematografici commentare il lavoro e il passato di Flavia Mastrella e Antonio Rezza.
In Settimana della Critica abbiamo Due linee di Iki Cizgi: una giovane coppia di Istanbul che convive senza una vera comunicazione reciproca, decide di partire per un viaggio in macchina dopo l'intrusione di un ladro in casa.
Con l'obiettivo puntato sull'Italia della prima metà del Novecento, Avati offre, con Il papà di Giovanna, il minuzioso ritratto della sua città natale, Bologna, in cui un drammatico fatto di cronaca cambia e rivoluziona la vita di Michele Casali (Silvio Orlando), da molti anni sposato a una donna costretta ad amarlo, Delia (Francesca Neri), e padre dell'adolescente Giovanna (Alba Rorhwacher). Siamo sul finire degli anni Trenta e, anche qui, come nel film di Ozpetek, si parla di un terribile incidente di cronaca: la ragazza uccide per gelosia la sua compagna di banco e, giudicata inferma di mente e ricoverata in un manicomio, viene abbandonata da una madre che improvvisamente rinnega tutta la famiglia. "Il personaggio di Delia", ha spiegato Francesca Neri, "è una madre terribile e calarmi nei suoi panni è stata un'esperienza interessante che però mi ha anche fatto soffrire molto. Pupi mi ha fatto capire che non si può giudicare dall'esterno, certe situazioni bisogna viverle ed è per questo che alla fine, proprio grazie a lui, Delia mi fa quasi tenerezza. Vivere la sua difficoltà è stato un viaggio di sofferenza. Non la giustifico, ma in qualche modo oggi capisco. Capisco che una madre possa vivere questo dolore con un certo distacco".
Il cinema italiano continua a far parlare di sé a Venezia e, ancora una volta, dopo Un giorno perfetto, si presenta con una tragedia familiare. Oggi è la volta di Pupi Avati che presenta in concorso Il papà di Giovanna, la difficile storia di un uomo che cerca di occuparsi della figlia Giovanna (Alba Rohrwacher), rinchiusa in un ospedale psichiatrico dopo aver commesso un terribile delitto ed esser stata dichiarata malata di mente per evitare il carcere. Cast di richiamo per il film di che vede Silvio Orlando nel ruolo del padre di Giovanna (Michele Casali) e Francesca Neri nei panni di una madre (Delia Casali) che, dopo la tragedia, ha rinnegato la propria famiglia rifiutandosi di rivedere Giovanna.
Durante la conferenza stampa proprio Francesca Neri ha dichiarato di aver sofferto nell'interpretare il ruolo di una madre terribile ma di aver provato anche una profonda tenerezza. Silvio Orlando, al suo primo film con Pupi Avati, si è dichiarato contento per il lavoro svolto sottolineando il feeling instauratosi con Alba Rohrwacher, feeling ricambiato dalla stessa attrice.
Tra i film in concorso da sottolineare il ritorno del maestro Miyazaki che presenta Ponyo on the Cliff by the Sea, la storia di Sosuke, un bambino di cinque anni, e della sua amicizia con una principessa pesce rosso, Ponyo, che sogna di diventare un essere umano. Fuori concorso viene presentato Stazione centrale di Youssef Chahine, regista recentemente scomparso.
Per la sezione Giornate degli autori viene presentato The Visitor, una coproduzione europea ambientata in un mondo brutale e misterioso, la selvaggia natura finlandese che fa da sfondo alla storia che vede un misterioso straniero far visita a una famiglia (un ragazzo che vive con sua madre), portando loro un messaggio del padre rinchiuso in carcere. L'altro proposta odierna per le Giornate degli Autori è A Country Teacher, un viaggio di un brillante professore di città che si rifugia in un paesino della campagna boema per sfuggire ai ricordi e all'intolleranza nei confronti della propria omosessualità.
Ci spostiamo in America con Goodbye Solo (sezione Orizzonti), un road movie in cui il tassista Solo deve accompagnare William, un anziano di settant'anni stanco di vivere, fino alla cima di un monte, scelto per il lancio finale. Ne Il bambino di Kabul (Settimana della Critica), protagonista è un altro tassista nella cui macchina viene abbandonato un neonato. Non sapendo che fare e dopo vari tentativi di lasciarlo in orfanotrofio o alle forze di polizia, decide di portarlo a casa e affidarlo alle cure della moglie che lo accoglie e lo allatta.
