|
|
|
| Kids | iPhone | Scrivere di Cinema | La bocca del lupo new! | | |||||
|
|||||
|
oppure |
|
ricerca avanzata + preferiti |
|||
|
|
|||
Il fiore del male
Un film di Claude Chabrol.
Con Nathalie Baye, Benoît Magimel, Suzanne Flon, Bernard Le Coq
Titolo originale Le Fleur du mal.
Drammatico,
durata 104 min.
- Francia 2002.
|
Accedi
|
Registrati
|
||||||||||
|
|||||||||||
|
|
|
|
|||
![]() Un groviglio di vipere nella provincia alto-borghese di Chabrol, come sempre di classe
Giancarlo Zappoli
|
|
Michele e Francois sono fratellastri. Lui torna da una lunga permanenza negli Stati Uniti e riscopre l'amore per lei. Ma in famiglia ci sono problemi ben piu' gravi. La madre di Francois e' impegnata nella campagna elettorale municipale e i suoi avversari scavano nel passato della sua famiglia e in quella del padre di Francois. Cio' che emerge non e' certo piacevole. Ancora un groviglio di vipere nella borghesia medio-alta di provincia per un Chabrol che ripete se stesso con una classe ineguagliabile. Attori tutti perfetti, ambienti che diventano a loro volta protagonisti e la voglia di costruire gialli che non restino in superficie (come fa tanto cinema americano) ma scavino nel profondo degli individui non dimenticando il contesto che, in parte, li determina ad agire. Si veda la visita 'elettorale' della candidata nel casermone periferico e si capira' cosa vuol dire fare cinema senza i paraocchi di genere. |
|
|||||
|
Chabrol e la provincia non stanca mai (lui e noi)
venerdì 21 aprile 2006
di luigim
E' un po' di anni che Chabrol sembra essere ritornato al suo cavallo di battaglia: l'intreccio giallo dal sapore irresistibilmente noir gettato nel classico groviglio di vipere della borghesia medio-alta della provincia francese. A dire il vero, si ha l'impressione che il regista transalpino abbia già girato questo film, ma ogni volta ci aggiunge quel qualcosa che lo distingue da quello precedente: è come guardare uno stesso paesaggio attraverso filtri ogni volta diversi, approfondendo quell'analisi continua » |
||
DVD | Il fiore del maleUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 24 gennaio 2007
|
Un irresistibile Chabrol. L’enigma è la vecchia zia
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Vogliamo dire che Claude Chabrol è il Georges Simenon del cinema? Salve proporzioni e differenze, li accomuna la capacità di lavorare all'ingrosso: anche se Claude con le sue 70 pellicole non arriva agli oltre 300 titoli di Georges, bisogna riconoscere che la fabbrica di un film prende più tempo della media scrittura di un libro. Ma nell'uno e nell'altro autore c'è la stessa disinvoltura nell'accettare le regole del genere, in modo da garantirsi il successo di mercato, e un'analoga capacità di inventarsi finezze, risvolti e sottolineature che rendono la lettura o la visione sempre sorprendenti e gradevoli. » |
di Roberto Nepoti La Repubblica
Doppiato il capo della settantina, Claude Chabrol è entrato in una nuova fase di giovinezza artistica: la terza, dopo la "nouvelle vague" e i grandi film degli anni 60-'70. Con Il fiore del male, in concorso alla Berlinale, il regista torna al giallo; a quel tipo di giallo dalla ricetta tutta particolare (un po' di Simenon, un po' di Hitchcock, moltissimo Chabrol) dove a contare, più della domanda "chi ha ucciso chi?" sono i legami di sangue, il contesto sociale, la colpa e la sua trasmissibilità. » |
|
|
di Silvio Danese Quotidiano.net
Chabrol, maestro del noir familiare in cui si sentono echeggiare pagine di Simenon e allusioni freudiane, sta finendo di comporre una sorta di affresco dell'ipocrisia e della paranoia del focolare domestico. Si vede ormai l'insieme, ma non tutte le parti sono ottime. Questa ripete qualcosa, e qualcosa aggiunge. Per esempio lo sfondo di un passato storico francese. La "signora omicidi" della maison Chapin-Vasseur, zia vecchina che nasconde il segreto di un patricidio ai tempi della Seconda guerra mondiale (ma era un cattivo filo nazista, il padre!) asseconda l'amore dei due nipotini, fratellastri senza alcun legame consanguineo, figli di genitori risposati e ormaigià scaduti: il padre insegue ragazzine, la madre persegue la carriera politica locale. » |
di Emanuela Martini Film TV
La frase rivelatrice, quella più volte citata da Chabrol come chiave di lettura del suo film, arriva poco primo dello fine: "Il tempo non esiste: c'è un unico presente perpetuo". La dice la vecchio zio Line alla nipotina Michéle, quasi per consolarla di un antico fantasma familiare che la ragazza ha riacceso (e certamente non quietato) con i suoi atti. è il fantasma dell'omicidio che pesa sullo famiglia Charpin-Vasseur (insieme ad altri, meno ossessivi, come incesti, delazioni, tradimenti): un morto si intravede nel primo lungo giro che la macchina da preso compie nei corridoi dello dimora di famiglia, e un morto viene a concludere la notte elettorale durante la quote la madre Nathalie Baye vince le elezioni a sindaco. » |
|