Storia di Marie et Julien

Un film di Jacques Rivette. Con Emmanuelle Béart, Jerzy Radziwilowicz, Anne Brochet, Bettina Kee, Olivier Cruveiller, Mathias Jung, Nicole Garcia Titolo originale Histoire de Marie et Julien. Drammatico, durata 150 min. - Francia, Italia 2003. uscita venerdì 27 agosto 2004. MYMONETRO Storia di Marie et Julien * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
Consigliato sì!
3,50/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
 critican.d.
 pubblico * * * * -
Emmanuelle Béart
Emmanuelle Béart (54 anni) 14 Agosto 1963 Interpreta Marie
Jerzy Radziwilowicz
Jerzy Radziwilowicz (67 anni) 8 Settembre 1950 Interpreta Julien
Anne Brochet
Anne Brochet (51 anni) 22 Novembre 1966 Interpreta Madame X
Bettina Kee
Bettina Kee   Interpreta Adrienne
Olivier Cruveiller
Olivier Cruveiller   Interpreta L'editore
Mathias Jung
Mathias Jung   Interpreta Il portiere
I grandi vecchi del cinema sembrano sempre essere quelli con maggiori vitalità e idee.
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Julien, taciturno e scontroso orologiaio, ricatta una ricca trafficante di stoffe antiche. La sua esistenza cinica e solitaria, scandita dai lenti battiti degli orologi, è improvvisamente illuminata dall’incontro con Marie, una splendida donna che ha conosciuto un anno addietro. La passione divampata tra Marie e Julien può forse rianimare la casa fatiscente e fredda dell’orologiaio. Però Marie nasconde un inquietante segreto...Non poteva che cominciare con un sogno, ambigua zona di confine tra realtà e astrazione, territorio dell’alogico, un film costruito per deliziare la critica e riuscire incomprensibile ai più. Fin dalle sequenze iniziali lo spettatore medio dovrà rinunciare a trovare una qualsiasi linearità narrativa nella Storia di Marie e Julien, l’opera più recente del settantacinquenne regista francese Jacques Rivette, già esponente della Novelle Vague e raffinato autore di film sperimentali, non sempre riusciti.
Se la luminosa immagine onirica in apertura del film ci mostra Marie e Julien già insieme, divisi però da un misterioso coltello, la realtà non aiuta a capire meglio quale sia la natura del loro rapporto. Si riesce a intuire che Julien ha conosciuto la donna un anno prima, probabilmente se n’è innamorato a prima vista, e ora, proprio dopo averla sognata, l’ha miracolosamente ritrovata.
Marie, bellezza misteriosa, fende come un raggio di luce il buio della vita di Julien, orologiaio misantropo e cinico, che vive in una casa troppo grande e troppo vuota, dove il silenzio è rotto soltanto dal battito inesorabile degli orologi. Un uomo solo e che certo ha più di un peso sulla coscienza, se lo vediamo, di lì a poco, ricattare con fredda durezza una ricca trafficante di stoffe antiche, Madame X.
Marie però sembra subito amarlo, anche se l’atteggiamento enigmatico e sfuggente con cui si muove non facilita certamente la lettura delle sue intenzioni.
Scompare e riappare dal nulla, insegue e poi fugge, finalmente si fa trovare. E, senza passaggi intermedi o prosaiche spiegazioni, accetta l’invito di Julien a trasferirsi a casa sua.
Dopo un inizio discontinuo e spiazzante, il film sembra finalmente prendere una direzione, confermandosi una storia di amour fou, una di quelle passioni totalizzanti e, al fondo, irrazionali, tanto amate dal cinema e dagli «autori»: Marie e Julien non si conoscono, non sanno niente l’uno dell’altra, eppure inspiegabilmente sembrano già non poter vivere di nulla se non del proprio amore. La casa di Julien, tetra ed enorme, testimone silenziosa di acrobatiche contorsioni amorose, percorsa in tutti i suoi angoli dal passo aggraziato ma inquieto di Marie, diventa l’orizzonte claustrofobico e totalizzante delle loro esistenze.
Finché una telefonata di Madame X riconnette i due amanti alla realtà e prepara una nuova svolta: Marie, ormai in totale simbiosi con il suo uomo, interviene nella trattativa e si incontra con Madame X.
E qui la storia vira sul paranormale, svelando il terribile segreto di Marie. Un mistero che apre una ferita insanabile nel suo rapporto con Julien. Ma nel finale tutto si ricomporrà, con il trionfo dell’amore e la prospettiva di una nuova esistenza per entrambi.
Difficilissimo dare una qualche coerenza alla trama di un film che sembra stato scritto con lo scopo di confondere e disorientare lo spettatore.
Troppi elementi restano sospesi e non motivati, per non dire gratuiti. a esempio, il fatto che Julien sia un ricattatore: un’informazione, questa, che viene trattata superficialmente, come uno dei tanti ingredienti della trama, senza essere mai indagata nelle sue cause, né giudicata nelle sue conseguenze.
Se Rivette intendeva stordire il suo pubblico con una storia narrata per ellissi e sottrazione di senso, che apre a infinite possibilità di interpretazione, ci è riuscito in pieno. Il punto è che, in due ore e mezza, il suo film non riesce mai a sorprendere, commuovere, o semplicemente a immalinconire. Un grave difetto, per una storia che dovrebbe parlare di amore e morte.
A una sceneggiatura pasticciata, che mischia maldestramente generi diversi dissimulando la propria vacuità sotto una confezione da art film, si aggiunge un ritmo lentissimo e una totale assenza di tensione drammatica: le svolte arrivano tardi, quando il pubblico ha già previsto tutto per esasperazione, e non provocano nessuno scarto emotivo.
Oltretutto, per chi ha visto film come Il sesto senso o The Others, che sfruttano concept analoghi forse con minori pretese intellettualistiche ma con tutt’altra padronanza del genere, il meccanismo narrativo di Storia di Marie e Julien apparirà straordinariamente ingenuo e già vecchio. E peccato per le pur intense interpretazioni di Emmanuelle Beart e Jerzy Radziwilowicz: al servizio di un racconto gestito così malamente, sembrano proprio sprecate.
Gli unici a commuoversi sono stati i critici, che, sorvolando troppo facilmente sui vistosi limiti narrativi della storia, hanno elaborato recensioni fumose e criptiche almeno tanto quanto la trama del film. Che, per inciso, nessuno si è azzardato a riassumere per intero.
Elementi problematici per la visione: varie scene a contenuto sessuale, accompagnate da linguaggio volgare.