Due anni dopo Saturno Contro, Isabella Ferrari torna a lavorare con Ferzan Ozpetek. In Un giorno perfetto l'attrice interpreta il ruolo di Emma, una donna che, dopo essersi separata dal marito Antonio (Valerio Mastandrea) ritorna con i figli a vivere dalla madre (Stefania Sandrelli).
La storia, durissima, è quella di un uomo che non vuol rassegnarsi all'idea di aver perso la famiglia. Non accetta la separazione dalla donna che ha amato e dalla quale ha avuto due figli. Trascorre le giornate nell'ossessiva ricerca di un contatto, seppure breve, con ciò che rappresenta il suo passato il cui distacco lo ha gettato nello sconforto più totale. Una storia dolorosa con un epilogo altrettanto duro che arriva come un pugno allo stomaco. Una di quelle tematiche di cui purtroppo spesso ci informa la cronaca, che sbatte in prima pagina storie di delitti familiari e che, per quanto portata sul grande schermo da uno dei registi più amati degli ultimi anni, non ha convinto la stampa che lo ha accolto con applausi tiepidi e giudizi tutt'altro che positivi. Tratto dal romanzo della scrittrice Melania Mazzucco, che a Ferzan Ozpetek ha riconosciuto, oltre alla sua magnifica capacità di esplorare il mondo femminile anche quella di essere riuscito perfettamente a rovesciare i generi, Un giorno perfetto è nato da un incontro con il produttore Domenico Procacci successivo alla lettura del libro da parte del regista. "Ho sentito paura e, insieme, una grande attrazione nei confronti della storia. Ero abituato a fare cose mie, non legate a un racconto già esistente. Quando mi sono messo a scrivere la sceneggiatura con Sandro Petraglia ho cercato sin da subito di identificare gli attori giusti perché volevo mettere insieme un cast perfetto".
È Aris nell'ultimo film di Ferzan Ozpetek, in concorso a Venzia. Figlio del regista Daniele Costantini, Federico inizia a recitare quando il padre gli chiede di entrare nel cast del suo cortometraggio Stress metropolitano in rap (1997).
La giovane attrice russa trapiantata in Italia, Elena Bouryka, sfila sul tappeto rosso del Festival di Venezia in un abito rosa firmato Roberto Cavalli.
Dopo Pa-ra-da oggi è di scena ancora una volta il cinema italiano. Il primo dei quattro film italiani in concorso è Un giorno perfetto, nuova storia corale diretta da Ferzan Ozpetek, che stavolta ha attinto dal romanzo di Melania Mazzucco per raccontare l'Italia di oggi, caotica e inafferrabile. Sono sbarcati ieri al Lido accolti dalla folla Il regista Ozpetek e Isabella Ferrari, in concorso anche per Il seme della discordia di Pappi Corsicato (in programma il 5 settembre). Nel cast molti volti noti, tra cui Stefania Sandrelli, Valerio Mastandrea, Monica Guerritore e i giovani ma molto amati dal pubblico Federico Costantini e Nicole Grimaudo, per un film già popolarissimo ancor prima della sua proiezione.
In concorso oggi anche il Giappone con Plastic City di Yu Lik-wai, dramma che ha come scenario la comunità giapponese di San Paolo del Brasile. Protagonista del film è un giovane gangster di nome Kirin che con il padre adottivo gestisce un vero e proprio impero del mercato nero di un quartiere di San Paolo abitato in prevalenza da emigrati cinesi e giapponesi. Una storia drammatica proprio come quella di 35 rhums, nuovo film della stravagante regista francese Claire Denis: presentato nella sezione Fuori concorso, il film racconta di un padre costretto a crescere da solo sua figlia dopo la morte della moglie. Un legame, quello padre/figlia, che diventerà pericolosamente indissolubile anche dopo la crescita della ragazza.
Fuori concorso anche Vynian, che racconta il dramma di due genitori in cerca di un figlio scomparso in seguito al violento tsunami che si abbattè sulla Thailandia nel Natale del 2004, mentre in Orizzonti è altrettanto drammatica la storia di Z32 di Avi Mograbi, il tentativo di ricostruzione dei ricordi di un soldato israeliano. Infine si segnala la proiezione del documentario omaggio al regista ferrarese Antonioni su Antonioni, un'opera prodotta dalla Cineteca di Bologna che raccoglie preziose interviste televisive in cui Michelangelo Antonioni racconta se stesso, la propria arte e il proprio cinema.
