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mercoledì 16 gennaio 2019

Anna Magnani

Data nascita: 7 Marzo 1908 (Pesci), Roma (Italia)
Data morte: 26 Settembre 1973 (65 anni), Roma (Italia)
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Ida Biondi

Trasferitasi bambina in Italia, a Roma, esordì giovanissima nel teatro di rivista e, successivamente, in quello di prosa, dialettale e non, ottenendo un immediato successo di pubblico come attrice dal temperamento spontaneo e sanguigno, dotata di una comicità istintiva e popolaresca, forse un po' troppo immediata, ma anche di notevoli capacità drammatiche. Nel 1934 esordì nel cinema con La cieca di Sorrento (Nunzio Malasomma); ma la sua vera affermazione giunse solo più tardi, nei primi anni della seconda guerra mondiale, soprattutto grazie a due film in cui comparve al fianco del già famoso Aldo Fabrizi, Campo de' fiorj (Mario Bonnard) e L'ultima carrozzella (Mario Mattoli), ambedue del 1941. [...] »

La Stampa

Lietta Tornabuoni

Anna Magnani non voleva morire, il 26 settembre 1973 a Roma: “Fu scossa da spasmi. Cadde in coma irreversibile, l’encefalogramma era piatto. Ma il cuore batteva. Seguitò a battere per ore, per molte ore: Un cuore da astronauta”, disse Roberto Rossellini. Quasi un simbolo: vent’anni dopo il cuore dell’attrice più dotata di grandezza, faccia esemplare del neorealismo e dell’Italia nel dopoguerra, icona popolare, resta eloquente per tutti quelli che vedono i suoi film alla televisione. La sua carriera resta leggendaria, ad Anna Magnani riuscì quanto non era riuscito mai a nessuna. Passare dalle luci del varietà al cinema, dalle commedie brillanti ai personaggi drammatici, dai film alla televisione. [...] »

Sette

Patrizia Carrano

Ancora oggi, a distanza di molti anni, ci domandiamo: possibile che la Magnani non abbia lasciato delle eredi? Possibile che dopo di lei non ci sia stata qualche attrice capace di raccogliere il suo patrimonio espressivo e di farlo proprio? Sordi ha avuto una sorta di figlioccio in Carlo Verdone, Gigi Proietti ha riproposto l’universo di Petrolini, Mastroianni rivive nella grazia melanconica di Sergio Castellitto. Ma la Magnani? Che ne è stato di lei e delle sue donne, così ringhiose e assieme fragili, così modernamente sole, così faticosamente divise fra sottomissione e indipendenza? Davvero la Magnani è un personaggio dimenticato, finito per sempre in naftalina? «Figurarsi. Ogni volta che sullo schermo compare una bruna scarmigliata e veemente con un viso fascinoso, ma irregolare, non possiamo che pensare a lei, alla Magnani. [...] »

Il Venerdì di Repubblica

Emilio Marrese

Bellissima è il film preferito di Olivia tra i tanti interpretati da sua nonna Anna Magnani, il cui centenario dalla nascita ricorre il 7 marzo. Lo rivediamo insieme. È una pellicola del 1951 diretta da Luchino Visconti: la storia di una donna del popolo disposta a tutto, o quasi, pur di vedere sfondare la figlia di cinque anni nel cinema. «È incredibile quanto sia ancora attuale» dice Olivia, anche lei Magnani e anche lei attrice. «Anna l'ho conosciuta solo attraverso i film, ma non credo che fosse molto diversa nella vita reale. ' La donna e l'attrice sono figure che si appartengono e sovrappongono. In questo film si vede quanto si divertiva. Mi piace di più in questi ruoli meno tragici, penso che fosse; ro più vicini al suo carattere. [...] »

Alberto Moravia

ANNA MAGNANI In genere non si crea il culto della personalità se prima di tutto non si è, nell’intimo, dediti a questo culto. Si pensi, per esempio, a D’Annunzio: la sua popolarità, come figura pubblica, derivava prima di tutto dal suo eccezionale narcisismo. Anna Magnani, invece, era quel raro personaggio che è un narcisista amaro, scontento, insicuro, profondamente diffidente della propria popolarità anche se incapace d’approfondire e rimuovere i motivi di questa sua diffidenza. Ricordo una serata, diciamo così, tipica con Anna Magnani e Pier Paolo Pasolini, ai tempi relativamente recenti di Mamma Roma. Le proponemmo di scegliere fra un ristorante qualsiasi e un noto locale cosiddetto caratteristico, decorato nello stile della Roma rustica e papalina con selle e finimenti di cavalli, carri da vino con il soffietto dipinto, spiedi di ferro, pentole e teglie di rame, tavoloni e sgabelloni di quercia, botti, barili e bicchieri col fondo grosso, dove, sicuramente, il suo mito personale avrebbe trovato una collocazione immediata. [...] »

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