Giffoni Experience 2012

Guida alla 42a edizione di Giffoni Experience - 14 | 24 luglio 2012

   
   
   
Giffoni 2012, i vincitori
mercoledì 25 luglio 2012 di Luca Volpe

I 3300 giurati hanno deciso. La 42esima edizione del Giffoni Film Festival ha i suoi vincitori. Improntata interamente sul tema della felicità – su cui gli ospiti, da Jessica Alba a Franco Battiato, hanno provato a fornire una personale interpretazione – la rassegna ha regalato al suo pubblico ben 170 film, anteprime, incontri e numerosi eventi collaterali. A trionfare è la ricerca del sé, la critica alle intolleranze e l'apertura a tutto ciò che appare diverso.

Vincitori delle sezioni Elements +6 ed Elements +10 sono rispettivamente Fünf Freunde di Mike Marzuk e il thriller Das haus der krokodile, diretto da Cyrill Boss e Philipp Stennert. Il premio speciale di Amnesty International va invece all'olandese Stay! di Lourens Blok, "per il significato dell'amicizia, per l'impareggiabile ruolo che essa ha nella difesa dei diritti umani fondamentali, per l'integrazione che promuove tra culture diverse - di gran lunga più profonda di quella data dalla semplice tolleranza". Generator +13 viene vinto dal canadese Frisson des collines, storia di un dodicenne con il sogno di andare a vivere in campagna con il selvaggio motociclista Tom Faucher, mentre a trionfare in Generator +16 è A Bottle In The Gaza Sea di Thierry Binisti (vincitore anche dell'Arca Cinemagiovani Award). Il film, di produzione franco-israelo-canadese, racconta la storia di un amore, di due paesi in guerra e di una bottiglia gettata in mare piena di speranza. L'ultima sezione, Generator +18, vede trionfare il sudcoreano Barbie di Sang-woo Woo, dramma familiare che guarda all'immagine del paese come ad un grande centro di esportazione di bambini.

Tra gli altri premi speciali, si segnalano i riconoscimenti a Bright Light (Il sole dentro) di Paolo Bianchini (Premio Commissione pari opportunità), a Milo di Berend e Roel Boorsma (CGS Award), a 170 HZ di Joost van Ginkel e Norman di Jonathan Segal (rispettivamente Grifone d'alluminio e Grifone di cristallo), e all'italiano La colpa di Francesco Prisco (a cui è stato assegnato il Golden Spike Award).

   

Il cantautore a Giffoni per presentare il suo nuovo film, Händel.

Franco Battiato: 'Non sono un cantante d'élite'

mercoledì 25 luglio 2012 - Fiorella Taddeo

Franco Battiato: 'Non sono un cantante d'élite' Con il Maestro Franco Battiato si chiude la 42esima edizione del Giffoni Experience, il festival dedicato al cinema per ragazzi, che tornerà il prossimo anno dal 18 al 28 luglio. Dalla cittadina salernitana, il cantautore siciliano parla nel suo nuovo progetto cinematografico, Händel – Viaggio nel regno del ritorno, ispirato alla vita del compositore tedesco naturalizzato inglese Georg Friedrich Handel. Un'altro film sulla figura di un musicista del passato, dopo Musikanten incentrato sulla storia di Beethoven.

Perché un film su Händel?
L'ho scelto per il suo genio. Era un uomo libero. Prima di scrivere la sceneggiatura, ho studiato il Settecento per tre anni. Non avrei sopportato l'idea di lasciare nella pellicola lacune terribili come ce ne sono in Amadeus. Era assurdo vedere Salieri truccato all'americana, tutto era incentrato su un equivoco colossale, su cui Puskin inventò la storia dell'avvelenamento di Mozart da parte del compositore italiano. Anche la musica scelta era di serie B. E poi Mozart non era un pagliaccio che rideva solo. Parlava quattro lingue, conosceva il greco e il latino. Non si poteva banalizzare così.

E come sarà il suo Händel, come si è preparato alla scrittura della sceneggiatura?
Ho passato tre anni ad ascoltarlo e mi ha sempre dato delle eccitazioni e delle sensazioni straordinarie. Ho letto novantaquattro libri su di lui e ho incontrato i suoi nuovi biografi, che hanno fatto fare una figura tremenda a quelli italiani del secolo scorso. Copiavano tutto. Per esempio Händel non ha mai incontrato Bach. Sono partito dal suo primo biografo a cui raccontò tutto della sua vita. Non deve aver avuto una grande vita sessuale, perché non ce n'è traccia in questi testi. E sapete che questo è un aspetto che mi interessa.