In occasione della presentazione del film di Arriaga The Burning Plain, Charlize Theron e Jennifer Lawrence sfilano (rispettivamente in argento e turchese) sul red carpet accompagnate dal regista e dall'attore Joaquim de Almeida.
Se la moda, cui ha dedicato 45 anni della sua vita, l'ha consacrato il più grande couturier di tutti i tempi facendone una vera e propria star, non si può dire che il cinema non abbia fatto altrettanto. Alla 65esima edizione della Mostra di Venezia, Valentino Clemente Ludovico Garavani in arte più semplicemente Valentino è stato seguito, trattato e osannato dal pubblico come solo il giorno precedente era stato fatto con la coppia più bella del cinema d'oltreoceano, Brad Pitt e George Clooney, protagonisti di Burn After Reading, delizioso quanto geniale film presentato fuori concorso dai fratelli Coen che ha dato ufficialmente il via alla kermesse veneziana.
Sbarcato all'embarcadero dell'hotel Excelsior alle dieci del mattino insieme al suo storico compagno di vita Giancarlo Giammetta e una raggiante Eva Herzigova, che, nonostante l'orario, sfoggiava già un elegante e sbarazzino abito nero abbinato a un paio di sandali rossi, Valentino è stato accolto come una star e accompagnato sul tappeto rosso del Palazzo del cinema per la proiezione in Sala Grande di Valentino: the Last Emperor, pellicola diretta da Matt Tyrnauer di cui è protagonista insieme allo stesso Giammetta.
Novanta minuti tirati fuori da circa 250 ore di girato realizzati nel corso di due anni cui si deve riconoscere non tanto il merito di aver confezionato un film pronto a far parlar di sé per chissà quale pretesa registica (vale la pena ricordare che Tyrnauer, alla sua prima esperienza cinematografica, è un inviato di Vanity Fair America che ha registrato su pellicola quanto nella sua carriera è stato abituato a fare con penna), quanto per l'immagine per molti inedita di un uomo capace da un lato di strappare simpatie e risate inaspettate (a volte anche con battute condite di megalomania), e dall'altro di commuoversi davanti agli applausi dell'ennesima sfilata come fosse la prima. Una sensibilità, la sua, che è visibilmente trapelata al termine della proiezione, quando con una standing ovation il pubblico ha virtualmente abbracciato lo stilista.
L'attrice Isabella Ferrari e il regista Ferzan Ozpetek sbarcano a Venezia per Un giorno perfetto, in concorso domani. La Ferrari è in gara anche per Il seme della discordia di Pappi Corsicato, in programma al Lido il 5 settembre.
Dopo la serata di Kitano (in concorso con Achille e la tartaruga), l'attenzione al Lido di Venezia è oggi rivolta a The Burning Plain (Concorso), primo film come regista dello sceneggiatore messicano Guillermo Arriaga (collaboratore di Iñarrítu fin da Amores Perros, e poi autore di 21 grammi e Babel). È già sbarcata a Venezia Charlize Theron, protagonista del film insieme a Kim Basinger e Joaquim de Almeida. The Burning plain è una storia corale, proprio come le precedenti sceneggiature di Arriaga, e racconta simultaneamente storie diverse solo apparentemente senza legame tra loro: quattro storie d'amore basate sui quattro elementi - acqua, fuoco, terra e aria - in cui vengono esplorati sentimenti estremi come la tristezza, il rimorso, la colpa. Tutti elementi indissolubilmente legati all'amore.
L'altro film presentato oggi in concorso è Inju, la bête dans l'ombre di Barbet Schroeder, una storia perversa e misteriosa ambientata in Giappone che racconta il rapporto tra uno scrittore e una geisha. Protagonista la giovane stella in ascesa del cinema francese Benoît Magimel. Fuori concorso invece saranno presentati l'italiano Puccini e la fanciulla di Paolo Benvenuti, che racconta il rapporto del musicista con l'universo femminile, e il brasiliano Encarnação Do Demonio di José Mojica Marins, una storia brutale che racconta il rientro nella società civile di un assassino alla ricerca della donna perfetta con la quale poter generare un figlio di razza superiore.
