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sabato 19 gennaio 2019

Renato Castellani

Data nascita: 4 Settembre 1913 (Vergine), Finale Ligure (Italia)
Data morte: 28 Dicembre 1985 (72 anni), Roma (Italia)
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a cura della redazione

Iniziò aderendo alla cosidetta corrente formalista con Un colpo di pistola (1941) e Zazà (1942), per divenire nel dopoguerra il maggiore autore del neorealismo «rosa» con un trittico di commedie piene di vivacità e di sapore (Sotto il sole di Roma, 1948;È primavera, 1949;Due soldi di speranza, 1952), girate in esterno e con attori non professionisti. Con Giulietta e Romeo vinse il Leone d'oro a Venezia nel 1954. Cineasta appartato e fuori dal grande giro continuò a girare film interessanti come il racconto a sfondo sociale I sogni nel cassetto (1957) e il Il brigante (1961). Si dedicò poi a biografie televisive, delle quali si ricordano Vita di Leonardo (1971) e Giuseppe Verdi (1982). [...] »

Il Tempo

Gian Luigi Rondi

Autore composito, ricco di ispirazioni letterarie e nello stesso tempo attento all'osservazione della vita di tutti i giorni, Renato Castellani si impose trionfalmente nel cinema italiano con Due soldi di speranza (1952) in cui, rinverdendo i temi drammatici del neorealismo con uno spirito umoristico che partecipava a volte del nostro antico Novellino, a volte del Basile del Cunto delli Cunti, approdava a risultati di vivacissima freschezza in un'atmosfera quasi di canto, schietta, autentica, calda.
La stessa vicenda - l'amore contrastato di due giovani, soffocati da una rissosa atmosfera di faida paesana - veniva ripresa più tardi da Castellani con una opera di grandi ambizioni culturali, Romeo e Giulietta che, a detta dello stesso autore, voleva essere un Due soldi di speranza in chiave scespiriana e, nello stesso tempo, la riscoperta non solo delle fonti italiane di Shakespeare, ma anche delle sue segrete inclinazioni classiche. [...] »

Gian Piero Brunetta

Tre anni durano le riprese e la lavorazione del Brigante di Renato Castellani (tratto dal romanzo di Giuseppe Berto) e per la sua realizzazione il regista gira centomila metri di pellicola, da cui trae un film di tre ore circa. La versione che giunge nelle sale è tuttavia già più breve di un'ora e compromette, in maniera decisiva, l'intenzione generale di costruzione di un grande affresco epico e corale di vita nella Calabria contadina negli anni tra fascismo e dopoguerra. La storia, raccontata in prima persona dal protagonista («Nell'ottobre del 1942 avevo dieci anni...»), secondo un ritmo e una struttura tutta spezzata a metà tra lingua e dialetto, pur ambiziosa nella sua struttura, nella costruzione dell'intreccio e delle cadenze narrative, è rifiutata all'unanimità dal pubblico e dalla critica. [...] »

Ugo Casiraghi

Renato Castellani, il regista cinematografico scomparso alla fine del 1985, era un uomo civile e ostinato, uno sperimentatore insaziabile, un tecnico di rara finezza. C'è un lontano profilo di lui, apparso sulla rivista La Fiera del Cinema nel novembre 1961, sotto il titolo Il regista architetto, per la spiritosa penna di Adriano Baracco. Eccone un brano: «Quell'estate pellicolare vestiva con trascuratezza, mangiava come un lupo, non gli si conosceva-no legami femminili. Aveva due piccoli occhi irrequieti e una testa di selce. Quieto e ragionevole, sembrava facile fargli cambiare idea, ma chi ci provò dovette combattere contro la più impervia testardaggine del secolo. Fin che aveva argomenti difendeva con quelli il proprio punto di vista, poi si isolava in un blando silenzio e parlava d'altro, lasciando cuocere l'oppositore a fuoco lento; infine lo sbranava con tutta una serie l'argomenti nuovi. [...] »

Pietro Bianchi

Secondo il nostro caro Stendhal, «Giulietta e Romeo» è la tragedia «nella quale il divino Shakespeare ha saputo dipingere dei cuori italiani». Forse è in questa osservazione del romanziere della «Certosa di Parma» che va cercata la ragione dell’ultima scelta del regista Renato Castellani. Perché «Romeo and Juliet»? Perché vi si tratta di «cuori italiani». E chi è più italiano nei temi del regista di Due soldi di speranza?
Secondo alcuni, Renato Castellani sarebbe giunto al cinema quasi per caso: chiamato a «dare una mano» a una «troupe» cinematografica in Etiopia, dove il futuro regista si trovava come ufficiale. Secondo altri, Si tratta di una vocazione precisa. Uomo del settentrione che aveva compiuto studi di architettura, Castellani trovò ne,l cinematografo la misura artistica che più rispondeva alle autentiche ambizioni sue. [...] »

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