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Venezia 2010
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1 / 11 settembre 2010
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Somewhere
Il nuovo film di Sofia Coppola, dal 3 settembre al cinema

Antonello Sarno

Il Tempo

Alla fine è uscito. In 370 copie. Stiamo parlando di «Troppo belli», esordio cinematografico di Costantino Vitagliano e Daniele Interrante, la coppia inventata dalla ditta Costanzo-De Filippi. Un debutto bollato da subito come ultima tappa della degradante contaminazione tra cinema e tv. Per il fatto che i due, Costantino e Daniele, non sono attori né hanno manifestato in tv un apprezzabile talento che non fosse quello di esibirsi. Al punto che (ma forse è solo una trovata pubblicitaria) la sera della prima del film, al cinema Adriano di Roma affollato da torme di adolescenti in delirio, un gruppo di attori si è presentato con una bara «per celebrare la morte dell'attore». Per sdrammatizzare, lo stesso Costanzo cita come precursore di «Troppo belli» il filone dei «musicarelli», cioè i film che, negli anni Sessanta, prendevano spunto dalle canzonette di moda per portarne sullo schermo gli interpreti, da Mina a Gianni Morandi, da Rita Pavone a Little Tony. Ma il paragone non calza. Perché quelli erano cantanti, e nei film cantavano. A Costantino e Daniele, invece, basta esserci. È sufficiente. E allora ecco la vera chiave di lettura del loro successo televisivo e, forse, cinematografico. Costantino e Daniele sono oggi quello che per le ragazzine degli anni Cinquanta, Sessanta e, soprattutto, Settanta rappresentarono i divi dei fotoromanzi. Come Franco Gasparri e Franco Dani, o Jean-Marie Carletto e Max Delys, nomi che portarono a 9 milioni di copie mensili i fotoromanzi venduti nel nostro Paese. Il pubblico, a ben guardare, è sempre lo stesso, quello delle 12-16enni che da sempre cercano il principe azzurro (non avvenne un fenomeno simile anche per il Leonardo Di Caprio eroe di «Titanic», alla fine del 1998). Che convoli a giuste nozze con una splendida ragazza, sconfiggendo i nemici e i traditori che cospirano contro di loro. Un meccanismo di fascinazione, e di identificazione che confina con il sogno. Ed infatti il primo fotoromanzo uscì nel 1947 sotto la testata «Il mio sogno» (in seguito divenuto semplicemente «Sogno», poi acquistata dal colosso Lancio nel 1975). Costava 20 lire, per 12 pagine in bianco e nero ed il sottotitolo originale della rivista era ancora «settimanale di romanzi d'amore a fotogrammi». I primi teatri di posa si trovavano in un capannone, al Prenestino, e le aspiranti dive si chiamavano Sofia Lazzaro (poi Loren) e Gina Lollobrigida, e i loro colleghi, fra i tantissimi, Vittorio Gassman o Jacques Sernas. La paga era di 500 lire. Ma il mercato era in piena espansione e quindi il monopolio di «Sogno» durò pochissimo. Meno di un anno dopo vide infatti la luce «Bolero», mentre Grand Hotel, uscito già nel 1946 (ma con storie soltanto disegnate da Walter Molino) si adeguò presto alle fotografie. Il successo popolare fu subito immenso perché, come scrive Ermanno Detti nel suo «Le carte rosa», attraverso i fotoromanzi è possibile comprendere l'evoluzione non tanto del nostro modo di vivere, che è profondamente cambiato, quanto piuttosto del nostro modo di sognare. Che è rimasto sostanzialmente lo stesso. In breve, il successo dei fotoromanzi (poi, nel 1957, diventati anche «Cineromanzi», che raccontano i film attraverso una selezione dei loro fotogrammi) si trasformò ben presto in fenomeno di costume, al punto che nel 1952 l'esordiente Federico Fellini girò «Lo sceicco bianco, con Alberto Sordi nei panni di un divo dei fotoromanzi schiavizzato dalla moglie ed in realtà lontanissimo dall'epopea di intrepido eroismo e seduzione cui è solito dar vita nelle fotografie. Nata nel 1936 come società di pubblicità, la Lancio si impose come editrice leader nel settore dopo la metà degli anni ’60, decennio in cui molti dei suoi fotoromanzi vennero girati a Parigi o addirittura in America. Ma per ritrovare delle star in grado di mobilitare masse di teenager simili a quelle in adorazione di Costantino e Daniele bisogna arrivare agli anni Settanta. Ai nomi già citati, primo fra tutti Franco Gasparri, in grado da solo di far vendere alla Lancio cinque milioni di copie al mese, oltrechè di suscitare verso il mondo dei fotoromanzi e dei suoi protagonisti anche la tv, che andava togliendosi la polvere degli studi per scendere nelle strade a scoprire la realtà del pubblico che la guardava. Un fenomeno tale di fronte al quale caddero, giustamente, molti snobismi. E così nomi come Katiuscia e sua sorella Paola Pitti (all'anagrafe Caterina e Paola Piretti), Claudia e Francesca Rivelli (poi nota a tutti come Ornella Muti), o Michela Roc, oltre a Franco Dani, Alex Damiani, Jeff Blynn, Laura Antonelli, e lo stesso Gasparri (che interpreta per tre volte sullo schermo il personaggio di «Mark il poliziotto» diretto da Stelvio Massi) finiscono inevitabilmente anche sul grande schermo esattamente come i loro predecessori dai nomi ormai affermatissimi. Per molti di loro, l'accusa era la stessa rivolta a Costantino e Daniele, quella cioè di non saper fare niente altro che lasciarsi fotografare. L'equivalente di quello che oggi si intende con «lo stare sotto davanti alle telecamere». E, come in tutte le cose, per qualcuno è andata bene per altri meno. Per altri ancora, per niente. così sarà anche per Costantino e Daniele. Con «Troppo belli» l'era del vivere solo della propria immagine, grazie a quel fotoromanzo sceneggiato che è «Uomini e donne» di Maria De Filippi, è finita. D'ora in poi, se sapranno fare qualcosa, se vorranno provare a costruire il loro successo invece che divorarselo come se dovesse finire da un momento all'altro, sarà sotto gli occhi di tutti. Uomini e donne, amici e nemici.
Da Il Mattino, 24 Aprile 2005

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