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«Ecco perché seguire la 32. Settimana della Critica»

Sette film in concorso e una marcata impronta femminile. Il direttore Giona A. Nazzaro presenta la sua SIC, al Lido di Venezia dal 30 agosto al 9 settembre.
di Paola Casella

Sharon Caroccia . Nel film di Luca Bellino, Silvia Luzi Il cratere.
martedì 25 luglio 2017 - Incontri

Sette film in concorso, cinque dei quali firmati o cofirmati da donne. Un titolo italiano in gara, Il cratere di Silvia Luzi e Luca Bellino, e uno in chiusura, Veleno di Diego Olivares. Sette cortometraggi italiani e due eventi speciali, fra cui L'ultimo miracolo di Enrico Pau. Questo il bottino della 32esima Settimana della Critica, al Lido dal 30 agosto al 9 settembre. Ne parliamo con Giona A. Nazzaro, delegato generale e capo della squadra di selezionatori che, oltre a lui, comprende Luigi Abiusi, Alberto Anile, Beatrice Fiorentino e Massimo Tria.

Qual è la sorpresa di questa edizione?
L'impronta femminile: i film più interessanti a noi pervenuti erano diretti e prodotti da donne. Sta accadendo qualcosa a livello di cinema internazionale, e siamo contenti di fornire un'indicazione in questo senso. L'altro elemento interessante è l'età di queste registe e produttrici: sono giovanissime, hanno un atteggiamento non reverenziale e di estrema libertà nel rapportarsi al cinema, senza quella nostalgia cinefila che sembra improntare i lavori dei loro colleghi maschi.

Che tipo di cinema cercavate?
Un cinema declinato al presente, non soggetto alle facilità di sceneggiatura, non politicamente corretto in modo banale. Tutto quello che fa vecchio "film da festival" a non ci interessa come proposta formale e culturale.


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In foto una scena di Sarah joue un loup garou.
In foto una scena di Drift.
In foto una scena di Körfez.

Cosa non le piace dei "film da festival"?
I tre atti dove nel primo non succede niente, nel secondo c'è uno che sta davanti a una finestra a fumare molto lentamente, e solo nel terzo forse succede qualcosa: il tutto per un'ora e 55. Trovo questo modo di fare cinema ingeneroso nei confronti dello spettatore di oggi che va veloce e non ha tempo da perdere, è fortemente consapevole, sta tutto il giorno collegato e fruisce in maniera libera, disinvolta e discontinua elementi del paesaggio audiovisivo. Questo spettatore merita proposte più radicali e generose.

Che novità ha osservato in termini di linguaggio fra i film selezionati?
Siamo in una situazione storicamente unica perché abbiamo a che fare con le immagini tutto il giorno, per tutto l'anno: neanche i grandi movimenti di avanguardia avevano questo rapporto di verifica continua del cinema. Abbiamo cercato quei film che sanno porsi in rapporto dialettico con questo panorama. Non è un discorso banalmente formalista: le immagini in movimento continuano a raccontare la nostra presenza nel mondo e la nostra capacità, o incapacità, di costruire relazioni sociali che abbiano un senso.

Qual è il livello del cinema nazionale che vi è stato proposto?
Il cinema italiano sta attraversando un periodo fertile. Se da un lato l'integrazione fra produzione, esercizio e distribuzione è oggettivamente in difficoltà e andrebbe ripensata, dall'altro abbiamo autori interessanti a tutti i livelli della filiera, dal documentario al cinema sperimentale a quello narrativo a quello commerciale a quello d'autore: è una sacca di resistenza creativa. Quest'anno avremmo potuto tranquillamente inserire nella programmazione quattro film italiani su sette.


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In foto una scena di Les garçons sauvage
In foto una scena di Team Hurricane
In foto una scena di Temporada de caza.

Che cosa vi ha convinto a mettere in concorso Il cratere?
Silvia Luzi e Luca Bellino avevano già realizzato due documentari di cui uno, Dell'arte della guerra, molto apprezzato. Il cratere rappresenta al meglio il rapporto con le nuove norme visive, con il documentario e la narrazione, e soprattutto con un territorio diverso. Merita la più grande attenzione possibile, e non perché è stato selezionato dalla Sic: lo direi anche se partecipasse in un'altra sezione della Mostra, o in un altro festival.

Perché vale la pena seguire la SIC in questa 32esima edizione?
Perché ogni giorno alle 14 in sala Perla ci sarà un'esperienza diversa per gli spettatori. Ognuno dei film selezionati ha un'identità narrativa e visiva forte, non ce ne sono due che si assomigliano per modalità di racconto o rapporto con l'immagine o per posizione politica. Questa selezione non concede nulla al già visto e a quanto c'è di rassicurante nelle convenzione dei programmi da festival. Datele fiducia: sarà una scoperta quotidiana.


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