Festival di Roma 2008 - NewsTutte le news della III edizione Festival Internazionale del Film di Roma - 22 / 31 ottobre 2008. |
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Ha un finale drammatico ma rasserenante questo Festival di Roma. Una contraddizione solo apparente, che riesce a mettere un segno positivo ad una terza edizione nata sotto il segno della polemica fin dalle sue prime battute. Resolution 819 di Giacomo Battiato è riuscito nell'ardua impresa di mettere tutti d'accordo: è un film impegnato, dal nucleo umanitario ed attuale, dal respiro internazionale, ma è soprattutto un film di produzione italiana. Raccontare il massacro dei civili bosniaci di Srebrenica del 1995 attraverso la forma narrativa del thriller politico è stata con molta probabilità lo scarto qualitativo che ha convinto compattamente il pubblico del festival, chiamato in massa a dare un giudizio ai vari film presenti in concorso grazie ad un sistema di lettura ottica posto all'uscita di tutte le sale. È stato il neo-sindaco di Roma Gianni Alemanno a dare il premio più importante di questo festival popolare, pensato e strutturato per il più ampio pubblico di amanti del cinema.
E che tuttavia non ha dimenticato l'importanza dei critici, una rappresentanza dei quali è stata chiamata ad attribuire premi collaterali. Questa "giuria di qualità", composta dai critici Edoardo Bruno, Michel Ciment, Emanuel Levy, Roman Gutek e presieduta da Tahar Ben Jelloun ha alla fine premiato Opium War, opera drammatica e toccante di Siddiq Barmak (allievo del più famoso Mohsen Makhmalbaf). Opium War si è imposto sulla giuria dei critici per il modo crudele, realistico e sottilmente ironico con cui è riuscita a raccontare la guerra in Afghanistan. Il regista si è inoltre detto onorato di essere premiato nella città di Fellini e Rossellini, che hanno contribuito in modo determinante a formare il suo amore per il cinema.
I migliori attori del Festival, sempre secondo l'insindacabile giudizio dei critici, sono stati invece considerati Bohdan Stupka, per il suo ruolo brillante in A Warm Heart (Col cuore in mano) di Krzysztof Zanussi, e Donatella Finocchiaro, dark lady dalla doppia anima nel racconto sui rapporti fra Sacra Corona Unita e territorio pugliese Galantuomini, di Edoardo Winspeare. Menzioni speciali ai due film sorpresa della kermesse: A corte do Norte di Joao Botelho e Aide-toi, le ciel t'aidera di François Dupeyron, che nella mattinata aveva ricevuto anche il premio Farfalla d'Oro di AgiScuola.
Il nuovo film di Anne Riitta Ciccone, Il prossimo tuo, si svolge in tre nazioni: Italia, Francia e Finlandia. Ambientato in un' Europa post 11 settembre, i tre protagonisti devono affrontare le loro paure verso gli altri. Una pellicola in cui i temi dominanti sono la paura, i pregiudizi e l'incolumità. Nel cast Maya Sansa e Diane Fleri.
Un successo. Accolto con applausi a non finire il film di Giulio Manfredonia, Si può fare, è stato definito dalla critica "il vincitore morale del Festival". Ci si è chiesti perché non fosse tra i film in concorso, avrebbe avuto senza dubbio buone possibilità di vittoria.
Con la sua splendida interpretazione, Claudio Bisio veste il ruolo di un sindacalista dalle idee troppo avanzate, che diventa direttore di una cooperativa di malati mentali appena dimessi dai manicomi per la legge Basaglia (il film è infatti ambientato negli anni '80). E' la sua esperienza cinematografica più importante e si è dichiarato emozionato dalla sceneggiatura in quanto tratta da una storia vera.
Tra il cast anche Anita Caprioli che ha detto: "Una storia forte e ben raccontata, sulla linea di confine tra follia e non follia".
Fan impazziti, nonostante la pioggia, per Robert Pattinson e Kristen Stewart accompagnati dalla loro regista Catherine Hardwicke, che ieri al Festival di Roma hanno presentato in anteprima mondiale i primi 15 minuti del film Twilight. Trasposizione cinematografica del primo dei best seller di Stephenie Meyer che ha venduto milioni di copie, Twilight racconta la storia d'amore tra Edward e Bella, un amore difficile per l'oscuro segreto di Edward.
A parte le milleduecento persone, praticamente tutte ragazze, che hanno già assistito alla proiezione, per tutti gli altri fan c'è da aspettare l'uscita del film nelle sale fino al 21 novembre.
Scortato dalla regista Catherine Hardwicke e dai protagonisti Kristen Stewart e Robert Pattinson, arriva a Roma un "morso" - è il caso di dirlo- della trasposizione cinematografica di Twilight, primo capitolo della serie di romanzi di Stephenie Meyer che ha venduto oltre 5.5 milioni di copie nei soli Stati Uniti.
La storia d'amore appassionata, anticonvenzionale e impossibile tra l'umana Bella e il vampiro Edward si avvolge -morbosa nella sua forzata castità- attorno al connubio tragico per antonomasia, quello tra eros e tanathos: più lui s'innamora e più deve lottare contro se stesso per non ucciderla, più lei s'innamora e più si scopre disposta a morire per lui. Questione di Bene, di Male e di vegetarianesimo: in una parola, di scelta.
Belli e pallidi, Pattinson e la Stewart, quando le loro foto di scena sono state messe on line, hanno mandato in crash il server di Mtv. Infrangeranno anche il botteghino? Lo sapremo solo quando le creature del crepuscolo si affacceranno nel buio delle sale italiane, a partire dal 21 novembre.
Semplice ed equilibrato, delicato e gradevole, il film di Giulio Manfredonia presentato questa mattina al Festival di Roma - e distribuito da Warner nelle sale a partire da domani in cento copie - è stato accolto dalla stampa con un lungo applauso. Nata dalla penna di Fabio Bonifacci (autore del soggetto e della sceneggiatura scritta a quattro mani con il regista), Si può fare è una commedia umana che, senza pretese, ha messo d'accordo tutti i giornalisti. "Perché, ci chiediamo, non è stato presentato in concorso?". "A dire il vero se ne era parlato", ha risposto Manfredonia, ma poi si è deciso così. Non mi ritengo Manoel De Oliveira e quindi va bene lo stesso".
Red Carpet anche per il cast di Daniele Costantini che con Amore che vieni, Amore che vai, ha reso omaggio al romanzo Un destino ridicolo di Fabrizio De Andrè e Alessandro Gennari.