Chi ci sarà nel cast?
L'attore tedesco Johannes Brandrup sarà Händel. Willem Dafoe, invece, interpreterà il nobile che finanziò la gita della "Water Music" sul Tamigi. Sarà tutto girato in inglese.

Per quanto riguarda la produzione e i finanziamenti?
Mi è arrivata una proposta di produzione ma quando ho scoperto che volevano fare un nuovo Amadeus mi sono rifiutato. Il film lo farò solamente se troverò un produttore che vorrà rispettare in pieno la mia sceneggiatura, altrimenti niente. Troverò un altro modo per dire quello che voglio esprimere. In effetti il cinema italiano non sta vivendo un momento di grande felicità, ma non sono tra quelli che frignano per cose tipo gli accordi tra Bossi, Berlusconi e Saccà per finanziare dei film. Non posso che essere indifferente. Non trovo neanche giusto che gli artisti siano pagati dallo Stato. Credo che la politica debba utilizzare i soldi per dare lavoro a chi non lo ha, non tanto per finanziare l'arte, il cinema. Non è sempre così necessario.

Che rapporto ha con i giovani?
Quelli che non mi conoscono e vengono ai miei concerti, restano allibiti. È inaccettabile chi mi considera ancora un cantante d'élite: vendo milioni di dischi, non poche centinaia.

Cos'è per lei la felicità, tema del Festival di Giffoni di quest'anno?
Ha a che fare con il divino. C'è una canzone che lo spiega bene, si tratta di "Stati di gioia". Ho iniziato un percorso di meditazione nel 1970. Sono partito dai mistici indiani e, poi, mi sono abbeverato a tutte le correnti della spiritualità.

Come vive l'ironia nei suoi riguardi?
Racconto un aneddoto (sorridendo). Quando Fiorello mi contattò per il suo programma alla radio, mi studiai tutte le sue imitazioni nei miei confronti. Fondamentalmente sbaglia tre cose. La prima è che mi propone in un'altezza musicale che non mi è propria. Poi mi affibbia un forte accento siciliano. Infine fa un vibrato alla Bruno Lauzi che non ho mai avuto. Quando arrivai in trasmissione, feci Fiorello che imitava Battiato.

Che Paese è l'Italia nell'epoca della crisi?
Quando ho scritto "Povera Italia", ho sempre pensato che era un pezzo che sarebbe potuto esistere in qualsiasi momento storico. Gli imperatori romani, per esempio, scrivevano nelle loro lettere che era necessario scegliere i più cretini perché erano più manovrabili. I politici non sono mai cambiati. Però c'è qualcosa diverso in Italia rispetto agli anni Settanta. Respiravamo un'aria più rivoluzionaria. Facevo parte di una generazione di artisti a cui non interessava guadagnare, che non voleva il successo a tutti i costi. Facevamo uso di qualche droghetta per allargare le nostre coscienze e non per muoverci meglio in discoteca. E vivevamo bene. Il futuro dei giovani dipende da loro. Quello che noto è che abbiamo perso lo spirito di osservazione. Come è possibile che la gente non riesca a rendersi conto che le persone che vedono in tv sono spesso dei buffoni. Dovrebbero tirare i pomodori, che almeno lasciano vistose tracce.

   

Intervista al regista di All you can dream, esordio al cinema di Anastacia.

Valerio Zanoli, cinema sociale per giovani (e non)

martedì 24 luglio 2012 - Fiorella Taddeo

Valerio Zanoli, cinema sociale per giovani (e non) Anastacia esordisce al cinema e lo fa interpretando se stessa in All you can dream, il terzo film di Valerio Zanoli, presentato ieri in anteprima mondiale al Festival di Giffoni. La cantante è l'idolo di Suzie, una ragazza con qualche chilo di troppo, derisa e snobbata dalle più piacenti compagne di scuola a causa del suo peso. La sua unica consolazione è la musica: ama cantare e la sua artista preferita è la regina del soul, che talvolta le appare come una sorta di angelo custode.

Valerio, perché hai deciso di realizzare questo film?
Mi interessava puntare l'attenzione sul tema dei disturbi alimentari, in particolare sull'obesità, una vera e propria piaga sociale. Si tratta di un problema molto sentito sia in Italia che negli Stati Uniti, dove il film è stato girato. L'aspetto preoccupante riguarda i giovani: chi è obeso da piccolo, lo sarà per tutta la vita. Ho voluto girare la pellicola proprio per sensibilizzare sull'argomento e, anche, su quello del bullismo. In Italia dovrebbe uscire a fine anno, per gli States sono attesi tempi più lunghi.

