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La storia del cammello che piange
Un film di Byambasuren Davaa, Luigi Falorni.
Con Janchiv Ayurzana, Chimed Ohin, Amgaabazar Gonson, Zeveljamz Nyam
Titolo originale Die Geschichte vom weinenden Kamel.
Documentario,
Ratings: Kids+16,
durata 87 min.
- Germania 2003.
uscita venerdì 27 maggio 2005.
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![]() Ricco di intensa poesia, un documentario che purifica lo sguardo
Giancarlo Zappoli
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Prova d'esame in una Scuola di Cinema tedesca di due giovani registi e candidato al Premio Oscar per il miglior documentario 2005. La nascita dei cammelli è un momento molto importante per una piccola comunità della Mongolia del sud. Uno degli ultimi nati viene rifiutato dalla madre che non lo allatta. Qualsiasi tentativo di convincerla risulterà inutile fino a quando due bambini non andranno a chiamare un musicista nella lontana città capoluogo. Il suono della musica riavvicinerà madre e figlio. Ricco di intensa poesia il documentario (che ha trovato una distribuzione in più di 70 Paesi)è di quelli che purificano il nostro sguardo occidentale corrotto da ritmi accelerati ed effetti speciali. Senza nulla togliere al piacere di seguire una storia. |
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Mamma mia, che bei cammelli!!!
lunedì 13 giugno 2005
di Giuggianello
Se nel mondo si vedessero piu' film come questo sarebbe un mondo migliore. Questo film ci mostra una società che vive in armonia con l'ambiente e con gli animali. Miglior cammello protagonista é Botak che con i suoi primi piani ci ha aperto il cuore e rimarrà sempre nei nostri ricordi. W i cammelli, le pecorelle e tutti gli animali del mondo che nelle loro semplicità hanno tanto da insegnarci. Un saluto ai francesi, che sono venuti per la prima volta al cinema con me e castorino, a Bianchina e Peppino continua » |
E' il cammello che piange, non l'uomo.
lunedì 2 aprile 2007
di Tritacarne Automatico
Ebbene sì, era ancora il 2003 quando due diplomandi, un italiano e una mongola, concessero questa piccola perla ai cinefili occidentali, ormai nauseati dalla colossale Hollywood, il "mostro" che non si ricicla. Periodo buono per commuovere "gli spettatori che contano", dunque. Escludendo qualche ripresa un po' azzardata e qualche altro particolare meramente tecnico, siamo di fronte ad un prodotto quantomeno convincente. Considerandolo un documentario, un semplice documentario sulle tradizioni mongole continua » |
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E' il cammello che piange, non l'uomo.
lunedì 2 aprile 2007
di Tritacarne Automatico
Ebbene sì, era ancora il 2003 quando due diplomandi, un italiano e una mongola, concessero questa piccola perla ai cinefili occidentali, ormai nauseati dalla colossale Hollywood, il "mostro" che non si ricicla. Periodo buono per commuovere "gli spettatori che contano", dunque. Escludendo qualche ripresa un po' azzardata e qualche altro particolare meramente tecnico, siamo di fronte ad un prodotto quantomeno convincente. La "strumentalizzazione" dei camelli, il loro utilizzo per scopi terzi, accennato continua » |
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DVD | La storia del cammello che piangeUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 4 ottobre 2005
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di Oscar Cosulich Il Mattino
Nel deserto del Gobi, Mongolia del sud, la vita dei pastori nomadi è scandita da ritmi particolari. Uno dei momenti chiave è quello in cui i cammelli del branco partoriscono, ma quando, a seguito di un parto travagliato, una di loro rifiuta il piccolo appena nato, l'unica soluzione è tentare la via del rito «hoos», cioè andare a chiamare un musicista da un vicino villaggio per risvegliare, al suono del suo strumento a corde, l'amor di mamma. È questa la vicenda narrata in «La storia del cammello che piange», documentario del fiorentino Luigi Falorni e della mongola Byambasuren Davaa, prodotto dalla scuola di cinema di Monaco, dove i due erano iscritti, giunto fino alla nomination all'Oscar. » |
di Paolo D'Agostini La Repubblica
Un gioiello. Non attori ma una vera famiglia - quattro generazioni - di pastori nomadi del Deserto dei Gobi in Mongolia, e le azioni sono quelle della loro vita quotidiana. Ma per ridurre l'approssimazione della definizione "documentario" bisogna quantomeno aggiungere "poetico". La ricchezza di questa famiglia sono i cammelli, la loro elementare economia ruota intorno a questi animali simbolo di tenacia e resistenza. Tra i rituali che si ripetono nella loro vita senza tempo c'è il parto del cammello femmina. » |
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di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Il vecchio Janchiv (Janchiv Ayurzana) raccoglie della legna secca sparsa tra i rovi. Nel deserto del Gobi inizia la primavera, e presto le cammelle partoriranno. Proprio d’un antico cammello - forse il primo mai venuto al mondo - Janchiv racconta ai suoi figli. Deposta la fascina che ha appena legato, guarda la macchina da presa e assicura che, per ricompensarIo della sua bontà, Dio diede all’animale un paio di corna. Ma quello subito si lasciò convincere dal cervo a prestargliele. Da allora se ne sta al mondo quieto, ma con gli occhi sempre all’orizzonte, in attesa del cervo fedifrago e delle sue corna. » |
di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Aria, terra, fuoco, acqua. Un ritorno all’essenza della vita, agli elementi primordiali. E l’esperienza offerta da La storia del cammello che piange, girato da Luigi Falorni e Byambasuren Davaa in un angolo remoto della remota Mongolia. Minima la vicenda raccontata: nasce un cammello, il parto è lungo e travagliato, la madre, alla prima gravidanza, rifiuta il cucciolo. Non ne vuole sapere di questo esserino che le ha procurato tanto dolore: lo allontana ogni volta che vuole succhiare il latte, gli sputa addosso, urla arrabbiatissima. » |
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