Fausto Paravidino, Filippo Nigro, Massimo Popolizio, Donatella Finocchiaro, Tosca d'Aquino, Claudia Zanella e Agostina Belli hanno presentato ieri il film al Festival di Roma .
Una storia vera, un film di finzione per raccontarla. A partire da testimonianze, indagini sul luogo e pubblicazioni in materia Giacomo Battiato ha realizzato Resolution 819 con l'idea di indagare fatti vicini nel tempo ma già lontani nella memoria, colpa dei media, dice il regista, ma anche del fatto che le notizie "erano poche e facevano tutte parte del grande calderone dei Balcani di cui si capisce molto poco e che è sempre in guerra. A questo si è aggiunto il fatto che siamo molto ignoranti riguardo la realtà balcana, le nazioni, le divisioni e le religioni".
Ecco perchè Resolution 819 è stato un film "necessario [...] di impegno civile" che doveva essere fatto. Non a caso ha voluto collaborare fin da subito il maestro Ennio Morricone che per l'occasione ha composto 22 brani, molti più di quelli che potevano essere utilizzati: "gli ultimi due li ho composti dopo la visione del film, con un nodo alla gola".
Sono due i film che al Festival Del Film di Roma celebrano Fabrizio De Andrè, uno di finzione e uno, Effedia, in pieno stile documentaristico presentato nella sezione L'Altro Cinema. Non è destinato alle sale ma la Sony già ha un'opzione per distribuirlo in DVD.
L'autrice, Teresa Marchesi, non ha dubbi sulla "necessità" di fare un film del genere: "Le mamme dovrebbero farlo vedere ai figli perchè in quest'era abbiamo bisogno di voci come quella di Fabrizio De Andrè che ci facciano pensare".
Molte le partecipazioni importanti nel documentario che cerca di spiegare il cantante attraverso le sue stesse parole, raccolte e aggregate da moltissime interviste fattegli. Ma tra i personaggi che intervengono uno spicca per come possa sembrare fuori luogo. Si tratta di Wim Wenders, da sempre innamorato del cantautore ligure e, ha raccontato Teresa Marchesi, pronto ad aiutare a realizzare un concerto che lo ricordi o anche a girare un film su di lui.
Tratto dal romanzo di Fabrizio de André Un destino ridicolo, Amore che vieni Amore che vai è stato presentato al Festival di Roma nella sezione L'altro cinema. Il film, diretto da Daniele Costantini, è ambientato nei vicoli di Genova dove Bernard, Carlo e Salvatore organizzano il furto di un carico di merce preziosa. Nel loro percorso incrociano due donne: Veretta, una timida prostituta che vuole cambiare vita, e Maritza, una giovane istriana tanto affascinante quanto sfuggente.
Tra i protagonisti Fausto Paravidino, Massimo Popolizio, Donatella Finocchiaro, Filippo Nigro, Claudia Zanella e Tosca D'Aquino.
Trasfigurato, delirante, stralunato e con le corde vocali (per sua ammissione) talmente a pezzi da non consentirgli di parlare troppo a lungo, il regista di I cancelli del cielo e Il cacciatore si è presentato all'incontro che il Festival Del Film di Roma gli ha riservato quest'anno portando con sè un montaggio di un'ora da lui effettuato negli studi di Los Angeles di alcune tra le più affascinanti scene di ballo della storia del cinema. Un montaggio, dice l'autore, "fatto senza pensare, senza alcuna intellettualizzazione e alcun calcolo. È solo una selezione impulsiva fatta e assemblata velocemente con i primi film che mi venivano in mente. Non ci sono ragioni concettuali per spiegare quello che ho fatto, era solo per intrattenervi senza che doveste pensare".
Michael Cimino stesso spiega che se non avesse fatto il regista sarebbe stato o un architetto o un coreografo, mestieri simili secondo lui perchè "il coreografo fa muovere la gente nello spazio cercando di far sì che la danza trascini lo spettatore nel film facendogli dimenticare che c'è una parete [indica lo schermo] a dividerli". Tra le tante scene che ha inserito nel suo montaggio infatti ce ne sono almeno tre da suoi film.
Alla presentazione di Pride and Glory – Il prezzo dell'onore al Festival di Roma, c'erano solo loro due: il regista Gavin O'Connor e Colin Farrell. L'attore irlandese, che nel film veste i panni di un traditore corrotto, si è presentato con un look nuovo e l'aria distesa...a quanto pare è rimasto soddisfatto dalla partecipazione a questo film.
"Non so perche', soprattutto considerando quanto non mi piacciano le armi, ma negli ultimi 10 anni ho interpretato spesso ruoli da poliziotto: non credo ci sarei mai riuscito nella vita reale, anche se ho imparato che il loro mondo è regolato da norme molto definite e in questo contesto puo' capitare che entrino in gioco fattori che alla fine sovvertono tali regole o leggi morali, come nel caso del personaggio che interpreto, Jimmy Egan" ha affermato.
Finalmente il dublinese Farrell si riprende dopo il flop di Alexander, lo sfortunato film di Oliver Stone. "Un flop terribile, mi ha fatto molto male. Mi sentivo in colpa per aver deluso tutti. Vivevo avvolto in una nube di paura, non facevo altro che rileggere le recensioni. Quando per anni scrivono di te che sei bello e bravo, poi devi credere anche quando dicono che sei brutto e cattivo. Mi ci è voluto un po' a superare quel trauma. Solo da un paio d'anni ho ritrovato l'energia di un tempo, la voglia di ricominciare. Alla fine Alexander è stata un'esperienza di purificazione. La rifarei".
E con questo entusiasmo ritrovato lo rivedremo presto sugli schermi con The Imaginarium of Doctor Parnassus di Terry Gilliam e Ondine di Neil Jordan.
