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mercoledì 13 dicembre 2017

Bernardo Bertolucci

76 anni, 16 Marzo 1941 (Pesci), Parma (Italia)
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Barbara Palombelli

«L'Italia ha perso una grande occasione, dopo Tangentopoli: doveva fare un vero esame di coscienza, capire come mai siamo tutti immersi in un paesaggio affollato di figure corrotte, complici di un sistema che va dalle piccole mance per piccoli favori alle grandi tangenti per grandi appalti. Era questa la rivoluzione morale che tanti avevano immaginato? D'altra parte, agli italiani non si addice l'affermazione della verità storica: ancora oggi, sulla data fondante della nostra Repubblica, il 25 aprile 1945, non siamo stati capaci di vedere i fatti con il distacco necessario. Lo scoprii alla prima proiezione del mio Novecento, un film in cui raccontavo una saga familiare a partire dalla nascita del comunismo in Emilia Romagna. [...] »

Sergio Donati

Nella sua prima versione, la sceneggiatura di Ultimo Tango a Parigi era di Kim Arcalli, uno splendido essere umano (che ci ha lasciati troppo presto come succede ai migliori, vedi Troisi) e un bravissimo montatore che sapeva anche scrivere molto bene (o viceversa, come preferite).
L'idea di base (due sconosciuti si disputano un appartamento vuoto da affittare, e finiscono a letto più o meno innamorandosi) era ripresa pari pari, non so quanto involontariamente, da una vecchia commedia del teatro “borghese”, classico repertorio compagnia Pagnani-Cervi: “Due dozzine di rose scarlatte”, di Aldo de Benedetti. Su quella base Arcalli e Bertolucci avevano elaborato una storia nello stile un po' algido ed elegante del Conformista, meditando perfino di riutilizzare come protagonista lo stesso Trintignant. [...] »

Fernaldo Di Giammatteo

Famiglia borghese, padre poeta stimato, inclinazioni di sinistra, cinefilia come religione, intelligenza viva e pronta, vincitore di un Premio Viareggio per la poesia, si appoggia a un testo di Pasolini per il primo film - La commare secca - che dirige nel 1962, a 21 anni. Con Prima della rivoluzione/em>, due anni dopo, tenta un esame di coscienza della sua generazione che s'è appena affacciata alla vita (e alla politica), con un linguaggio languido e disteso. In pieno '68 si prodiga, sulla scia di Godard, nella frantumazione dei codici narrativi (Partner, 1968) ma subito si placa, ricorrendo a una intensa e lineare trasposizione d'un romanzo di Alberto Moravia (Il conformista, 1970), che mette in rilievo il suo gusto per l'ambiguità, la sua attenzione alle tematiche sessuali intrecciate con l'ideologia. [...] »

Gian Piero Brunetta

Prima di parlare di Bernardo vorrei spendere alcune parole sui geni della famiglia Bertolucci: ciò che più mi affascina nel lavoro di Attilio, Bernardo e Giuseppe - intesi come figura unitaria, prima che come singole personalità ben distinte tra loro e nel nostro habitat culturale - è la straordinaria apertura culturale, la capacità di mantenere e coltivare i rapporti con le proprie radici e respirare l'aria della cultura internazionale. Detto in maniera più banalmente comprensibile si potrebbe parlare di «cucina culturale fusion» per la loro capacità di coniugare Proust al culatello di Zibello, Hopper e Magritte al lambrusco di Sorbara, Creta Garbo, Marlene Dietrich e Louise Brooks all'amore in genere per la bellezza e a quella femminile in particolare, la fascinazione per il giallo e i fumetti a Roberto Longhi, la musica delle balere a Duke Ellington e Amstrong, Giuseppe Verdi e il melodramma a Berlinguer, Freud e Benigni. [...] »

Gian Piero Brunetta

Il successo di pubblico e critica non è comunque paragonabile, a nessun livello, con quello dell'Ultimo tango a Parigi del 1972, opera in cui il processo di integrazione nei meccanismi produttivi del cinema americano sembra ormai definitivo (e non solo per il fatto che nella parte di Paul, il protagonista, reciti Marlon Brando). Il film entra di prepotenza nella storia del cinema degli anni Settanta come uno degli esempi più clamorosi di mobilitazione totale dell'opinione pubblica e dei mass media. Al di là dei fasti giornalistici e scandalistici che ne hanno accompagnato la vita e la morte (mi riferisco all'Italia), quest'opera ha interessato più come fenomeno di costume e ha goduto di poche significative analisi. [...] »

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Evviva Giuseppe

Chi è Giuseppe Bertolucci?
Regia di Stefano Consiglio. Genere Documentario, produzione Italia, 2017.

Un film sulla vita e i tanti talenti preziosi di Giuseppe Bertolucci: regista di cinema, teatro e televisione; scrittore, poeta, talent scout, organizzatore culturale.
Evviva Giuseppe
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