In occasione della presentazione a Venezia del documentario di Matt Tyrnauer Valentino: the Last Emperor, l'imperatore della moda Valentino sfila in passerella accompagnato da una dama d'eccezione: Eva Herzigova. Il regista Matt Tyrnauer è un giornalista di Vanity Fair che ha seguito Valentino con una telecamera digitale per due anni.
Alla passerella di inaugurazione della Mostra di Venezia ieri è stato Riccardo Scamarcio a rubare la scena a George Clooney e Brad Pitt. In veste di cavaliere della giurata Valeria Golino, l'attore ha suscitato l'entusiasmo delle ammiratrici molto più delle star internazionali. Ma dopo aver posato per i fotografi ha lasciato la scena ai protagonisti della serata, Brad Pitt, George Clooney e tutto il cast del film dei fratelli Coen Burn after Reading. In platea per la cerimonia di inaugurazione, condotta dall'emozionata Rappoport, non mancavano gli abituali volti noti di casa nostra, da Stefania Sandrelli a Gabriel Garko, da Afef a Claudia Cardinale. Ovviamente presente anche la giuria al completo (il cui presidente, Wim Wenders, ha incoraggiato gli altri: "Siamo i magnifici sette. Come possiamo sbagliare?"), per assistere prima del film dei Coen alla proiezione del cortometraggio del quasi centenario De Oliveira Do Visìvel ao Invisìvel.
Oggi, nella seconda giornata di Festival, l'attenzione è rivolta a Valentino e al documentario di Matt Tyrnauer a lui dedicato, Valentino: the Last Emperor, opera che racconta l'impero della moda attraverso uno dei suoi personaggi più significativi. Presentato nella sezione Orizzonti insieme a Pa-ra-da, il documentario di Marco Pontecorvo che racconta la storia vera del recupero dei bambini orfani da parte del clown di strada Miloud Oukili, il film si affianca in questa seconda giornata a nuove opere d'autore: oltre a Shirin, il nuovo film tutto al femminile di Kiarostami, si apre ufficialmente anche il Concorso, con l'atteso Achille e la Tartaruga di Kitano, personaggio molto amato a Venezia e che anche stavolta non mancherà di sorprendere raccontando la storia di un caparbio artista privo di talento. Infine, l'altra opera in concorso presentata nella giornata di oggi sarà il film tedesco Jerichow, un drammatico triangolo amoroso liberamente ispirato al film di Vincente Minnelli Qualcuno verrà. Chissà se la giuria – presieduta da un tedesco americanizzato – si lascerà influenzare nel giudizio, dopo le osservazioni poco felici dei tedeschi sul cinema italiano.
Il cast di Pa-ra-da a Venezia presenta giocosamente il film che racconta la storia vera di Miloud, clown di strada franco-algerino che si dedica al recupero dei bambini orfani in Romania.
Il presidente di Giuria Wim Wenders sfila tra i fotografi con la sua immancabile macchina fotografica in mano. Insieme a Lui, Marco Müller e il resto della giuria.
In occasione della conferenza stampa di Burn after Reading George Clooney e Brad Pitt ironizzano sui loro ruoli di "idioti" al servizio dei Coen. E si domandano perché i due fratelli abbiano scelto proprio loro per quei ruoli. George Clooney, ormai un veterano dei film dei Coen, ha scherzato come di consueto insieme all'amico Pitt, qui per la prima volta diretto dai fratelli più versatili del panorama cinematografico americano. I due presentano il film insieme ai registi e alle protagoniste femminili, Tilda Swinton e Frances McDormand, moglie nella vita di Joel Coen.
Dopo la preapertura ieri sera in Campo San Polo con Ermanno Olmi, Leone d'Oro alla carriera 2008 (e la proiezione del suo La leggenda del santo bevitore) e la festa di beneficienza dei divi lontana dai riflettori, si apre ufficialmente oggi la 65^ Mostra del Cinema di Venezia. Un'edizione quella di quest'anno dedicata al regista egiziano recentemente scomparso Youssef Chahine, del quale il 31 agosto a mezzanotte verrà proiettato il film Cairo Station, del 1958. "È stato uno dei grandi del cinema", ha dichiarato Müller, ricordando la partecipazione del regista in concorso alla Mostra del 2007. "Lo abbiamo abbracciato lo scorso anno, quando ci ha portato a Venezia Heya fawda: non sapevamo che sarebbe stata l'ultima volta, l'ultimo suo film. Senza di lui il cinema del 'resto del mondo' è già più povero. A lui è dedicata la 65esima Mostra".