Sotto l'obiettivo della camera a mano di Gavin O'Connor si è svolta questa mattina la conferenza stampa di Pride and Glory - Il prezzo dell'Onore, ritratto crudo e commovente di una famiglia di poliziotti della Eagles Picture in arrivo nelle sale il 31 ottobre. Con il regista, qui anche nelle vesti di sceneggiatore, uno dei due protagonisti, l'irlandese Colin Farrell, capelli lunghi e cappello, che, tra una domanda e l'altra, si è divertito a riprendere i giornalisti della Sala Petrassi accorsi numerosi alla fine della proiezione del film. Nel cast insieme all'assente Edward Norton, del quale è emersa l'immagine di un ragazzo dal carattere un po' irruento, Colin Farrell - chiamato ad interpretare il ruolo di Jimmy Egan, cognato di Ray Tierney (Edward Norton) - ha raccontato di avere avuto un'esperienza straordinaria sul set e di essersi riscattato dalla sofferenza che il mancato successo di Alexander aveva comportato: "Alexander è stato molto doloroso. Mi ha fatto male davvero. Né il film né la mia interpretazione sono stati ben accolti. Io personalmente non faccio un film tanto per farlo e tantomeno per me stesso. L'attore non è un pittore che fa un quadro che probabilmente non verrà mai visto da nessuno. Mi sentivo di aver tradito tante aspettative e lo stesso Alessandro. Ma è stata un'esperienza comunque importante perché mi ha fatto tornare con i piedi per terra e mi ha permesso, dopo un'amara sensazione di sconfitta, di ritrovare quella sicurezza e soprattutto quella curiosità che a mio avviso è la cosa fondamentale per fare questo mestiere".
Ce ne sono stati di "incontri d'autore" qui al Festival del Film di Roma ma nessuno degli ospiti invitati a parlare del proprio lavoro con il pubblico pagante aveva voluto iniziare come ha fatto Viggo Mortensen, il quale da solo sul palco ha letto in italiano (lingua che parla e capisce molto bene tanto da non aver bisogno di interprete) un messaggio scritto di suo pugno.
"Voglio ringraziare voi e il Festival Del Film, sono onorato che il lavoro che ho potuto fare con tanti grandi artisti sia riconosciuto in questa maniera. Il fatto che ciò accada in una città e un paese che ama così tanto e offre così tanto al cinema è una cosa veramente speciale per me. Grazie". Gli applausi chiaramente non si sono controllati, specialmente da parte dei molti e delle molte (moltissime) fan dell'attore presenti in sala. Il pubblico non era infatti quello più compassato che capita di vedere alle proiezioni in prima serata, ma più quello che si nota ai bordi del red carpet. Cosa che ha di sicuro giovato all'evento.
Mortensen infatti è la quint'essenza dell'attore eccentrico (è discendente di Buffalo Bill, per dire), di quelli che amano indossare i panni dei personaggi che dovranno interpretare per giorni prima di iniziare delle riprese, che si mettono su una sedia a rotelle se devono interpretare uno storpio e che non parlano nemmeno fuori dal set se devono fare un muto. E quest'eccentricità si rispecchia ovviamente nell'incontro e nel modo in cui ha commentato le sequenze scelte da Lupo solitario, Alatriste, Carlito's Way, Hidalgo, Il signore degli anelli e A History of Violence.
Arriva a Roma dopo aver ricevuto premi al festival della commedia di Montecarlo Easy Virtue, il nuovo film di Stephan Elliott, regista di Priscilla, la regina del deserto e The Eye, il quale torna al cinema dopo 10 anni e un incidente quasi mortale. Ad accompagnarlo in questo ritorno c'è Jessica Biel che, dopo tante lamentele su diverse testate, finalmente trova un ruolo che non sia di sola spalla, ovviamente non ad Hollywood.
Easy Virtue è un film di un australiano basato su un'opera teatrale inglese già portata al cinema da Hitchcock, che il regista definisce "molto originale". La storia è un classico: una ragazza deve incontrare i genitori del suo nuovo marito, un nucleo familiare inglese di alto rango completamente diverso da lei che è una pilota di automobili americana. "È una storia dalle dinamiche eterne nella quale tutti si possono identificare" dice il regista " in più fu scritta negli anni '30 quando c'era un forte antiamericanismo, cosa che si ritrova anche oggi".
Ad affiancare Jessica Biel ci sono Ben Barnes (Il principe Caspian) e Colin Firth, dall'altra parte della barricata invece una perfida e algida mamma possessiva e snob interpretata da Kristin Scott Thomas.
Cast al gran completo questa mattina per la conferenza stampa di Galantuomini, pellicola di Edoardo Winspeare con cui è stata ufficialmente aperta la seconda settimana del Festival internazionale del film di Roma. Accolto da un lungo applauso, il regista ha parlato del suo ultimo film come di "una storia d'amore importante, un melò dallo scheletro noir, per il quale avevo messo una clausola per il personaggio di Lucia: o Donatella Finocchiaro o niente". Apprezzatissima nel ruolo della protagonista, l'attrice catanese ha raccontato: "Per prepararmi al personaggio ho osservato molto le donne salentine che, a prescindere dall'estrazione sociale, hanno uno sguardo fiero in grado di andare oltre le cose. Sono rimasta davvero molto colpita da questa loro determinazione. Lucia è una donna dura, violenta, a tratti spietata: il contesto ambientale su cui poggia questo sguardo era quello dell'organizzazione criminale e questo ha fatto sì che venissero accentuati gli spigoli della sua durezza. È il braccio destro di un boss, una donna di potere che comanda gli uomini. Beh, in questo senso, diciamo che mi sono anche tolta qualche soddisfazione".
Sfilata sul tappeto rosso anche per le due protagoniste di The Garden of Eden, Caterina Murino e Mena Suvari. Il film tratto dall'omonimo romanzo di Ernest Hemingway, ha fatto e farà discutere per le scene molto calde e per il bacio tra la Murino e la Suvari. Presenti all'anteprima, in occasione del Festival di Roma, anche il regista John Irvin e gli attori Jack Huston e Matthew Modine.
Ambientato nella Costa Azzurra degli anni Venti, quando l'Europa tentava di riprendersi dopo la Prima Guerra Mondiale, racconta il triangolo amoroso tra un giovane scrittore all'apice del successo, sua moglie, dal carattere trasgressivo e ribelle, ed una giovane donna conosciuta lì ed attratta da entrambi.
Finalmente anche l'Italia ha avuto la premiere del fenomeno Disney High School Musical 3. Ieri il Festival Internazionale di Roma ha visto decine di giovani spettatori in attesa dell'immancabile sfilata sul tappeto rosso dei protagonisti. Presenti solo il regista Kenny Ortega, insieme a Ashley Tisdale (la vanitosa Sharpay) e Corbin Bleu (Chad).
L'arrivo degli interpreti è stato preceduto da quaranta ballerini, guidati da Iacopo Sarno (lo Zac Efron italiano) che hanno attraversato il red carpet ballando al ritmo della colonna sonora del film.
