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marted 20 novembre 2018

Billy Wilder

Data nascita: 22 Giugno 1906 (Cancro), Sucha (Polonia)
Data morte: 27 Marzo 2002 (95 anni), Los Angeles (California - USA)
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Piero Di Domenico

Wilder, il cui vero nome era Samuel, nasce nel 1906 a Sucha, citt all'epoca austriaca (ora polacca); il nome Billy gli viene messo subito dalla madre, affascinata dall'America di Billy the Kid e che in giovent ha vissuto a New York; il padre, con un'esperienza a capo di una catena di ristoranti, apre un albergo a Cracovia che per deve chiudere dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel 1914, infatti, la famiglia Wilder costretta a trasferirsi a Vienna, dove Billy si iscrive al liceo e in seguito all'universit, per studiare legge e diventare avvocato come vorrebbe la madre. Contemporaneamente dedica il suo tempo libero a quella che la sua vera passione, la scrittura. Quando comincia a collaborare col giornale "Die Stunde", decide perci di interrompere gli studi universitari, e dedicarsi a tempo pieno alla stesura di articoli di varia natura - per uno di questi pezzi, viene incaricato di intervistare Sigmund Freud, che per lo caccia non appena scopre la sua identit di giornalista. [...] »

Il Sole-24 Ore

Emanuela Martini

morto, a novantasei anni, poco prima di Pasqua, nella notte tra mercoled 27 e gioved 28. Chaplin mor a Natale, con tempismo ancora pi deciso. I grandi sanno persino qual il momento esatto per andarsene. Tre giorni prima, avrebbe dovuto partecipare alla cerimonia dellOscar, ma aveva rifiutato di presentarsi in carrozzella davanti a tutto lestablishment hollywoodiano, magari ancora un pastioso nei confronti dellaustriaco sbarcato a Los Angeles nel 1934, pungente, cattivo, irredimibile, dalle prime sceneggiature per Lubitsch e Leisen agli ultimi dei ventisei film diretti, almeno due dei quali feroci proprio nei confronti del mondo del cinema e dei suoi falsi miti: Viale del tramonto (1950), vero prontuario della decandenza e del cinismo di Hollywood, e Fedora (1978), che avvolge ogni illusione in un sudario di menzogne cadenti: "A Hollywood - ha detto una volta - non seppelliamo i nostri morti. [...] »

Sergio Donati

Billy Wilder (non faccio name dropping, il venerato grandissimo maestro mi onora effettivamente e da quasi vent'anni della sua corrosiva benevolenza: ogni qualche mese gli telefono la mia affettuosa devozione e lui regolarmente la prima cosa che dice no, my friend, non sono ancora morto) Wilder dicevo ha girato in Italia nei primi anni 70 un film intitolato Avanti! (qui chiamato mi pare Che successo fra mio padre e tua madre o qualcosa del genere).
Non certo tra i suoi migliori, per pullula di caratteristi italiani, specie napoletani, da Gianfranco Barra a Franco Angrisano. Wilder era entusiasta di quegli attori, diceva che sono i migliori del mondo e che magari averli a Hollywood. [...] »

Fernaldo Di Giammatteo

Sarcastico, tetro, irridente, mostruosamente abile nella costruzione drammatica; trasporta dalla vecchia Europa - lui figlio ebreo, dunque un po' emarginato, dell'impero asburgico - alla puritana America le tensioni sessuali che il suo concittadino Freud aveva cominciato a indagare scientificamente. Il padre albergatore, vorrebbe che il giovane studiasse, ma il giovane s'imbarca nel giornalismo, poi nel cinema, in Germania e in Francia, alla fine a Hollywood per sfuggire a Hitler (non vi sfuggir la madre, uccisa con parte della famiglia in un lager). Collabora con Lubitsch, si allea con lo sceneggiatore - produttore Charles Brackett e inaugura, dopo molta farne, la prima fase della sua ricchissima carriera, quella che accanto a pungenti commedie (Frutto proibito, 1942; Scandalo internazionale, 1948) allinea crudeli ritratti dell'avidit e della infelicit umana: il nero chandleriano La fiamma del peccato (1944), con una eccellente Barbara Stanwyck, il dramma della dipsomania Giorni perduti (1945), che riceve l'Oscar, la decadenza, la passione, il delitto e la follia di una diva del muto travolta dalla smania di risorgere, nell'angoscioso Viale del tramonto (1950) cui fornisce dolore autentico e autobiografico Gloria Swanson. [...] »

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