Festival di Cannes 2011 - Giornata di domenica 15 maggio 2011

Guida alla 64. edizione del Festival di Cannes - 11 / 22 maggio 2011

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Non sei ateo, niente Palma
domenica 15 maggio 2011 di Pino Farinotti

È importante una premessa, dove devo ripetermi su Moretti. Ribadisco, ancora il solito concetto, che Moretti è una delle rarissime prove dell'esistenza in vita del cinema italiano. Di Habemus papam, a suo tempo ho molto scritto, ecco uno stralcio della lettera aperta che indirizzai al regista:
"trattasi di film esportabile, e avrà quel destino, e sono sicuro che le farà vincere premi importanti, come le è successo con La stanza del figlio, a parer mio uno fra (diciamo 2 o 3) i più bei film italiani dell'era recente. "Habemus" è una macchina che non perde un colpo o ne perde pochissimi: il sorriso, il grottesco, gli attori, le metafore e quella sua storica strafottenza che può piacere o meno ma è senz'altro intelligente, ed è ciò che conta. Ci sono momenti da stralciare per lezioni di cinema, ogni battuta ha il peso e il suono giusti. Nel "contesto Moretti" naturalmente..."

A Cannes nel quadro della presentazione del suo film, Nanni Moretti si è dichiarato ateo, poi ha pianto dopo essersi preso dieci minuti di applausi. Le parole esatte sono state "Grazie a Dio sono ateo". È lo stralcio di una citazione di Luis Buñuel, dichiarata da Moretti naturalmente, che integrale, recita così: "Io sono profondamente ateo, e non ho nessun tipo di problema religioso. Anzi, attribuirmi una tranquillità spirituale di tipo religioso significa non capirmi, e poi offendermi. Non è Dio che mi interessa, ma gli uomini".
È un pronunciamento quasi sacro per molti (non tutti, certo) artisti nelle ultime epoche, certamente lo è adesso per (quasi tutti) i cineasti di questa epoca. Il segno della croce è qualcosa che ormai lo fanno i calciatori in campo, ma non vale, non è cultura, trattasi solo... di calciatori. La cultura generale, soprattutto quella del cinema fa parte dell'apparato della sinistra. È una coccarda della sinistra. Naturalmente poi ci sono le differenze, di qualità e di quantità. E comunque, da sempre all'"artista" appartiene la cultura progressista, la denuncia, l'indignazione per dirla alla Bertolucci, e anche la reazione e la ribellione. Sono sentimenti e codici legittimi e consolidati. Aggiornati all'oggi formano un cartello le cui schede sono conosciute. Il progressista – parliamo di noi - ha una visione del mondo diversa rispetto... all'antagonista, diciamo così. La visione, la diversità, le schede, si riflettono sui soliti temi: gli stranieri, lo spinello, i gay, Vendola e Berlusconi, la magistratura, i media, eccetera. Sappiamo. Prendiamo dunque un modello di progressista e di artista, pertinente, canonico: il cineasta appunto. E riferiamoci all'oggi, nomi di questi giorni, pronunciati, premiati: Bertolucci, che ha ottenuto la Palma alla carriera, Bellocchio che avrà il Leone alla carriera, e Moretti a Cannes, appunto. Canonici autori di sinistra. E autori atei. Ecco, "ateo" è una scheda indispensabile del cartello. Diciamo che fino a non molto tempo fa essere ateo era facoltativo, adesso invece è obbligatorio. Alla tua personalità di autore manca qualcosa se non sei ateo. Manca qualcosa di importante che non ti viene perdonato. Soprattutto, appena ne hai l'occasione, devi dichiararlo. È un dovere, preciso, di quella cultura in questo momento. Non ci devono essere equivoci o dubbi. Rispondendo, annoiato, alle domande dei giornalisti sul tema, dopo aver fatto la sua dichiarazione canonica, detta sopra, Moretti ha aggiunto: "Ho avuto un'educazione cattolica ma senza esagerazioni, però nei film non si sente quella voglia di andare contro chi è rimasto profondamente cattolico".

