Seven Swords

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Un film di Tsui Hark. Con Donnie Yen, Leon Lai, Charlie Young, Honglei Sun, Yi Lu.
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Titolo originale Qi Jian. Azione, durata 144 min. - Hong Kong 2005. uscita venerdì 2 settembre 2005. MYMONETRO Seven Swords * * * - - valutazione media: 3,29 su 32 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,29/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
 dizionari * * * 1/2 -
 critican.d.
 pubblico * * - - -
   
   
   
Le sette spade del titolo appartengono ad altrettanti guerrieri che si trovano a difendere gli abitanti di un villaggio vessato dal sanguinario esercito manciuriano.
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primo piano
Poderosa unione di estro creativo e genuino intrattenimento, capace di avvincere le più svariate fasce di pubblico per due ore e mezzo
Davide Morena     * * * * -

Apre una 62ma Mostra di Venezia tutta rivolta ad oriente, il ritorno al wuxiapian di uno tra i massimi registi hongkongesi contemporanei: Seven Swords di Tsui Hark. Finalmente dimenticato il pupazzo Van Damme, Tsui torna al suo grande amore, il cinema che mischia azione a rappresentazione storica, riuscendo ad eccellere su entrambi i fronti.
Le sette spade del titolo appartengono ad altrettanti guerrieri che, agli albori della Dinastia Ching (1660 circa), si trovano a difendere gli abitanti di un villaggio vessato dal sanguinario esercito manciuriano che sta ponendo in essere un editto del governo che vieta l'uso delle arti marziali. I metodi degli alti ufficiali sotto il comando del cruento Vento di Fuoco sono brutali, ma a dargli filo da torcere saranno gli altrettanto temibili sette guerrieri, spadaccini di impressionante abilità.
Una messinscena sontuosa per una storia che ha diversi richiami ad un classico di tutti i tempi quale è I sette samurai, ma forse legato più al suo remake americano (I magnifici sette), testimonia il periodo di grande vigore attraversato dal cinema orientale. Ad Hong Kong l'esaurirsi della fucina delle idee si accompagna, fortunatamente, ad una piena maturità stilistica dei suoi esponenti di punta. Dimenticati i limiti atavici del cinema cinese - colonne sonore pessime, personaggi esasperati, esagerazioni visive - Sette spade è una poderosa unione di estro creativo e genuino intrattenimento, capace di avvincere le più svariate fasce di pubblico per due ore e mezza suonate. I personaggi, tutti memorabili (villains in particolare) si affrontano in duelli della miglior scuola, addolciti da sottotrame amorose mai scontate.
L'ultima, non necessaria, conferma che, per chi rimpiange i grandi film epici alla Ben Hur, è tempo di guardare ad Est.

Premi e nomination Seven Swords MYmovies
il MORANDINI
Seven Swords recensione dal Dizionario Fumagalli - Cotta
Incassi Seven Swords
Primo Weekend Italia: € 269.000
Incasso Totale* Italia: € 1.052.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 13 novembre 2005
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Umile parere

giovedì 8 settembre 2005 di nico

Nel terzo millennio, nell'eta' dell'informatica e della tecnologia che abbattono tutte le barriere geografiche, non ci si stupisce piu' che in oriente, cosi' come avviene per altri settori "merceologici", si producano anche i film da Botteghino(!), rispettando, nella creazione "artistica" quelle regole di gusto valide nel "ricco" (e sempre piu' stupido) occidente: regole narrative scontate e ormai affermatesi come dominanti grazie al bombardamento "stilistico" della peggiore hollywood. Il film e' continua »

