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I pavoni
Un film di Luciano Manuzzi.
Con Ivano Marescotti, Victor Cavallo, Rinaldo Rocco, Nicola Russo.
continua»
Drammatico,
durata 104 min.
- Italia 1994.
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Bar, discoteche, boutique e tavole da gioco della Riviera Adriatica sono le tappe della vita quotidiana di Vittorio e di tre suoi amici che, cresciuti nella prosperità economica e nel culto del denaro, non lavorano né studiano. Quando suo padre finalmente lo obbliga a trovarsi un lavoro, Vittorio progetta lo sterminio di tutta la sua famiglia con l'aiuto degli amici. Ispirato a un caso realmente accaduto e scritto dal regista con Claudio Lizza e Vincenzo Cerami, il 4° film del romagnolo L. Mannuzzi è maldestro, superficiale, inefficace nel suo assillo sociologico e nelle sue spiegazioni troppo didattiche. |
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| VITTORIO | |
| SOLTANTO DICENDO LA VERITA' POTREI RISULTARE PAZZO "IO HO UCCISO I MIEI PER FARE LA BELLA VITA" | |
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Quei cinici pavoni di provincia che la noia rende assassini
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Quando a Venezia nel ‘52 apparvero I vitelloni, il sottoscritto giovane critico, che pure era già un felliniano convinto, sollevò alcune riserve: «Questi vitelloni rappresentano la gioventù disponibile nel senso peggiore. In quante città di provincia, nell’altro dopoguerra, si verificò il fenomeno del vitellonismo armato? E ancora oggi quanti vitelloni, cercando l’evasione, scelgono le strade sbagliate della criminalità e delle legioni straniere?». E continuavo: «II film sembra accennare nei personaggi dei genitori a un mondo di ieri migliore e più saggio del presente, mentre sappiamo che proprio nell’inadeguatezza dei padri, cioè della vecchia classe dirigente, è l’origine di molte malattie contemporanee, vitellonismo incluso. » |
Ecco i Pavoni con il giubbotto
di Giovanna Grassi Il Corriere della Sera
Dopo i "vitelloni" e i "delfini", gli inquietanti giovani d’oggi in un film di Luciano Manuzzi il film "I pavoni" del regista Manuzzi. "Per scardinare ogni tabù arrivano ad ammazzare i genitori" Una volta c’erano "I vitelloni", poi arrivarono "I delfini" arrampicatori di Francesco Maselli e adesso ci sono "I pavoni" del regista Luciano Manuzzi. Sono i ragazzi di oggi senza valori, che trovano nel "gruppo" una loro identità, che, in provincia come nelle grandi città, si sentono affini se indossano gli stessi giubbotti, le stesse marche di scarpe da ginnastica. » |
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I genitori uccisi dal figlio e dal culto dei soldi
di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
É l’Italia ultimo modello, quella dell’audience e del "look", quella dei pensionati con 328.000 al mese, la protagonista dei due film applauditi ieri, portatori sani dei nostri malesseri pubblici e privati. Uno è "I pavoni" (Eventi Speciali) di Luciano Mannuzzi, esperto in tristizie invernali romagnole (ma rispetto ai "Vitelloni" questa sembra fantascienza); l’altro è "Portami via" (al Panorama Italiano) di Gianluca Maria Tavarelli, cronista e psicologo, con lo sguardo, di squallide notti torinesi: un debutto felice, senza folklorismi. » |
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