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Addio a Jake LaMotta, eroe del ring, dello schermo, di tutto

Una vita da film per il campione scomparso il 19 settembre, sublimato da Scorsese che gli rese omaggio nel capolavoro Toro scatenato.
di Pino Farinotti

Jake LaMotta 10 luglio 1921, New York City (New York - USA) - 19 Settembre 2017, Aventura (Florida - USA).
giovedì 21 settembre 2017 - Focus

Jake La Motta ha affrontato Ray Robinson, il più grande peso medio della storia, in sei incontri -perdendone cinque- ha avuto sette mogli, ha sopportato due pazzoidi come Scorsese e De Niro. E poi tutto il resto. E ha vissuto quasi un secolo. C'è del fisico e del metafisico. Si dice "vita da film". Spesso il pugilato ha offerto vite e storie, basti pensare a Corbett, ai due Rocky, Marciano e Graziano, a Cindarella Braddock, allo stesso Alì. Ma LaMotta aveva qualcosa in più. L'attestato viene da una vera e propria sublimazione che gli ha dedicato Martin Scorsese col suo Toro scatenato, capolavoro in assoluto del cinema al di là del genere "sport". Jake non aveva solo firmato il libro, lo aveva scritto e conteneva, dicono, momenti di letteratura vera.

Sul set due "originali" come De Niro e Scorsese trovarono pane per i loro denti. LaMotta li metteva in croce nelle scelte, in tutto. Certo apprezzò De Niro, che perse trenta chili per aderire al modello originale e per poco non ci lasciava la pelle.
Pino Farinotti

Una costante era l'origine italiana, come quella di Marciano e Graziano. Il padre di Jake-Giacobbe, era siciliano, la madre campana. E c'erano altre costanti, la povertà, la violenza, il riformatorio se non la prigione, il racket, la gavetta pugilistica se è vero che ebbe la chance mondiale a quasi ventinove anni, quando batté il campione francese Marcel Cerdan. L'anno dopo incontrò il nostro Tiberio Mitri al Madison di New York. Di quell'incontro ho un riscontro diretto. Va detto subito che anche Mitri, in chiave di immagine, di popolarità e di "carattere", non scherzava. Anche lui è stato "filmato". La miniserie, del 2011, si intitola Il campione e la miss, con Luca Argentero. La "miss" era la vera Miss Italia, Fulvia Franco.


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In foto Robert De Niro nei panni di LaMotta in una scena di Toro scatenato.
In foto Jake LaMotta.
In foto Tiberio Mitri.

Mitri era stato anche attore in film seri, come La grande guerra di Monicelli. Ho conosciuto Mitri, nel 1999. Viveva in due stanzette di Trastevere, praticamente di elemosine, era messo male anche fisicamente, segnali di Alzheimer e di sordità. Diego Febbraro, regista romano che aveva diretto un film tratto da un mio racconto lo portò una sera a cena alle Catacombe. Tiberio era in canottiera arancione. La gente lo guardava male, non sapeva che era stato un eroe. Gli piaceva parlare, lesse un paio di sue poesie, dignitose peraltro. Poi raccontò di LaMotta.

Sì, ho perso, ma ho resistito quindici riprese. Non gli ho dato la soddisfazione di mettermi al tappeto o di gettare la spugna. Era una bestia, non si fermava mai. Era di un'altra categoria. E poi io ero troppo giovane, avevo 24 anni, lui quasi 30. Alla fine comunque mi ha abbracciato, mi ha detto che mi avrebbe dato la rivincita. Ma... ho preferito non chiedergliela.
Tiberio Mitri

Due anni dopo Mitri camminava in mezzo ai binari di una ferrovia che attraversa Roma. Non sentì, o non volle sentire, il treno che arrivava.
LaMotta diceva: "Tiberio era simpatico, non era alla mia altezza, ma lo invidiavo, perché era molto più bello di me". Il tema ricorreva anche quando ricordava la conquista del titolo, strappato a Cerdan: "Un francese affascinante, le donne impazzivano per lui, come quella cantante... Edith Piaf. A Marcel avevo concesso la rivincita, che non ci fu, perché lui morì in quell'incidente aereo. Fu un grande dolore per me... Non sarò stato bello, ma piacevo, se ho avuto sette mogli...".
A Ray Sugar Robinson, la sua bestia nera, era affezionato. Ne parlava continuamente. In una delle ultime interviste lo ricordava: "Era imbattibile, ma l'ho battuto. L'ho messo anche al tappeto, tre volte e una volta lo ha salvato il gong. Era elegante come un ballerino. Eravamo grandi amici, è stato testimone del mio ultimo... no, penultimo matrimonio. Era più giovane di me di cinque anni, e non c'è più da quasi trenta. Vedi, il destino...".
Jake scese dal ring nel 1954 e da qual momento la sua vita fu un disastro, iniziative finite male, persino la galera per istigazione alla prostituzione. Poi sono arrivati Scorsese e De Niro, che ha ricordato quel combattente al quale molto doveva, anche un Oscar.
"Adesso puoi riposarti".


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