Il grande assente era ovviamente Zac Efron, ma la dichiarazione del regista di essere disponibile a un eventuale quarto episodio, ha calmato tutti gli animi. Ha infatti affermato ''Ho sempre detto che non ci sarebbe stato neppure High School Musical 2 o 3 senza la pressione dei fan. Se ci chiederanno ancora di proseguire, se insomma vogliono il numero 4, io sono pronto''.
Separatamente e senza saperlo entrambi avevano espresso il desiderio di fare il loro "incontro d'autore" con l'altro, entrambi si ammirano (anche se per motivazioni diverse) e entrambi sono tra gli attori migliori del nostro cinema.
Uno è Carlo Verdone "il comico più di successo dagli anni '70 ad oggi", come l'ha definito il curatore della serata Mario Sesti, e l'altro è Toni Servillo, capace nell'ultimo anno di essere presente nei due più importanti film italiani con ruoli determinanti. Hanno scelto l'uno scene dai film dell'altro che amano particolarmente e che ritengono emblematiche della sofisticatezza attoriale del collega e le hanno commentate per il pubblico intervenuto.
Il risultato è stata una serata che ha incredibilmente coniugato la poesia "bassa", ironica e malinconica di Carlo Verdone ai personaggi rudi, titanici e "alti" di Toni Servillo, all'insegna di una contaminazione che ha spiegato benissimo il protagonista di Il divo: "La forza di quest'incontro sta in come un comico possa raccontare attraverso la comicità zone profonde di disperazione e come alle volte un ruolo disperato possa essere efficace attraverso piccole zone di comicità".
Tratto dal romanzo postumo di Ernest Hemingway, The Garden of Eden, nuovo film di John Irvin, arriva a Roma e fa parlare di sé per la tanto discussa scena del bacio tra Mena Suvari e Caterina Murino. Scena che le protagoniste si affrettano a ridimensionare dichiarando che Garden of Eden è un film molto più profondo di quello che le scene di sesso porterebbero a pensare.
Arriva con una giacca leggera e sotto una maglia da calcio ungherese. Viggo Mortensen, lo precisa senza timore, è un grande appassionato di calcio e dovunque va porta con sè la bandiera della sua squadra del cuore, il Club Atlético San Lorenzo de Almagro (un team argentino di cui si è innamorato da piccolo).
Nonostante però l'abbigliamento leggero e l'aria scanzonata l'attore americano (che capisce perfettamente l'italiano tanto da non necessitare di interprete) è stato serissimo quando è venuto il momento di parlare di Good e senza problemi ha espresso le sue visioni sulla società, la politica, la storia e l'esigenza che ha ogni uomo di lottare giorno per giorno.
Il film racconta di un uomo di cultura tedesco che durante il dominio nazista, preso com'è dalle sue faccende di tutti i giorni, non capisce che lentamente sta entrando negli ingranaggi di partito. Non condivide l'ideale nazista ma prende sottogamba il problema, cosa che esploderà in un finale emotivamente molto intenso.
Proprio il tema della quotidianità umana e dell'esigenza di tenere sott'occhio i propri governi è ciò che più ha interessato Mortensen, il quale è fermamente convinto della natura intrinsecamente truffaldina di qualsiasi governo, il quale per definizione avrebbe secondo lui come primo scopo il mantenimento del proprio ruolo. Ai cittadini dunque dovrebbe spettare il compito di ricordargli di continuo i veri obiettivi.
Ancora un film di genere per il Festival del Film di Roma ma questa volta insospettabilmente italiano. È infatti lo stesso Vicari che ha definito il suo Il passato è una terra straniera come film di genere, anche se non crede molto nell'utilità di tale definizione: "I generi ormai si mescolano in maniera inestricabile, le denominazioni thriller psicologico o romanzo di formazione sono definizioni di comodo utili a discutere".
E la discussione c'è stata come avviene ogni qualvolta un film italiano tenta di avventurarsi nel territorio del thriller e del poliziesco senza guardare ai modelli americani più scontati e nemmeno a quelli nostrani.
Con dietro le spalle l'omonimo libro di Gianrico Carofiglio (di cui hanno ammesso tutti è stata usata solo una parte) Daniele Vicari ha orchestrato assieme ai suoi sceneggiatori una storia dall'impianto molto simile a quello di un altro suo film Velocità massima: due uomini che collaborano "professionalmente" nel cui rapporto si inseriscono anche i legami personali che stringono con altre persone.
Tratto dall'omonimo libro di Giampaolo Pansa, Il sangue dei vinti ripercorre la vicenda di una famiglia i cui componenti si ritrovano su schieramenti opposti sul finire della Seconda Guerra Mondiale. Mentre un figlio (Alessandro Preziosi) è schierato al fianco dei partigiani, la sorella (Barbora Bobulova) si unisce alla milizia della Repubblica di Salò. Un film dunque che affronta tematiche scottanti e sempre attuali, un film che farà sicuramente discutere.
Un fenomeno globale, un successo planetario che ha portato nelle casse della Walt Disney ben 70 milioni di dollari. Stiamo parlando di High School Musical 3: Senior Year, il nuovo film sui liceali più amati del mondo del poliedrico regista e coreografo Kenny Ortega che, arrivato a Roma insieme a due dei protagonisti, il talentuoso Corbin Bleu e la ventitreenne Ashley Tisdale (meglio conosciuti come Chad e Sharpay ed amatissimi da migliaia di ragazzine sparse ovunque), mentre si gode i successi del suo ultimo lavoro, non esclude l'idea di un quarto film: "Nel passato ho sempre detto che non sapevo se ci sarebbe stato un secondo, così come un terzo. Se non fosse per le fan che ci sostengono continuamente, probabilmente non saremmo qui. Ed è a loro che dico che se vorranno il seguito, io sono pronto", ha raccontato durante la conferenza stampa che si è tenuta questa mattina. Eppure, a suo dire, mai avrebbe pensato di dare il via ad una saga così amata: "Quando ho fatto High School Musical la mia speranza era semplicemente quella di fare un buon lavoro. Sapevo che avrebbe potuto svelarmi come regista e pormi i riflettori addosso. Ma di certo non mi sarei mai aspettato tanto. Il nostro è sempre stato un lavoro di gruppo molto stimolante che abbiamo progettato di fare con un grande senso di responsabilità. Sicuramente in HSM 3 abbiamo avuto meno pressioni e quindi più tempo. Il tempo, di fatto, è sempre stata la nostra sfida continua. Tutti quanti noi abbiamo voglia di dare il meglio, il cast è composto di ragazzi molto ambiziosi cui piace mettersi alla prova. Si impegnano tantissimo e arrivano molto preparati. Da parte mia, una delle cose più importanti è sempre stata quella di creare uno spazio che fosse gradevole per ricreare il giusto spirito per il divertimento".