Corti
Qualche tempo fa ero presente alla premiazione di un concorso di "corti". Il giovane regista vincitore (non faccio nomi), stava per ritirare una targa. Qualcuno, forse chi aveva messo soldi nel corto, gli ha detto: "ricordati di dire qualcosa contro il governo, e che sei ateo". "Ma io non sono ateo", ha detto il regista, "dillo lo stesso" ha concluso il "produttore". È interessante.
E qui devo proprio denunciare un'anomalia: sono un autore e non sono ateo. Anch'io ho avuto un'educazione cattolica senza esagerazioni. Si può essere progressisti, aver fatto il sessantotto e poi tutto il resto, e non essere atei. È una citazione personale, e non starebbe bene, ma è utile. Uno dei miei romanzi più recenti, L'eroe, comincia così:

"Non so se quando verrà il momento la mia anima si alzerà trasparente, con gli occhi e con le gambe, per volare verso il suo destino. A volte mi sembra impossibile, e ridicolo. Non so se tutto ciò che abbiamo inventato, l'incanto e l'impegno, e l'altra vita, motivata con tanta diligenza e passione, possa essersi autoprodotto per finire invece rinsecchito e inerte nella terra, senza promesse. Anche questo mi sembra impossibile, a volte".

È una posizione di dubbio. Credo che appartenga a molti, a moltissimi, forse alla maggior parte, anche degli artisti, anche dei progressisti. Soprattutto appartiene a chi ha avuto un'educazione cattolica. Quella "cosa" imbarazzante che ti viene instillata nella prima età, si sa, si conficca nella tua coscienza a tale profondità che poi è molto difficile, quasi impossibile, toglierla di mezzo, anche se lo decidi. Un piccolo, deprecabile, residuo antropologico rimane lì. Però se sei cineasta, se sei Moretti, non puoi dirlo. Non è difficile immaginare un regista in Francia, culla dell'illuminismo, che dichiarasse "sono credente". Dei dieci minuti di applausi nove rimarrebbero nell'aria. E allora tanto vale la dichiarazione dovuta, tanto vale l'omologazione, anche a costo di un piccolo imbarazzo (che diranno mamma e papà, dovunque siano). Mai e poi mai la Palma d'oro sarà concessa a un credente. E una messa non vale Cannes.

Guardingo
Moretti dice dunque "sono ateo". Non gli credo. E come scrittore (dubbioso), mi piace immaginare Nanni che la mattina presto, guardingo, con poca gente in giro, entra in una chiesa lontana dalla Croisette, si fa il segno della croce e si porta davanti a un crocefisso. Dopo un bel Padre Nostro recitato con tutti i sentimenti, concentrato, pregherà:

"Signore, sii indulgente, devo dirlo che sono ateo, ma tu sai che non è vero. L'apostasia (Moretti è colto) è certo un peccato ma veniale, perchè nel mio caso è solo una bugia. Se fossi davvero ateo, allora sì sarebbe mortale. Così perdonami se l'ho detto e se magari continuerò a dirlo. Lo so, una Palma l'ho già vinta, a un'altra, mi insegni, potrei anche rinunciare. Ma quel film mi è costato tanto impegno. A proposito, perdonami anche per Habemus papam, ma questa è una faccenda più complicata. Te ne parlo un'altra volta. Ma verrà, vedrai il momento di una... riconversione, se posso chiamarla così, quando non avrò più ambizioni o il talento sarà esaurito, e i politici non mi tireranno più la giacca. Ma anche allora saprai che sarà sempre stata una simulazione, sarà stato cinema. Io ho sempre creduto in te. Proteggi me e i miei cari."

   

Johnny Depp e Penelope Cruz presentano a Cannes il quarto capitolo della saga.