A chi è diretto il film?
Non ho voluto parlare solo ai ragazzi, ma anche alle loro famiglie. È un genere questo che negli Stati Uniti è molto apprezzato: genitori e figli si ritrovano insieme al cinema. Ho cercato di usare il linguaggio dei giovani, anche semplificando il discorso e i personaggi. Così però il messaggio centrale passa meglio.

Ti sei ispirato a una storia vera?
Si, ho pensato alla mia storia personale. A neanche 19 anni mi sono trasferito negli Usa per studiare alla University of Southern California. Sono ingrassato e diciamo che capisco bene il problema in profondità. Per questo ho voluto fare qualcosa per tutti. In fondo ogni essere umano è un "diverso": c'è chi è grasso, chi porta gli occhiali, chi è gay, ecc. Conosco gente che non parla mai, o gente che si deprime se ingrassa di due chili. Ma perché? Dobbiamo accettarci tutti per quello che siamo.

Come è stato lavorare con Anastacia?
È stato un vero e proprio privilegio. È stato il suo debutto al cinema. Quando l'ho chiamata, mi sono chiesto come mi sarei dovuto comportare con un personaggio come lei, una star. È una delle persone più umili che abbia mai conosciuto. Quando le ho mandato la sceneggiatura, ha accettato immediatamente. Dalla lettura dello script al primo ciak, non sono passati neanche due mesi.

E la protagonista, Hali Mason? Anche il suo è stato un debutto nel cinema.
Si, Hali veniva dal teatro. Aveva circa sedici anni quando abbiamo cominciato le riprese. Mi ha trasmesso forti emozioni dal primo istante del suo provino. È entrata nella parte con grande disinvoltura.

Che progetti hai per il futuro?
A breve inizierò le riprese di un docufiction in America, sulla crisi economica. Poi avrei in cantiere un horror da girare in Thailandia e sto scrivendo una commedia da fare in Italia.

   

La star di Glee accolta trionfalmente al Festival di Giffoni.

Dianna Agron, l'ospite più desiderata

lunedì 23 luglio 2012 - Fiorella Taddeo

Dianna Agron, l'ospite più desiderata Il signor Redaelli ha percorso 900 chilometri per portare a Giffoni sua figlia Elisa e tre amichette: 13 anni, Converse ai piedi e sguardi sognanti. Si è svegliato nel cuore della notte e ha guidato da Monza fino alla cittadina salernitana. Il motivo? Ha occhi color nocciola, un caschetto biondo e un luminoso sorriso. Il suo nome non dice molto agli over 30, ma è capace di scatenare scene di panico se pronunciato in presenza dei teenager. Il motivo si chiama Dianna Agron, sandali raso terra, vestitino colorato anni '50, niente trucco (unico vezzo un rossetto acceso che contrasta sulla pelle bianca). È stata lei, l'attrice di Glee, l'assoluta protagonista, ieri, del festival del cinema dedicato ai ragazzi più famoso del mondo, e, sicuramente, l'ospite più desiderata e amata di questa 42esima edizione. Pullman carichi di fan deliranti sono arrivati da tutta Italia, e anche dal resto dell'Europa, per la star della serie tv tutta danza e musica, trasmessa dal 2009 dalla Fox. L'obiettivo era vederla, fotografarla, strapparle un saluto e magari un autografo. I più fortunati, circa mille, l'hanno incontrata in mattinata per un incontro organizzato appositamente dai fan club. Anche la sua conferenza stampa è stata un evento, trasmessa in diretta in tutto il mondo da YouTube. L'attrice e ballerina (studia danza dall'età di tre anni) ha risposto con spontaneità alle domande dei "Gleeks" (in gergo i "Glee-maniaci"), ha voluto cantare con due di loro "Hey Jude", ne ha accolto i piccoli doni, mantenendo un aplomb e un'eleganza degne delle sue muse ispiratrici: Audrey Hepburn ("ho deciso che avrei fatto questo mestiere quando ho visto Funny face ha detto), Grace Kelly e Sophia Loren. Solo quando ha incontrato la giovanissima giuria del festival, nel pomeriggio alla Sala Truffaut, ha mostrato segni di cedimento singhiozzando e trattenendo a stento l'emozione dopo aver visto il video di benvenuto girato per lei dai suoi supporter provenienti da cinquanta paesi diversi.