Per il lancio del primo film di Ago Panini Aspettando il sole, si è presentato a Roma il cast quasi al completo, da Gabriel Garko a Claudia Gerini, da Vanessa Incontrada a Claudio Santamaria. Il film narra molte storie e molti personaggi tutti accomunati dal fatto di trovarsi al Believue Hotel, un hotel fuori mano. Panini ha realizzato un film a episodi in cui, nonostante gli attori non si siano quasi mai incontrati sul set se non chi partecipava al singolo episodio, è riuscito a dare comunque un'impressione di coralità e di coesione da parte degli attori che hanno preso parte alle riprese.
Tratto dall'omonimo romanzo di Andrea Cotti e presentato in concorso al Festival di Roma, Un gioco da ragazze fa già discutere per il divieto ai minori di 18 anni imposto dalla commissione di censura. Un divieto contro il quale la 01, società produttrice del film, ha già fatto ricorso per cercare di ottenere il divieto ai minori di anni 14. A difesa del film, il regista Matteo Rovere ha dichiarato di aver cercato di descrivere alcuni aspetti della realtà giovanile nel tentativo di suscitare una riflessione sul tema del bullismo al femminile.
L'avevano dichiarato da subito che una delle particolarità di questo Festival Del Film 2008 sarebbe stata la presenza di film di genere, e a mantenere la promessa arriva Appaloosa, il western dai toni ironici girato e interpretato da Ed Harris accanto al suo amico Viggo Mortensen. Alla sua seconda regia il veterano della recitazione continua a prediligere film in cui il fuoco è suoi personaggi e quindi sugli attori, non a caso sceglie un partner con cui sa di trovarsi bene (i due si erano conosciuti sul set di A History Of Violence) e un antagonista navigato come il sempreverde Jeremy Irons.
Uniti da un'amicizia che più virile non si può e solo in apparenza potenzialmente divisi da una donna di quelle che non dovrebbero mai esserci in un western, i due personaggi principali sono uno sceriffo e un vicesceriffo dal rigore raro in un mondo che invece sta perdendo i suoi valori. "Volevo omaggiare il classico western e contemporaneamente decostruire il genere per inserirlo nella modernità" ha detto lo stesso Harris "Del resto lo script era molto chiaro e io ho cercato di dirigere nella maniera più semplice possibile per riprendere gli uomini inseriti nello scenario, così da incastrarli nello spazio e nel tempo mentre la storia si svolge. Volevo insomma che la gente venisse presa dal turbine degli eventi senza soffermarsi troppo su primi piani inutili".
Alla presenza della produttrice Gaby Tana, che nel 1998 è riuscita ad assicurarsi i diritti del libro Georgiana di Amanda Foreman da cui è stato tratto il film e dei giovani attori Dominic Cooper e Hayles Atwell, il regista inglese Saul Dibb ha presentato alla stampa di Roma il suo nuovo film, La Duchessa (in uscita a Natale) secondo lungometraggio dopo Bullet Boy, con il quale appena quattro anni fa esordiva alla regia. Presentato in anteprima fuori concorso alla terza edizione del Festival internazionale del film, La Duchessa è la storia dell'affascinante Georgiana Spencer, ritratta dalla penna della Foreman ed ora trasferita in meravigliose location anglosassoni. È evidente che la duchessa fu per la sua epoca (finire del Settecento) quello che Lady Diana è stata nella seconda metà del secolo scorso: un'icona di bellezza, una madre devota, un'abile attivista politica e la beniamina di gente comune. "Una diva, una celebrità ma anche una figura immensamente tragica", ha dichiarato l'autrice del romanzo a proposito della quale, la produttrice ha detto: "La Foreman ha dato un sostegno enorme alla sceneggiatura. Credo debba sentirsi molto soddisfatta del risultato. Avevamo talmente tanto materiale che avremmo potuto fare dieci film. La sfida più grande è stata senza dubbio quella di catturare lo spirito del personaggio".
L'atteso film di Saul Dibb, La Duchessa, racconta la storia di Georgiana Spencer, un'affascinante donna divenuta famosa per la sua bellezza e il suo fascino, ma anche per i suoi gusti stravaganti e la sua passione per il gioco e l'amore. Presentato come uno dei titoli più attesi della terza edizione del Festival di Roma, purtroppo non si è potuto avvalere della presenza della bella Keira Knightley e dell'affascinante Ralph Fiennes protagonisti del film. I fan si sono potuti consolare con Dominic Cooper, che nel film interpreta il Conte Charles Grey, e Hayley Atwell.
Possibile che in Italia, se hai dentro di te una passione e un amore così grande verso il cinema e sei figlio di... sei guardato come uno privilegiato o come uno che dovrebbe cambiare mestiere? Non capisco perché se entriamo in una farmacia o in un ristorante e troviamo la terza o quarta generazione a portare avanti l'attività rimaniamo piacevolmente colpiti dalla lunga tradizione che diventa di fatto un marchio di garanzia. Nel nostro mondo, invece, non sei guardato di buon occhio, o comunque intorno hai tantissimi pregiudizi. Perché i miei figli, un domani, non possono fare altrettanto? Io trovo sia una cosa bellissima pensare che qualcuno, entrando nelle nostre case, possa dire: "Qui si fa cinema dal 1901". Brando De Sica, figlio e nipote d'arte, alla prima domanda sul nepotismo che ieri gli è stata posta alla conferenza stampa del suo film Parlami di me (prodotto dalla mamma Silvia Verdone insieme a De Laurentis e interpretato dal padre Christian), è andato dritto al punto e ha difeso con lodevole determinazione la passione che ha per il cinema e la laurea in tasca con cui è tornato dalla prestigiosa università di Los Angeles. Più che un lungometraggio tradizionale, in effetti, il suo sembra piuttosto un'esercitazione di regia di fine anno su quello spettacolo del padre voluto da Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime, portato in scena a teatro e molto amato dal pubblico. Eppure poco importa se il venticinquenne De Sica non ha confezionato il classico film che ci si aspetta a un concorso cinematografico.