Cannes affonda i pirati

domenica 15 maggio 2011 - Ilaria Ravarino

Cannes affonda i pirati «L'ultima nave è salpata da un pezzo»: con un ferale articolo, diffuso nel Palais poche ore prima dell'arrivo di Johnny Depp e Penelope Cruz a Cannes, la rivista Screen ha platealmente stroncato il quarto capitolo dei Pirati dei Caraibi, pellicola fuori concorso al cinema dal 18 maggio e primo sequel del franchise interamente in 3D. Un'opinione confermata dalla tiepida risposta ricevuta dal film in sala e persino dai suoi interpreti, attesi come star sul tappeto rosso della Croisette ma accolti con freddezza dalla stampa: scarsa la chimica tra i protagonisti Depp e Cruz, distanti sullo schermo come nella vita, ben poco carismatici (anche) dal vivo i nuovi acquisti della saga, Sam Claflin e la francese Astrid Berges-Frisbey, nell'ingrato ruolo di rimpiazzo dei transfughi Orlando Bloom e Keira Knightley. A guidare la pattuglia il produttore Jerry Bruckheimer e il regista Rob Marshall, subentrato al veterano Gore Verbinski, assenti ingiustificati gli sceneggiatori Terry Rossio e Ted Elliott, che avrebbero lavorato allo script del film insieme allo stesso Johnny Depp: «Questo film è il film di Depp», sottolinea Bruckheimer aprendo l'incontro con i giornalisti. Una frase che più che un complimento, suona come un sinistro avvertimento.

Capitan Jack Sparrow: Johnny Depp

Dopo 8 anni nei panni di Jack Sparrow, come si è preparato al ruolo?
Sparrow è un personaggio talmente complesso che si può sviluppare praticamente all'infinito. Mi sono preparato come faccio sempre, cioè guardando moltissimi cartoni animati. Mi piace pensare il Capitano come una specie di Bugs Bunny.
Da dove arriva la maggiore ispirazione per il suo personaggio?
C'è in lui qualcosa di Marlon Brando, un attore che è la mia ispirazione in tutto, in ogni cosa che faccio. E poi direi che Sparrow è un buffo mix tra una rockstar alla Keith Richards e una puzzola romantica.
A proposito. Keith Richards ha un cameo nel film: com'è stato recitare con lui?
Bellissimo. Per lui è stata un'occasione per esplorare il mondo del cinema, per noi un'esperienza di vita. Mi piacerebbe scriverci un libro.
In che modo è intervenuto sulla sceneggiatura?
Mi ritengo molto fortunato, perché mi è stato chiesto di partecipare al processo creativo e io l'ho fatto. Ma in una storia ci sono tanti ingredienti, non saprei dire quali idee siano mie e quali degli sceneggiatori.
L'ha mai tentata l'idea di produrre un capitolo de I Pirati?
No, non ce la farei mai, è un impegno che mi annienterebbe. L'unico in grado di fare una cosa del genere è Jerry Bruckheimer, un vero mago.
Ha improvvisato sul set?
L'ho fatto con Geoffrey Rush... ma più in generale un personaggio come Sparrow si presta all'improvvisazione, non lo puoi controllare in nessun modo.
Fa vedere i suoi film in famiglia?
La mia famiglia vede sempre i miei film: ne hanno visti più loro di me. Ho testato segretamente i personaggi su mia figlia, ci giocavo insieme con le Barbie e facevo le vocine finché non mi diceva basta. Mi ha aiutato a capire cosa funzionava di più.
Come ha lavorato con la sua partner, Penelope Cruz?
Spendidamente. Penelope è un regalo della natura, un'attrice talentuosa, sveglia e capace, una gran donna, un'amica fidata.
Quali sono per lei le qualità di un buon pirata?
Essere pronto a farsi sparare addosso. Avere una buona ciurma. Essere ignorante e ostinato.
Gli Oscar possono cambiare una carriera?
Non sono la persona più adatta a rispondere, io che gli Oscar sono più abituato a perderli che a vincerli. È bello quando il tuo lavoro viene riconosciuto, ma non è per questo, cioè per i premi, che si lavora. La professione dell'attore la si sceglie per creare, per esplorare nuovi mari e divertirsi con i compagni di set.
Meglio un piccolo film indipendente o un blockbuster sui pirati?
In vita mia ho fatto piccoli e grandi film. Sono felice per il successo de I Pirati, ma sono anche contento di aver costruito una carriera su molti flop. Uno dei miglior film, Liberty, praticamente non l'ha visto nessuno.
Ha paura dei critici?
Sì. Molta.
La emoziona essere al Festival di Cannes?
Sono onorato e felice. E credo che i Pirati piacerà anche al pubblico di Cannes, perché è un film fatto proprio per l'audience, per la gente. È divertente, nuovo.
Ci sarà un quinto capitolo de I Pirati dei Caraibi?
Se non ci si stanca dei personaggi, e il processo creativo mantiene la sua forza senza sottostare alle ragioni del movie business, le possibilità ci sono. Io sono disposto a tornare.

