Fabrizio Liberti
Ciak
In Italia il calcio si sta allontanando alla velocità della luce da una dimensione di pura passione sportiva, e nonostante sia lo sport nazionale solo in rari casi il cinema vi si è avvicinato, con diffidenza e risultati tutto sommato scarsi. Ben diversa è la situazione nel Regno Unito, dove il calcio è ancora visto come un gioco e un sano divertimento. Sognando Beckham è forse un film furbo, fatto proprio per piacere, ma nel quale si percepisce, come accadeva anche per Febbre a 90, un’etica dello sport che da noi non esiste più. Non si può quindi non trepidare e tifare per Jessminder detta Jess, una ragazza di origini indiane pazza per Beckham e per il calcio. Una passione che la porta a sgattaiolare di nascosto al campo di allenamento, sfidando le punizioni di una famiglia legata a riti e consuetudini ancestrali che non lasciano spazio alcuno a quello strano gioco. La vita di Jess, le amicizie e gli amori, scorrono al ritmo di dribbling e palleggi, delineando poco a poco il ritratto di una generazione e di una comunità chiusa in se stessa. In un finale sorprendente per ritmo e soluzioni narrative, Jess dovrà scegliere tra il pallone e la sua famiglia e allo spettatore lasciamo il gusto di scoprire come finirà. Sognando Beckham è un delizioso puzzle che mescola la passione per il calcio e la commedia etnica alla East Is East, trovando un mix calibrato e mai banale.
Da Film Tv, 52, 2002