Stroncato dalla critica tedesca nelle scorse settimane e amato dal pubblico che in Germania continua a garantire un notevole successo di botteghino, il film di Uli Edel sul gruppo terroristico tedesco degli anni '70 guidati da Andreas Baader e Ulrike Meinhof, sembra non essere dispiaciuto alla stampa del Festival di Roma che, seppure divisa in giudizi non sempre convergenti tra di loro, pare aver apprezzato la lettura bilanciata dell'omonima opera di Stefan Aust. "Quel che mi ha spinto a realizzare un film di questo tipo", ha spiegato il regista, "è stata la voglia di voler raccontare una sensazione, un sentimento ed è ciò volevo trasmettere ai miei figli che oggi sono poco più che ventenni. Volevo che arrivassero loro le emozioni che io avevo da studente nel 68, anno in cui mi sono iscritto all'Università, durante il Congresso sul Vietnam e il discorso di Rudi Dutschke al Politecnico di Berlino. Nelle nuove generazioni, infatti, non vedo più quella passione e quell'euforia che avevamo noi, Spero in qualche modo di essere riuscito a far passare questa scintilla". "Questo film ha molto a che fare con noi: negli anni 70 Uli ed io eravamo studenti", ha detto Bernd Eichinger, qui nella doppia veste di sceneggiatore e produttore. "Lo definirei senz'altro un film personale per il quale abbiamo fatto un lavoro di ricerca molto accurato. I protagonisti, in quegli anni, erano considerati delle icone ed è questo che, senza tradire il libro di Steven, abbiamo voluto raccontare. L'obiettivo della banda era quello di commettere atti gravissimi, costruire armi ed usarle per uccidere. Nessuna delle loro azioni era casuale: si voleva far morire la gente. Si trattava di azioni criminali e detestabili davanti alle quali lo Stato doveva reagire, per un senso di dovere nei confronti dei cittadini. I terroristi sapevano benissimo che iniziando ad uccidere i civili sarebbero andati incontro al loro suicidio".
Brando e Christian De Sica, insieme ad Aurelio De Laurentiis, giocano con i giornalisti in occasione della conferenza stampa. Stasera al Festival di Roma sarà proiettato il film Parlami di me, diretto da Brando De Sica e interpretato dal padre. Un omaggio al teatro (la pellicola è la trasposizione dell'omonimo musical scritto da Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime) e allo stesso tempo un omaggio allo stesso Christian, che in Parlami di me trova l'occasione per raccontarsi e parlare del suo passato. Nella sua storia c'è ovviamente il rapporto con il padre, quella passione per il mestiere dell'attore che gli ha trasmesso, i successi ma anche le difficoltà legate a questa scelta.
Accompagnato da una squadra di ballerini e un'orchestra di venti elementi, il noto attore riesce come sempre a divertire ma anche a dare senza paura ciò che fino adesso aveva tenuto solo per sé.
A poche ore dalla proiezione del primo film italiano in concorso a Roma, L'uomo che ama, si viene a sapere che il lavoro della regista Maria Sole Tognazzi non ha lasciato entusiasti giornalisti e addetti ai lavori. Il film sarà forse un po' troppo lento, ma non possiamo mettere in dubbio che il tema trattato sia originale. Per una volta vediamo sugli schermi l'amore e le sue sfaccettature dalla parte di un uomo, in questo caso uno splendido Pierfrancesco Favino. Abituati alle solite donne che piangono e si disperano in quanto non capite dai propri compagni, Favino mostra al meglio la forza da un lato e la fragilità dall'altro, degli uomini di oggi, bisognosi anch'essi di essere compresi, rassicurati e amati.
Sfilano sul red carpet tutti i protagonisti.
Semplice, diretto, lineare e dotato di una chiarezza di idee invidiabile, David Cronenberg proprio non somiglia ai suoi film, ma è bello lo stesso. Al Festival del Film di Roma si è mostrato al pubblico, ha commentato alcune scene dai suoi film e ha risposto a domande sviscerando con sincerità e onestà il suo cinema e la sua visione della realtà. Soprattutto spiegando perchè fare film e con quale scopo, una cosa che raramente si riesce ad ottenere da un cineasta del suo calibro.
Il canadese autore di La mosca, Videodrome e più recentemente di La promessa dell'assassino ha subito messo in chiaro che il suo cinema è così violento, mutante e "fastidioso" perchè cerca sempre di mettere il pubblico davanti alla realtà delle cose, davanti all'essenza dell'essere umano ovvero il suo corpo, parola di cui non ha esitato ad "abusare" per tutto l'incontro.
La malattia peggiore di tutte per Cronenberg è l'invecchiamento, il lento disfarsi delle cose che avviene ogni giorno sotto i nostri occhi. Siamo noi che ci disfiamo e in questa distruzione del corpo sta l'essenza della vita e della paura umana.
Accolto dal consenso della stampa internazionale presente al Festival di Roma, L'uomo che ama di Maria Sole Tognazzi (pellicola che stasera inaugura ufficialmente la sezione in concorso), nasce da un'idea della giovane regista con lo sceneggiatore Ivan Cotroneo. Presente con il cast al completo all'incontro con i giornalisti che si è tenuto alla fine della proiezione stampa del film, Maria Sole Tognazzi ne ha così spiegato la genesi: "Ho voluto raccontare una storia d'amore vista attraverso gli occhi di un uomo, cercando di buttare giù quelle barriere che tendono a vedere, come vittime di una storia, solo l'universo femminile. L'uomo, infatti, soffre tanto quanto noi e mi sembrava bello vederlo attraverso le sue fragilità e con la forza di un attore come Pierfrancesco Favino".
Un'esperienza della quale il trentanovenne attore romano ha detto: "Portare sullo schermo questo personaggio non è stato complicato. Del resto siamo tutti stati lasciati, così come tutti abbiamo lasciato. La fine di una storia d'amore comporta sempre una sofferenza che viene spesso elaborata attraverso il lutto e senza alcuna rabbia. Maria Sole è stata bravissima e mi ha guidato passo passo facendo sì che quel po' di timore che avevo all'inizio venisse lasciato alle spalle. Credo essenzialmente di avere messo a nudo quello che forse una buona parte degli uomini desiderava che fosse fatto".