Intanto la prima giornata vede i riflettori puntati sulla coppia glamour Clooney/Pitt, protagonista della passerella d'inaugurazione con l'attesa commedia dei fratelli Coen Burn after Reading (Fuori concorso). Tra lusso e mondanità internazionale, quella di quest'anno sarà anche un'edizione molto "nazionale", vista la quantità di film italiani in concorso e non, a partire dai due titoli d'epoca di Modugno in programma oggi: Tutto è musica e Nel blu dipinto di blu, affiancati per l'apertura del festival a un altro classico, la versione restaurata di Ladri di biciclette di Vittorio De Sica.
E nonostante le accuse di patriottismo da parte del settimanale tedesco "Der Spiegel", che addita il ripescaggio di Yuppi Du definendolo come un fondo di magazzino e il suo protagonista Celentano come "il viso da cavallo più famoso tra i cineasti italiani", ci si prepara a una mostra all'insegna della recente rinascita del cinema italiano (parola di Müller) e a una partenza come sempre in grande stile. La cerimonia di inaugurazione sarà condotta dalla madrina Xenia Rappoport, la bravissima "sconosciuta" di Tornatore, che darà il benvenuto a una giuria di qualità che vede alcuni dei nomi più autorevoli del cinema internazionale, dal presidente Wim Wenders fino a Johnny To e John Landis. A seguire, ma prima di Burn after Reading, la proiezione del cortometraggio di Manoel de Oliveira Do Visìvel ao Invisìvel. E dopo il film dei Coen, nessuno dei divi (compresi Brad e l'inseparabile Angelina) potrà mancare alla festa inaugurale sulla spiaggia dell'Hotel Excelsior.
È chiaro che il cinema conferisce ormai a questi divi, una qualche forma di immortalità, oltre il tempo e la spazio, che consente a tutti i fans di ricordarsi dei propri idoli nella loro più completa bellezza. Ma se si tratta di Nannarella, tutta l'Italia si scuote ricordando le sue interpretazioni e la sua memorabile recitazione, dalla corsa disperata verso la morte di Roma città aperta in poi. Ecco quindi che, tra un film e l'altro, anche la Mostra del Cinema di quest'anno ha voluto ritagliare un angolo dedicato alla grande Anna Magnani, sintomo dell'ammirazione che il cinema nazionale nutre ancora per lei, a cent'anni dalla sua nascita.
Il venerdì 29 agosto alle 10.30, al primo piano del Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, inaugura la mostra "Bellissima e Mamma Roma, due film per Anna Magnani – i volti di Nannarella": dagli scatti in bianco e nero di due dei fotografi di scena più navigati del panorama italiano, Paul Ronald e Divo Cavicchioli, un percorso di revisione della grande attrice sui set dei due film citati. Due opere che, com'è ben noto, la vedono nei panni di due madri, ruoli passionali che l'hanno resa grande tra le dive. Lei, che diva in realtà non è stata mai, nella semplicità della persona e dei modi che l'hanno distinta. Forse è anche per quello che il fascino delle sue interpretazioni e della recitazione sincera rimane immortale.
La mostra, in essere dal 27 agosto al 6 settembre, permetterà al pubblico di scoprire immagini di diverso formato, dalle gigantografie ai totem, in buona parte inedite e stampate per la prima volta, che ritraggono l'attrice romana, in scena e fuori scena. In Bellissima di Visconti (1951), dove recita accanto a Walter Chiari e veste i panni della popolana Maddalena Cecconi, disposta a qualsiasi sacrificio per garantire il successo alla figlia che deve fare un provino per un film; e in Mamma Roma di Pasolini (1962), dove, da prostituta, decidere di cambiare vita per amore del figlio.
La mostra, promossa da Centro Cinema Città di Cesena e la Fondazione Biennale di Venezia, in collaborazione con Annecy Cinéma Italien e la Regione Emilia-Romagna, vanta degli illustri precursori: in anni recenti infatti si è assistito ad una panoramica su Rossellini e ad un'altra sul Western all'italiana.
Quest'anno è la volta della grande Nannarella: per la sincerità della sua recitazione, perchè è riuscita a portare un po' sentimento dell'Italia nel mondo, perchè ha vinto tutto negli anni, dai Nastri d'Argento all'Oscar, e ci ha confermato così quanto avvolgente sia stata la sua arte, in passato come oggi.