Angelica la piratessa: Penelope Cruz

Si è trovata a suo agio in un film colossale come I Pirati dei Caraibi?
Certamente. Mi sono sentita perfettamente inserita, a mio agio anche nei panni di una donna bugiarda e manipolatrice come Angelica. Sono onorata di aver diviso tempo e scene con un attore come Johnny Depp, con cui avevo lavorato già 12 anni fa. Il suo livello di creatività è cresciuto. È una creatura unica.
Girare un action movie in gravidanza è stato impegnativo?
Ho fatto due mesi di training con il team del film e poi ho lavorato in sicurezza, non ho fatto niente di pericoloso, mi hanno sempre protetta. In alcune inquadrature mi ha sostituita mia sorella Monica.
Da spagnola, trova difficile recitare in inglese?
Mi piace recitare in lingue diverse e ho avuto un bravo coach che mi ha aiutata sul set. Credo di essere migliorata, la prima volta che ho recitato con Depp mi perdevo la metà di quello che diceva...
L'Oscar per Vicky Cristina Barcelona, nel 2009, le ha cambiato la vita?
Non ha cambiato i motivi per cui scelgo o scarto un film. L'Oscar lo conservo in casa e ogni volta che lo guardo penso a tutte le persone che mi hanno aiutata a realizzare il sogno di diventare attrice.
Jack Sparrow cerca la fonte della giovinezza. E lei, l'ha trovata?
Ogni giorno penso al mio futuro e no, io non cerco la fonte. L'invecchiamento lo voglio celebrare, sono curiosa di esplorare nuove età, non ho paura di cambiare, non ho questo tipo di ossessione.
Che effetto le fa trovarsi a Cannes?
Sono molto contenta di essere qui. Ho letto la sceneggiatura del film in concorso di Almodovar e credo sia una delle migliori cose che abbia mai fatto: spero tanto che vinca almeno un premio...

Al timone: Rob Marshall, Jerry Bruckheimer e la ciurma

Qual è la maggiore sfida affrontata dal film?
Bruckheimer: Trovare la storia giusta. Ci sono voluti anni, ma con un capitano come Marshall al timone e con Depp alla sceneggiatura, il progetto è riuscito al meglio.

Un film come I Pirati richiede un impegno particolare al regista?
Marshall: Io venivo dall'esperienza di Nine, dove ho avuto un grande cast tra cui la stessa Cruz, quindi ero in parte allenato. Ho avuto la fortuna di lavorare qui con grandi attori che sono anche persone fantastiche: Johnny Depp, per esempio, è un vero genio della commedia.

E gli attori? Come si sono calati nei loro personaggi?
Geoffrey Rush: Io, per Barbossa, confesso di essermi ispirato a Barbara Streisand. Non ho problemi a passare da film come Il discorso del re, con un budget da 12 milioni, a film dal budget incalcolabile come I Pirati dei Caraibi: anche se hai 800 persone a pranzo, e 18 camion nel parcheggio, il tuo lavoro resta sempre lo stesso.
Ian McShane: per Barbanera mi sono preparato ascoltando Bob Dylan... il mio è un personaggio iconico, ma più che cattivo lo chiamerei complicato. Barbanera è un pirata standard: ti guarda negli occhi mentre impugna la spada, solo che la sua è lunga il triplo di quelle degli altri.
Astrid Berges-Frisbey: Sono molto emozionata di aver trovato il mio posto in questo kolossal. Non parlavo inglese, ma per fortuna sono stata aiutata da tutta la troupe sia con la lingua, sia con il mio personaggio: è difficile calarsi nei panni di una sirena...
Sam Claflin: Questo è il mio primo film in assoluto e ho un personaggio difficile, uno che non perde mai la fede in Dio nonostante le mille tentazioni. Posso dire che come lui anche io faccio fatica a resistere alle belle ragazze...

