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sabato 19 gennaio 2019

Jean Vigo

Data nascita: 26 Aprile 1905 (Toro), Parigi (Francia)
Data morte: 5 Ottobre 1934 (29 anni), Parigi (Francia)
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a cura della redazione

Crebbe infelice e malato, tra collegio e sanatorio. Stabilitosi al Sud per ragioni di salute, lavorò con l'operatore francese L.H. Burelguidò e creò a Nizza il cineclub d'avanguardia Les amis du Cinéma legandosi al movimento surrealista. Con il cortometraggio À propos de Nices (1930), "punto di vista documentato" con notevole sarcasmo sul turismo di lusso e gli ozi della borghesia, realizzato con B. Kaufman, iniziò una carriera folgorante ma creativamente molto breve (5 film in 4 anni) di genio del cinema. Dopo il cortometraggio didattico divenuto in realtà uno studio sugli effetti cinematografici e il ritmo narrativo Taris ou la Natation (1931), consegnò in due film a soggetto tutto il suo talento. [...] »

Piero Di Domenico

Discendente degli antichi vicari di Andorra, Jean Vigo nasce a Parigi nel 1905, da Eugène Bonaventure de Vigo e Emily Clero, in una misera mansarda. Il padre, fotografo, ma soprattutto militante anarchico, già da alcuni anni passa la maggior parte del tempo in prigione, ed è qui che assume lo pseudonimo di Miguel Almereyda, il cui significato è l'anagramma di una frase tra lo sberleffo e l'urlo di ribellione ("Y a la merde"). La sua infanzia è tumultuosa e disordinata, vissuta tra continui spostamenti e riunioni politiche. Quando il padre muore, in prigione, a causa della sua posizione contraria alla guerra, nel 1917, Jean è costretto ad andare a vivere con i nonni materni. Forse anche a causa della disperazione per la morte del padre, si ammala, e su consiglio di un medico viene inviato a respirare l'aria più salubre di Millau, ospite di un Collegio che si dovrà occupare anche della sua educazione. [...] »

André Bazin

La publication, conjointement à la traduction de l'Eisenstein de Marie Seton, du Jean Vigo, de P.E. Salés Gomès est un événement doublement notable. Par la valeur du texte d'abord sans doute, mais aussi parce qu'elle témoigne de progrès dans l'édition cinématographique française. Il ne faut pas se cacher que l'impression d'un tel livre eût été impensable voici trois ou quatre ans. En dépit du nombre des livres publiés (avec fort peu de discernement du reste de la part des éditeurs), la France restait et reste très en retard sur la bibliographie de langue anglaise et italienne en fait d'ouvrages «sérieux» (sauf peut-être dans le domaine purement historique, grâce surtout à Georges Sadoul). [...] »

Film TV

Emiliano Morreale

Nasceva cent’anni fa a Parigi uno dei più puri artisti che il cinema abbia donato, Jean Vigo, morto a soli 29 anni dopo averci lasciato non più di tre ore di cinema. La carriera di Vigo si svolge nella tumultuosa Francia del tentato colpo di stato fascista e del Fronte popolare. Figlio di un anarchico catalano dalla carriera ambigua negli anni della banda Bonnot (Louis de Vigo, noto con lo pseudonimo di Miguel Almereyda: ne dà un bel ritratto Victor Serge nelle Memorie di un rivoluzionario) morto misteriosamente in carcere quando Jean aveva dodici anni. E intriso di violenti umori anarchici era anche l’esordio di Vigo, una specie di documentario d’avanguardia su Nizza, A propos de Nice (1930), violento pamphlet contro la città balneare e la sua corrotta borghesia, cui seguì un documentario sul campione di tuffi Taris (in realtà una meditazione sul movimento, astratto e vitale insieme: Taris roi de l’eau ou la natation, 1931). [...] »

Pietro Bianchi

È caduto l’anno scorso, ricordato da pochi, il ventesimo anniversario della morte di Jean Vigo, il singolare regista di Zero in condotta e de L’Atalante. Vigo morì a soli 29 anni lasciando però un grande ricordo presso coloro che sono persuasi che il cinema non è soltanto un passatempo da dimenticare subito. In Zero in condotta Vigo ha evocato la vita di collegio; ne L’Atalante, che è anche conosciuto come Le chalande qui passe, dal titolo della canzone popolare che vi venne aggiunta come commento sonoro, è la storia di un malinconico amore sullo sfondo dei canali navigabili francesi.
Il mondo morale di Vigo è un mondo di rivolta contro la ipocrisia, il costume, i luoghi comuni di una società rappresentata come naturale sede di una stoltezza infinita. [...] »

François Truffaut

Ho avuto la fortuna di scoprire tutti i film di Jean Vigo in un’unica volta, un sabato pomeriggio del 1946, al Sèvres-Pathé grazie al cine-club La chambre noire animato da André Bazin e altri collaboratori di “La Revue du Cinéma”. Entrando in sala ignoravo persino il nome di Jean Vigo, ma fui preso immediatamente da un’ammirazione sterminata per quest’opera che tutta insieme non raggiunge nemmeno i duecento minuti di proiezione.
In principio ho avuto più simpatia per Zéro de conduite (1933), probabilmente per identificazione avendo solo tre o quattro anni più dei collegiali di Vigo. Poi, a forza di vedere e rivedere i due film, ho finito per preferire definitivamente L’Atalante (1934) che mi sarà per sempre impossibile dimenticare quando mi trovo a dover rispondere a questionari del tipo: “Quali sono, secondo lei, i dieci migliori film del mondo?”. [...] »

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