Davanti a un pubblico di appassionati e un parterre di ospiti illustri, tra cui il patron di casa Gian Luigi Rondi, il presidente della Bnl Luigi Abete, il sottosegretario per i Beni e le Attività culturali Francesco Giro, Luca Barbareschi, un'elegantissima Sandra Milo con la figlia Azzurra De Lollis, Simona Ventura, Andrea Osvart e Valeria Marini con Vittorio Cecchi Gori, ieri sera Al Pacino, ospite d'onore della terza edizione del Festival cinematografico della capitale, ha ricevuto, in rappresentanza dell'Actor's Studio di New York, il prestigioso Marco Aurelio d'Oro per mano di Andrea Mondello, presidente della Camera di Commercio di Roma. Accolto nella Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica da un lunghissimo applauso, l'indimenticabile premio Oscar di Scent of a woman (in riferimento al quale ha detto di non aver voluto vedere prima della fine delle riprese la grande interpretazione di Vittorio Gassman nel film di Dino Risi per non esserne condizionato) si è intrattenuto per oltre un'ora raccontando, con l'aiuto della bravissima ed impeccabile interprete Bruna Cammarano, più di qualche aneddoto della sua vita e commentando alcune scene tratte da alcuni dei suoi film più noti e selezionate dai critici Mario Sesti e Antonio Monda: da Scarface a Carlito's Way, da Lo spaventapasseri a Il Padrino. Barba incolta e completo scuro, Al Pacino ha raccontato, proprio in merito a quest'ultimo, che inizialmente sia lui che Marlon Brando non erano gli attori che Francis Ford Coppola intendeva chiamare, scoraggiato soprattutto dall'idea di prendere, per il ruolo di Michael Corleone, un ragazzo semisconosciuto al mondo del cinema. Un personaggio cui, secondo l'attore, era invece in qualche modo destinato: solo qualche anno dopo la sua interpretazione, infatti, seppe da sua nonna che il nonno era originario proprio del piccolo comune del palermitano.
Si apre ufficialmente in questa giornata la ex-Festa di Roma ormai divenuta in via ufficiale Festival Internazionale del Cinema di Roma ed approdata quest'anno alla sua terza edizione. La nuova giunta del Comune di Roma e la nuova amministrazione del decano dei critici italiani Gian Luigi Rondi (che ha comunque mantenuto i vecchi selezionatori ufficiali) non paiono aver tradito tuttavia lo spirito da vera e propria "festa" con cui questa manifestazione si era originata, situando il suo baricentro in quel punto di convergenza fra il film come arte e il cinema come grande spettacolo popolare. La filosofia "democratica" pare dunque tenere il passo e così anche quest'anno è stato stilato un calendario che (al di là di una netta prevalenza di pellicole italiane) è costruito su film che cercano il più possibile di accontentare in egual modo pubblico e critica. Anzi, in un certo senso questa filosofia pare ulteriormente accentuata da un concorso che estende il diritto di voto da una giuria di "eletti" all'intero pubblico presente in platea, che potrà esprimersi sul film compilando una scheda di preferenza che verrà poi scansionata da un lettore ottico posto all'uscita delle sale.
L'inaugurazione di oggi si realizza già in grandissimo stile, con uno degli appuntamenti più importanti ed attesi dell'intera manifestazione: la lezione di Cinema, che dopo Martin Scorsese e Terrence Malick, quest'anno ha previsto un incontro in pompa magna con il mostro sacro della recitazione Al Pacino, che riceverà anche il Marco Aurelio alla Carriera. Dopo aver ricevuto il premio e ad aver dialogato con i critici e il pubblico presente in sala, Pacino presenterà Chinese Coffee, film inedito da lui diretto e interpretato nell'ormai lontano 2000. Il film racconta il conflitto di ego fra due scrittori falliti e si pone in diretta continuità con il discorso sul rapporto fra l'arte e gli artisti che l'attore ha sviluppato anche nel suo esordio alla regia Riccardo III – Un uomo, un re e nel film che ha appena terminato di girare, Salomaybe?.
Dal 22 al 31 ottobre, l'Auditorium di viale de Coubertin si trasforma da Parco della Musica a Villaggio del Cinema per ospitare il Festival Internazionale del Film di Roma. Il neo presidente Gian Luigi Rondi ha presentato oggi il programma della Selezione Ufficiale, che raccoglie al suo interno due voci: "Anteprima" (affidata a Piera Detassis), una sezione di film incentrati sulle grandi interpretazioni, e "Cinema 2008" (affidata a Teresa Cavina e Giorgio Gosetti), la sezione che si occupa più strettamente degli autori. Per il terzo anno consecutivo, la festa prevede "Alice nella Città", lo spazio del cinema per il ragazzi, che quest'anno ha ideato una vera e propria retrospettiva sull'animazione made in Italy, tanto che ogni film della selezione ufficiale verrà preceduto da un cortometraggio di animazione. Infine, la gestione Rondi conferma l'attenzione al Mercato, secondo grande polmone del festival (almeno nelle intenzioni), dislocato tra piazza Barberini e via Veneto.
Completano il programma uno sguardo particolare al cinema brasiliano, un omaggio alla personalità poliedrica di Viggo Mortensen e la possibilità di incontrare, tra gli altri, David Cronenberg, Michael Cimino e Olivier Assayas. Mentre, per ricordare le famiglie del cinema italiano, il festival ospiterà Brando e Christian De Sica, Gil e Renzo Rossellini, Maria Sole e Gian Marco Tognazzi, un ricordo di Nino Manfredi, di Steno e di Dino Risi.
Si dice che per essere definito "internazionale" un festival debba rappresentare almeno dodici o tredici differenti nazionalità. Dalla Finlandia all'Australia, da Israele alla Cecoslovacchia, dalla Danimarca all'Iran, la sezione L'altro cinema (precedentemente conosciuto come Extra) conta più di quindici nazioni e, forte del suo carattere internazionale, questa mattina ha proposto il programma che avrà luogo nella capitale dal 22 al 31 ottobre all'interno del Festival del Film di Roma. L'altro cinema è una vera e propria rassegna nella rassegna che si distingue per il suo spirito sensibile e infiammato e allo stesso tempo per l'atteggiamento barricadiero, meticcio, promiscuo e assolutamente appassionato nella scelta dei film, evitando di dividere il cinema in serie A e serie B. Se da una parte verrà presentato il thriller con Jean Claude Van Damme (JCVD) in cui l'attore interpreta se stesso che viene scambiato per l'autore di una rapina, dall'altra ci sarà l'esperimento cinematografico $9.99 dell'israeliana Tatia Rosenthal realizzato in stop motion. Il cinema d'autore, il cinema indipendente, quello documentaristico e quello musicale convivono in un unico grande contenitore che mira a celebrare l'arte della recitazione offrendo la possibilità di partecipare a una "lezione di cinema" di Al Pacino (a Roma anche per ritirare il Marc'Aurelio d'oro alla carriera assegnato al suo Actor's Studio), di Olivier Assayas, di Michael Cimino o addirittura assistere a Chromosomes. Cronenberg oltre il cinema, l'esibizione di David Cronenberg che durante il festival capitolino metterà in mostra - al Palazzo delle Esposizioni - le immagini dei suoi film.
