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gioved 20 settembre 2018

Mario Monicelli

Data nascita: 15 Maggio 1915 (Toro), Viareggio (Italia)
Data morte: 29 Novembre 2010 (95 anni), Roma (Italia)
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La Stampa

Alessandra Levantesi

Quando fu inaugurata sotto la guida di Lino Miccich la Mostra del Nuovo Cinema, Mario Monicelli aveva gi firmato alcuni dei film considerati i suoi capolavori ( La grande guerra, I compagni); ma la rassegna pesarese, improntata a un assoluto rigorismo autoriale, non gli avrebbe certo dedicato una personale. Oggi invece la tradizionale rassegna si conclude proprio con una tavola rotonda dedicata al maestro della commedia italiana e con la proiezione in piazza del Popolo di Speriamo che sia femmina (e speriamo che non piova). Segno che qualcosa cambiato sul fronte della cinefilia pi intransigente, soprattutto nel rapporto pi possibilista con il cinema-cinema di cui Monicelli uno dei massimi rappresentanti. [...] »

Il Tempo

Gian Luigi Rondi

Un regista che, con i suoi film pi recenti, venuto acquistando una posizione di preminenza nel nostro cinema, senza dubbio Mario Monicelli. Con I soliti ignoti si era felicemente inserito fra i nostri migliori autori comici, con una disinvoltura, per, una ricchezza di fantasia, un estro, una versatilit che pochi in questo campo potevano eguagliare, tanto pi che il film, pur tentando largamente i temi umoristici e pur tentandoli sulla scia della commedia all'italiana, riusciva a nobilitarli con una dignit anche nella caricatura piuttosto insolita e con un brio che, nonostante la complessit di un'azione ad ogni passo fonte di sorprese, non veniva mai meno; quasi sorretto da un inesauribile slancio. [...] »

L'Espresso

Nello Ajello

De Sica e Gassman. Vitti e Ullmann. Il fascismo e la commedia all'italiana. Incontro con il regista.
Alla vigilia del suo compleanno: 94 anni Il 24 maggio celebrer il suo compleanno: sono 94 compiuti, con 65 film all'attivo. Il regista Mario Monicelli ne ha di cose . da raccontare e lo fa con una verve che sembra crescere con l'et. Riferendomi al prossimo anniversario, ho appena-scritto celebrer, ma non la parola giusta. Fa pensare a un'intenzione auto-agiografica estranea all'indole di questo toscano arguto, pugnace, provocatorio, che non si atteggia a maestro e detesta che lo chiamino cos. Non resta che ascoltarlo.
Monicelli, non vorrei offenderla, ma mi dica: lei ha acquisito la saggezza?
La saggezza non rientra fra le mie conquiste. [...] »

Fernaldo Di Giammatteo

Personaggio insolito nel quadro di un cinema perbenista, o melodrammatico, questo finto toscano (dice di essere nato a Viareggio, dove in effetti visse soltanto, a lungo, in giovent) ha sconvolto le regole educate della commedia, inaugurando - dopo una serie di esperienze nel giornalismo e nel cinema amatoriale a Milano e dopo essersi messo al sevizio di registi di varia estrazione (Machaty, Genina, Camerini) - una singolare stagione di aggressivit comico-farsesca che attinge alla veneranda tradizione della poesia burlesca, dal Pulci a Teofilo Folengo. In compagnia di Steno tiene a bada le intemperanze di una marionetta come Tot, forma un duo di disperati (Tot e Aldo Fabrizi) per Guardie e ladri (1951), tenta perfino l'analisi di costume con Le infedeli (1953) e, finalmente, si presenta in proprio con la storia di una beffa che il destino gioca a un gruppo di sprovveduti ladruncoli (I soliti ignoti, 1958) individuando il tema della sua comicit amara, imperniata sulle ambizioni sbagliate e sull'inutile arrabattarsi dei poveracci condannati a restare poveracci. [...] »

Barbara Palombelli

Roma. Luci accese in un piccolo appartamento-studio affacciato sui vicoli del rione Monti, sulla scrivania piena di carte c un libro aperto, dalle finestre sintravede il Colosseo illuminato. Luomo in jeans e pullover che abita da solo in questo spazio dipinto di azzurro si muove come un ragazzo, eppure sta per compiere novantanni. Fra poco racconter, con la durezza e la sincerit che sono sue come uno stemma di famiglia, cosa pensa dellinestricabile rapporto che lega fra loro il cinema e la politica. Dai tempi del fascismo, il sistema che ha fatto di pi per il cinema italiano, dai littoriali alla mostra di Venezia, ai democristiani, i pi tolleranti, fino al governo Berlusconi, che lo odia, lo sta facendo spegnere lentamente, negandogli i mezzi e i finanziamenti necessari. [...] »

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