The Artist

Un film 'muto' che appassiona e diverte

The Artist

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(mymonetro: 4,01)

Regia di Michel Hazanavicius con Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller, Missi Pyle, Stuart Pankin, Joel Murray, Beth Grant, Bitsie Tulloch. Genere Drammatico produzione Francia, 2011. Durata 100 minuti circa.
Hollywood 1927. George Valentin è un notissimo attore del cinema muto. I suoi film avventurosi e romantici attraggono le platee. Un giorno, all'uscita da una prima, una giovane aspirante attrice lo avvicina e si fa fotografare sulla prima pagina di Variety abbracciata a lui. Di lì a poco se la troverà sul set di un film come ballerina. È l'inizio di una carriera tutta in ascesa con il nome di Peppy Miller. Carriera che sarà oggetto di una ulteriore svolta quando il sonoro prenderà il sopravvento e George Valentin verrà rapidamente dimenticato.

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Il ragazzo con la bicicletta

Un linguaggio impudente e coraggioso per raccontare l'infanzia incompresa

Il ragazzo con la bicicletta

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(mymonetro: 3,26)

Regia di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne con Jérémie Renier, Cécile De France, Olivier Gourmet, Thomas Doret, Fabrizio Rongione, Egon Di Mateo. Genere Drammatico produzione Belgio, Francia, Italia, 2011. Durata 87 minuti circa.
Cyril ha dodici anni, una bicicletta e un padre insensibile che non lo vuole più. ‘Parcheggiato' in un centro di accoglienza per l'infanzia e affidato alle cure dei suoi assistenti, Cyril non ci sta e ostinato ingaggia una battaglia personale contro il mondo e contro quel genitore immaturo che ha provato ‘a darlo via' insieme alla sua bicicletta. Durante l'ennesima fuga incontra e ‘sceglie' per sé Samantha, una parrucchiera dolce e sensibile che accetta di occuparsi di lui nel fine settimana.

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Code Blue

La solitudine di un’infermiera che assiste i malati terminali

Code Blue

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(mymonetro: 4,00)

Regia di Urszula Antoniak con Bien de Moor, Lars Eidinger, Hans Kesting, Annemarie Prins, Sophie van Winden, Renée Fokker, Sam de Man, Mitchell van Dijk. Genere Drammatico produzione Paesi Bassi, Danimarca, 2011. Durata 81 minuti circa.
Marian, un'infermiera di mezza età, si dedica ai suoi pazienti come una santa. A volte si ritrova ad assumere il ruolo di redentrice per i malati terminali, aiutandoli ad aspettare l'ultima ora. Quando si avvicina ad un malato per un semplice atto di voyeurismo, resta affascinata da lui. Data la fragilità di questi nuovi sentimenti, Marian soccombe ai suoi bisogni umani.

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En Ville

La ragazza che guardava i treni merci passare

En Ville

* * * - -
(mymonetro: 3,00)

Regia di Valérie Mréjen con Lola Creton, Stanislas Merhar, Adèle Haenel, Valérie Donzelli, Ferdinand Régent, Barthélémy Guillemard. Genere Sentimentale produzione Francia, 2011. Durata 75 minuti circa.
Iris, sedici anni, vive la fine della sua adolescenza in una piccola città di provincia fino quando incontra, per caso, John, un fotografo parigino di quarant'anni. Dopo qualche appuntamento, il loro rapporto si trasforma in un'amicizia amorosa che sconvolge le loro vite.

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Play

Gioco di ruolo tra ragazzini, in cui le parti di persecutore e vittima sono in continuo e teso scambio

Play

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,50)

Regia di Ruben Östlund con Anas Abdiraham, Sebastian Blyckert, Yannick Diakité, Sebastian Hegmar, Abdiaziz Hilowle, Nana Manu, John Ortiz, Kevin Vaz. Genere Drammatico produzione Svezia, Francia, Danimarca, 2011. Durata minuti circa.
Con Play il regista svedese firma il sequel di Involuntary.

