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Vanità e affanni
Un film di Ingmar Bergman.
Con Borje Ahlstedt, Marie Richardson, Erland Josephson, Pernilla August, Lena Endre.
continua»
Titolo originale Larmar och gör sig till.
Drammatico,
durata 119 min.
- Svezia 1997.
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Nell'ottobre del 1925, all'interno dell'ospedale psichaitrico di Uppsala in Svezia, lo zio Carl (figura nota nella filmografia di Bergman) si propone di girare il primo film sonoro nella storia del cinema dedicato agli ultimi giorni della vita di Schubert e intitolato «La gioia della ragazza gioiosa». Carl è im manicomio perché accusato di aver tentato di uccidere la moglie. Il progetto piace al Professor Vogler, anch'egli internato, che decide di investirci. Si inizia così, tra le mura del manicomio, a girare il film. Tra un ciak e l'altro, si fa notare la presenza di un enigmatico clown vestito di bianco, una donna di nome Rigmor. Penultimo film di Bergman è come sospeso tra realtà e finzione/allucinazione con passaggi repentinei dall'una all'altra. |
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Uno spettro si aggira nell'ospedale psichiatrico di Uppsala, in Svezia: ha le sembianze di un down bianco, maschera di morte ricoperta di biacca, occhi cerchiati di nero, essere dalla sessualità incerta. Appare, quando le luci della camerata si spengono, a Carl (Borje Ahlstedt), un alienato mentale che, steso sul suo letto, tarda a prendere sonno. È una delle immagini più forti e indimenticabili di Vanità e affanni, l'ultima opera di Ingmar Bergman, coprodotta dalla Rai. Non è un film in senso proprio, non è uno sceneggiato tv, non è semplicemente teatro filmato. » |
Torna Bergman: film tv sullo zio matto
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Stasera su Raiuno l'opera più recente del maestro svedese che in luglio compirà 80 anni. In onda la storia familiare "Vanità e affanni": da oltre 10 anni il regista era lontano dal cinema. "Vanità e affanni", l'ultima fatica di Ingmar Bergman, va in onda questa sera su Raiuno. Da quasi tre lustri lo svedese aveva rinunciato a girare film, continuando peraltro a far teatro e a scrivere libri e copioni a sfondo autobiografico: e adesso, proprio alle soglie degli 80 anni (li compirà il 14 luglio), ha rotto la consegna. » |
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di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Nell'85, d'improvviso, compresi che non avrei più fatto film: il mio corpo «si rifiutava di collaborare». Così scrive Ingmar Bergman nell'87(Lanterna magica, Garzanti). Ora, aggiunge, sento arrivare «un crepuscolo che non ha niente a che fare con la morte ma è collegato allo spegnersi». Dieci anni dopo, quasi ottantenne, torna a guardare il mondo attraverso l'occhio d'una macchina da presa e proprio per raccontare d'uno spegnersi, d'un crepuscolo: quello dello zio Carl Akerblom, adombrato già in Fanny e Alexander (1982). » |
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