Lunedì 1° settembre prende il via alla Mostra del Cinema la sezione Corto Cortissimo che quest'anno esordisce con il debutto alla regia della bella Natalie Portman. Eve fotografa diciassette minuti di una imbarazzante situazione creatasi tra una figlia, la madre e il suo spasimante, favorendo la riflessione sui valori della terza età; una terza età, qui, tutta di lusso, recitata per l'occasione da Ben Gazzara e da Lauren Bacall. La Portman non gareggerà nella sezione, ma avrà la responsabilità di accendere la torcia olimpica della sezione dei brevilinei di Venezia.
Gran bella responsabilità questa, vista l'affluenza che ogni anno Venezia registra anche nella sezione "minore" curata da Stefano Martina e Giuliana La Volpe: 1400 sono stati i film visionati, e 18 i selezionati in gara, a cui si aggiungono altre 7 opere appartenenti alla sezione Eventi per Corto Cortissimo. La giuria, pertanto, si troverà comunque a scervellarsi nell'assegnazione dei tre premi previsti, il Leone Corto Cortissimo per il miglior cortometraggio, il Premio UIP per il miglior cortometraggio europeo e una Menzione Speciale. I giurati individuati quest'anno da Marco Muller sono: Amos Poe, presidente di giuria e regista sperimentale americano; Gianni Rondolino, studioso e critico cinematografico; e Joana Vincente, produttrice portoghese.
Forse a causa di una grande passione per il gioco d'azzardo di Vittorio De Sica, forse per questa vena cinefila che attraversa tutta Venezia nei mesi estivi: qualunque sia la ragione, è un piacere sapere che il Casinò di Venezia si è riscoperto mecenate e ha finanziato il restauro di una copia di Ladri di Biciclette del maestro Vittorio De Sica. Viene così inserita la proiezione nella sezione Fuori Concorso – Eventi per la giornata del 27 agosto.
Partendo da una copia negativa già trattata dal figlio Manuel De Sica, responsabile dell'Associazione Amici di Vittorio De Sica, il Casinò ha affidato l'opera di restauro agli stabilimenti romani di EuroLab di Andrea e Franco Terilli.
I figli Manuel e Christian non nascondono che il padre avesse una incredibile passione per il gioco d'azzardo, quindi risulta ironica questa coincidenza per cui a sessant'anni dall'uscita della pellicola, proprio il Casinò di Venezia abbia deciso di celebrare il regista con questo piccolo omaggio. Tuttavia, questa notizia rappresenta un'occasione concreta e lieta, per rivedere un cardine della storia del cinema italiano, e di quel neorealismo apprezzato e imitato anche oltre confine.
Sono due i film che ancora rimanevano nell'ombra dal programma veneziano; ma oggi dalla Biennale arrivano notizie sul primo della coppia. In programma per il pubblico il 29 agosto, il film è il lungometraggio d'esordio dell'iraniano Bahman Motamedian: Khastegi (Tedium).
Qualcosa nelle file della cultura iraniana si sta muovendo, diversi sono i felici debutti degli ultimi tempi (si veda il successo di Persepolis): il film infatti narra dell'avventura di sei ragazzi e una ragazza che non si sentono appropriati nei loro corpi e vivono una sofferta condizione di transessualità.
Delicato quindi il tema di esordio di Motamedian, che non nasconde di aver incontrato anche delle difficoltà nella realizzazione di questo film: un argomento eticamente complesso, ambientato in un Paese rigido e culturalmente radicato, di cui si voleva proporre un'analisi senza cadere nell'ambito politico. La solitudine e l'irrequietezza dei protagonisti così, ci trascinano in un mondo difficile, di cui il regista fotografa la condizione di forzata alienazione, invitandoci ad un confronto diretto con la loro solitudine e la loro inadeguatezza.
Tratto dal romanzo breve di Joseph Roth, il film del maestro Ermanno Olmi La leggenda del Santo Bevitore verrà proiettato nella serata precedente all'inaugurazione ufficiale, martedì 26 agosto, ore 21, Arena di Campo San Polo. La scelta di proiettare questa perla del cinema di Olmi non è casuale: infatti la pellicola vent'anni fa (edizione 1988) ottenne sia il Leone d'Oro che il Premio Fipresci. Per il direttore della Mostra Marco Muller e per il responsabile della Biennale Paolo Baratta, rappresenta questo un piccolo omaggio all'opera trascorsa dell'autore, che in questa stessa edizione del festival otterrà il Leone d'Oro alla Carriera.
