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Mi chiamo Sam
Un film di Jessie Nelson.
Con Sean Penn, Michelle Pfeiffer, Dianne Wiest, Dakota Fanning, Laura Dern.
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Titolo originale I am Sam.
Drammatico,
Ratings: Kids+16,
durata 132 min.
- USA 2001.
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![]() Una storia drammatica rappresentata in chiave sociale ma soprattutto sentimentale
Daniela Azzola
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premi nomination |
Premio Oscar 0 1 |
Un'altra recensione ridicola...
lunedì 25 marzo 2002
di Fabio Cerullo
Invito chiunque legga a rendersi conto più o meno di quale sia la percentuale di film ai quali vengono assegnate 3 stelle su questo sito. Cito solo alcuni titoli come "Il favoloso mondo di Amelie" e "A beautiful mind". In un panorama cinematografico in cui i bei film sono sempre più rari non dovrebbe essere così difficile riconoscerli, e invece... Andate a vedere questo film. Non sarà originalissimo ma è veramente emozionante e Sean Penn è un mostro di bravura. Non appiattitevi sui giudizi superficiali continua » |
Semplicità, spontaneità, dolcezza.
domenica 5 gennaio 2003
di anorak
E' quanto ha suscitato in me questo film. Mi ha da subito colpito il modo di realizzare le inquadrature, la luce e la musica: si, un bel mix che produce un bellissimo effetto visivo. Poi il film scorre. Un toccante Sean Penn. Una bella bambina che a tratti rischia di essere "troppo brava" per essere credibile. Una Michelle Pfeiffer nei panni dell'avvocato in carriera che scopre di avere un cuore, ma spesso la sceneggiatura gli mette in bocca delle battute scontate, che spingono il film verso la continua » |
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Bello e istruttivo!!!
mercoledì 1 febbraio 2006
di Patrick
Non concordo pienamente con la recensione, anche se sotto l'aspetto sociale nella vita reale casi come questi non verrebbero neanche considerati, perche muniti gia di una semplice e scontata soluzione futura per il bene del soggetto in questione. ma il regista è cosciente di tutto questo, perciò vuole mettere in risalto e far vedere al pubblico quello che si prova in quella determinata situazione, sentimento,emozioni,amore, la possibilità di vedere la propria filgia crescere nel modo migliore avvelendosi, continua » |
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| sam | |
| I tuoi sogni devono sempre volare alto lucy | |
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| rita | |
| è solo...che non ho mai perso a niente | |
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| rita | |
| Credo di aver guadagnato molto più di te in questo rapporto | |
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Altre frasi celebri del film Mi chiamo Sam
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DVD | Mi chiamo SamUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 22 novembre 2006
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SOUNDTRACK | Mi chiamo SamLa colonna sonora del film
Disponibile on line da venerdì 31 maggio 2002
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di Luisella Angiari Duel
I disabili nei film sono quasi sempre delle creature adorabili, ricche di umanità e sentimenti, capaci di dare lezioni di vita ai cosiddetti "normali". Nella realtà le cose vanno un tantino diversamente, ma questo non sfiora Jessie Nelson (già regista di Una moglie per papà e sceneggiatrice di Storia di noi due e Nemiche amiche), che confeziona un prodotto ad alto tasso di sentimentalismo, in cui l'unico elemento sorprendente è la partecipazione di Sean Penn, forse attratto dall'occasione di misurarsi con un personaggio affetto da handicap. » |
di Claudio Carabba Sette
La musica dei Beatles che scende a cascata è il primo segnale. Mi chiamo Sam è un melodramma in cui tutti ci danno dentro sino allo spasimo. Fra effettoni e colpi facili, la regista Jessie Nelson tira dritto. Nella parte del ritardato che rischia di perdere la tutela della figlia, Sean Penn non risparmia niente, neppure una smorfia (il doppiaggio alla "Picchiatello" non aiuta). Però, accidenti a lui e al suo avvocato (Michelle Pfeiffer, bella e distante come la luna), in qualche momento questo incredibile Sam mi ha fatto piangere. » |
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di Alberto Crespi L'Unità
Non è facile entrare nel mondo di Mi chiamo Sam. Anzi: è doloroso, spiazzante. Quando si vede per la prima volta Sean Penn che parla e si agita come uno spastico, le reazioni possibili sono due. La prima: quello non è un handicappato vero, è un divo di Hollywood che "fa" l'handicappato e questo è disgustoso; la seconda: ok, questa è la stoffa di un handicappato e io non ho alcuna voglia di trascorrere due ore del mio tempo in sua compagnia. La prima reazione è a suo modo giusta e vi avvertiamo fin d'ora; rimarrà, almeno per chi scrive, fino alla fine, fino al punto di condizionare il giudizio sul film. » |
di Silvio Danese Quotidiano.net
Silvio Danese Quando Hollywood decide che scade la cambiale dell'handicap. Se va bene, vien fuori Rain Man. Se va male, ti trovi nell'artificio a scopo estorsione: soldi, benevolenza, compassione, consolazione. Penn si concentra come un allievo dell'Actors' Studio per fare un cameriere che, dotato di quoziente intellettivo di 7 anni, alleva la figlia dopo la fuga della madre. La domanda per il dibattito è: può crescere una bambina o deve perderla? A questo punto il film diventa un court-movie: con i suoi tailleurs dottorali, la Pfeiffer difende in tribunale il povero dal sopruso, finché l'amore non risplende. » |
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