FocusAttualità ed eventi dal mondo del cinema, dello spettacolo e delle arti visive. |
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Il cinema ha centodiciassette anni. È importante, è l'arte del Novecento e degli anni successivi. I cineasti, nei tempi, sono riusciti ad accreditarsi come artisti seri. Di tanto in tanto qualcuno decideva di richiamare l'attenzione sullo stato del cinema, del suo mondo, della tecnica e dell'arte, della funzione e del destino. Una revisione, un promemoria, un richiamo: ecco la radiografia, ecco i chiari e gli scuri, ma non dimenticate l'opzione primaria, il sogno. Tre titoli esemplari da memoria immediata: il magnifico Viale del tramonto, istantanea cattiva di quel mondo, oppure Nuovo cinema Paradiso, reminiscenza commossa del cinema come incanto, e poi l'evoluzione meccanico-estetica di Blade Runner. E poi molti altri, naturalmente. Sulla "funzione", un momento decisivo è quello del russo Dziga Vertov, che nel 1929 dettò, con L'uomo con la macchina da presa, il suo codice: il cinema doveva essere solo documento, raccontare la realtà, la vicenda quotidiana del popolo e la sua formazione ideologica. La fiction era uno strumento inutile e decadente per imbrogliare le masse, dunque niente fantasia, invenzione, sogno.
Maurizio Cattelan ha voluto rapportarsi, scrivendogli, ad Adriano Celentano. È una notizia di questi giorni, nell’ambito, pesante ed infinito, del festival di Sanremo.
Chi sia Adriano Celentano è superfluo raccontarlo. Maurizio Cattelan invece è un nome che corre, e molto, soprattutto negli ambienti artistici. Ho detto "soprattutto" perché sarebbe riduttivo relegarlo in una, seppure nobile, nicchia. Parte del grande pubblico, soprattutto milanese, se dici "Cattelan" evoca quei bambini appesi agli alberi, poi papa Wojtyla oppresso dal meteorite, e soprattutto il famoso "dito" piazzato davanti alla Borsa a Milano. Ma naturalmente c'è una storia pregressa diventata molto importante a posteriori, quando ci si è accorti che Cattelan non era solo un controverso provocatore, un furbo con antenne sensibili rivolte a cogliere l’occasione per un’idea e una successiva rappresentazione scandalosa. Qualcosa che può essere definito un “valore” di Cattelan è l’impossibilità di costringerlo in una definizione, o in uno schema o in una corrente. Continua »
Nell'era recente è come se il cinema si applicasse a una memoria dell'Occidente. Alludo a titoli come Il Discorso del re, della scorsa stagione, J. Edgar e The Iron Lady. Una sorta di recupero di qualcosa di sicuro e garante, tradizionalmente civile, un'identità che la storia recente ha sfuocato e confuso. Un'identità univoca, magari triste o decadente, ma univoca. La crisi dell'Occidente. Nel corso del film su Margaret Thatcher passa una sequenza della caduta del muro di Berlino. Un nodo fondamentale quell'89, come lo era stato due secoli prima. La caduta delle identità, l'identificazione perduta di un antagonista palese che comunque aggregava il mondo libero.
Nel luglio del 1942, tredicimila ebrei vennero richiusi al Vélodrome di'hiver di Parigi. Giorni di angosce in condizioni igieniche disastrose, uomini subito mandati nei campi, bambini separati dalle madri. Sappiamo cosa succedeva. Solo una minima parte di loro sopravvissero ai lager. Incredibilmente manca una documentazione storica della vicenda. Ai giorni nostri, un giovane cronista dice "strano, i nazisti documentavano tutto", il direttore gli risponde “non furono i nazisti, furono i francesi”. E questa è la prima notizia, quasi sensazionale: i francesi criticano, denunciano se stessi. E qui La chiave di Sara, diretto da Gilles Paquet-Brenner, diventa un format completo di storia, di memoria, di sentimenti e di contrappasso, materie quasi desuete per il cinema attuale. La piccola Sara, al momento di essere portata via coi genitori dalla polizia, rinchiude il fratellino nell’armadio, convinta che tornerà a salvarlo. Ma non succede. Solo la bambina si salverà. Sopravviverà, ferita a morte. Julia è una giornalista che, nei nostri anni, incrocia quella storia casualmente: ha sposato un membro della famiglia che occupò l’appartamento della tragedia, al Maré. Professione, missione, identificazione, senso di colpa, radici. Julia risale a tutto. E la sua vita non può non cambiare. La nuda “critica”, non può non rilevare alcuni eccessi. E poi si sa, commuoversi davanti allo schermo non sta bene. La critica corrente non ti lascia. Rimane quella macchia di storia, quei poliziotti del governo collaborazionista di Vichy, che si comportarono (quasi) come membri della SS. Il film rimanda anche l’intervento di Chirac che nel suo discorso del 16 luglio del 1995 chiese perdono al mondo per quell’episodio.
