Sandro Rezoagli
Ciak
Terzo capitolo della tetralogia sul potere (dopo l’Hitler di Moloch e il Lenin di Taurus) pensata, fotografata e diretta dal grande regista turkmenopolacco Alexander Sokurov, Il sole affronta crepuscolo, caduta e rinascita dell’ultimo Tenno, l’imperatore del Giappone Hirohito, 124mo discendente della dea sole Amaterasu. Il mite, malaticcio, studioso di idrobiologia è raccontato in sei mesi cruciali, dal 15 agosto 1945 quando i suoi sudditi odono per la prima volta la voce del loro Imperatore-Dio che li invita a cessare le operazioni militari contro gli Stati Uniti: una rinuncia alla sua natura divina che contemporaneamente significò la salvezza per milioni di giapponesi disposti a morire per lui. Quasi tutto girato nella claustrofobia e nel chiaroscuro di un bunker da cui si esce solo per raccontare, mirabilmente, l’incontro tra Hirohito (uno straordinario Issey Ogata) e il generale MacArthur e quello con un gruppo di soldati yankee che battezzano quell’omino buffo Charlie Chaplin, Il sole è una altissima riflessione sul peso imprevedibile del fattore umano nella gestione del potere. Ma anche un film di tale perfezione formale da richiedere la definizione, oggi rarissima, di capolavoro.
Da Ciak , n. 11, novembre 2005