"Sono onorata di rappresentare oggi qui lo show - ha dichiarato - Sono solo un piccolo pezzo di questo magnifico puzzle che è Glee. Ma non potete capire quanto mi sarebbe piaciuto far parte di un qualcosa come Giffoni quando ero piccola. Oggi ho avuto l'opportunità di pranzare con alcuni giurati. Godetevi questa meravigliosa esperienza".
A ventisei anni Dianna, passaporto americano, ma di origini russe (il vero cognome è Agronsky), pensa ormai come adulta. Non accantona ancora il successo di Glee, che le ha, testualmente, "cambiato la vita". Ma inizia a guardare anche verso altro, verso quell'Europa, colta e raffinata, di cui subisce il fascino. Dopo Giffoni, volerà, infatti, a Parigi per cominciare le riprese di Malavita di Luc Besson. Nel film, una commedia d'azione, interpreta la figlia di Robert De Niro e Michelle Pfeiffer, esponenti di una famiglia mafiosa, i Manzoni. Dopo tornerà negli States per girare le nuove puntate del teen drama, ideato da Ryan Murphy (già creatore di serie come Nip/Tuck e Popular,) e sviluppato assieme a Brad Falchuk e Ian Brennan ."Il mio personaggio, Quinn, andrà a Yale, e sicuramente ci saranno nelle novità - ha spiegato - il nostro produttore ama molto il musical e le vecchie canzoni, ma credo che stavolta ci apriremo maggiormente alla musica contemporanea. Non mi dispiacerebbe, però, cantare 'Moon River'. Ho con la produzione un contratto pluriennale - ha continuato - e credo che resterò nello show fino a quando continueranno ad avere un senso la serie e la mia presenza lì".

La Agron sembra aver fatto tesoro della sua formazione da danzatrice. Lucida e determinata mantiene la schiena ben dritta anche nella vita. Con molta semplicità spiega il perché Glee sia riuscito ad entrare con tale profondità nel cuore delle persone. "La musica e la danza sono linguaggi universali - ha sottolineato - coinvolgono tutti. Ma la serie ha successo anche per altri motivi". I protagonisti del telefilm sono, infatti, gli antieroi per eccellenza. Sono dei "loser", dei perdenti, che nel serial riescono a vivere il riscatto che una società spietata non concede loro nella realtà. Gli spettatori e i personaggi di Glee non sono altro che i figli della Neet Generation ('Not in education, employment or training'). E lei ne è ben consapevole, essendo stata una "sfigata" in passato, anche se a vederla adesso sembra impensabile. "Non ero tra le più cool quando ero al liceo - ha confessato- Prima di ottenere la parte nello show, ovvero il mio primo ruolo importante, feci trenta audizioni per un musical senza riuscire ad entrarci. Quindi mi piace dare questo messaggio ai giovani: credete nelle vostre passioni,è l'unico modo per farcela".

   

Commozione e ricordi per l'attore francese, ospite a Giffoni.

