Arrivederci amore, ciao

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Un film di Michele Soavi. Con Alessio Boni, Isabella Ferrari, Michele Placido, Carlo Cecchi.
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Azione, durata 107 min. - Italia 2006. uscita venerdì 24 febbraio 2006. MYMONETRO Arrivederci amore, ciao * * 1/2 - - valutazione media: 2,86 su 51 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
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Trailer Arrivederci amore, ciao
Il film: Arrivederci amore, ciao
Uscita: venerdì 24 febbraio 2006
Anno produzione: 2006
Michele Soavi traduce per lo schermo il romanzo crudo-noir di Massimo Carlotto, Arrivederci amore ciao. Il film omonimo racconta la vita senza uscita di Giorgio, ex terrorista che vuole la riabilitazione. Ad ogni costo.
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Ispirato all’omonimo romanzo di Massimo Carlotto, il film racconta il graduale ritorno alla rispettabilità di un ex terrorista, Giorgio Pellegrini, rientrato in Italia dopo aver militato nella guerriglia rivoluzionaria in Sudamerica. Un ritorno che coincide con una sempre più profonda discesa negli inferi della criminalità, nell’ambiguo legame con un ispettore corrotto della Digos, che ricatta Giorgio con le prove della sua antica colpevolezza. Una riabilitazione paradossale, conseguita a colpi di estorsioni, furti, omicidi, sfruttamento di donne, sullo sfondo di un Nord Est compiacente e ipocrita. È molto difficile che con questo film Michele Soavi si liberi dell’etichetta di regista «di genere», categoria per la verità rispettabile, ma che nella sua accezione peggiore identifica un sottobosco cinematografico di storie a corto respiro, destinate a un pubblico ristretto di partigiani dell’autore. Nonostante in Tv abbia dato prova di saper miscelare abilmente atmosfere di tensione e realismo (sono sue alcune delle migliori fiction televisive ispirate a fatti di cronaca, come La Uno bianca e Ultimo), nelle pellicole per il cinema Soavi resta intrappolato dai suoi trascorsi horror (è stato assistente di Dario Argento e a sua volta regista di horror «all’italiana») e da una maniera espressiva troppo sopra le righe, che finisce per enfatizzare le grandi debolezze della sceneggiatura. Quello stile celebrato come «visionario» e fantastico, rischia infatti di trasformarsi in una gabbia espressiva e narrativa, che impedisce ai personaggi e alle storie di parlare un linguaggio universale, di toccare corde esistenziali e di arrivare al cuore dello spettatore. È il caso di Arrivederci amore, ciao, un film completamente affossato dalla (dis)umanità del suo stesso protagonista, un ex terrorista che cerca di riabilitarsi agli occhi della società attraverso il denaro, un uomo abbietto, cinico e privo del benché minimo barlume di coscienza.
Un eroe così nero da risultare irrimediabilmente falso: la recitazione monocorde e inefficace di Alessio Boni non è tanto la causa, quanto l’effetto della costruzione di un personaggio privo di profondità prospettica, di cui l’attore e la storia finiscono per restare prigionieri.
Giorgio Pellegrini, nome in codice Che Guevara, è un ex terrorista che rientra in Italia dopo anni di latitanza in Sudamerica. Il prezzo da pagare per il ritorno in patria è l'uccisione del suo migliore amico e compagno di battaglia, freddamente eseguita nella sequenza iniziale del film. Giorgio Pellegrini è tutto qui, completamente descritto dall'obiettivo che un’inutile e fastidiosa voice over scandisce sui titoli di testa: la riabilitazione. Nulla si può intromettere tra Giorgio e il suo scopo: così è all'inizio della storia, così sarà alla fine. In mezzo, nessuna evoluzione, nessuna crisi, nessuna crepa. Soltanto violenza, sesso e corruzione, tanto per ribadire che il nostro «eroe» non si farà fermare da niente pur di ottenere quello che vuole.
Giorgio non si fa pregare troppo, infatti, per barattare il suo rapido reinserimento nella società con i nomi dei compagni di latitanza: a proporgli lo scambio è Anedda, un agente della Digos quasi più cinico di lui, ben interpretato da Michele Placido, che rivitalizza con una recitazione tagliente la figura ormai troppo «classica» del poliziotto corrotto e più marcio dei criminali contro cui combatte.
Uscito dopo soli due anni di galera, Giorgio insegue subito soldi facili, ossessionato dalla necessità di un veloce riscatto sociale. Si mette a lavorare nel night club di un ex compagno di cella, e comincia ad arricchirsi e a gustare il piacere di esercitare il potere. Qui avviene l’incontro con la femme fatale Flora, interpretata da una lugubre Isabella Ferrari, che accetta una relazione con lui per pagare i debiti del marito, assiduo cliente del night. Come se non si capisse già abbastanza dai suoi atti, la voice over di Giorgio ci ricorda con insistenza quanto gli piaccia fare la carogna e quanto non provi alcun rimorso a usare le persone per i suoi scopi, con inutili concessioni a un lessico da romanzo d’appendice («Flora mi era entrata nel sangue come la malaria»). Dopo qualche scena di sesso sguaiatamente torbida, comunque, la Ferrari esce di scena senza lasciare alcuna traccia, né nella memoria del protagonista, né in quella dello spettatore.
Sarà sostituita dal suo perfetto opposto, Roberta, la brava ragazza di provincia, ingenua e idealista, che Giorgio, ormai diventato ricco e rispettabile, decide di sposare per consolidare il suo status di uomo «perbene» davanti alla società. Sullo sfondo di un Nord Est caricaturale, fatto di sciacalli travestiti da persone rispettabili, in fondo disonesti e doppi quanto lo è Giorgio, si consumeranno gli ultimi atti del processo di riabilitazione, con il sacrificio di vittime più o meno innocenti.
Ma la storia non coinvolge, non commuove, non provoca nemmeno un sincero moto di sdegno. Neppure nella lunga sequenza in cui, cullato dalla colonna sonora di tutte le sue malefatte (la canzone di Caterina Caselli che dà il titolo al film), Giorgio assiste spietato alla morte della fidanzata, da lui stesso provocata, nemmeno allora, nonostante tutti gli sforzi di una regia enfatica e orrorifica, Soavi riesce veramente a scuoterci.
Non servono steadycam e soggettive, né una title track insistita e straniante, quando si è costruito un personaggio completamente privo di verità umana. Non basta ammassare stereotipi per fare un buon film di genere, così come non basta chiamare in causa la storia italiana per esprimere un giudizio serio, o tentare una lettura.
Dimenticando le ragioni del personaggio, e quindi il contesto politico, culturale e umano in cui maturano le sue scelte e il suo percorso, Soavi si lascia sedurre dalle sfumature «noir» della storia, esasperandole e svuotandole di contenuto, riducendo il racconto a una serie di immagini forti e disturbanti, che non diventano mai narrazione. E così il film procede per compartimenti stagni, disegnando una galleria di ambienti e figure umane abbandonate a sé stesse, che servono solo come pretesto per esibire i vari gradi di abiezione a cui può giungere l'essere umano.

