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The Get Down - Parte 2. Che lo spettacolo abbia inizio!

I nuovi episodi hanno una marcia in più, maggior sicurezza di esecuzione nelle scene musicali e nell'uso del montaggio alternato. Da subito su Netflix.
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martedì 11 aprile 2017 - Netflix

Se la prima parte della stagione si concludeva con la trionfale genesi dei The Get Down Brothers, i cinque nuovi episodi, da subito su Netflix, ne raccontano la dissoluzione. L'occasione che ha avuto Zeke nel mondo dei bianchi, con tanto di possibilità di entrare a Yale, è del resto poco conciliabile alla strada che sembra aver abbracciato Shaolin Fantastic, The Lady Killer Romantic, sempre più a suo agio nel ruolo di piccolo trafficante oltre che di DJ. Allo stesso modo la sfavillante carriera di Mylene, che pare destinata a realizzare le sue aspirazioni da Disco Queen, la allontana progressivamente dal Bronx.

Quando abbiamo iniziato a lavorare alla serie ci siamo dati l'arbitrario numero di 13 episodi. Siamo stati particolarmente attenti a fare in modo che i numeri musicali avessero una certa densità in ogni episodio, e non volevamo tirare le cose in lungo solo per raggiungere un certo numero di puntate. Netflix e Sony hanno deciso che dovessimo fare quel che sentivamo giusto per la serie e così questa seconda parte è di cinque episodi.
Baz Luhrmann

Come tipico di Baz Luhrmann, che qui continua a fare da showrunner ma non più da regista, all'entusiasmo del sogno che sembra diventare realtà si sostituiscono il mélo e la tragedia, in The Get Down accompagnati da una ricca e incalzante colonna sonora. Diventa ancora più caricata e intensa la musica, con i testi Nas e un gran numero di brani che passano dal pop religioso al sexy trash fino alle ballate e su tutto, ovviamente, l'hip hop, la cui genuinità va difesa dai tentativi di sfruttamento biecamente commerciale.



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Il tono continua a essere comunque mitopoietico, come in un racconto di fondazione oltre che di formazione. A rendere ancora più fantastica la trasfigurazione del reale intervengono in questi nuovi episodi alcune sequenze animate: i fumetti di Dizzee, che raccontano l'epica dei Get Down Brothers quasi fossero supereroi, fanno da narrazione e risolvono alcuni passaggi del racconto che avrebbero richiesto maggiore sforzo produttivo. Un espediente, se si vuole, ma anche un modo di rendere la particolare sensibilità di Dizzee, che ama definirsi un alieno sia per il suo orientamento sessuale, sia per la sua esplorazione oltre "le porte della percezione" attraverso le sostanze stupefacenti.

Nella prima parte della serie abbiamo cercato di raccontare il Bronx dall'interno: dall'esterno sembra completamente disperato, ma come ci si sente a creare il proprio mondo, a essere una sorta di supereroe che può prendere due dischi e fare la propria musica? O a scrivere il proprio nome su un treno e rischiare la vita, perché non ci sono lezioni di pittura? Per la seconda metà della stagione ci era chiaro che i fan avessero particolarmente amato questa realtà caricata di mito.
Baz Luhrmann

La droga diventa infatti un elemento centrale della serie, perché intimamente connessa alla musica dei Get Down Brothers, che credono di essere la principale attrazione di un piccolo club dove però il pubblico viene forse prima di tutto a rifornirsi e a sballarsi. È questo giro, più che la loro performance, a fruttare soldi e così chi tra loro non ha interesse per altri tipi di carriera inizia a vedere nel traffico un modo di facile di guadagnare. Ma se la droga del ghetto è marijuana o polvere d'angelo (cui è più o meno dedicato un episodio), la cocaina gira abbondante nei ricchi club dove si esibisce Mylene, che il padre cerca di imbrigliare nella musica religiosa per lanciare verso il successo la propria attività di predicatore.



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Trattandosi di una storia di ragazzi che crescono è inevitabile il rapporto con il mondo degli adulti e dunque con il potere: per Shao c'è il freno di Cadillac e Fat Annie che controllano la criminalità del quartiere; per Zeke ci sono le relazioni con i bianchi, che immaginano di riqualificare la città e cercano di fare di lui un promettente pupillo, a patto che sia parte di un programma riservato alle minoranze; per Dizzee e Thor c'è la repressione poliziesca degli street artist; per Mylene c'è il padre bacchettone da una parte e dall'altra il produttore discografico più o meno senza scrupoli, interpretato da Eric Bogosian e solo intravisto nella prima metà della stagione.

Altro nuovo personaggio è il terzo re del Get Down, ossia il nascente hip-hop: dopo Grandmaster Flash e DJ Kool Herc la serie introduce Afrika Bambaataa e la sua Zulu Nation. Soprattutto però c'è un maggior sviluppo dei tre fratelli Kipling, che nella prima parte erano un po' a rimorchio di Zeke e ora hanno ognuno un chiaro arco narrativo, dal più piccolo Boo-Boo al writer Dizzee fino al più maturo e intelligente Ra-Ra.
Andrea Fornasiero

Come nella precedente tranche di episodi il regista principale rimane Ed Bianchi, veterano della miglior Tv fin dai tempi di Deadwood e The Wire, che firma tre puntate tra cui il season finale di 75 minuti. I suoi episodi hanno una marcia in più, una maggior sicurezza di esecuzione nelle scene musicali e nell'uso del montaggio alternato, particolarmente virtuoso nel penultimo episodio.
La conclusione della stagione potrebbe anche essere il finale della serie, ma Baz Luhrmann dice che c'è volontà sia da parte di Sony sia da parte di Netflix di procedere, anche perché The Get Down, se pur non ha sfondato in Usa, è andata molto bene in alcuni Paesi come Francia e Germania e in tutta l'America Latina.
"Abbiamo già sviluppato l'apertura della prossima stagione. Il problema è che io non mi sono mai considerato uno showrunner. Non sapevo nemmeno cosa fosse ed è un ruolo che non posso rivestire di nuovo", ha dichiarato Baz Luhrmann. "Abbiamo individuato un regista afroamericano, di cui non farò il nome, che è davvero il meglio del meglio. Cindy Holland di Netflix mi ha detto «Non abbiamo l'abitudine di creare grandi personaggi e poi buttarli via». Questi personaggi hanno preso vita ed è nostra responsabilità farli continuare a vivere".



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