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lunedì 21 gennaio 2019

Michelangelo Antonioni

Altri nomi: M. Antonioni
Data nascita: 29 Settembre 1912 (Bilancia), Ferrara (Italia)

Data morte: 30 Luglio 2007 (94 anni), Roma (Italia)

Il Tempo

Gian Luigi Rondi

Nel 1955 Michelangelo Antonioni, che doveva diventare uno degli autori più significativi del cinema italiano - un autore di pensiero e di stile - presentò alla Mostra di Venezia Le amiche, un film cui la critica, pur con talune riserve, riconobbe un'insolita forza di linguaggio e un'asprezza di racconto rigorosa ed autentica.
Considerati ad uno ad uno, gli stati d'animo dei personaggi e la logica interna dei loro atteggiamenti sono in genere messi in rilievo con asciutto rigore; nel loro insieme, però, le vicende delle quattro protagoniste della storia - tratta, con una certa libertà, dal racconto Tra donne sole compreso nel volume La bella estate di Cesare Pavese - non si equilibrano compiutamente; il loro alternarsi, spesso, è un po' frammentario, quando non diventa addirittura episodico; e così il mondo in cui vivono: non sempre visto in funzione propriamente critica. [...] »

The New York Times

Stephen Holden

Decades before it was given a name, Michelangelo Antonioni recognized the malady we now call attention deficit disorder. In his great 1960s films, “L’Avventura,”“La Notte,”“Eclipse” and “Red Desert,” but especially in “L’Avventura,” his masterpiece, it wasn’t diagnosed as a chemical imbalance, but as a communicable social disease.
Spawned in a psychological petri dish in which idleness, boredom and dissatisfaction with the material rewards of life combined to create and spread a chronic, generalized, mild depression, it was an ailment peculiar to the upper middle class. What made audiences susceptible was the glamour that attached to it. As I watched the attractive aristocrats and climbers in his films mope through their empty lives, a part of me wanted to be just like those people: self-absorbed and miserable, perhaps, but also fashionable and sexy. [...] »

The New York Times

Rick Lyman

Michelangelo Antonioni, the Italian director whose chilly depictions of alienation were cornerstones of international filmmaking in the 1960s, inspiring intense measures of admiration, denunciation and confusion, died on Monday at his home in Rome. He was 94.
His death was announced yesterday by Walter Veltroni, the mayor of Rome. No cause was given. In 1985, Mr. Antonioni had a debilitating stroke that left him partly paralyzed, though he continued to make films sporadically for two more decades.
Earlier on Monday, another great director of the 20th century, Ingmar Bergman, died, at 89, at his home on a remote Swedish island.
Tall, cerebral and serious, Mr. Antonioni, like Mr. [...] »

Il Manifesto

Roberto Silvestri

Produsse anche grande noia, come solo pochi genii sanno fare, e perfino illustre scherno critico. Francis Coppola ironizzava sui suoi primi esperimenti digitali e Carmelo Bene gli consegnò a Taormina nell''82 un virtuale «premio per la comicità involontaria», imitando, però, sarcastico, i peggiori critici della terra. Come Vincent Canby, del New York Times che, forse imbeccato dalI'Fbi, stroncò ZabriskiePoint, trovando «unintentionally funny» la grafica sessuale dell'orgia nella Death Valley o l'esplosione «assurda» della villa wrightiana. O, peggio, Penelope Gilliatt che aveva scritto sull'Avventura: « Antonioni è un socialista. ma i suoi film dimostrano che non crede troppo nelle capacità sociali dell'individuo. [...] »

Il Manifesto

Arianna Di Genova

Dipingevo già da bambino, ma allora erano volti: quello di mia madre, di mio padre, di Greta Garbo. Il mio mai, perchè non so vedermi. Alcuni anni fa ho dipinto altri volti, tutti sconosciuti, amici immaginari. Uno di questi l’ho tagliato in tanti piccoli pezzi e poi l’ho ricostruito. Il risultato: una montagna. È così che ho cominciato». Sarà poi la Biennale di Venezia del 1983 a presentare la sua serie sulle Montagne incantate, sorta di blow up di ciò che non si vede e deborda prepotentemente dall'inquadratura cinematografica per approdare su carta, in un mix di pittura, fotografia e collage.
Michelangelo Antonioni aveva con le arti visive un rapporto intenso. Pittore lui stesso, prima con calligrammi eleganti su fogli di quaderno e poi con stesure di colore sempre più brillanti (era aiutato della moglie Enrica negli ultimi anni), aveva affidato all'arte quel messaggio di «silenzio» che un tempo fu delle immagini su grande schermo. [...] »

Il Manifesto

Silvana Silvestri

L'Italia assente dai paesi della Nouvelle Vague europee ha avuto in Antonioni (e Rossellini ad aprire la strada prima di lui) l’anticipazione dei nuovi linguaggi. La composizione del suo spazio cinematografico nasceva, prima che dal set, dalla carta stampata, dalla critica. Antonioni - era infatti una delle firme della rivista «Cinema» diretta da Vittorio Mussolini, appartenente al gruppo della fronda, si diceva anche allora, e talvolta anche in linea, come in una celebre recensione al film Suss l’ebreo di Veit Harlan, presentato al festival di Venezia del '40, anche se non entrava nel merito delle tematiche razziali, ma solo in quelle ritmiche, un po' come Della Volpe quando scriveva di «Estetica del carro armato». [...] »

L'Unità

Alberto Crespi

Morendo - a quasi 95 anni - il giorno dopo Ingmar Bergman, Michelangelo Antonioni lascia il mondo orfano dei due artisti che più hanno contribuito a fare del cinema un'arte adulta, un pezzo importante della cultura modema, un argomento da intellettuali. Ma se per Bergman tale definizione era al tempo stesso restrittiva ed esagerata, per Antonioni era giusta e doverosa. Michelangelo Antonioni è stato molto semplicemente il più grande cineasta italiano di tutti i tempi, assieme a Federico Fellini, Vittorio De Sica e Roberto Rossellini.
Ciascuno, però, è stato grande a modo suo. Fellini è riuscito nel miracolo di raccontare l'Italia senza distogliere lo sguardo dal proprio inconscio. Rossellini, in quella stessa Italia, si è voracemente tuffato inventando, al contrario di Fellini e Antonioni che sono artisti poco imitabili, un modello di cinema riciclabile senza il quale non sarebbero esistiti il neorealismo, la Nouvelle Vague, il Free Cinema, la Nuova Hollywood. [...] »

La Repubblica

Maria Pia Fusco

Un completo blu, una camicia color tortora, la sua preferita, il corpo di Antonioni giace sul suo letto, il volto magro è disteso, sereno, pacificato. Alla sua sinistra è sdraiato un grande ghepardo di peluche, «l'animale più veloce del mondo. Glielo regalò un insegnante di yoga in India chiedendogli di tenerlo accanto la notte, ha sempre dormito con lui», dice Enrica Fico e accarezza con lo sguardo l'uomo con cui ha diviso 35 anni di vita e aveva sposato nell''86. «È bello, è sempre stato bello ed elegante». E sorride. Non ci sono i segni del lutto nella bella casa romana del regista affacciata sul fiume che si snoda nel verde della collina Fleming. Un'immagine che migliaia di volte Antonioni ha ammirato dalla sua poltrona nel salotto, la stessa dove lunedì sera alle 19,30 si è spento, e sul cuscino è rimasto il segno della sua presenza. [...] »



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