Elementi problematici per la visione: scene a contenuto sessuale, violenza in dosi massicce, linguaggio volgare.

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Premi e nomination Arrivederci amore, ciao MYmovies
Arrivederci amore, ciao recensione dal Dizionario Fumagalli - Cotta
Premi e nomination Arrivederci amore, ciao

premi
nomination
David di Donatello
1
3
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Diverte il kriminal terrorista?

sabato 25 febbraio 2006 di nostalgica del bel cinema

difficile trovare un film piu' sgradevole, brutta l'idea del personaggio, cosi' irrimediabilmente tarato (ma chi l ha detto che saranno proprio cosi' gli ex terroristi?), che annienta con sua ottusa determinazione anche l'aspettativa di un qulunque colpo di scena,( delitti e cattiverie risultano annunciate), troppo spinti i personaggi, talmente caricati da risultare inverosimili. Cosi' resta da sperare che il libro sia qualcosa di meglio, anche se l idea di fondo che traspare getta fango su una continua »

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Glaciale...eppur si muove!

martedì 6 febbraio 2007 di Maurizio

E' un film rigido, nero, cinico e spietato, come il suo protagonista, interpretato con la sua solita bravura da Alessio Boni. Indiscutibilmente nel film emergono delle sbavature e forse c'è un eccesso di compiacimento in alcune scene come in quella finale, dopo la quale ci si domanda come sia stato possibile per Giorgio uscirne pulito. Però la fascinosa atmosfera resta, come resta l'immagine inquietante e seducente della bella Ferrari, anch'essa divorata dalla psicopatia del protagonista. Interessante continua »

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Finalemnte un buo film italiano

giovedì 9 marzo 2006 di

Ottimo film, che fa un po' ricredere sulla cinematografia italiana, ormai decisamente in ribasso. La regia si muove agevolmente, creando tensione, senza cadere, salvo pochi momenti, nel grand guignol. E' proprio nella creazione di tensione, che raramente sfocia in una violenza palese, che, secondo me si distingue il regista. Aprrezzabilissima la scelta di girare tutte le scene al chiuso o in esterni serali e notturni. Piccoli camei le riprese di passi dei protagonisti, che avvengono su terreni continua »