Jean Reno, anche i duri piangono

domenica 22 luglio 2012 - Fiorella Taddeo

Jean Reno, anche i duri piangono Quando le luci della sala Truffaut si accendono, Jean Reno ha gli occhi lucidi. Pochi minuti prima ha visto scorrere sullo schermo del Festival di Giffoni le immagini di alcuni dei suoi film più celebri, intervallate dalle dichiarazioni di stima di giovanissimi fan. "Sono molto commosso, non potete neanche immaginare quanto" sussurra ed un boato di applausi dà il via a uno degli incontri più attesi dai piccoli giurati della 42esima edizione della kermesse dedicata al cinema per ragazzi. La sala contiene a malapena la folla di giovani provenienti da cinquanta paesi diversi. Tunisini, cinesi, russi, svizzeri fanno a gara per chiedere alla star franco-andalusa del successo di Léon, in ci recitò con l'allora tredicenne Natalie Portman ("ricordo quando l'ho vista per la prima volta - dichiara - ero convinto che avrebbe fatto strada. La vedo spesso a New York"), o di quando decise di diventare attore ("avevo dodici anni e non ne parlai con i miei genitori, il cinema era un qualcosa di troppo distante dalla loro cultura. Ho preferito prima fare e poi parlare"). A tutti Jean Reno indirizza saluti nelle loro differenti lingue. Ricorda l'affetto che lo lega all'Armenia, terra di origine di uno dei suoi più cari amici, intona canzoni argentine, loda le qualità del popolo giapponese "romantico e rispettoso del lavoro". Curioso, attento alle domande, non si ferma un attimo tanto sul palco del Giffoni Experience, come nella vita. Già lunedì sarà, infatti, a Parigi per l'inizio delle riprese di una nuova serie tv poliziesca in cui interpreta un agente inflessibile, impegnato a risolvere casi di omicidio. Il serial è co-diretto dal regista canadese René Balcer (vincitore di un Emmy per Law & Order), Charlotte Sieling, Stefan Schwartz e Kristoffer Myholm. "Ho deciso di farla perché è in inglese e potrà così essere distribuita in tutto il mondo - spiega - Parigi sarà come un vero e proprio personaggio di tutta la storia". E non sono passati due mesi da quando ha finito di girare in Connecticut il film esordio alla regia dell'attore Christian Camargo, tratto da "Il gabbiano" di Cechov, in cui ha la parte del dottor Louis e recita al fianco di Katie Holmes e William Hurt. "È un film indipendente - sottolinea - Negli Stati Uniti le produzioni non gestite dalle grandi major sono numerose e riescono a dare vitalità all'industria cinematografica, altrimenti in balia di grandi blockbuster che funzionano come marchi sicuri". Al momento non ci sono progetti con registi italiani, dopo le passate esperienze con Marco Ferreri, Michelangelo Antonioni e Roberto Benigni. Smentisce, infatti, le voci che lo vorrebbero nel progetto televisivo di Aurelio de Laurentiis ispirato a "Io uccido", il bestseller di Giorgio Faletti. "Ogni anno a Cannes si legge sempre di film con Jean Reno - scherza - ma non sono veri. Mi piacerebbe, invece, tornare a lavorare con Roberto Benigni. È un angelo, non un normale essere umano. Ricordo di quando mi chiamò per propormi il soggetto de La tigre e la neve. Accettai subito, senza neanche leggerlo: lui è Benigni". E sarebbe prontissimo a collaborare nuovamente con Luc Besson, artefice dei successi di Le grand bleu, Nikita e, ovviamente, di Léon. "Non sono d'accordo con chi lo etichetta e lo snobba come il più hollywoodiano dei registi europei – commenta - Luc fa quello che si sente e non imita nessuno. E poi molti cineasti del Vecchio continente hanno, decenni fa, costruito, con le loro pellicole, il mito di Hollywood, una città che vive di cinema. Trovo sia una forma di pigrizia affibbiare queste definizioni. L'importante è fare ciò che amiamo. Lasciamo agli altri le etichette". A suo agio nelle commedie (è adesso sugli schermi italiani con Chef di Daniel Cohen), come nei film d'azione (è in cantiere un progetto con il regista cinese Johnnie To, che ha diretto nel 2009 il suo amico Johnny Hallyday), si concede di tanto in tanto anche al doppiaggio. Dopo Giù per il tubo del 2006, ha prestato la sua voce al personaggio di un orco nel cartoon indipendente Il giorno del corvo, opera di un team di giovanissimi videomaker francesi. "Quando torno a New York - conclude - dirò a Robert De Niro (coprotagonista in Ronin) che oggi era qui con me insieme a voi. Magari così ritornerà a Giffoni dopo esserci stato nel 1982".

   

L'attrice a Giffoni parla di sé del suo nuovo lavoro, Pazze di me.

Chiara Francini, charme e simpatia

sabato 21 luglio 2012 - Fiorella Taddeo

Chiara Francini, charme e simpatia Sguardo pronto a catturare qualsiasi emozione, risata contagiosa e una simpatia che non lascia scampo: Chiara Francini ha conquistato ieri il pubblico del Giffoni Film Festival, dove ha incontrato i ragazzi dai 13 ai 18 anni. Una "vera esperta di felicità", così l'hanno definita i piccoli giurati della manifestazione, una donna che riesce sempre nell'impresa di essere "molto buffa" anche quando "sono triste e racconto dei miei momenti più fragili".
La trentaduenne attrice toscana tornerà dal 20 agosto sul set diretta da Fausto Brizzi in Pazze di me al fianco di Loretta Goggi, Valeria Bilello e Lucia Polisei. ''Nella storia interagirò con altre sei donne completamente differenti l'una dall'altra - ha spiegato - Fausto esplorerà il mondo femminile in modo molto divertente. Con il sorriso riuscirà a toccare tematiche importanti''. La pellicola, che uscirà a gennaio 2013, sarà il terzo film, dopo Maschi contro femmine e Femmine contro maschi, che la vedrà lavorare con il regista romano. "Brizzi è molto intelligente, capisce perfettamente i gusti di noi 'giovani' - ha commentato - Ricordo ancora quando mi chiamò per dirmi che avevo avuto la parte di Marta, una ragazza lesbica. Mi sono divertita nell'interpretarla, e baciare un'altra ragazza è stato come un gioco. Ogni sfaccettatura dell'umanità è meravigliosa ed è degna di essere raccontata". A frenare la sua proverbiale spontaneità sono solo, ha raccontato alla giovane platea del festival, le scene di nudo. "Sono in realtà una persona molto pudica - ha dichiarato - Quando devo girare senza veli, cerco di concentrarmi solo sulla parte. Ma appena penso a quello che sto facendo, mi imbarazzo tantissimo. Non vi dico - ha continuato - cosa succede quando rivedo scene di nudo in tv con i miei genitori. Provo a distogliere la loro attenzione dallo schermo in ogni modo, ma inutilmente!". A chi le ha chiesto cosa la ispira ogni giorno nel suo lavoro, ha risposto: "Cerco sempre di colorare i miei personaggi con tante tinte e sfumature, anche quando sono marginali. Per anni ho avuto parti secondarie. Ripetevo a tutti, scherzando, che facevo recitare solo i miei gomiti. Ma anche quei gomiti dovevano essere indimenticabili. E questo lo consiglio a tutti i ragazzi: date sempre il massimo per quello che fate. Ho combattuto tutta la vita contro i raccomandati: è un modus operandi che esiste in Italia e che dovrebbe essere abolito".