Figlio dello spirito polemico e battagliero di una controversa personalità come Oliver Stone, il film W. continua a raccogliere tempesta. Dopo aver saltato l'appuntamento con Venezia (dove invece Stone presentò due anni fa il suo World Trade Center, dedicato all'attacco alle Due Torri), il film sull'ascesa al potere di George W. Bush non presenzierà neanche al Festival (come nuova dicitura chiede) di Roma. Ma se per la selezione di Muller le motivazioni erano imputabili esclusivamente ad un naturale prolungamento della post-produzione del film, per il festival del neo-direttore Gian Luigi Rondi invece sono sorti dubbi di ordine esclusivamente politico, dal momento che l'uscita americana del film è prevista proprio in concomitanza con i giorni di inaugurazione della kermesse capitolina. Pochi giorni fa il quotidiano La Repubblica ha lanciato delle accuse ben precise sulle motivazioni che sottendono a questa scelta: riportando il giudizio dell'agenzia che si occupa della promozione di W., il film sarebbe stato volutamente lasciato in sospeso da Roma perché ideologicamente schierato contro Bush e quindi inviso ai nuovi dirigenti dell'amministrazione cittadina. La replica è arrivata direttamente dal decano dei critici Rondi che ha sostenuto che l'anteprima del film fosse già stata affidata al London Film Festival ben prima che i suoi selezionatori potessero concludere le trattative per Roma. Londra può così vantare un cartellone che propone i film più "politici" della prossima stagione, considerando che, oltre al film di Stone, verranno presentate anche la nuova pellicola di Ron Howard, Frost/Nixon, e Genova del militante inglese Michael Winterbottom. Per quanto riguarda Roma, invece, in attesa di prossime indiscrezioni, le novità ufficiali vedono una selezione sempre più incentrata sul panorama italico in uscita e sui volti noti del cinema nostrano, ai quali si affiancherà però l'anteprima di The Duchess con Keira Knightley e la lezione di cinema di Al Pacino.
Torna il terzo capitolo del musical firmato Disney High School Musical 3: Senior Year che vede come protagonisti ancora, gli ormai indiscussi idoli della nuova generazione, Zac Efron e Vanessa Hudgens. Anche il seguito della saga, che racconta la vita scolastica a suon di musica, vede come protagonisti Troy e Gabriella, in quest'occasione attanagliati dalle problematica dell'immediata separazione che li vede andare a studiare in diversi college. Già perché i due giovani, assieme agli altri protagonisti, alla terza puntata, sono ormai giunti alla fine della loro carriera liceale, pronti ormai a spiccare il volo.
In occasione della festa di fine anno, i nostri giovani ballerini e cantanti si cimentano nella preparazione di uno spettacolo musicale incentrato sulle loro paure, ansie e speranze per il futuro, dando vita, a solo un anno di distanza dal precedente, a Senior Year.
L'uscita dell'attesissima pellicola nelle sale italiane è prevista per il 7 novembre, ma si potrà gustare in anteprima niente meno che all'interno della terza edizione del Festival di Roma che aprirà i battenti il 22 ottobre. Alcune indiscrezioni non confermate riferiscono addirittura della festa capitolina come il luogo prescelto per l'anteprima mondiale dell'attesissimo seguito di High School Musical, firmato anche in questa occasione dal regista Kenny Ortega.
Due film italiani, in prima mondiale, apriranno e concluderanno il Festival Internazionale del Film di Roma, in programma dal 22 al 31 ottobre. Quello inaugurale sarà L'uomo che ama di Maria Sole Tognazzi con Monica Bellucci, Pierfrancesco Favino, Xenia Rappoport e Piera Degli Esposti. Lo stesso giorno verrà proiettato, d'intesa con l'ONU, il film internazionale contro la povertà nel mondo, Huit/Eight, diretto da otto registi di fama, Jane Campion, Gael García Bernal, Jan Kounen, Mira Nair, Gaspar Noé, Abderrahmane Sissako, Gus Van Sant e Wim Wenders.
Il film di chiusura, subito dopo la premiazione, sarà L'ultimo Pulcinella, con Massimo Ranieri, che Maurizio Scaparro ha tratto da un suo celebre testo teatrale ispirato a un'idea di Roberto Rossellini.
L'altro Marc'Aurelio d'oro alla carriera, dopo quello ad Al Pacino e all'Actors Studio, verrà attribuito a Gina Lollobrigida per la sua felice attività nel cinema da oltre sessant'anni.
Fra altri film italiani scelti per le varie sezioni del Festival figura anche Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari con Elio Germano, Valentina Lodovini e Chiara Caselli.
La vita piena di fascino e di eccessi della Duchessa di Devonshire, settecentesca antenata di Lady Diana, raccontata da Saul Dibb in The Duchess, con Keira Knightley e Ralph Fiennes, e la vicenda violenta dei terroristi nella Germania anni Settanta in La Banda Baader Meinhof di Uli Edel, con Bruno Ganz e Alexandra Maria Lara, saranno due dei titoli della terza edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, in programma dal 22 al 31 ottobre. Entrambi i film saranno presentati nella sezione "Anteprima", nell'ambito della "Selezione Ufficiale".
Nella stessa ottica la selezione di "Cinema 2008", che quest'anno prevede, tra gli altri, 8 (Huit), in anteprima mondiale, un film che è anche un grande progetto di sensibilizzazione sulla sfida (sottoscritta da 191 paesi) che le Nazioni Unite hanno lanciato perché si dimezzi la povertà nel mondo. Il film è diviso in otto segmenti, firmati rispettivamente da Jane Campion, Gael García Bernal, Jan Kounen, Mira Nair, Gaspar Noé, Abderrahmane Sissako, Gus Van Sant e Wim Wenders. Sempre in "Cinema 2008", Isabelle Huppert è la protagonista del film franco-cambogiano Un barrage contre le Pacifique, di Rithy Panh, tratto dal romanzo di Marguerite Duras.
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