Da oggi, Pino Farinotti presenta su MYmovies una nuova rubrica: ONDA&FUORIONDA. È un’evoluzione opportuna, ormai indispensabile perché i media, il piccolo schermo, in sostanza lo spettacolo, sono diventati più sostanziali, più veri della verità stessa. Dunque occuparsi di spettacolo, di “schermi”, di comunicazione, significa ormai occuparsi del sociale e della politica. Il presidente del consiglio Mario Monti non può non essere considerato un attore. Lo è in misura minore del suo predecessore ma non può fare a meno di esserlo. Certo, col suo codice nuovo, da accademico, ha trasformato il modello. In un certo senso è un inventore, ha introdotto un suo “metodo”. Come, a metà del Novecento, fece il cinema. La vicenda del Concordia è addirittura eroica in questo senso. I nomi e i codici ci sono quasi tutti: per cominciare l’eroe (De Falco) e l’antieroe (Schettino). C’è il viaggio come metafora della vita, il coraggio e la paura, la responsabilità, il destino, la tragedia e il disastro, il popolo. Infine, il divo assoluto, lo spettacolo. Ci sono Conrad e Shakespeare, Spielberg e Cameron. L’Exodus e la Nave dei folli. Il Poseidon e il Titanic naturalmente. Cinema, letteratura, media e realtà. Più che mai un unicum.
La Talpa, l'atteso film tratto dal romanzo fondamentale di John Le Carré, diretto da Tomas Alfredson, ha ottenuto mediamente tre stelle nei giudizi. Trattasi di prodotto di classe, colto ed elegante, di ottima letteratura, ma non di grande film. Lo scrittore inglese ne è il padrone assoluto, ben più del regista.
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| Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma Dorme Adisa o la storia dei mille anni 40 carati Tre uomini e una pecora | ![]() |
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| Mission Impossible - Protocollo Fantasma L'arte di vincere ACAB - All Cops Are Bastards The Iron Lady Il sentiero | ![]() |
| Weekend del 04/02/2012 | |
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Benvenuti al Nord
Euro 2.329.000 |
1 |
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Hugo Cabret
Euro 1.764.000 |
2 |
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Mission Impossible - Protocollo Fantasma
Euro 1.325.000 |
3 |
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Millennium - Uomini che odiano le donne
Euro 905.000 |
4 |
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ACAB - All Cops Are Bastards
Euro 566.000 |
5 |
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The Iron Lady
Euro 516.000 |
6 |
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I Muppet
Euro 149.000 |
7 |
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Immaturi - Il viaggio
Euro 141.000 |
8 |
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Alvin Superstar 3 - Si salvi chi può!
Euro 122.000 |
9 |
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Underworld - Il risveglio 3D
Euro 113.000 |
10 |
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Johnny Depp
(48 anni)
Nome: John Christopher Depp II Data nascita: 9 Giugno 1963 Luogo nascita: Owensboro (Kentucky - USA)
da venerdì 3 febbraio al cinema in
Hugo Cabret di Martin Scorsese |
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Riccardo Scamarcio
(32 anni)
Data nascita: 13 Novembre 1979 Luogo nascita: Andria (Italia)
da venerdì 3 febbraio al cinema in
Polisse di Maïwenn Le Besco |
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Keira Knightley
(26 anni)
Data nascita: 26 Marzo 1985 Luogo nascita: Teddington (Gran Bretagna)
da venerdì 10 febbraio al cinema in
Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma di George Lucas |
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Jude Law
(39 anni)
Nome: David Jude Law Data nascita: 29 Dicembre 1972 Luogo nascita: Londra (Gran Bretagna)
da venerdì 3 febbraio al cinema in
Hugo Cabret di Martin Scorsese |
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Natalie Portman
(30 anni)
Nome: Natalie Hershlag Data nascita: 9 Giugno 1981 Luogo nascita: Gerusalemme (Israele)
da venerdì 3 febbraio al cinema in
Hesher è stato qui di Spencer Susser |
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