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Take Shelter

La psiche deviata dell'uomo qualunque rappresentata con sorprendente potenza visiva

Take Shelter

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,50)

Regia di Jeff Nichols con Michael Shannon, Jessica Chastain, Katy Mixon, Shea Whigham, Kathy Baker, Ray McKinnon, Lisa Gay Hamilton, Robert Longstreet. Genere Drammatico produzione USA, 2011. Durata 120 minuti circa.
Curtis LaForche conduce una vita tranquilla con la moglie e la figlia, fino a quando inizia a fare dei violentissimi incubi. È ossessionato dalla minaccia di un tornado. Visioni apocalittiche gradualmente invadono la sua mente. Il suo comportamento inspiegabile indebolisce la coppia e provoca l'incomprensione dei suoi parenti. Infatti, nulla può sconfiggere il terrore che vive dentro di lui …

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Walk Away Renée

Il viaggio del cuore

Walk Away Renée

Regia di Jonathan Caouette con . Genere Documentario produzione Francia, USA, Belgio, 2011. Durata 90 minuti circa.
Con la madre, Renee, che soffre di importanti disturbi mentali, il regista Jonathan Caouette in un viaggio attraverso gli Stati Uniti, da Houston a New York. Gli ostacoli che incontrano sulla loro strada si alternano con ricordi del tempo, che forniscono una panoramica del rapporto tra madre e figlio fuori dal comune. Attraverso un montaggio musicale e a volte psichedelico, realtà e immaginazione si alternano, Walk Away Renee si occup, con amore, sacrificio e percezione, della realtà che ci circonda.

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Duch, Master of the Forges of Hell

Uno dei capi degli Khmer Rossi cambogiani racconta i suoi crimini.

Duch, Master of the Forges of Hell

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(mymonetro: 3,00)

Regia di Rithy Panh con . Genere Drammatico produzione Francia, 2011. Durata 103 minuti circa.
Un documentario sul genocidio avvenuto in Cambogia e il ritratto di Kaing Guek Eav, l'uomo che ha compiuto questa strage per mezzo dell'Ufficio di Sicurezza 21 (S-21). La costruzione mutata in prigione dall'interno: era costituita da edifici che furono racchiusi all'interno di un recinto di filo spinato elettrificato, le classi trasformate in minuscole celle e camere della tortura e tutte le finestre furono sbarrate con assi di ferro e filo spinato per evitare fughe di prigionieri.

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La fuga di Martha

Un esordio molto promettente, carico di tensione emotiva

La fuga di Martha

* * * - -
(mymonetro: 3,00)

Regia di T. Sean Durkin con Elizabeth Olsen, Christopher Abbott, Brady Corbet, Hugh Dancy, Maria Dizzia, Julia Garner, John Hawkes, Louisa Krause, Sarah Paulson, Diana Masi, Allen McCullough, Tobias Segal, Adam David Thompson. Genere Drammatico produzione USA, 2010. Durata 101 minuti circa.
Martha fugge all’alba, attraverso i boschi, dalla casa in campagna dove ha vissuto due anni insieme alla piccola comunità che l’ha accolta come parte della famiglia, al costo di un prezzo psicologico altissimo che la ragazza forse non finirà mai di pagare. Torna dalla sorella, l’unica rimasta della sua famiglia d’origine, nella bella e borghese casa delle vacanze, nel Connecticut, che Lucy ha preso col marito. Ma è una scelta obbligata, un luogo non suo, nel quale, al disagio di un presente ancora senza una collocazione affettiva stabile e senza un progetto di vita per il futuro, si somma, nella mente di Martha, il ritorno incontrollabile di un passato rimosso e devastante.

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Halt Auf Freier Strecke

Gli ultimi mesi di vita di un uomo assistito dai familiari

Halt Auf Freier Strecke

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(mymonetro: 3,00)

Regia di Andreas Dresen con Steffi Kühnert, Milan Peschel, Otto Mellies, Mika Seidel, Marie Rosa Tietjen. Genere Drammatico produzione Germania, 2011. Durata 100 minuti circa.
Frank e Simone Lange non hanno una preoccupazione al mondo. Il loro sogno è diventato una realtà. Vivono con i loro due figli in una casetta a schiera in periferia. Le loro vite sono completamente tracciate. Questo fino al giorno in cui a Frank viene diagnosticato un tumore al cervello e la famiglia si trova improvvisamente a confrontarsi con la morte. Cercano di rimanere riuniti, ma spesso si trovano a chilometri di distanza. I pensieri di Frank sono sulla morte, mentre Simone e i figli si preoccupano di cosa accadrà dopo.

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INVIATI
FESTIVAL DI CANNES 2011 - GIORNATA DI DOMENICA 15 MAGGIO 2011 I NUMERI
POPULARTAGS
Direttore Responsabile
Giancarlo Zappoli
Redazione
Marianna Cappi


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