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mercoledì 20 febbraio 2019

Cesare Zavattini

Data nascita: 20 Settembre 1902 (Vergine), Luzzara (Italia)
Data morte: 13 Ottobre 1989 (87 anni), Roma (Italia)
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a cura della redazione

Sceneggiatore italiano, scrittore, uno dei maggiori esponenti del movimento neorealista, sia pure su posizioni del tutto particolari e caratteristiche, che attraverso una lunga e fruttuosa collaborazione con Vittorio De Sica Io portarono alla formulazione di ipotesi teoriche non indiscutibili, come la cosiddetta "poetica del pedinamento", ovvero del neorealismo interpretato come una metodologia irrimediabilmente tecnicistica, consistente nel seguire il personaggio in tutto l'arco di una sua singola, materiale azione, senza soluzioni di continuità. Affine per qualche verso al rinverdire, in Francia, del cinéma-verité come gusto più che come stile o esigenza espressiva, l'ultima elaborazione zavattiniana non si confermò comunque felice, dal punto di vista dell'ispirazione concreta, quanto la prima: che comprende, limitando l'elenco alle sole opere maggiori, composte con De Sica, Teresa Venerdì, 1941; I bambini ci guardano, 1941; La porta del cielo, 1944; Sciuscià, 1946; Ladri di biciclette, 1948; Miracolo a Milano, 1950; Umberto D. [...] »

Daniele Di Ubaldo

Zavattini è il maggior teorico del Novecento, che definiva sinteticamente come "la scoperta dell'attualità". Il cinema italiano, infatti, dopo essersi basato per molto tempo solo su "fatti grandi", frutto dell'immaginazione, aveva scoperto, grazie alla guerra, la vita quotidiana che, nell'Italia di quegli anni, significava soprattutto fame, miseria e sfruttamento. Quello che permetteva di scoprire l'attualità era - come lo definiva lo stesso Zavattini - lo "spirito d'inchiesta", vale a dire la volontà di analizzare dietro un episodio o anche un semplice oggetto. «Se, per esempio, un decadente descriverà una bottiglia - scriveva Zavattini in un articolo apparso nel 1953 sulla rivista Emilia - porrà il suo accento, soprattutto, sulle iridescenze del vetro, ma gli sfuggiranno fatti umanamente e artisticamente rilevanti: che per fare quella bottiglia, e migliaia di bottiglie simili a quella, un operaio deve soffiare giorno per giorno il vetro, e a 40 anni avrà perso i polmoni, per dirne uno dei più rilevanti. [...] »

Ugo Casiraghi

Per misurare la statura di Cesare Zavattini e la perdita che l'Italia ha sofferto con la sua scomparsa, ma nel contempo la miseria in cui è oggi precipitata la struttura culturale e politica del paese, bisogna tornare agli anni dell'immediato dopoguerra e alla troppo breve parentesi neorealistica nel cinema nazionale. Con Rossellini, con Visconti, con De Sica (che fu il suo regista d'elezione) il soggettista e sceneggiatore Zavattini si piegò allora sulle macerie della guerra e sulle piaghe ereditate dal fascismo oltre che dal conformismo e dal silenzio di sempre. Come ripartendo da zero egli scese, per così dire, dal cielo della sua fantasia di scrittore e si calò sulla terra abitata dalla sua gente; e «pedinando» questi suoi simili, amando questa loro terra, aprendo gli occhi sulla realtà delle loro condizioni, rinvigorì insieme la propria fantasia poetica e con tenerezza, con umorismo, ma anche con una nuova e straordinaria lucidità, la guidò su una inedita strada creativa, verso un obiettivo di rispetto dell'uomo e di giustizia sociale. [...] »

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