Il cinema in lutto – a mezzogiorno a piazza del Popolo i funerali della Masina. Mauro Maur: "suonerò la musica di Nino Rota, era il suo desiderio" – l’assolo della "Strada".
Stamattina, ai funerali previsti per le 12 a piazza del Popolo, nella chiesa di Santa Maria in Montesanto, i romani, davvero per sempre, si renderanno conto che Giulietta Masina non c’è più – E la sua assenza diventerà subito dopo la cerimonia ancora più concreta perché il feretro sarà traslato a Rimini, accanto alla salma di Federico, il marito e compagna di strada e di sempre. Quando la macchina lascerà piazza del Popolo, Giulietta lascerà per sempre la città che amava e dove era diventata donna, attrice, moglie, amica di tante persone qualsiasi, che le scrivevano, alle quali spesso dava appuntamento da Rosati o da Canova. A differenza di Fellini, le piaceva partire, viaggiare, andare "altrove", ma a Roma e alla sua quieta casa in via Margutta, Giulietta Masina era molto legata. Diceva sempre, sorridendo: "Io, a Roma, sono arrivata "piccolissima" nel senso che ero una ragazzina ed ero incredibilmente magra e minuta. Stavo da una zia, andavo a scuola dalle Orsoline e percorrevo a piedi il tratto da casa a scuola, in via Salaria. Ho cominciato ad acquisire allora, poco a poco, quelle caratteristiche peculiari dei "romani de Roma" che poi sono state da me sfruttate in tanti film". "A Roma – soleva dire – ero venuta con un piccolo inganno: per studiare, è vero, ma in realtà per cominciare a recitare. Ignoravo bambole e giocattoli per inventare commedie, per ballare e recitare. Al cinema partecipavo con tutta me stessa ai drammoni tipo "I miserabili", "Le due orfanelle". mentre un po’ più tardi, verso i 10 anni, obbligavo mia zia a condurmi all’Opera e a teatro. A casa, poi, ridavo la mia interpretazione dei personaggi che avevo incontrato". Giulietta amava ricordare gli anni dell’Università e il tempo in cui Gherardo Gherardi le aveva proposto, dopo averla vista recitare, di entrare all’Accademia e, poi, di prendere il posto di attrice giovane allo Stabile dell’Eliseo, in compagnia con Ettore Giannini, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Gino Cervi e Andreina Pagnani. Si era sempre sentita a casa a Roma, era la città che aveva inconsciamente scelto da sempre e dove avrebbe conosciuto Federico nel 1942 e debuttato nel cinema nel 1947 con "Senza pietà" di Lattuada, sceneggiato da Fellini. Ma il suo legame con la città si era irrobustito negli anni della sua prima giovinezza quando, erano gli anni Trenta, di automobili e tram ne giravano pochi. "Via Salaria, via Po, fino a piazza Quadrata: quanti chilometri facevo – amava ricordare Giulietta accarezzando l’immagine della sua giovinezza, ma anche della "sua" città – A piazza Quadrata mi fermavo per un gelato al bar "Assogna", che faceva gelati buonissimi, e poi imboccavo viale Regina Margherita, viale Liegi e, finalmente, arrivavo a via Lutezia, dove abitavo con la zia. E al cinema andavo all’EXcelsior, su viale Regina Margherita: allora, in platea, si pagava una lira e in galleria due. Ma davano due film: una drammatica storia d’amore e un musical. Io ci andavo sempre con tre carissime amiche, Betty e Vittoria Valloscuri e Liliana Tentarelli: entravamo al cinema alle tre e uscivamo alle otto". Giulietta amava nelle interviste ricordare quei tempi del suo incontro con la città, quando tutto doveva ancora capitare e lei per gli amici e le amiche alla domenica organizzava picnic all’areoporto del Littorio sulla Salaria. Venti chilometri all’andata, venti al ritorno. E lì, in campagna, dava vita con quella che definiva "una banda di simpatici pazzi" a canti, balli, scherzi, recite all’aperto. Lei, allora, si era innamorata di un giovane alto, biondo, affascinante, incontrato, ovviamente, al cinema Excelsior in "La primula rossa": era Leslie Howard. Più tardi, nel mondo del cinema, l’attrice avrebbe avuto tantissimi legami di lunga, solidissima data e amicizia sincera, ma non amava pubblicizzare quei suoi legami e tantomeno amava parlare di cinema con i registi e con gli attori da lei considerati amici. E amico di "passeggiate e chiacchierate" è stato, tra gli altri, anche il regista Mario Monicelli che, oggi, della donna, più che dell’attrice, ricorda "il gusto di parlare di tutto con gli amici, tranne che del cinema". Giulietta, secondo Monicelli: "era felice di essere la donna di un grande regista" E aggiunge: "Non pretese mai di entrare di prepotenza nei film del marito. E, d’altro canto, non era esibizionista, come Federico". Giulietta Masina, prima di morire, ha chiesto che fosse il trombettista Mauro Maur a suonare oggi ai suoi funerali, il concerto di Nino Rota. Una triste occasione, per il suonatore triestino che aveva già suonato ai funerali di Federico Fellini. "Anche allora – ricorda Maur – fu la Masina a chiamarmi. Ci conoscemmo all’Opera di Roma, durante la rappresentazione del balletto "La strada", con le musiche di Nino Rota. Lei si commosse al mio assolo di tromba". Mauro Maur, trentacinque anni, da otto prima tromba dell’Opera di Roma, ricorda così il suo "incontro" con l’indimenticabile attrice. Durante il funerale suonerà "L’improvviso dell’angelo" di Rota, lo stesso brano che aveva suonato per Fellini, e l’assolo della "Strada". "Ho cominciato a suonare la tromba per caso – racconta Maur.. A Trieste, quand’ero bambino, si organizzavano dei doposcuola ricreativi. Decisi di frequentare il corso di lezioni per la banda rionale, ma il primo giorno arrivai in ritardo e l’unico strumento rimasto era una vecchia tromba appesa al muro". Maur ha recentemente inciso un disco per la Rca un compact disc intitolato "La Tromba", dove suona musiche scritte apposta per lui da Moricone, Teodorakis, Bussotti. "Anche gli con i musicisti sono avvenuti quasi per caso. Per esempio è dall’86 che interpreto le colonne sonore che Moricone scrive per i film. E praticamente un impegno continuo, visto che registriamo ogni settimana musiche per un film diverso". Ma al trombettista di Trieste, con nove anni di studi divisi tra la Francia e l’America, non piacciono le etichette: per questo suona con i Solisti veneti, alterna il repertorio classico al contemporaneo, sta preparando un disco con musiche jazz e più di una volta ha fatto incursione nel salotto di Maurizio Costanzo. Sandra Cesarale
Da Il Corriere della Sera, 24 marzo 1994
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