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giovedì 17 gennaio 2019

Federico Fellini

Data nascita: 20 Gennaio 1920 (Capricorno), Rimini (Italia)
Data morte: 31 Ottobre 1993 (73 anni), Roma (Italia)

Pino Farinotti

Primi passi di Federico
La leggenda narra che Federico Fellini sia nato su un treno che correva tra Viserba e Riccione il 20 gennaio del 1920. Qualcuno che si prese la briga di controllare scoprì che proprio quel giorno era in atto uno sciopero dei ferrovieri.
Una fatica che il diligente ricercatore poteva risparmiarsi. La vita di Fellini è talmente sospesa fra realtà e leggenda che nulla sarebbe cambiato. Per una volta, pur in una biografia che dovrebbe recare fatti esatti, il sogno vale esattamente come la realtà, anzi, forse vale di più. Perché c'è di mezzo Fellini.
La madre, Ida Barbiani, sta in casa; il padre, Urbano, (rappresentante, di commercio, tratta un po' di tutto, dai laterizi agli alimentari). [...] »

Daniele Di Ubaldo

Federico Fellini è un regista dotato di una capacità visionaria che ha saputo conquistare il pubblico di tutto il mondo. Eppure, dietro i suoi film si avverte la Rimini della sua infanzia (con la rigida educazione religiosa ricevuta in un collegio di frati, l'occhio del provinciale che arriva a Roma, grande metropoli, ma anche quel gusto sarcastico che aveva coltivato collaborando a giornali umoristici dell'epoca, come il "Marc'Aurelio").
L'esordio alla regia arriva con Luci del varietà (1951), firmato insieme ad Alberto Lattuada che, dietro la storia di un gruppo di attori di avanspettacolo alla ricerca di espedienti per sopravvivere, disegna una metafora della condizione italiana del dopoguerra. [...] »

Il Tempo

Gian Luigi Rondi

Dalla fine della guerra la borghesia italiana aspettava il suo interprete. Federico Fellini nel 1953, con I vitelloni, dimostrò di volerlo essere: e con una tale precisione e tale una dichiarata intenzione, da imporsi subito all'attenzione non solo della critica ma anche del pubblico; un interprete malinconico e nostalgico naturalmente come malinconica e nostalgica, appunto, è la nostra borghesia, ma anche un interprete cui non dispacciono l'ironia e la beffa, chè anzi puntualmente se ne vale ogni qualvolta malinconia e nostalgia sembrano portarlo troppo in là, verso le soglie pericolose del sentimentalismo e della retorica.
I personaggi dei Vitelloni riflettono il suo stesso animo, il suo identico, ragionato oscillare fra i due opposti sentimenti di allegria e di tristezza: si chiamano « vitelloni » perché così son definiti quei giovani di buona famiglia che, in provincia, passano le loro giornate nell'ozio più completo, dividendo le ore fra il caffè, il biliardo, la passeggiata e la piccola festa mondana. [...] »

La Stampa

Lietta Tornabuoni

Federico Fellini, nell'anno dei suoi settant'anni, ha fatto qualcosa di unico: s'è battuto come nessun altro (e come mai era accaduto prima nella sua vita) nella battaglia per impedire che venisse per legge confermato ufficialmente, definitivamente, inappellabilmente, il diritto da parte delle reti televisive di interrompere con spot pubblicitari i film mandati in onda, e ha perduto; ha raccontato come nessun altro l'Italia contemporanea nel suo film La voce della luna; ha accolto la vecchiaia con elegante malinconia.
Nella sua casa a Roma, in via Margutta, nella mattinata di sole del venti gennaio 1990, arrivavano rose e gigli bianchi troppo profumati, arrivavano telegrammi, telefonate, messaggi, messaggeri. [...] »

Il Sole-24 Ore

Roberto Escobar

"Faccio i film perché mi piace raccontare delle bugie, inventare delle fiabe": così, nel ‘58, Federico Fellini diceva di sé come autore di La strada (1954). E però aggiungeva: "E dire le cose che ho visto e le persone che ho incontrato". Come poi sia possibile conciliare le due cose - abbandonarsi al gusto "fantastico" della bugia e insieme coltivare quello "realistico" dell’esperienza vissuta - è questione attorno alla quale si potrebbe forse ricostruire la poetica felliniana. A proposito di I vitelloni (1953) e La strada - di cui Longanesi ripubblica ora le sceneggiature, insieme con interviste e dichiarazioni dell’autore - il conflitto bugià realtà ha ben modo di manifestarsi. Persino il significato della parola "vitelloni" sfuma nell’incerto confine tra le due dimensioni. [...] »

Pietro Bianchi

Il successo in Francia del Bidone di Federico Fellini, successo dovuto soprattutto a una critica che in certi casi afferma essere l’ultimo film superiore alla Strada, può incoraggiare al riesame di un’opera straordinariamente interessante che non ha ottenuto in Italia, secondo noi, i consensi che meritava.
Il film è prima di tutto la storia di Augusto, un piccolo imbroglione invecchiato fra meschine truffe, ladrerie dozzinali, e intere stagioni passate col batticuore nel timore della polizia o dei possibili riconoscimenti delle vittime. Quando Il bidone ha inizio, il protagonista, in compagnia di un cinico farabutto di bell’aspetto, Roberto, e di «Picasso», un pittorello che s’arrangia per tirare avanti la famigliola, trae in inganno, con una variante della classica truffa all’americana, una famiglia di contadini. [...] »

Gaetano Afeltra

Con Fellini c’era una vecchia amicizia nata dalla comune attività giornalitica, poi rinsaldata negli anni d’oro dei vecchio Rizzoli, quando il Commenda, che faceva quattrini con i suoi film, lo chiamava il Gran Maestro e aveva con lui un modo di fare fra l’ironico, il paternalistico e il furbesco, un miscuglio di confidenza e di rispetto. Ma prima di arrivare a un accordo, c’era da parlare, parlare perché qualsiasi cosa si proponesse a Rizzoli la risposta era sempre: «Mi lasci riflettere». Poi c’era da fare una buona colazione insieme (in genere rigatoni saltati al pomodoro, cotoletta alla milanese, patatine e insalata, frutta e caffè) nella palazzina di fronte alla grande sede della casa editrice. [...] »

Sergio Donati

(Agosto 1993) Ieri sera ho incontrato Leo Pescarolo, il produttore che avrebbe dovuto iniziare il 15 settembre la pre-produzione del prossimo progetto di Fellini. L'ho trovato molto preoccupato, e non solo per i problemi finanziari provocati dal rinvio sine die del film: il maestro sta veramente male, non dà segni di miglioramento. “Povero Federico” m'ha detto, “Sono sicuro che preferirebbe morire piuttosto che rimanere un invalido, lui così vivo, irrequieto, curioso.
“E poi” ha aggiunto, “pensa te, passare il resto della vita in una poltrona a rotelle, con Giulietta che non ti molla un minuto...”. [...] »



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