   

Ospite del Festival, l'attrice parla di crisi, politica e amore.

Giffoni, Anita Caprioli tra cinema e attualità

venerdì 20 luglio 2012 - Fiorella Taddeo

Giffoni, Anita Caprioli tra cinema e attualità L'amore, la politica, la globalizzazione. E, ovviamente, il cinema. È stato un incontro intenso quello che ha visto protagonisti ieri a Giffoni Anita Caprioli e gli attenti piccoli giurati del festival. "È importante che esistano manifestazioni come questa - ha dichiarato l'attrice originaria di Vercelli - Il pubblico di oggi è quello che negli ultimi 15 anni si è nutrito di una tv mediocre. I giovani devono, invece, potersi alimentarsi di bellezza e di arte. Sono gli spettatori del futuro".

La carriera, i film, i personaggi interpretati dalla Caprioli hanno da subito suscitato l'interesse dei ragazzi: dal debutto sul grande schermo con Tutti giù per terra di Davide Ferrario, a uno dei successi dell'ultima stagione, Immaturi – Il viaggio di Paolo Genovese, passando per Corpo Celeste (premio Ciak d'Oro come migliore attrice 2012).

"Ho avuto la fortuna di costruire ottimi rapporti con i registi con cui ho lavorato - ha spiegato alla platea - Mi hanno sempre dato qualcosa di importante. Gabriele Salvatores, per esempio, è stato il primo a offrirmi la possibilità di interpretare un personaggio complesso. Io arrivavo dal teatro e lui mi ha fatto conoscere il cinema. Anche Carlo Verdone, il Signore della commedia, mi ha conquistata con la sua generosità umana e professionale".

Dalla Settima arte all'attualità, il passo è stato breve. "La crisi economica influisce molto sul teatro e sul cinema - ha risposto a chi le chiedeva della condizione della cultura nel nostro Paese - L'Italia è succube di questo momento difficile e tutti i progetti culturali si sono fermati. Ci sono molti film che non vengono fatti perché mancano i fondi. Però la crisi potrebbe essere anche l'occasione per una sorta di riorganizzazione del sistema. Speriamo che piccole realtà possano riuscire a trovare risorse alternative, portando avanti idee nuove".

Molta la curiosità per il personaggio di Eva della serie tv Tutti pazzi per amore. "Non ho avuto problemi a recitare in questo ruolo - ha spiegato l'attrice - L'amore non ha una sessualità, non ha preclusioni. Per interpretare Eva, mi sono concentrata sul sentimento che anima il suo rapporto con la sua compagna. Purtroppo – ha continuato - viviamo in un Paese che non ha attenzione per l'uomo in quanto essere umano. So che le nuove generazioni non hanno difficoltà ad accettare un sentimento verso una persona dello stesso sesso, ho avuto sempre riscontri positivi da parte dei giovani. Il problema è più culturale: in altri paesi non sono certo questi i nodi da sciogliere".

   

Il duo comico ospite della rassegna di cinema per ragazzi.