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Un modello per il nero italiano

martedì 15 giugno 2010 di Kronos

Il ritorno al grande schermo di Michele Soavi, dopo lustri di Fiction TV, ha lasciato il segno: tra entusiasmi e stroncature è innegabile che "arrivederci amore ciao" sia lontano anni luce da quella piattezza televisiva che caratterizza una parte importante del cinema attuale. Soavi non ha avuto paura d'osare e probabilmente ha realizzato il suo miglior film: un amorale noir dalle ascendenze tarantiniane che gradualmente si sposta verso il thriller, sfiorando addirittura l'horror nel finale. E continua »

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DVD | Arrivederci amore, ciao

Uscita in DVD

Disponibile on line da martedì 4 luglio 2006

Cover Dvd Arrivederci amore, ciao A partire da martedì 4 luglio 2006 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Arrivederci amore, ciao di Michele Soavi con Alessio Boni, Isabella Ferrari, Michele Placido, Carlo Cecchi. Distribuito da Cecchi Gori Home Video, il dvd è in lingue e audio italiano, Dolby Digital 5.1. Su internet Arrivederci amore, ciao è acquistabile direttamente on-line su IBS.

Prezzo: 9,99 €
Aquista on line il dvd del film Arrivederci amore, ciao

di Dario Zonta L'Unità

Michele Soavi, master of horror all’italiana (figlio putativo di Dario Argento), adatta Arrivederci amore, ciao di Massimo Carlotto in un film di genere. Impresa non facile, benché invogliata da una prosa lucida e tagliente che ritrae la figura di un ex terrorista di sinistra in cerca di una nuova verginità sociale, raggiunta con il cinismo di un assassino imbelle. Soavi non addolcisce la pillola e riporta con una certa franchezza la formazione criminale di un bastardo senza scrupoli. Però, nel tratteggiarne la figura, perde di vista il contesto, quel Nordest feroce che, in Carlotto, è specchio della nuova Italia. »

di Federica Lamberti Zanardi La Repubblica

Tratto dal romanzo di Massimo Canotto, questo film girato con mano ferma da Michele Soavi è una bella metafora della società moderna dove alla fine sembrano vincere sempre i peggiori (vedi anche Woody Allen nel suo ultimo Match Point). Alessio Boni interpreta con maestria il cattivissimo Giorgio Pellegrini, un ex terrorista che, dopo aver trascorso anni di esilio in Sud America combattendo accanto ai rivoluzionari, decide di tornare in Italia e di lavorare per la sua riabilitazione. Ma, per arrivare a essere una persona «rispettabile» commette ogni genere di efferatezze, dall’uccidere un caro amico al costringere la moglie (Isabella Ferrari) di un commerciante rovinato dai debiti a essere la sua amante. »

di Paolo D'Agostini La Repubblica

Da colonna sonora di sentimenti nobilmente dolorosi com'era in La stanza del figlio (chi non ricorda quella scena della famiglia in macchina, quando cantano tutti insieme?) la voce di Caterina Caselli che intona Insieme a te non ci sto più diventa colonna sonora del marciume di Giorgio Pellegrini, il personaggio creato da Massimo Carlotto nel romanzo che da un verso della famosa canzone prende il titolo, e riproposto da Michele Soavi nel film omonimo. Il regista, cultore di un cinema "di genere" e "di paura", ha fatto un ottimo lavoro ma ha in parte rinunciato alle risonanze politiche che qualificano fortemente romanzo e personaggio originale. »

di Valerio Caprara Il Mattino

Violento, incalzante, cattivista, sensuale. E, soprattutto, un film (se vi sembra poco pensate al resto del cinema italiano). Con Arrivederci amore, ciao Michele Soavi dimostra che non sono sfiorite le promesse di DellaMorte DellAmore (1994) e non possiamo permetterci di tenere a bagnomaria un talento così disinibito e non omologato: tratta dall'omonimo romanzo di Massimo Carlotto, ex militante di Lotta Continua protagonista di un'odissea penale nella discarica post-sessantottina, la sua ballata ultra noir s'impenna, infatti, in un turbine d'infamie che travolge ideologie, moventi, personaggi e persino le ambientazioni intrise di pioggia e fango per sottolineare non tanto l'intrinseco fascino, quanto la «banalità» del male assoluto. »

Arrivederci amore, ciao | Indice

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