* * * * *

Il wuxia secondo tsui hark

sabato 11 settembre 2010 di Brandon

Capolavoro di arti marziali realizzato dal geniale regista di ONCE UPON A TIME IN CHINA. Il film è veramente bello ed emozionante con una storia valida perfettamente sviluppata e con combattimenti stupefacenti, da antologia quello finale con le spade. Gli attori, tra i quali risulta l' anziano Liu Chia-Liang regista di tanti film del genere negli anni '70 come 36° CAMERA DELLO SHAOLIN e MAD MONKEY KUNG FU, sono bravissimi e le ettrici particolarmante belle e aggraziate. Da lode continua »

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Sciamanico…

martedì 13 maggio 2014 di HsiShi

  … come molti wuxia, non fosse altro per le 'battaglie in volo' (il volo in culture dal substrato sciamanico è immagine del piano estatico, di una lotta che si svolge fra spiriti – anche se non sono gli spiriti dei nostri schemi cristianizzati). Ma qui c'era ben di più: salvare il villaggio è una battaglia per la fertilità (Yufang mette al sicuro i semi, "la nostra fonte di vita", aiutata non a caso dai bambini), e i cattivi continua »

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di Maurizio Cabona Il Giornale

Nella cultura wuxia, l'arma è la spada. Brandendola, il guerriero diventa tutt'uno con lei e assume un'identità a parte; la lama prende vita e spirito». Così Tsui Hark, produttore, sceneggiatore e regista di Seven Swords (Sette lame) presentava il film inaugurando fuori concorso la Mostra di Venezia 2005. A suo modo un evento: Seven Swords capovolgeva infatti la prospettiva di The Terminal di Spielberg, film d'apertura nella Mostra del 2004. Al posto dell'apologia dello sradicamento, la difesa dell'identità; al posto del piagnisteo, la lotta; al posto di un non-luogo (l'aeroporto) per sfondo e di un non-cittadino per protagonista, sangue e suolo. »

di Roberto Nepoti La Repubblica

Ci sono due differenze fondamentali tra Seven Swords, scelto da Marco Muller come apertura di questa edizione della Mostra, e i film-di-spada diretti da Zhang Yimou e Ang Lee. La prima è una questione di tecnica: là dove i suoi colleghi hanno imposto, fino a inflazionarle, le sequenze di duelli aerei a base di cavi d’acciaio, Tsuì Hark (che il vuxia, in pratica, lo ha inventato più di vent’anni fa) punta invece sul realismo dei combattimenti: un realismo ovviamente relativo, dove un solo eroe fa a fette molte decine di avversari, ma ottenuto senza ricorrere a troppi trucchi ed effetti speciali; più vicino, per intendersi, all’estetica degli immortali samurai di Akira Kurosawa. »

di Roberta Ronconi Liberazione

S’intitola Le sette spade ma al festival di Venezia ci hanno messo un minuto a ribattezzarlo le “sette palle”. Un po’ volgare, ma efficace. E ci evita di imbrigliarci in giri di parole. Questa 62ma Mostra di Venezia si è aperta ieri con un kolossal (Seven Swords del giovane e rampante Tsui Hark, frequentatore del milieu hollywoodiano) di cappa e spada cinese, genere wuxia, come vuole la corretta denominazione, di cui poteva fare fieramente a meno. Proviamo a raccontare. Siamo nella Manciuria di metà Seicento. »

di Valerio Caprara Il Mattino

«Yang Yunchong voleva vivere tranquillo, ma Chu Zhaonan lo ha spinto ad agire con sentimenti di rabbia». «Wu Yuanyin ha una pessima opinione di se stessa, ma Han Zhiban dice che il Maestro l'ha rigenerata». «Sì, Fu Qingzhu... Ricorda bene questo nome». È una parola. Nomi, nomignoli e dialoghi, volenterosamente decrittati dai sottotitoli di Seven Swords contribuiscono a rintronare lo spettatore già bombardato da una sinfonia di cavalcate, assalti a mano armata, massacri, razzie, esecuzioni, prodigi celesti e duelli a base di voli e piroette d'acrobata. »

Seven Swords | Indice

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venerdì 2 settembre 2005
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