L'amarcord
invisibile
Come sua abitudine, Fellini ha deciso di tagliare
alcune scene che non appaiono nella versione finale
del film.
In una, il Patacca, Io zio perditempo di Titta, si
fa beffe di un cinese al caffè, mettendo in dubbio
il fatto che possegga l'ombelico e costringendolo
a dimostrano pubblicamente.
In un'altra sequenza, presente in alcune copie circolate
in Italia, il conte convoca un singolare personaggio
per recuperare l'anello della figlia caduto nel gabinetto.
È un esperto di pozzi neri, che dopo una breve orazione
in difesa della merda - prodotto dell'uomo come i
pensieri -, scoperchia il tombino e si avventura in
una ricerca che purtroppo non avrà successo.
Questa sequenza, benché molto più delicata dì quanto
l'argomento lasci pensare, è stata eliminata semplicemente
perché gli americani non hanno la fossa biologica.
Il "suo" fascìsmo
Anche il fascismo, come tutte le istituzioni dell'Italia
della sua giovinezza, viene rivisto da Fellini in
un'ottica paradossale che non risparmia nessuno. Fedeli
all'immagine di atletica virilità inventata dal Duce,
il giorno del Natale di Roma un grottesco drappello
di autorità, notabili e gerarchi attraversa il borgo
di corsa, snocciolando una litania di luoghi comuni
propagandistici.
Come tributo al culto della personalità di Mussolini,
gli abitanti innalzano un gigantesco mosaico di fiori
con la sua effige, ai piedi del quale una gioventù
granitica si esibisce in esercizi ginnici.
Per la Gradisca il Duce è l'ennesima incarnazione
dell'uomo dei sogni, per l'obeso avanguardista Ciccio,
il semidio che nella fantasia lo unisce in matrimonio
alla prediletta compagna di scuola Aldina.
Ma per altri personaggi il fascismo ha un volto diverso,
assai più realistico: quello di un'autorità ottusa
e prepotente che non ammette che "la gente non riesca
a capire" e si ostini pensarla diversamente.
Il volto di uno stato di polizia che non tollera sfide,
nemmeno quella ironica del grammofono che suona l'"Internazionale"
in cima al campanile. Abbattuto il giradischi a colpi
di pistola, l'ordine viene ristabilito con una buona
dose di olio di ricino somministrata al padre di Titta,
Aurelio (vittima di sospetti e, forse, di delazione),
"per brindare alle vittorie del fascismo".
Prossimamente al Fulgor
Nella memoria di Fellini emergono suoni e fotogrammi
dei film che ha amato da ragazzo. In Amarcord il
cinema Fulgor è una presenza importante, una finestra
su mondi lontani, una sorgente di sogni impossibili.
La Gradisca desidera un uomo come Gary Cooper, i ragazzini
si masturbano pensando a Jean Harlow. Il paese è punteggiato
da cartelloni che ritraggono Fred Astaire e Ginger
Rogers, Stan Laurel e Oliver Hardy. Greta Garbo è
il parametro della bellezza femminile. Da ragazzo
Fellini non ha amato la Garbo, troppo diafana per
i suoi gusti ("Non c'era paragone tra lei e Tom Mix").
Lo appassionano i film comici, i musical, ma anche
i polizieschi. Del Fulgor, la sala in cui a due anni
scoprì il cinema, Fellini dirà poi: "Era quella
la mia casa". Questo legame nostalgico impedisce di
identificare l'anno in cui è ambientato Amarcord
attraverso i riferimenti cinematografici, Per
esempio, era impossibile negli anni Trenta vedere
a Rimini Beau Geste, film del 1939 giunto in
Italia soltanto nel 1947. Ma a Fellini non interessa
la precisione cronologica, quanto piuttosto l'emozione
del ricordo.
Al
ritmo della Cucaracha
Evocati dal ricordo, riecheggiano nel film famosi
temi musicali che Nino Rota incorpora nella sua partitura.
Nell'atrio del Grand Hotel risuona 'Abat jour", nelle
strade del borgo 'La Cucaracha" commenta ironicamente
la passerella di personaggi più o meno grotteschi.
Ma sono presenti, canticchiate dagli abitanti del
borgo, anche canzoni come "Let's face the music and
dance" di Irving Berlin (dal film del 1936 Seguendo
la flotta con Fred Astaire) o come "Stormy weather"
(ispiratrice del film omonimo del 1943), ricorrente
in tutta la parte iniziale del film e udita anche
ne La dolce vita.
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