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MyMovies - Speciale Federico Fellini
AMARCORD
(1973)
di Pino Farinotti

 
La critica La trama Scene e battute
L'anno del film I felliniani Hanno detto...
Hanno detto...

Lo struggimento della grande poesia
di Maurizio Porro

In Amarcord, racconto di un’adolescenza romagnola degli anni '30, c'è, a parte il circo, tutto quello che cercano i fan di Fellini: la poesia pascoliana del fanciullino che diventerà poi vitellone, il culto della memoria, la celebrazione della finzione con Rimini ricostruita, il cumulo dei ricordi in equilibrio delicato sul presente, la buffa tragedia quotidiana, l'avanti indietro sotto i portici. Non a caso esso fu, dopo La dolce vita, di cui ripete l'andamento episodico, il maggior successo del grande regista, e forse piacque ancora di più. Perché lo struggimento poetico di Amarcord, cullato dalla colonna sonora di Nino Rota e dal grido sommesso della fisarmonica, non divise ma divertì ed ex-aequo commosse il pubblico ovunque, fino in America, dove prese l'Oscar.
P
arlava di cose sue, il Maestro, ma nei modi semplici e sublimi per cui tutti si possono identificare. Perciò piacque: 1 milione e 230 mila euro d'incasso nella stagione 1973-1974, quando fu razionata la benzina, vinta dalla Stangata. La gente se lo raccontava con entusiasmo il giorno dopo al bar, sui tram, negli uffici seguendo un test quasi psicanalitico: quale personaggio del film preferite? Si aprono le scommesse: se l'attesa per il passaggio dei Rex, dondolando sul mare di plastica, è ormai «il» momento poetico della storia det cinema, anche il nonno che si perde nella nebbia in una sequenza davvero fantastica, ha molti fans, così come lo zio matto Ingrassia che urla in cima all'albero che vuole una donna. E molti votano per le misure record della tabaccaia, per la bella e misteriosa Gradisca, per la scena magnificamente ironica dell'harem al Grand Hotel, sede del mito. Ciascuno di Amarcord, girato in gran segreto dopo Roma e prima di Casanova, coglie infatti la scena che gli sembra a misura della sua sensibilità.
Sembra ricopiata dalla vita di tutti perché, come diceva Sartre, «un uomo li vale tutti e tutti lo valgono». Ci sono come ‘protagonisti il sesso, la famiglia, la scuola, la politica (smontando con la satira il mito della retorica del fascismo), cinema, come no, il Fulgor con i suoi prossimamente. Ma anche la tragedia dell'olio di ricino, anche l'apparizione meravigliosa e disperata del pavone, anche la morte della madre che voleva mettere la stricnina nella minestra: c'è la tragicommedia della vita, a un livello aggressivo e poetico che mette san Federico, patrono del cinema e del nostro immaginario, al riparo del Tempo.

da Il corriere della sera 12 dicembre 2002






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