Ale e Franz, tra Giffoni e il Madagascar

lunedì 16 luglio 2012 - Fiorella Taddeo

Ale e Franz, tra Giffoni e il Madagascar Nella seconda giornata del Festival di Giffoni le star sono loro: Alex il leone e Marty la zebra, gli eroi di Madagascar 3 – Ricercati in Europa, il nuovo capitolo, il primo in 3D, della saga firmata Dreamworks, proiettato in anteprima italiana alla manifestazione dedicata al cinema per ragazzi. Ad accompagnarli alla Cittadella del cinema ci sono anche due amici italiani ormai di vecchia data: Ale e Franz, ovvero Alessandro Besentini e Francesco Villa, due "colonne" di tante trasmissioni satiriche di successo come "Zelig", "Pippo Chennedy Show" e "Mai dire goal". Come i colleghi americani Ben Stiller e Chris Rock, i due comici milanesi prestano ancora una volta le loro voci ai simpatici protagonisti del film d'animazione diretto da Eric Darnell, Tom McGrath e Conrad Vernon, in sala il prossimo 22 agosto. "È un episodio ancora più spiazzante del solito - commenta Franz - Stavolta si guarda all'Europa e tra le tante c'è location c'è anche Roma". Per la terza volta, infatti, Alex, Marty, in compagnia di Gloria l'ippopotamo e Melmam la giraffa, tentano di tornare a casa nell'amata New York. Ma tra mille avventure, sviano proprio nel Vecchio Continente, dopo aver lasciato l'Africa alle spalle.

"Il mestiere del doppiaggio resta per noi un'esperienza ancora nuova - spiega Ale - Dopo vent'anni di carriera, è come se ci sentissimo sempre agli inizi. Il nostro è, infatti, un lavoro bellissimo, ma anche complesso. Bisogna sempre innovarsi e non smettere mai di scrivere". Curiosità e voglia di sperimentare restano così la ricetta dei due attori per scongiurare la stasi creativa. "A volte è naturale fermarsi - afferma Franz - ma è normale. La comicità non subisce crisi, ogni tanto c'è solo bisogno di aria nuova". Come per "Zelig", la trasmissione di Canale 5 che li ha visti protagonisti per tante stagioni. "Non crediamo sia finita la sua epoca - sottolineano - soprattutto se pensiamo ai tempi che viviamo. Molti programmi chiudono dopo poche puntate. "Zelig", invece, ha resistito per ben quindici anche quest'anno".

A Giffoni il duo ha incontrato gli ex giurati del festival per una lunga masterclass e ha risposto alle tante domande del giovane pubblico della Sala Truffaut. "Dopo la tournée estiva, stiamo pensando al passo successivo" dichiarano. Nell'attesa dei prossimi lavori, il pubblico li potrà vedere al cinema nel nuovo film con Fabio De Luigi, Il peggior Natale della mia vita, per la regia di Alessandro Genovesi. E se dovessero fare un bilancio, sarebbe sicuramente positivo. "Siamo felici del nostro percorso e di non far parte del frenetico universo del gossip – spiegano - Abbiamo lavorato con personaggi estremamente popolari e non ne abbiamo invidiato le limitazioni di libertà che subiscono. Una volta - continuano - abbiamo passeggiato con Michelle Hunziker su un lungomare siciliano: in pochi minuti è successo di tutto. Gli automobilisti inchiodavano per guardarla. Noi siamo fuggiti".

   

La star californiana tra i ragazzi del festival.