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Premi e nomination Storia di Marie et Julien MYmovies
Storia di Marie et Julien recensione dal Dizionario Fumagalli - Cotta
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Histoire de fantôme français

sabato 18 gennaio 2014 di gianleo67

Solitario orologiaio di mezza età incontra e si innamora, ricambiato, di un misteriosa ed affascinate ragazza con cui inizia una tormentata convivenza. Diviso tra una misurata e razionale passione per la meccanica e la ricerca di un difficile equilibrio sentimentale, estorce denaro ad una fraudolenta venditrice di pregiate sete cinesi con qualche scheletro nell'armadio, finendo per scoprire una sconcertante verità riguardo la sua enigmatica compagna. Quarto capitolo di una ideale quadrilogia che continua »

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di Roberto Nepoti La Repubblica

Emmanuelle Béart torna a incarnare la bellezza muliebre per la cinepresa di Jacques Rivette: una bellezza contemplata in tutta la sua maturità e carnalità, ma anche idealizzata dal regista al punto da rappresentarla sotto forma di mito. Marie e Julien, che un giorno avrebbero potuto amarsi, si ritrovano dopo più di un anno. Mentre il personaggio femminile prende possesso della grande casa fatiscente dell'uomo (inclusa una camera il cui accesso è proibito a Julien), l'attrice occupa interamente lo schermo con la sua personalità palpitante, il fascino magnetico delle sue forme, le emozioni primarie che provoca in chi la guarda. »

di Lietta Tornabuoni L'Espresso

Nell’estate del 1957, il grande regista francese‚ Jacques Rivette aveva messo mano a un ciclo di quattro film, intitolato Scene di vita parallela e formato da quattro opere di genere diverso: Duelle (un film fantastico), Noiroit (un western), una commedia musicale e Marie et Julien (una storia d’amore). Terminati i primi due, cominciò a lavorare all’ultimo, interpretato da Albert Finney e Leslie Caron, a partire da una scena in esterni molto complessa, un paesaggio urbano con un caffè all’aperto e la metropolitana. »

di Lietta Tornabuoni La Stampa

Eros e segreti, il Tempo, la memoria, Emmanuelle Béart nuda e bellissima. Come un pittore che torni su un quadro da lungo tempo abbandonato, come un archeologo del proprio cinema, Jacques Rivette, il gran regista francese settantacinquenne de La bella scontrosa e di Giovanna D'Arco, riprende un'opera irrealizzata quasi un quarto di secolo fa. Ha raccontato al quotidiano «Le Monde» che nell'estate del 1975 aveva messo mano a un ciclo di quattro film, intitolato «Scene della vita parallela» e formato da narrazioni di genere diverso: Duelle (un film fantastico), Noiroit (un western), una commedia musicale e la storia d'amore Marie e Julien. »

di Enzo Natta Famiglia Cristiana

Il settantaseienne Jacques Rivette è uno dei padri fondatori della Nouvelle Vague, uno di quegli autori tutti d’un pezzo, di quelli che non cedono a compromessi, che hanno una precisa idea del cinema e che da quella non derogano (una decina d’anni fa ha diretto un monumentale Giovanna d’Arco con Sandrine Bonnaire). Questo Storia di Marie e Julien è un progetto inseguito da almeno una trentina d’anni, un film ipnotico e visionario, scandito da un amore folle, dove sogno e realtà, noir e psicoanalisi s’intrecciano in una vicenda misteriosa. »

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