Il premio, molto ambito, e già assegnato lo scorso anno al più giovane Tim Burton, quest'anno torna in casa nostra col regista bergamasco a cui verrà attribuita la statuetta il giorno 5 settembre, presso la Sala Grande del Palazzo del Cinema.
L'opera di Olmi introduce le altre pellicole italiane in programma durante le due settimane di festival, esordendo con un film dai risvolti sentimentali toccanti: è la storia infatti di un vagabondo alcolista, che si imbatte in una serie di casualità che lo portano a compiere una buona e caritatevole azione nei confronti del prossimo. Il film spopolò non solo a Venezia, ma anche ai Nastri d'Argento e ai David di Donatello, dimostrando le generale approvazione che la regia di Olmi e l'interpretazione di Rutger Hauer (il replicante protagonista di Blade Runner) suscitarono. Venezia, poi, ha deciso di celebrare l'attribuzione del Premio alla Carriera con una ricca rassegna delle produzioni passate: La circostanza, Lunga vita alla Signora!, I recuperanti, Il segreto del bosco vecchio, Il tempo si è fermato, Genesi: la creazione e il diluvio; e in aggiunta un excursus dei prodotti minori (in termini di lunghezza) e quindi non facilmente visibili sui circuiti tradizionali.
Gli ospiti alla proiezione de La leggenda del Santo Bevitore avranno la fortuna di incontrare il regista e di favorire della serata gratuitamente, semplicemente munendosi dell'invito (informazioni sul sito della Biennale).
Una delle più famose attrici russe di cinema e teatro, conosciuta in Italia per il ruolo di protagonista ne La sconosciuta di Tornatore che le ha permesso di vincere nel 2007 il David di Donatello come miglior attrice, Xenia Rappoport è stata scelta come madrina della 65° edizione del Festival di Venezia.
Il 27 agosto, prima della proiezione in anteprima di Burn After Reading, il nuovo film di Joel ed Ethan Coen presentato fuori concorso, salirà sul palco dando il benvenuto alle autorità, al pubblico e al presidente della giuria internazionale Wim Wenders.
Il 6 settembre Xenia condurrà anche la cerimonia di chiusura della manifestazione durante la quale verranno consegnati i premi. A seguire il film fuori concorso Orfeo 9 di Tito Schipa Jr..
Attualmente impegnata nelle riprese del film Italians di Giovanni Veronesi che vedremo nelle sale all'inizio del 2009, Xenia ha appena finito di girare L'uomo che ama, opera seconda di Maria Sole Tognazzi previsto in uscita per l'autunno del 2008.
Corsicato, Ozpetek, Avati e Bechis sono i nomi dei registi di casa nostra che rappresenteranno l'Italia tra i film in concorso a Venezia in quest'anno di rinascita del cinema italiano. Pappi Corsicato presenterà Il seme della discordia, con Alessandro Gassman e Martina Stella, Ferzan Ozpetek il film tratto dal romanzo di Melania Mazzucco Un giorno perfetto, Pupi Avati Il papà di Giovanna con Silvio Orlando, e Marco Bechis Birdwatchers, con Chiara Caselli e Claudio Santamaria, film ambientato in Amazzonia. Lo ha annunciato oggi durante la conferenza stampa di presentazione il direttore della Biennale Marco Müller, che ha sottolineato la massiccia presenza italiana anche nel fuori concorso: Paolo Benvenuti con Puccini e la fanciulla, Tutto è musica di Domenico Modugno e Nel Blu dipinto di blu di Piero Tellini. Fuori dalla selezione ufficiale verranno proiettati poi una versione inedita de La rabbia di Pasolini e il corto-documentario di Mario Monicelli Vicino al Colosseo... c'è Monti.
Marco Pontecorvo (figlio di Gillo) con il suo Pa-ra-da aprirà la sezione Orizzonti, che quest'anno prevede anche le proiezioni speciali dedicate al disastro della Thyssen Krupp "Cinema e morti bianche": La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti e Thyssen Krupp Blues di Pietro Balla e Monica Repetto. Sempre nella sezione Orizzonti Il primo giorno d'inverno di Mirko Locatelli.
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