Giffoni Experience 2012, Jessica Alba all'inaugurazione

domenica 15 luglio 2012 - Fiorella Taddeo

Giffoni Experience 2012, Jessica Alba all'inaugurazione Inizieranno in autunno le riprese del sequel di Sin City, il film, diretto da Robert Rodriguez, tratto dalla graphic novel di Frank Miller. Ad annunciarlo, al Giffoni Film Festival, nel giorno della sua inaugurazione, è Jessica Alba, primo ospite della rassegna di cinema dedicata ai ragazzi e tra le protagoniste di Sin City: A Dame to Kill For, attesissimo dai fan di tutto il mondo. "Robert dice sempre 'vedrai che ora cominciamo' ma poi non cominciamo mai - spiega l'attrice – Ma adesso, finalmente, ci siamo". Un sodalizio artistico quello che lega la 31enne californiana al filmaker messicano che dura ormai da anni. “Ho incontrato Robert quando avevo diciannove anni -dice- siamo diventati subito amici, abbiamo molte cose in comune: ci piace cucinare, ci piacciono gli stessi tipi di film e ci troviamo bene quando lavoriamo”. Tant'è che con il regista di Dal tramonto all'alba dovrebbe tornare sul set anche per il seguito di Machete, ma solo dopo aver prestato la sua voce al personaggio di Lena nel film di animazione Escape from the Planet Earth. E in futuro ci potrebbero essere grandi novità professionali. “Non mi dispiacerebbe fare anche la produttrice- afferma- ho un paio di idee cui sto lavorando. Anche la regia è' una sfida che mi attira, ma prima vorrei affiancare un altro regista per imparare".
Al festival di Giffoni la star arriva dopo una settimana di vacanze tra la costiera amalfitana (“Bella da far perdere il fiato” – commenta) e Capri. Tutto, dalle cene in riva al mare alle passeggiate con le due figlie avute dal produttore Cash Warren (conosciuto sul set de I Fantastici 4), è stato documentato sui social network dove l'attrice è attivissima. “Essere a Giffoni è una bellissima esperienza – dice alla giovane platea della Sala Truffaut- Voi ragazzi siete il futuro e cambierete il mondo”. E da lì a pochi minuti, dopo aver ricevuto il Premio Giffoni Experience, posta video e immagini dell'incontro con i ragazzi su Twitter.
“Mi manca il contatto con il pubblico quando lavoro- racconta- A teatro sarebbe diverso. È anche per questo che sono qui: le emozioni che mi trasmettete sono il motivo per cui faccio quello che faccio per vivere”. Ai ragazzi confessa di aver avuto un'adolescenza difficile, segnata da diverse malattie che l'hanno costretta all'isolamento. “Per questo ho deciso di fare l'attrice sin da piccolissima- dichiara- Ho capito che dovevo riversare tutta quell'energia negativa in qualcosa di positivo e creativo. Mi sono sempre sentita attratta da ruoli di donne forti- continua- Oggi, per fortuna, il mondo cinematografico sta cambiando. I produttori hanno capito che le donne vanno al cinema e così stanno pensando a ruoli in cui il pubblico femminile può riconoscersi”. E a chi le chiede cosa fare per entrare nel mondo del cinema, consiglia: “Esercitatevi, caricate i vostri video su internet. Il modo migliore per cominciare è sempre agire”.

Clicca QUI per vedere le foto che l'attrice ha postato su Twitter

La 42a edizione, in programma fino a domenica 24 luglio.

Giffoni Experience, Jessica Alba inaugura il festival

sabato 14 luglio 2012 - Nicoletta Dose

Giffoni Experience, Jessica Alba inaugura il festival Il più popolare festival cinematografico dedicato ai ragazzi è ai nastri di partenza. A inaugurare oggi la rassegna è stata chiamata la giovane diva di Hollywood Jessica Alba, già in Italia da qualche giorno, come documentano i suoi twit con fan e amici che mostrano foto e commenti sul cibo e le bellezze del nostro paese. Gli oltre 3300 giurati del festival sono pronti ad attenderla e a consegnarle il Giffoni Award ma, nel frattempo, nella giornata di oggi ci sarà anche un altro nome importante del cinema americano a riecheggiare tra le vie del piccolo paese campano, quello di Tim Burton, al quale è dedicata una maratona che parte questo pomeriggio e terminerà oltre la mezzanotte. La panoramica presenterà il recentissimo Dark Shadows e andrà poi a scavare nel passato del regista, presentando Edward mani di forbice, Ed Wood, Il mistero di Sleepy Hollow, Big Fish, Pee Wee's Big Adventure e La sposa cadavere.
La cerimonia di apertura è affidata alla madrina Mara Venier. Il festival proseguirà poi, presentando un ricco calendario di eventi incentrati sul cinema ma anche sulla musica (in accordo con il Neapolis Rock Festival): oltre 170 film in concorso e il concerto del cantautore Pino Daniele. In più, quest'anno, il festival sarà accompagnato da mostre, teatro di strada, spettacoli di burattini e fiabe all'aperto, corsi di educazione stradale, arrampicate ed escursioni, per più di 70 appuntamenti tra giochi ed animazioni. Tra tutti gli eventi ricordiamo le 'anteprime' d'animazione: Madagascar 3 e L'era glaciale 4, in programma al Giffoni in contemporanea con l'uscita americana. Il 16 luglio invece sarà proiettata l'ultima fatica della Pixar, Ribelle – The Brave. Oltre ai film d'animazione i giovanissimi attendono con trepidazione anche Lol – Pazza del mio migliore amico con la star dei teenager Miley Cyrus e gli incontri con gli ospiti, da Nicolas Cage a Jean Reno, da Daniele Vicari a Ivan Cotroneo, da Chiara Francini a Francesca Inaudi.
Il tutto in nome della felicità, il tema del Giffoni di quest'anno, un concetto semplice ma che serve come riferimento per definire le armi per combattere la crisi.

   

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